Fabrizio Vassalli operò a Roma per oltre cinque mesi con un gruppo clandestino, riuscendo a fornire preziose informazioni al Comando alleato

“…Arrestato dalle autorità tedesche e sottoposto alle più inumane torture manteneva il più assoluto segreto circa il movimento informativo e patriota della zona, salvando così l’organizzazione e la vita dei propri collaboratori”.

Fabrizio Vassalli, nato a Roma nel 1908, fucilato a Roma il 24 maggio 1944, capitano d’artiglieria, Medaglia d’oro al Valor militare alla memoria.

Si trovava nell’isola di Saseno (Albania) al comando di una batteria contraerea quando fu proclamato l’armistizio. Per evitare di finire in mano ai tedeschi, lasciò il reparto e raggiunse Brindisi, dove si mise a disposizione del Comando supremo. Meno di un mese dopo, si offrì volontario per una missione rischiosa: attraversare le linee e raggiungere Roma. Nella capitale occupata dai tedeschi operò per oltre cinque mesi con un gruppo clandestino, riuscendo a fornire preziose informazioni al Comando alleato.

Il 13 marzo del ’44, il capitano Vassalli fu arrestato con il pittore Giordano Bruno Ferrari e rinchiuso in via Tasso. Per due mesi i tedeschi sottoposero Vassalli ad atroci torture, ma non riuscirono ad ottenere informazioni dal giovane ufficiale.

Intanto anche Amelia Vittucci, moglie di Vassalli, l’ufficiale Salvatore Grasso, l’elettromeccanico Corrado Vinci, il radiotelegrafista Pietro Bergamini, Bice Bertini e Jolanda Gatti, moglie di Vinci e incinta di sette mesi, erano caduti nelle mani degli occupanti. Tutti i patrioti furono sottoposti dal Tribunale di guerra tedesco ad un processo sommario, che si concluse con la condanna a morte di tutti gli arrestati. Le tre donne riuscirono a salvarsi per il sopraggiungere a Roma degli Alleati. Vassalli, Ferrari, Grasso, Vinci e Bergamini furono fucilati, pochi giorni prima della liberazione della Capitale, sugli spalti di Forte Bravetta.

Medaglia d’oro al valor militare: «Capitano di complemento artiglieria di C.A., partigiano combattente. Dopo l’armistizio, dalla Dalmazia raggiungeva, con mezzi di fortuna, un porto nazionale, e quivi giunto si offriva immediatamente come volontario per una rischiosa missione in territorio controllato dai tedeschi. Superando difficoltà e pericoli di ogni genere, riusciva ad attraversare le linee avversarie ed a raggiungere la Capitale. Con operosa e sagace attività collaborava, per oltre cinque mesi, al servizio informativo ed al movimento patriota romano, fornendo preziose informazioni operative al Comando Supremo italiano ed alleato. Arrestato dalle autorità tedesche e sottoposto alle più inumane torture manteneva il più assoluto segreto circa il movimento informativo e patriota della zona, salvando così l’organizzazione e la vita dei propri collaboratori. Dopo circa due mesi di carcere, veniva barbaramente trucidato dalla sbirraglia tedesca, mentre gli eserciti alleati giungevano alle porte della Città Eterna. Con il suo esempio animatore ed il sublime sacrificio della vita, manteneva viva nei patrioti la volontà di resistenza e la fede nella rinascita della Patria.» Roma, 24 maggio 1944.

Padri e Madri della Libertà

Precedente Ode al giorno felice (di Pablo Neruda) Successivo Traducendo Brecht (di Franco Fortini)