Antonio Cieri, cittadino del mondo

Da sinistra, Antonio Cieri e Guido Picelli

Antonio Cieri. Ardito del Popolo e Martire di Spagna. A Barcellona gli vengono tributati funerali solenni: “Disseminato di una selva di bandiere nere e rossonere, fra una marea di fiori rossi, sfilò sabato 17 corr., per le vie di Barcellona, la salma di un eroe: il compagno Antonio Cieri, cittadino del mondo. Quanti accorsero a rendere omaggio al combattente audace? Non possiamo precisarlo. Possiamo dire soltanto che a vista d’occhio fu impossibile circoscrivere l’immensità del corteo […]. Migliaia e migliaia, silenziosi e commossi, i cittadini barcellonesi han fatto ala al passaggio della salma, portata a spalla da compagni scesi dai fronti” (I funerali di Antonio Cieri, «Guerra di Classe», 1° mag. 1937).

Antonio Cieri nasce a Vasto (Ch) il 10 novembre 1898 da Domenico e Maria Giuseppa Canci, architetto, disegnatore presso le Ferrovie dello Stato.

Partecipa alla Prima Guerra mondiale come sergente degli Arditi, decorato al valore. Nel 1920 è in servizio presso la sede ferroviaria di Ancona quando, dal 26 al 30 giugno, scoppia la sollevazione popolare contro l’invio di truppe italiane in Albania. Antonio Cieri “prese parte attiva all’insurrezione di protesta […] e fu tra i primi ad invadere la caserma Villarossa dei bersaglieri”.

Nel luglio 1921 Antonio Cieri partecipa alla costituzione in Ancona di una sezione degli Arditi del popolo; il 13 dicembre viene trasferito a Parma, dove allaccia rapporti con gli anarchici locali e con Guido Picelli, comandante degli Arditi del popolo.

Nell’agosto del 1922 Antonio Cieri partecipa alla difesa della città contro i fascisti di Italo Balbo organizzando la difesa del quartiere Naviglio. Il 25 settembre 1923 viene licenziato dalle ferrovie. Nel 1925 lascia Parma con la moglie e il figlio nato l’anno prima ed espatria in Francia a Parigi. Frequenta gli ambienti anarchici e antifascisti.

Entra in contatto anche con le Legioni garibaldine di Ricciotti Garibaldi. Il movimento garibaldino si rivela una colossale montatura ai danni dell’antifascismo, ma alcuni anarchici (C., Gobbi, Meschi e altri) tardano a riconoscere l’errore e, in risposta alle accuse, stampano il numero unico «Polemiche nostre a proposito della questione garibaldina» (22 ago. 1925).

Per l’agitazione Sacco e Vanzetti fu sempre tra i primi e nella tragica serata del 23 agosto 1927 tenne testa alle forze armate dovunque ebbe a gridare la sua indignazione contro gli assassini della repubblica del dollaro. Inutile dire che la repubblica di Marianna non tardò poi a conoscerlo, arrestarlo ed espellerlo; ma malgrado parecchie detenzioni successive, continuò a vivere clandestinamente per anni nella regione parigina”. («L’Adunata dei refrattari», 29 mag.1937).

Negli anni successivi stringe rapporti molto stretti di collaborazione e di amicizia con C. Berneri. Insieme pubblicano il quindicinale «Umanità nova» che esce il 20 ottobre 1932 (sei numeri). L’intento è di dare voce al movimento libertario, senza distinzioni di gruppo e tendenza. La repressione poliziesca li costringe a cambiare ripetutamente il nome della testata: «La Protesta» (tre numeri), «La Vecchia Umanità nova» (un numero).

Nel 1933 Antonio Cieri viene espulso dalla Francia, ma il provvedimento viene rimandato di tre mesi in tre mesi. Nel novembre 1934 viene arrestato per 15 giorni per infrazione al decreto di espulsione. Nel 1935 subisce un mese di carcere per lo stesso motivo. Nel novembre del 1935 partecipa, a Saurtrouville (Parigi), al Convegno d’Intesa degli anarchici italiani emigrati in Europa nel quale “In un vibrante appello invita i compagni all’azione” (Relazione del Convegno).

Il 28 luglio 1936 Antonio Cieri annuncia, nella riunione a Parigi di tutte le componenti antifasciste, la decisione degli anarchici italiani dell’intervento immediato in Spagna. Raggiunge quindi, in settembre, Berneri e gli altri anarchici italiani a Barcellona dove si è costituita la Sezione Italiana della Colonna “Ascaso” CNT-FAIb che raggruppa elementi di gl, repubblicani e, in massima parte, anarchici. Qualche mese prima è morta la moglie e Antonio Cieri, prima di partire, affida i due figli alla famiglia di Berneri rimasta a Parigi. Partecipa alla battaglia di Almudévar comandando un gruppo di bomberos, sorta di arditi, distinguendosi per atti di valore che gli vengono riconosciuti da più parti.

Nel gennaio 1937 rientra a Parigi per pochi giorni, poi torna in Spagna e dal febbraio prende il posto di Bifolchi al comando della Colonna Italiana. In particolare Cieri fu a capo della squadra dei “bomberos”, da lui appositamente addestrata per l’assalto.

Il 7 aprile 1937 cadde in combattimento durante l’assalto per la presa di Huesca; la conquista della città non riuscì e lo ricorda anche George Orwell; esiste una poesia di John Conford, scritta in quella situazione. I figli di Antonio Cieri, Ubaldo e Renee, furono allevati da Giovanna Caleffi moglie di Camillo Berneri.

A Barcellona gli vengono tributati funerali solenni: “Disseminato di una selva di bandiere nere e rossonere, fra una marea di fiori rossi, sfilò sabato 17 corr., per le vie di Barcellona, la salma di un eroe: il compagno Antonio Cieri, cittadino del mondo. Quanti accorsero a rendere omaggio al combattente audace? Non possiamo precisarlo. Possiamo dire soltanto che a vista d’occhio fu impossibile circoscrivere l’immensità del corteo […]. Migliaia e migliaia, silenziosi e commossi, i cittadini barcellonesi han fatto ala al passaggio della salma, portata a spalla da compagni scesi dai fronti” (I funerali di Antonio Cieri, «Guerra di Classe», 1° mag. 1937).

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