Erba luna, monete del Papa o medaglie di Giuda?

Lunaria annua – Foto Moreschi

Nei giardini del Medioevo si coltivava già la Lunaria annua, non certo per i fiori, che comunque nulla hanno ad invidiare a quelle delle Violacciocche, ma perché come molte altre Crucifere, ha conosciuto utilizzi alimentari; infatti i contadini si cibavano delle radici e le sue tenere foglie venivano consumate sia crude in insalata che cotte come contorno o minestra.

Anche i suoi semi servivano per preparare un decotto blandamente diuretico ed aperitivo oltre che una tintura vulneraria. Per questo motivo nelle valli liguri, all’inizio della primavera, accanto alle abitazioni è un vero e proprio pullulare di Lunarie che con la loro vigorosità vegetativa dominano per alcune settimane la scena verde.

Il giardinaggio ornamentale la conosce a fondo a partire dal 1570, e da allora la Lunaria continua ad essere coltivata anche industrialmente, soprattutto per essere usata nella decorazione della casa come fronda disidratata, perché le sue ramificazioni conservano a lungo, anche nel secco, le tonde membrane argentate dei frutti.

Il significato attribuito loro dalla tradizione popolare e dalla emblematica floreale è sin troppo scoperto e facilmente riconducibile alla forma delle silique argentee che, per la somiglianza ad una moneta, hanno fatto assegnare alla Lunaria il valore simbolico di fiore capace di attirare ricchezza e fortuna in affari; in aggiunta, poichè il loro aspetto e la brillantezza ricordano la Luna, avrebbero propiziato i favori di Selene, garantendo una specie di polizza casco contro la miseria e gli spiriti malvagi. Per queste sue vistose caratteristiche decorative è stata battezzata anche “Monete del Papa”, “Erba luna”, ma anche ed ingiustamente “Medaglie di Giuda”.

Pur essendo particolarmente diffusa nella nostra regione, la Liguria, non conosce denominazioni dialettali all’infuori di alcune zone del savonese, mentre per l’altrettanto ornamentale, ed esclusiva, Lunaria rediviva il silenzio è totale. E comunque opportuno segnalare che ambedue sono comunemente riconosciute sotto la denominazione volgare di Lunaria, così come in molte regioni italiane lo stesso battesimo è esteso anche ad un’altra Crucifera, l’Alliaria officinalis, ad una Composita tipicamente montanara, l’Adenostyles alpina e ad una minuscola felce il Botrychium lunaria, frequente su molte delle nostre montagne.

Rimanendo alle sole Lunarie liguri, esse sono le uniche specie componenti il Genere istituito da Tournefort il quale ricavò la denominazione, paragonando molto appropriatamente le loro argentee silique all’aspetto dei nostro satellite.

Si deve la suddivisione e la definitiva denominazione sistematica a Linneo, il quale volle specificare con l’aggettivo annua, la presunta frequenza del ciclo vitale della prima e con rediviva, la perennità della seconda. Il grande botanico svedese incorse però in una errata valutazione, rilevata alcuni anni più tardi da Dumont De Courset il quale, piantando semi di Lunaria annua, si accorse che essa fioriva solamente al suo secondo anno di vita. Credette perciò di aver trovato una nuova specie e la chiamò conseguentemente Lunaria biennis incorrendo a sua volta in un nuovo errore. Di notte i suoi fiori spandono un gradevole profumo di Viola; i quattro grandi petali aperti a croce, solidamente puntellati dai sepali sottostanti ed eretti, forniscono un comodo eliporto per gli insetti, anche i più pesanti, desiderosi di impadronirsi del nettare. […]

di Alfredo Moreschi

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