Gap e Sap finiranno in molti casi di coincidere ed anche di fondersi

Fonte: Fondazione Gramsci

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I Gruppi di azione patriottica (Gap) nacquero, come diretta emanazione del Pci, dopo gli scioperi del marzo 1943. La linea politica del Partito comunista subì da quel momento una netta accelerata in direzione della lotta armata contro il fascismo e non è un caso che la prima circolare in cui compare il termine Gap, emanata dalla Direzione nord del Pci e indirizzata a tutti i responsabili di
federazione, risalga al maggio 1943: il primo compito dei comunisti era quello di dare il via alla lotta armata attraverso piccoli nuclei di arditi che dovevano fungere da sprone alla lotta di massa, sulla scorta dell’esperienza francese dei Franc tireurs et partisans (Ftp).
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La struttura e le azioni gappiste si evolsero anche grazie all’entrata in scena delle Squadre di azione patriottica (Sap). Le Sap furono teorizzate da Italo Busetto (Franco), nel giugno-luglio 1944: dopo lo sciopero del marzo 1944 si convinse che l’impostazione data alle squadre di difesa di fabbrica frenassero lo sviluppo della lotta armata e ritenne che queste squadre dovessero essere messe alle dipendenze di un comando svincolato dalle fabbriche e dai paesi per raggiungere l’unità di direzione e di coordinamento tattico e strategico.
La sua relazione, di cui non abbiamo traccia, venne condivisa da Luigi Longo che si dimostrò entusiasta della creazione delle Sap così come teorizzate da Busetto.
La differenza tra i Gap e le Sap non risiedeva solo nel fatto che i sappisti erano regolari di giorno e svolgevano azioni di sabotaggio, propaganda ed appoggio alla lotta partigiana di notte, ma anche nel fatto che le Sap non venivano concepite come formazioni di Partito ed il reclutamento non era vincolato all’appartenenza politica.
La prima notizia di questo tipo di formazione la troviamo in una direttiva rivolta a tutti i comandi generali e a tutte le formazioni del giugno-luglio 1944 da parte del comando generale dell’Italia occupata: l’afflusso di nuove reclute non deve diventare un peso per le unità partigiane che devono essere ben formate nella lotta. Gli uomini devono essere inseriti progressivamente nella lotta, anche per quanto riguarda l’armamento.
Devono prima essere fidelizzati. La massa di renitenti alla leva NON può e non deve essere tutta reclutata nelle file partigiane perché questo appesantirebbe le formazioni.
Sceglieranno sistemazioni di fortuna vicino a centri rurali, ma questa massa di uomini non va assolutamente lasciata a se stessa.
Affiancherà la lotta in altro modo, con azioni di appoggio.
Non devono per forza fare la vita dei partigiani ma possono lavorare e a lato fare azioni di disarmo e sabotaggio.
In una circolare successiva datata 7 agosto 1944 venivano date direttive precise in merito al ruolo ed alle caratteristiche delle Sap.
Al punto quattro veniva esplicitato:
il Comitato militare del Cdln provinciale ha come compito essenziale quello di preparare concretamente l’insurrezione nazionale nei centri urbani e rurali delle provincie.
Esso deve quindi passare immediatamente all’organizzazione delle Squadre di azione patriottica (Sap) di operai e contadini e di selezionare fra di esse squadre scelte che dovranno subito iniziare l’opera insurrezionale.
Saranno queste le Sap, le cui imprese di sabotaggio, disturbo, ricupero armi e materiale, epurazione delle spie e dei caporioni fascisti avranno un effetto importante ed immediato militare e politico.
Il compito principale delle Sap era quello di preparare l’insurrezione allargando il più possibile il fronte della lotta e del coinvolgimento popolare, in ottemperanza a quanto richiesto da Palmiro Togliatti (Ercoli) nell’appello “a tutti i compagni”, lanciato il 6 giugno del 1944, dove esortava l’intero Partito a ricordarsi che la guerra condotta era in primo luogo una guerra di liberazione dal fascismo e non aveva come scopo la trasformazione in senso socialista della società.
I Gap e le Sap, che mantennero generalmente comandi separati, cominciarono a partire dall’estate del 1944, a collaborare sempre più strettamente, sino – in alcuni casi – a confondersi.
Soprattutto in Emilia si scatenò una sorta di competizione tra le due formazioni, tanto da generare una discussione tra due massimi dirigenti del Pci, Secchia (Vineis) e Amendola (Palmieri).

Da sinistra: Luigi Longo, Pietro Secchia e Giorgio Amendola – Fonte: Fondazione Gramsci

In una lettera alla Direzione nord del Pci del 28 agosto Amendola descriveva «la concorrenza che si sta sviluppando, con le solite conseguenze di incidenti, attriti, lotte per i quadri migliori ed i migliori elementi».
La risposta non si fece attendere e Secchia, a stretto giro di posta, rispose così il 1 settembre:
Carissimo Palmieri, […] Il problema dei rapporti tra Gap e Sap e della tendenza alla concorrenza non ci deve allarmare.
È evidente che sviluppandosi ed addestrandosi all’azione le Sap tenderanno a fare le stesse cose che fanno i Gap.
Che c’è di male in questo? È anche evidente che nella misura che la lotta si sviluppa i Gap da piccoli sparuti gruppetti si allargheranno sempre di più perché un maggior numero di elementi decisi entreranno a fare parte dei Gap e di conseguenza i Gap tenderanno proprio a trasformarsi in Sap. In fondo qual è la differenza tra i Gap e le Sap? La differenza sta nel fatto che i primi sono dei “professionali”, gli altri invece sono elementi che hanno generalmente un’occupazione e che le azioni le fanno solo a “tempo libero”.
Ma più la situazione si sviluppa e più i Gap gonfiandosi tenderanno a diventare un’organizzazione di massa, a loro volta molte Sap dovranno abbandonare il lavoro in seguito alle razzie, in seguito alle loro azioni e per tanti altri motivi, diventeranno cioè dei professionali.
Gap e Sap finiranno in molti casi di coincidere ed anche di fondersi.
Nella tarda estate del 1944 si riteneva che l’insurrezione popolare fosse imminente e che l’avanzata degli alleati non fosse più prorogabile, tanto da ipotizzare, da parte di Secchia, una “sappizzazione” dei Gap in modo che potessero svolgere azioni di appoggio all’insurrezione ed allentare le misure cospirative. Visti l’arresto dell’avanzata alleata e l’impossibilità per i patrioti di combattere una battaglia a viso aperto è forse più rispondente al vero l’ipotesi della “gappizzazione” delle Sap che dovettero, con mezzi e norme cospirative sempre più simili a quelli gappisti, alzare il livello dello scontro.
L’esempio più evidente in questo senso è la 106ª Brigata Sap diretta da Giovanni Pesce che, trasferito in Valle Olona per misure cautelative dopo le delazioni di Arconati, diede un’impronta gappista alla Brigata.
A Reggio Emilia, ad esempio, gli sforzi compiuti per il rafforzamento delle Sap diedero presto i frutti sperati, tanto che dovette intervenire il comando Sap, a fine ottobre 1944, precisando che erano i Gap gli elementi di punta: Dal risultato di vari sopralluoghi compiuti nelle zone Sap in seguito a divergenze sorte nel corso di qualche azione eseguita da Sap e Gap si ritiene definire i rapporti tra i due organismi militari che operano in pianura.
Pertanto si stabilisce:
1) Nelle azioni ove i Gap chiedono l’intervento e l’aiuto delle Sap la direzione dell’azione stessa è affidata al comandante dei Gap presenti.
2) Nelle azioni ove i Sap chiedono l’aiuto e l’intervento dei Gap la direzione delle azioni è affidata al comandante del settore e squadra Sap.
Rimane inteso e logico che in tutti i casi essendo i Gap elementi di punta e più esperti è necessario che il comandante l’azione si consigli circa il modo migliore con il responsabile dei Gap partecipanti all’azione stessa.
Se, anche da questo punto di vista, il caso emiliano fu del tutto eccezionale, la sovrapposizione di compiti e la confusione di ruoli tra Gap e Sap fu comunque una tendenza generale fino alla liberazione.
Con l’avvicinarsi dell’inverno e l’arresto dell’avanzata alleata dopo il proclama Alexander, anche le azioni gappiste persero il carattere di fulminea sorpresa per inserirsi in un quadro sempre più coordinato non solo con le Sap, ma anche con le formazioni di montagna: oltre alla soppressione delle spie, dei delatori e dei gerarchi venne intensificato il controllo delle vie di comunicazione attraverso un massiccio attacco agli automezzi tedeschi: sabotaggio di linee ferroviarie, sparatorie contro mezzi militari provenienti dalla montagna, attacco ai tralicci dell’alta tensione. […]

Mariachiara Conti, Resistere in città: i Gruppi di azione patriottica, alcune linee di ricerca, in «Percorsi Storici», 3 (2015) [www.percorsistorici.it]

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