Frammenti di memoria della Grande Guerra in Liguria

Riva Ligure (IM)

All’indomani della fine della Prima guerra mondiale la dimensione commemorativa è ancora fortemente legata alla spontanea iniziativa delle comunità.
Troppi i corpi senza nome e i nomi senza corpi che consegnano ora all’oblio ora alla speranza i pensieri delle famiglie.
I lavori di riconoscimento delle salme procedono a rilento mentre i congiunti dei soldati scomparsi al fronte attendono di conoscere il luogo dove piangere i propri cari.
Ancora oggi, a oltre un secolo dall’inizio del conflitto, diversi militari sono tecnicamente dispersi e le probabilità che ne vengano identificati i resti o individuati i luoghi di sepoltura sono assai scarse.
In taluni casi, tuttavia, l’esigenza sentimentale e morale delle famiglie ha attraversato il tempo sino ai giorni nostri, mostrando come la tensione alla ricerca non si sia esaurita del tutto.
Assolutamente significativa è la vicenda del fante Silvio Scola, ligure dell’albenganese caduto nella Grande Guerra.
Per oltre un secolo i parenti non hanno avuto una tomba dove piangerlo: l’hanno cercata a lungo, in particolare il nipote Silvio Fanelli, che ha scritto decine di volte alle autorità militari competenti, recandosi periodicamente
al sacrario di Redipuglia nella speranza di trovare un’incisione che ricordasse lo zio.
Nulla: il portaordini ligure sembrava fosse stato inghiottito dalla trincea. Tutto ciò finché il nipote stesso, curiosando in un mercatino di antiquariato, trova un libro del 1966 scritto da don Lorenzo Allegro, anche lui albenganese,
cappellano militare presso l’ospedale di Santa Lucia nella zona di Caporetto.
Nel testo Un prete soldato. Ricordi di pace e di guerra il religioso racconta di aver conosciuto Silvio Scola e ne annota la morte per malattia in ospedale a Caporetto, oggi Kobarid.
Ecco dunque che visitando il sacrario della città slovena Fanelli scopre l’esistenza di una tomba – la 3665 – dedicata alla memoria di tale “Silvio Scala”.
Il mistero è infine risolto: dall’errore di una singola lettera nasce un oblio lungo cent’anni.
Tale storia a lieto fine ci rivela per contrasto l’immensa apprensione e sofferenza in cui vivevano migliaia di famiglie a conflitto appena terminato.
L’importanza di dare nomi ai corpi è alla base della commemorazione: nominare per restituire esistenza ai caduti, scolpire i nomi per sottrarli all’anonimato. […]
A questo ordine di problemi si aggiunge la questione dei prigionieri italiani scomparsi all’estero – circa 100.000 – alla cui lista hanno lavorato diverse commissioni nel dopoguerra con l’obiettivo di recuperarne i resti. […]
Contare e nominare i caduti è un’operazione lunga e dispendiosa che assume nel caso di Genova il carattere di una missione patriottica.
Dieci anni di lavori hanno così attraversato il passaggio dall’Italia liberale a quella fascista, sconfinando in mitopoiesi.
È il 17 aprile 1920 quando l’amministrazione civica nomina una commissione per la realizzazione dell’elenco ufficiale dei morti genovesi nella Prima guerra mondiale.
Essa è composta da personalità di spicco della cultura cittadina quali Achille Neri, Orlando Grosso e Arturo Codignola ed è presieduta da Mattia Moresco.
Porterà a termine il proprio compito il 22 ottobre 1930 raccogliendo informazioni tramite avvisi pubblicati sui giornali locali, inchieste alle famiglie dei caduti, dati presso l’ufficio dell’Organizzazione civile e l’archivio dell’Ufficio notizie, spoglio dei necrologi diffusi durante la guerra.
Una mole imponente di materiale dalla quale la commissione stila un primo elenco dei caduti, subito sottoposto alle associazioni dei reduci.
Nel 1925, su iniziativa del commissario prefettizio Eugenio Broccardi, l’elenco dei caduti si allarga ai militari nati a Genova ma qui non residenti nel 1915, e a quelli che risiedevano in città al momento della dichiarazione di guerra, inclusi comuni annessi a quella che dal 1926 diventa la cosiddetta “Grande Genova”.
La città si è allargata e ad un più ampio tributo di sangue corrisponde una maggiore legittimazione politica del regime.
Nel 1918, tuttavia, questa imponente dimensione eroica è ancora lontana dalle prospettive della società […]
Negli anni del difficile dopoguerra il municipio di Porto Maurizio chiede che le salme provenienti dal fronte vengano possibilmente spedite in un’unica soluzione.
Le sepolture sono infatti sparse in centinaia di cimiteri militari.
Plava, Piano di Salere, Monte Cucco: dai bollettini individuali di trasporto ferroviario delle salme si evincono le diverse località di sepoltura.
L’Ufficio centrale per la cura e le onoranze delle salme dei caduti in guerra risponderà negativamente poiché le esumazioni vengono fatte zona per zona, sgombrando le camere ardenti una ad una per poi passare ad altri settori […]
Con il trascorrere del tempo la questione del trasporto travalica l’importanza burocratica e assume valenza politica.

Accanto alla celebrazione monumentale dei liguri scomparsi nel conflitto, coesistono altre testimonianze lapidee dedicate ai nemici dell’Italia, ai suoi alleati e – seppur in minima parte – ai suoi dissidenti politici. Memorie trascurate, dimenticate o avversate che completano il quadro di una corsa al marmo articolata e complessa.
Tra queste la più ingombrante per estensione è quella dedicata ai soldati austroungarici morti durante la loro cattività in Liguria.
La cifra che designa la loro presenza in Italia non è stata ancora definita con chiarezza ma potrebbe aggirarsi intorno alle 180.000 unità prima di Vittorio Veneto, da sommarsi ai 430.000 soldati catturati fino al novembre del 1918. Ridistribuiti in diverse zone del suolo nazionale, sono stati impiegati come forza lavoro nell’industria, nell’agricoltura e nelle opere pubbliche. Di questi, una consistente colonia è stata assegnata al comune di Genova, occupati
principalmente nell’Ansaldo e nella grande cantieristica edile. Le loro precarie condizioni di salute, le tremende contingenze igienico-sanitarie in cui versavano e gli sforzi in ambito lavorativo che sono stati costretti a compiere, hanno preparato il terreno per il propagarsi di malattie contagiose. Accade così che tra il 1918 e il 1919 un’epidemia di febbre cosiddetta spagnola causa la morte di oltre mille prigionieri austroungarici a Genova, le cui salme vengono prima tumulate in svariati cimiteri della città metropolitana e successivamente, a partire dal 1931, riunite a Staglieno. Qui, in concomitanza con la realizzazione del Sacrario per i liguri, viene edificato un piccolo sacello dedicato alla loro memoria […]
È stata ancora una volta l’epidemia di spagnola ad uccidere 64 internati nemici a Castelfranco (Finale Ligure), ospitati nella locale fortezza. Oggi una stele fissata sui ruderi del fabbricato ne ricorda la vicenda. Stessa sorte per 12 soldati prigionieri a Bordighera, deceduti nell’arco di pochissimi giorni nelle mura del locale ospedale militare. Altri militari sono scomparsi tra Porto Maurizio, Oneglia e Savona […]
Subito dopo la fine della guerra, infatti, sulla scorta dei trattati internazionali per la tutela delle reciproche salme nemiche, sono cominciati gli accertamenti e le verifiche nei confronti dei prigionieri deceduti in cattività.
A Savona, per esempio, nel marzo del 1923 le salme degli austroungarici sono sepolte nel cimitero principale, alternate con quelle della popolazione civile, chiuse ciascuna in un feretro di legno e inumate nella terra in campo comune.
Ogni feretro è contraddistinto da una targhetta d’ottone portante l’indicazione del campo, della fila e della fossa.
Alla ricerca dei nemici in suolo italiano corrisponde la parallela identificazione e sepoltura dei liguri morti in terra straniera.
Citiamo a titolo esemplificativo la missione militare italiana in Germania incaricata della ricerca dei dispersi e della sistemazione delle rispettive tombe.
La delegazione scrive da Berlino il 18 marzo 1927 per avere urgentemente dal comune di Savona alcune informazioni aggiuntive in merito ad un savonese morto in prigionia, i cui dati personali risultano inesatti negli elenchi compilati in Germania. Si tratta della salma del fante Agostino Berta, classe 1896, scomparso il 22 dicembre 1917. Sepolto prima a Darmstadt, poi esumato e trasportato nel cimitero d’onore italiano nel Waldfriedhof a Monaco di Baviera dove occupa la tomba n° 668 del 238° reparto.
Sul suolo ligure sono morti e commemorati anche i soldati delle nazioni alleate che qui hanno lasciato le proprie spoglie mortali. Pensiamo per esempio alla stele che nel cimitero di Staglieno ricorda i soldati francesi scomparsi a Genova.
Caso ancora più rappresentativo quello dei cimiteri britannici presenti in Liguria. Nella cosiddetta Campagna d’Italia muoiono infatti 2.600 tra soldati e aviatori britannici. Il loro impegno sul fronte orientale era iniziato tra il dicembre del 1917 e il marzo 1918, quando l’XI e il XIV Corpo d’armata britannico erano intervenuti sul Montello, dove peraltro si trovava impiegata anche la Royal Flying Corps. Nel periodo successivo una parte delle divisioni inglesi viene spedita in Francia, un’altra parte sull’altipiano di Asiago. Dopo la rotta di Caporetto viene ricostituito il XIV Corpo d’Armata per difendere il Piave.
Importante infine il ruolo britannico nella battaglia di Vittorio Veneto.
Sin dal 1917 la Gran Bretagna si occupa delle migliaia di connazionali morti all’estero attraverso l’istituzione della Commonwealth War Graves Commission. […]
Le tombe straniere in Liguria rimandano anche ad una realtà speculare, ovvero quella dei monumenti ai caduti liguri in terra straniera.
Il riferimento è alle testimonianze erette nei comuni della Val Roja oggi appartenenti al territorio transalpino dopo i rovesci del secondo conflitto mondiale. Tra queste basti ricordare il monumento ai caduti di La Brigue, la cui epigrafe non lascia dubbi sull’appartenenza nazionale: “AI // SUOI FIGLI // CADUTI // PER // LA PATRIA // BRIGA // RICONOSCENTE”. […] Non sono soltanto pietre e marmi a caratterizzare le opere dedicate ai caduti: con l’iniziativa del sottosegretario alla Pubblica Istruzione Dario Lupi lanciata nel dicembre del 1922 si istituzionalizza la creazione di viali e parchi della rimembranza, spazi verdi dove ad ogni caduto deve corrispondere una pianta. […]

da Graziano Mamone, Morti e viventi. Lutto e memoria della Grande Guerra in Liguria in Memorie di pietra. Testimonianze della Grande Guerra in Liguria, Consiglio regionale della Liguria, 2018

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