I partigiani del Muri, Duccio Galimberti e l’Inno di Mameli

Giocondo Giacosa

[Giocondo “Dino” Giacosa] Nato a Torino l’11 luglio del 1916 e laureatosi a Genova, Giacosa si era segnalato già nell’anteguerra come fervente antifascista. Insieme a Luigi Passadore e Franco Valabrega fondò nel 1938 il Movimento unitario rinnovamento italiano (Muri), un gruppo cospirativo operante fra Piemonte e Liguria che fu in seguito smantellato dall’Ovra, la polizia politica del regime. Nel 1940 il giovane venne arrestato e condannato a cinque anni di confino sull’isola di Ventotene, ma fu graziato due anni più tardi e trovò lavoro a Cuneo presso lo studio legale di Duccio Galimberti. Legato da solida amicizia e consonanza d’ideali con quest’ultimo, dopo l’8 settembre 1943 sarà tra gli organizzatori della banda partigiana ‘Italia Libera’ alla Madonna del Colletto di Valdieri, insieme a Dante Livio Bianco e allo stesso Galimberti. Allontanatosi dal gruppo dopo mesi di attività fra le valli Stura e Grana, nel febbraio 1944 entrò in contatto con la formazione autonoma ‘Valle Pesio’ comandata da * Pietro Cosa, poi confluita nel Gruppo Divisioni Autonome Rinnovamento del quale Giacosa divenne commissario politico.

Da sinistra, Piero Cosa, Giovanni Baudino, l’avvocato Marcello Soleri, Aldo Sacchetti

A lui si devono inoltre la creazione del Gruppo unitario di rinnovamento nazionale (Gurn) e del Servizio X, l’organizzazione di intelligence militare dei partigiani. Nel dopoguerra Giacosa si impegnò nella propaganda repubblicana e federalista e lasciò testimonianza della sua attività resistenziale in un volumetto uscito nel 1947 con prefazione di Ferruccio Parri, dal titolo Tesi partigiana: considerazioni sommarie sui principi che governano la condotta della guerra partigiana in Italia. Fino alla morte, avvenuta il 28 giugno 1999 a Cuneo, ha continuato a esercitare con successo l’attività di avvocato penalista. Andrea Cascioli in CuneoDice.it, 13 febbraio 2020

*  In Valle Pesio i primi gruppi confluirono rapidamente nella banda comandata da Piero Cosa che, sul piano militare, si impegnò in frequenti azioni di sabotaggio, soprattutto lungo le vie di comunicazione tra Piemonte e Liguria che rendevano la valle di forte interesse strategico. Tedeschi e fascisti risposero a queste azioni con ripetuti rastrellamenti e sanguinose rappresaglie che, tra gli effetti, ebbero però anche quello di accrescere i giovani che salirono in montagna e si affiancarono alla banda. Già alla fine del febbraio 1944 agiva in tutta la provincia una efficiente rete di informazioni, denominata “servizio X”.
Tra il marzo e l’aprile 1944, però, un ampio rastrellamento tedesco che coinvolse le valli Corsaglia, Ellero e Pesio – e che culminò in quella che viene ricordata la “battaglia di Pasqua” – mise a dura prova la capacità militare della brigata. Nel luglio 1944 parte delle forze partigiane della valle guidate da Piero Cosa costituirono la 1ª Divisione Alpina che, successivamente, assunse il nome di 3ª divisione Alpi e, nel febbraio 1943, quello definitivo di Gruppo Divisioni Autonome “R”. Durante l’estate il movimento partigiano si accrebbe in tutte le valli; in Valle Pesio, oltre alla presenza di varie missioni alleate si intensificò il coordinamento tra formazioni di diverso orientamento politico. Nel dicembre 1944, però, un nuovo rastrellamento nazista accerchiò tutte le valli del monregalese occupate dalla 3ª e 4ª Divisione Alpi, disperdendo gli uomini e costringendo le formazioni ad una lenta riorganizzazione che solo nel marzo successivo consentì loro di riprendere l’attività militare. Nell’aprile 1945, tuttavia, le formazioni partigiane liberarono tutti i centri del Cuneese e vi insediarono l’autorità del Cln prima dell’arrivo degli Alleati.
Chiusa Pesio Museo della Resistenza

Ettore Ippolito – Fonte: RadioLuce inBlu

[…] prima di diventare Inno Nazionale della Repubblica Italiana (ottobre 1946), questo era l’inno dei Partigiani, di un nucleo di Comandanti di bande partigiane AUTONOME che hanno operato in provincia di Cuneo dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, dando vita alla Resistenza piemontese[…] Interessante a tal senso il racconto del Partigiano Aldo Sacchetti (classe 1921), romano di origine ma cuneese di adozione, amico e compagno del barrese Ettore Ippolito (Barrafranca 1907-Bologna 1964), di cui abbiamo parlato mesi fa. Il Sacchetti conobbe l’Ippolito nel maggio 1944 a Bene Vagienna (CN) tramite a Gigi Schimè, compagno d’armi di Ettore. Ricordiamo che i due ufficiali, Ippolito e Schimè, durante lo sbarco di Gela degli Alleati, il 15 /7/1943 riuscirono, al Bivio Gigliotto, a far ritardare l’avanzata americana. Il Sacchetti illustra in modo preciso ed appassionato i momenti vissuti direttamente a fianco dei fondatori della Repubblica nel momento in cui si è deciso di proporre l’adozione dell’Inno Nazionale “Fratelli d’italia”.

Fonte: RadioLuce inBlu

Dopo l’armistizio nelle zone controllate dai partigiani, si intonavano le note di Mameli con spirito patriottico di chi voleva l’Italia libera ed unita. Lo stesso spirito che aveva animato Mameli nello scrivere quelle rime […] durante una riunione tra Duccio Galimberti, Livio Bianco, Leo Scamuzzi, Dino Giacosa e il Sacchetti, il Galimberti si alza in piedi, mette la mano destra sul petto e inizia a cantare l’Inno di Mameli. Sacchetti confessa di conoscerlo a malapena, poiché non si era mai cantato nelle scuole. Lo cantarono lo stesso, tutti commossi, ma uniti nello spirito di Resistenza. Da allora divenne il loro inno. Decisero di dare mandato a Duccio Galimberti affinché lo proponesse al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) di Torino come Inno Nazionale. Il Galimberti ne parlò al piemontese Ferruccio Parri (classe 1890), prima guida della Resistenza Partigiana e, dopo il 25 aprile 1945, segretario del Partito d’Azione. Quando nel 1945 il Parri divenne Presidente del Consiglio del Regno d’Italia (giugno 1945- dicembre 1945), almeno dalle notizie che ricorda il Sacchetti, lo propose come Inno Nazionale. Nel gennaio 1945, su progetto di Dino Giacosa, si costituì il Gruppo Divisioni “R”, dipendente dal G.U.R.N. (Gruppo Unitario Rinnovamento Nazionale) e strutturato, sulla carta, in quattro Divisioni: la IIIª Divisione Alpi “Fossano”, agli ordini di Aldo Sacchetti e comprendente le brigate Iosina (Rivaroli), Pesio (Bertoldo), Fossano (Vandoni); la V Divisione Alpi “Mondovì”, comandata da Gigi Scimé e costituita dalle brigate Ellero, Maudagna, Corsaglia e Mondovì; la Divisione S. Giorgio, operante in Liguria al comando di Ettore Ippolito. Rita Bevilacqua in RadioLuce inBlu, 25 aprile 2017

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