Circa la storiografia sulla Resistenza nelle Langhe

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Prima ancora di diventare oggetto di studio da parte degli storici, le Langhe sono entrate nell’immaginario collettivo degli italiani come il teatro per eccellenza della guerra partigiana grazie alla letteratura. I romanzi di Pavese e quelli di Fenoglio hanno infatti contribuito a far nascere, attraverso storie particolari, e apparentemente secondarie rispetto alla grande epopea della Resistenza, un vivace interesse per quel periodo di storia appena concluso. <2 Ma essi hanno anche un altro merito – più unico che raro -, quello di aver fatto emergere, quando ancora si percepivano i terribili echi della guerra civile, in un’Italia che si apprestava a creare sull’eredità della guerra di liberazione la propria legittimità, <3 quegli aspetti più controversi e meno eroici della lotta partigiana <4 che la storiografia avrebbe impiegato decenni prima di farne oggetto di ricerca. <5 Accanto a questo primo approccio sul piano letterario, notiamo tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Cinquanta la pubblicazione di memorie <6 o di lavori che intendono dare uno sguardo complessivo sul movimento partigiano partendo dalle singole esperienze personali. <7
I primi lavori di carattere storico sono della prima metà degli anni Cinquanta, quando su diverse riviste compaiono saggi e articoli che indagano alcuni degli aspetti più caratteristici della Resistenza nel Cuneese, <8 mentre dobbiamo aspettare la prima metà degli anni Sessanta per incontrare studi propriamente scientifici sull’area di nostro interesse.
La storiografia in questo settore può essere suddivisa in due principali momenti, l’uno che comprende la seconda metà degli anni Sessanta, e l’altro che, avviatosi all’inizio degli anni Ottanta, termina con l’ultimo lavoro di Mario Giovana nel 1988. Il primo momento, che risente dello sviluppo degli studi sulla Resistenza che si vanno compiendo in tutta Italia a partire dagli anni Sessanta, <9 vede giovani studenti piemontesi dell’Università di Torino i quali, con il supporto di Guido Quazza, avviano una serie di studi che – ridimensioneremmo se chiamassimo semplicemente “a carattere locale” -, attraverso l’immensa documentazione presente negli archivi regionali degli Istituti storici della Resistenza, ricostruiscono i venti mesi di lotta partigiana facendo emergere aspetti e peculiarità dell’area geografica di riferimento. <10
L’area delle Langhe e del Monferrato è vista come un unico grande settore, in cui ambiente contadino e presenza di numerose bande partigiane permettono lo sviluppo della stagione dei territori liberi, <11 e dove la gestione del territorio costringe al «dialogo» con le altre formazioni. Questi lavori, che rappresentano ancora oggi un riferimento imprescindibile per chiunque voglia studiare l’area del basso Piemonte, anche in virtù della vasta documentazione utilizzata, hanno il merito di aver disegnato il quadro generale delle vicende partigiane del Monferrato-Langhe e di aver posto le prime problematiche relative ai rapporti tra bande e mondo contadino e, aspetto ancor più importante per il nostro progetto di ricerca, tra le diverse formazioni partigiane.
Con l’inizio degli anni Ottanta, vengono realizzate numerose ricerche su quest’area, i cui principali autori sono Renzo Amedeo e Mario Giovana. Il primo, tra l’82 e l’86, pubblica una serie di studi che tentano di dare una visione complessiva del movimento partigiano del Cuneese, partendo dalla storia di singole formazioni o di determinate aree e adottandone via via il punto di vista particolare. <12 Come gli studi ai quali prima si accennava, quelli di Amedeo sono ricchi di documentazione, di dati e di spunti, ma mancano di una visione complessiva dell’intera area. Nel 1988 sarà Giovana a colmare questa lacuna, con un lavoro incentrato sulla specifica area delle Langhe e sul rapporto tra i Garibaldini che vi operavano e il «mondo contadino» che vi aveva sempre vissuto. <13 La ricerca compiuta dallo storico piemontese ha un valore decisivo per quelle tematiche che di lì a pochi anni diverranno il cuore della storiografia sulla Resistenza.
Infatti, se i lavori precedenti avevano ricostruito gli eventi e avevano concentrato la loro attenzione su un particolare aspetto – il rapporto tra contadini e partigiani, l’esperienza delle zone libere o le vicende militari -, Giovana tenta una sintesi di approcci e prospettive differenti, che gli consentono di far emergere elementi in precedenza trascurati, come quelli più propriamente culturali e antropologici delle brigate, legati alle relazioni personali tra partigiani di uno stesso o di un diverso gruppo, e di dare maggiore rilievo anche a episodi di conflitto interno sottolineando con ciò la complessità dei rapporti interpartigiani.
Tre anni dopo questo studio, Pavone pubblica il suo famoso volume, ancora oggi fonte di idee e di dati, e di non poche ispirazioni. <14 Quel lavoro ha permesso alla storiografia sulla Resistenza di entrare in uno spazio nuovo, dove poter indagare, fuori dai vetusti schemi interpretativi, le vicende e gli aspetti più controversi e «difficili» della guerra partigiana, volutamente esclusi dalla memoria pubblica dell’antifascismo. <15 L’uscita dagli schemi del passato ha accompagnato anche una riscoperta di quei temi che erano rimasti in secondo piano durante i quarant’anni precedenti. Pensiamo ad esempio agli studi compiuti su quella parte del popolo italiano che, senz’armi, ha combattuto secondo modalità proprie l’occupazione tedesca e il fascismo di Salò <16 oppure alle ridefinizioni che nel corso degli ultimi vent’anni ha subito la parola «Resistenza». <17 Contributi che nella loro interezza hanno permesso di dare “complessità” e polisemanticità ai venti mesi di guerra di liberazione, in cui, oltre agli aspetti militari e politici, trovano significato anche quelle vicende che possono sembrare secondarie rispetto all’andamento generale della Storia, ma la cui analisi e successiva contestualizzazione consentono di comprendere meglio quest’ultimo. <18
[NOTE]
2 Cesare Pavese, La casa in collina (1949), La luna e i falò (1950); B. Fenoglio, I ventitré giorni della città di Alba (1952), poi, più avanti, Una questione privata (1963) e Il partigiano Johnny (1968)
3 C. Franceschini, S. Guerrieri, G. Monina (a cura di), Le idee costituzionali della Resistenza: atti del Convegno di studi, Roma, 19, 20 e 21 ottobre 1995, Presidenza del Consiglio dei Ministri, 1997
4 Cfr. M. Fiorillo, Uomini alla macchia. Bande partigiane e guerra civile. Lunigiana 1943-1945, Laterza, Bari, 2010, p. VII
5 Non ultimo il carattere di «guerra civile» del conflitto 1943-’45, apparso nella pubblicistica neofascista con G. Pisanò, Storia della guerra civile in Italia, 1943-1945, FPE, Milano, 1965-1966 a fini politici, ma divenuto tema di accesa discussione all’interno della storiografia solo a partire dalla metà degli anni Ottanta. È noto il dibattito scatenatosi dopo l’intervento di Pavone sulla categoria di «guerra civile» al Convegno “La Repubblica sociale italiana 1943-1945”, organizzato a Brescia tra il 4 e il 5 ottobre 1985. Per rendere un’idea del clima, in quello stesso anno Mario Bogliolo, ex comandante partigiano, non mancava di riaffermare da parte degli ex partigiani che «ci feriscono nel profondo del nostro animo le malignità qualunquistiche che scrivono di “guerra civile”» (M. Bogliolo, “Langhe”, in Istituto Storico della Resistenza Piemonte (a cura di), L’insurrezione in Piemonte, Consiglio Regionale del Piemonte-Franco Angeli, Milano, 1987, p. 394). Accenni all’aspetto «civile» della guerra sono presenti, a dire il vero, già nelle lettere tra D. L. Bianco e G. Agosti scambiate durante il conflitto e raccolte in G. De Luna (a cura di), G. Agosti e D. L. Bianco, Un’amicizia partigiana. Lettere 1943-1945, Universale Bollati Boringhieri, Torino, 2007 (1990)
6 L. Geymonat, “Ricordi”, in ANPI Comitato provinciale di Torino (a cura di), 25 aprile. La Resistenza in Piemonte, Orma, Torino, 1946; E. Martini, Con la libertà e per la libertà, Torino, 1947, poi ripubblicato con aggiunte e modifiche con il titolo Partigiani penne nere: Boves, Val Maudagna, Val Casotto, le Langhe, 1968
7 G. Bocca, Partigiani della montagna. Vita delle Divisioni Giustizia e Libertà del Cuneese, 1945; N. Revelli, “Partigiani nelle valli del cuneese”, in «Le Vie d’Italia», agosto 1946, pp. 593-599; D. L. Bianco, Venti mesi di guerra partigiana nel Cuneese, Panfilo, Cuneo, 1946
8 P. Pieri, “La guerra partigiana nel Cuneese”, in «Il Ponte», aprile-maggio 1955; L. Tozzi, Origini di Valcasotto e pagine di diario, Collana di Quaderni della Resistenza, n. 2, 1956; R. Luraghi, “Le amministrazioni comunali libere nelle Langhe”, in «Il movimento di liberazione in Italia», luglio-settembre 1959
9 Cfr. G. Quazza, Resistenza e storia d’Italia. Problemi e ipotesi di ricerca, Feltrinelli, Milano, 1974, pp. 15-18
10 A. Bravo, Il movimento di liberazione in Alto Monferrato, rel. G. Quazza, tesi di laurea in Scienze politiche, Torino, Università degli studi, 1961-1962; D. Carminati Marengo, Il movimento di resistenza nelle Langhe, rel. G. Quazza, tesi di laurea in Scienze politiche, Torino, Università degli studi, 1964/65; D. Masera, Langa partigiana ’43-45, prefazione di Guido Quazza, Guanda, Parma, 1971. Per l’area dell’Alessandrino, ma importante contributo anche per le tematiche relative ai rapporti tra partigiani appartenenti non solo a formazioni ma anche a regioni diverse, G. Pansa, Guerra partigiana tra Genova e il Po. La Resistenza in provincia di Alessandria, Laterza, Bari, 1967
11 A. Bravo, La repubblica partigiana dell’Alto Monferrato, Giappichelli, Torino, 1965; D. Carminati Marengo., “Gli esperimenti politico-amministrativi dell’estate ’44 nella zona libera delle Langhe”, in «Il Movimento di Liberazione in Italia», fasc. 1, n. 86, gen.-mar. 1967; M. Diena, Guerriglia e autogoverno: brigate Garibaldi nel Piemonte occidentale 1943-1945, Guanda, Parma, 1970; M. Legnani, Politica e amministrazione nelle repubbliche partigiane, INSMLI, Milano, [196?]
12 R. Amedeo, Storia partigiana della 6. Divisione autonoma alpina Asti, Autonomi editore, 1982; Id., Storia partigiana di Garessio e della Prima Valcasotto, Torino, Associazione Volontari della Libertà, Centro Studi Partigiani Autonomi, 1982; Id., Storia partigiana della 15. Divisione autonoma Alessandria, Mondovì, La ghisleriana, 1983; Id., Dove liberi volarono i falchi: la resistenza tra Belbo, Bormida, Tanaro e Langhe, Asti, Associazione partigiani autonomi “Langhe – Monferrato”, stampa 1985; Id. (a cura di), La Resistenza monregalese 1943-1945. Val Casotto – Valli Tanaro, Mongia, Cevetta, Langhe – Valli Ellero, Pesio, Corsaglia, Maudagna, Josina, Centro studi partigiani autonomi, Torino, 1986
13 M. Giovana, Guerriglia e mondo contadino. I Garibaldini nelle Langhe, Nuova Universale Cappelli, Bologna, 1988
14 S. Neri Serneri (a cura di), “Guerra, moralità e Resistenza. Rileggendo Claudio Pavone vent’anni dopo”, in «Contemporanea», a. XVI, n. 1, gennaio-marzo 2013, pp. 111-144; P. Gabrielli, “Un racconto corale sulla guerra civile”, in «Italia contemporanea», n. 268-269, dicembre 2012, p. 602, in cui discutendo dell’ultimo libro di L. Ganapini, Voci dalla guerra civile. Italiani nel 1943-1945, Il Mulino, Bologna, 2012 la Gabrielli ricorda il valore dell’opera di Pavone a più di vent’anni di distanza.
15 Tra i primi contributi in questo senso vi sono certamente quelli di Santo Peli, “Vecchie bande e nuovo esercito: i contrasti tra partigiani”, «Protagonisti», n. 58, 1995, pp. 14-28; Id. “I contrasti tra partigiani”, «L’Impegno», Istituto storico della Resistenza per le province di Biella e Vercelli “Cino Moscatelli”, n. 1, 1996; Id., La Resistenza difficile, Franco Angeli, Milano, 1999
16 Si pensi ai lavori di A. Bravo, A.M. Bruzzone, In guerra senz’armi. Storie di donne. 1940-1945, Laterza, Roma-Bari, 1995; A. Bravo, “Resistenza civile”, in L. Paggi et alii (a cura di), Storia e memoria di un massacro ordinario, Manifestolibri, Roma 1996; D. Gagliani et alii (a cura di), Donne guerra politica : esperienze e memorie della Resistenza, CLUEB, Bologna, 2000
17 Si veda a proposito dell’«estensione» del concetto di Resistenza S. Peli, “Alcune idee sullo stato degli studi sulla Resistenza in Italia” e la risposta di M. E. Tonizzi, “Sul contributo di Santo Peli. Commenti critici e altre considerazioni”, in «Italia contemporanea», n. 255, giugno 2009
18 «Tra gli aspetti della resistenza oggetto di rimozione, quello dei contrasti interni al partigianato è uno dei più corposi; dal mio punto di vista, anche uno dei più interessanti, in quanto la ricostruzione e la contestualizzazione, cioè la comprensione della genesi di questi fenomeni consente di entrare nel vivo di quel processo di costruzione delle formazioni partigiane, e dei rapidi mutamenti di atteggiamento, di mentalità, di strutture organizzative che scandiscono i venti mesi della vicenda resistenziale», S. Peli, “Vecchie bande e nuovo esercito: i contrasti tra partigiani”, «Protagonisti», n. 58, 1995, p. 14
Giampaolo De Luca, Partigiani delle Langhe. Culture di banda e rapporti tra formazioni nella VI zona operativa piemontese, Tesi di laurea magistrale, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2012-2013

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