De Gasperi ottenne il sostegno “morale” americano rispetto alla formazione di un governo senza socialisti e comunisti

L’importanza strategica e politica rivestita dall’Italia nell’ambito della strategia statunitense in Europa emerge in un memorandum firmato dal colonnello J. Willems, il 12 marzo 1948 <348. Nel documento, la sicurezza interna della penisola era considerata un fattore essenziale nella lotta contro il comunismo internazionale. L’Italia era infatti vista come una “porta” verso l’Europa centrale e orientale, che permetteva peraltro di controllare i Balcani, il Mar Adriatico e lo Ionio. L’Italia era anche “la culla del cattolicesimo e dell’universalità cristiana, nonché della cultura moderna” <349. Dal momento che l’esercito italiano non costituiva una garanzia reale contro l’esercito di Tito, né contro le quinte colonne sparse in tutta l’Europa occidentale, era necessario prendere in considerazione tutte le forze anticomuniste, anche ad esempio i patrioti italiani e le forze reazionarie, che fino a quel momento avevano ottenuto un sostegno insufficiente e non avevano potuto organizzare squadre per la resistenza e la propaganda anticomunista <350.
Il punto d’incontro tra gli interessi americani e italiani fu quindi costituito, sul fronte economico, dalle esigenze comuni legate alla ricostruzione e al risanamento dell’economia locale. Sul fronte politico, invece, i due paesi trovarono un terreno comune nella minaccia del comunismo, volutamente esasperata e manovratatanto da parte italiana che statunitense. Le classi dirigenti italiane la utilizzarono strumentalmente per ottenere aiuti di ogni genere e per raggiungere lo status di media potenza regionale <351. Da parte statunitense, invece, la paura di un’invasione comunista era funzionale alla propria visione del mondo e alle scelte strategiche ad essa legate. Alcune scelte di politica interna ed alcuni episodi furono indicativi di quanto la questione della lotta al comunismo fosse centrale nel determinare la collocazione internazionale dell’Italia ancor prima dell’adesione formale al Patto atlantico. Nel gennaio 1947, De Gasperi si recò in visita istituzionale a Washington. Nel corso di questo soggiorno, il Primo ministro cercò di convincere il Segretario di Stato Byrnes che l’Italia era prossima ad entrare nella zona d’influenza sovietica e che tutti gli sforzi della Dc erano rivolti a combattere tale tendenza <352. Inoltre, De Gasperi ottenne il sostegno “morale” americano rispetto alla formazione di un governo senza socialisti e comunisti, e chiese l’appoggio economico e finanziario di Washington <353. Sempre nel 1947, l’esclusione delle sinistre dal governo e l’adesione italiana al Piano Marshall furono segnali inequivocabili di quanto l’Italia avesse già compiuto la sua scelta di campo in favore del blocco occidentale e in funzione anticomunista <354. Le risorse dell’European Recovery Program (Erp), in particolare, pur rispondendo alla necessità statunitense di ristrutturare l’economia europea, contribuirono ad affrontare esigenze e problemi specifici della penisola sui quali esisteva una convergenza con gli interessi americani. Sulla scorta di queste informazioni, gli aiuti del Piano non furono accettati in maniera passiva, ma vennero piegati “alle esigenze della via nazionale italiana allo sviluppo, anche a costo di scontrarsi, su questo terreno, con la volontà degli stessi amministratori americani” <355. I fondi del Piano Marshall, in Italia vennero principalmente “tesaurizzati”: riempirono cioè le casse vuote dello Stato, malgrado i suggerimenti contrapposti provenienti da Washington. Essi vennero inoltre sapientemente utilizzati dalla Dc per costruire una rete efficiente di clienti e di sostenitori, soprattutto nell’ambito della classe imprenditoriale dell’Italia settentrionale e del mondo della finanza, interessati a conservare il loro potere nell’economia italiana in cambio dell’appoggio al partito di governo <356. Al di là del loro uso strumentale, gli aiuti del Piano Marshall fornirono un contributo determinante per lo sviluppo e la ricostruzione economica degli anni successivi, sia nel campo della produzione agricola che nel settore industriale, degli investimenti pubblici e del commercio con l’estero <357. Si può quindi affermare che i modelli di sviluppo promossi dagli Stati Uniti furono declinati sulla base di esigenze nazionali. Queste ragioni portarono, nel primo semestre del 1950, alla riduzione dei finanziamenti Eca per l’Italia, in quanto non risultava che il governo italiano avesse impiegato gli stanziamenti americani in un programma di investimenti efficiente in grado, tra l’altro, di ridurre i consensi del Pci <358. Lo stesso può dirsi per le pressioni americane sull’attuazione di una riforma agraria e fiscale, ritenute anch’esse necessarie per arginare il pericolo comunista attraverso un miglioramento delle condizioni di vita degli italiani, che tuttavia il governo italiano accoglieva in maniera parziale e insufficiente <359. In altre parole, il modello statunitense in Italia veniva “modellato e declinato sulla base di una serie di irrinunciabili paradigmi nazionali o, al massimo, europei e rappresentava probabilmente più un punto di arrivo che una svolta destinata ad americanizzare l’Italia” <360.
Nel dicembre 1947, De Gasperi rinnovava il suo appello agli Stati Uniti per ottenere forniture militari in vista della scadenza elettorale del 1948, materiale che fu prontamente consegnato prima delle elezioni <361. Proprio in vista delle elezioni, a Washington si cominciò a pensare alle misure da adottare per il mantenimento dell’ordine pubblico in caso di insurrezione comunista in Italia, tra cui anche l’evacuazione dell’ambasciata dal porto di Napoli e lo schieramento lungo il confine italo-yugoslavo del II Corpo volontari della libertà <362. Washington inaugurò inoltre una politica sindacale in Italia, volta alla creazione di un sindacato apartitico e anticomunista, necessario a favorire nel nostro paese il modello di sviluppo statunitense e a ridimensionare la forza della Cgl <363. Gli stessi risultati delle elezioni del 1948 suggellarono in maniera indiretta l’ammissione dell’Italia alla sfera occidentale. La netta vittoria del partito filo-occidentale, e contemporaneamente la palese sconfitta del Fronte popolare, garantirono infatti la permanenza dell’Italia in campo occidentale e legittimarono il governo a prendere le decisioni di politica estera che avrebbero legato irrimediabilmente la sorte del nostro paese alla politica atlantica <364. Inoltre, nel marzo 1948 Kennan propose di mettere fuori legge il Pci, in quanto la costante minaccia da questo rappresentata era ritenuta incompatibile con la eventuale partecipazione del paese al sistema di sicurezza atlantico <365. Tali pressioni, unitamente alle esortazioni rivolte alla Dc per un’azione più incisiva nei confronti del partito comunista, avrebbero caratterizzato i rapporti tra Stati Uniti e Italia anche negli anni a venire.
[NOTE]
348 National Security Council, The Importance of Recognising the Revolutionary Anti-Communist Forces, Doc. No. 740454, 12 marzo 1948.
349 R. Faenza, M. Fini, Gli americani in Italia, cit. p. 260.
350 Nsc, The Importance of Recognising the Revolutionary Anti-Communist Forces, doc. cit.
351 A. Varsori, L’Italia nelle relazioni internazionali dal 1943 al 1992, Roma-Bari, Laterza, 1998, p. 60.
352 Le minute degli incontri istituzionali tra De Gasperi e i vari esponenti del governo americano sono pubblicati in: Frus, 1947, vol. III, pp. 835-1001.
353 In quell’occasione, De Gasperi ottenne un prestito della Import Export Bank pari a 100 milioni di dollari, oltre ad altre agevolazioni finanziarie e commerciali di minore entità. Il significato simbolico di queste concessioni fu molto notevole, in quanto agli occhi dell’opinione pubblica era il segno della fiducia che gli americani riponevano nella Dc e nel suo leader. F. Romero, Gli Stati Uniti e l’Italia, cit. pp. 234-289; Frus, 1947, vol. III, Memorandum of Conversation by the Secretary of State, top secret, Washington, 16 maggio, 1947, pp. 904-908, disponibile al link: https://history.state.gov/historicaldocuments/Frus1947v03/pg_904.
354 Sull’adesione italiana al Piano Marshall, si faccia riferimento a: P. P. D’Attorre, Piano Marshall: politica, economia, relazioni internazionali nella ricostruzione italiana, in E. Di Nolfo, R. H. Rainero, B. Vigezzi (a cura di), L’Italia e la politica di potenza in Europa (1945-50), Milano, Marzorati, 1986, pp. 497-545; R. Quartararo, L’Italia e il Piano Marshall (1947-52), in “Storia Contemporanea”, 4 (1984): pp. 647-722; O. Barié, L’adesione dell’Italia al Piano Marshall: scelta del sistema economico-politico occidentale?, in “Storia delle relazioni internazionali”, 7, 1 (1991): pp. 89-110; F. Romero, Gli Stati Uniti e l’Italia: il Piano Marshall e il Patto Atlantico, in F. Barbagallo, Storia dell’Italia repubblicana, cit. pp. 234-289, C. Spagnuolo, La stabilizzazione incompiuta. Il Piano Marshall in Italia, Roma, Carocci, 2001.
355 E. Di Nolfo, I vincoli internazionali di una democrazia incompiuta, in A. Giovagnoli (a cura di), Interpretazioni della Repubblica, cit. pp. 130-131.
356 J. L. Harper, L’America e la ricostruzione dell’Italia, (1945-1948), Bologna, Il Mulino, 1987, p. 315.
357 P. Angelini Rota, Gli aiuti americani all’Italia dal 1948 al 1953, in “Rivista di Studi Politici Internazionali”, 21, 1 (1954): pp. 45-86.
358 M. Del Pero, L’alleato scomodo, cit. p. 79; L. Sebesta, L’Europa indifesa, cit. p. 197.
359 S. Colarizi, Storia politica della Repubblica, cit. p. 53.
360 M. Del Pero, L’alleato scomodo, cit. 81.
361 Frus, 1948, vol. III, The Secretary of State to the Embassy in Italy, Washington, 13 marzo, 1948, pp. 785-87, disponibile al link: https://history.state.gov/historicaldocuments/Frus1948v03/pg_785.
362 Frus, 1948, vol III, Memorandum Prepared in the Department of State, Washington, 15 marzo, 1948, p. 849, disponibile al link: https://history.state.gov/historicaldocuments/Frus1948v03/pg_849; Frus, 1948, vol. III, The Acting Secretary of State to the Embassy in Italy, Washington, 16 aprile, 1948, pp. 876-77, disponibile al link: https://history.state.gov/historicaldocuments/Frus1948v03/pg_876.
363 Gli studi principali che hanno analizzato il ruolo dei sindacati americani nelle vicende interne italiane sono: F. Romero, Gli Stati Uniti e il sindacalismo europeo, cit. pp. 211-256; G. Formigoni, La scelta occidentale della Cisl. Giulio Pastore e l’azione sindacale tra guerra fredda e ricostruzione (1947-1951), Milano, Franco Angeli, 1991, M. E. Guasconi, L’altra faccia della medaglia, op. cit.; M. Del Pero, L’Alleato scomodo, cit., in particolare pp. 72-82.
364 A. Giovagnoli, Un paese di frontiera: l’Italia tra il 1945 e il 1989, in Id., L. Tosi, Un ponte sull’Atlantico, cit. pp. 95-110.
365 Central Intelligence Agency, Major Problems of Italian Government, 5 aprile 1949, disponibile al link: https://www.cia.gov/library/readingroom/docs/DOC_0000009591.pdf.
Letizia Marini, Resistenza antisovietica e guerra al comunismo in Italia. Il ruolo degli Stati Uniti. 1949-1974, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Macerata, 2020

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