All’ombra delle cento torri

Il 27 luglio del 1943 nell’impaginare “il Ticino”, organo settimanale della Diocesi di Pavia (che si impaginava presso l’istituto Artigianelli della stessa Pavia) di cui io ero impaginatore per quell’anno, perché venivo dimesso il 24 dicembre dello stesso anno, mi presi la facoltà di cambiare disposizione di un titolo… e scelsi “All’ombra delle cento torri” (come allora veniva definita Pavia), cambiando completamente il tipo di carattere tra la prima e seconda riga e sfalsandone la disposizione grafica.

Il mio maestro Paolino Bergamo ne fu entusiasta e sul congedo dopo quasi 7 anni di apprendistato volle scrivere “lodevole nell’arte sua” ancora più convinto di quanto lo era già, come mi disse.

Quando Mario Borsa, direttore del Corriere della Sera, nel settembre del 1945, mi convocò per chiedermi se volevo essere impaginatore dei “coccodrilli” pomeridiani (pagine preparate nel pomeriggio e poi date alla rotativa alla notte per completare le 4 pagine dell’allora Corriere) risposi di sì, presentandogli questa copia del Ticino. Anche lui rimase sorpreso “dell’ardire”. Allora gli impaginatori non avevano facoltà di inventare. Tutto era deciso dal caporedattore in assenza del direttore.

Qui sopra si possono vedere la prima pagina della Provincia Pavese del 30 luglio del 1943 (fatta in un’altra tipografia) e la mia del Ticino nello stesso giorno di uscita. Notare il titolo di cui vi ho parlato (sotto il titolone a piena pagina “Badoglio Capo del Governo”) sulla destra guardando.

Lasciai il Corriere 4 mesi dopo, perché non mi soddisfaceva quel tipo di lavoro niente affatto creativo… come intendevo io.

Ben 76 anni fa… Non pochi, vero?

di Alfredo Schiavi

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