Knut Hamsun e Sigrid Undset dentro il XX secolo

L’ultima opera dello scrittore norvegese Knut Hamsun si intitola “Per i sentieri dove cresce l’erba” e l’editore è Fazi. Ha 90 anni quando pubblica questo libro nel 1949, e morirà tre anni dopo, nel 1952. Termina quest’opera con: “San Giovanni 1948. Oggi la Corte di Cassazione ha emesso la sua sentenza e io non scriverò più.”

Perché la Corte di Cassazione?

A proposito di Knut Hamsun

Nel 1920 Knut Hamsun, autodidatta, vero nome Knud Pedersen, vince il Nobel della letteratura. Thomas Mann affermerà che mai prima di allora un premio era stato più meritato. Purtroppo, regalerà la medaglia del premio al gerarca nazista Goebbels, che lo nominerà spesso nei suoi diari. Nel 1934 Hamsun vince il premio Goethe, in Germania, e lo devolverà proprio a Goebbels. Da questi e da Rosenberg (autore del libro “Il mito del XX secolo”) riceverà ogni anno gli auguri di compleanno. Diventa anche amico di Alfred Mjøen, fautore dell’eugenetica. Egli era convinto che la razza bianca fosse sotto attacco da parte delle forze democratiche che imponevano il meticciato.

Quando nel 1940 le truppe naziste invadono la Norvegia, lui invita i soldati norvegesi a deporre le armi. Incontra Adolf Hitler nel 1943 e cerca di convincere il dittatore a intervenire presso il suo luogotenente in Norvegia, perché cessi le esecuzioni, le torture, gli arresti. Ovviamente senza successo: Hitler, seccato, abbandona la stanza inseguito da Hamsun che dice: “Noi crediamo in voi!”.

Nel 1945, dopo il suicidio di Adolf Hitler, ne scrive il necrologio. L’Europa è ridotta a un cumulo di macerie, e i morti sono ormai a milioni. A maggio lui e la moglie sono arrestati, e separati. Knut (ha 86 anni) viene spedito prima in un ospedale a Grimstad, poi in una clinica psichiatrica. Lo scopo: dimostrarne la malattia mentale.
Ma lui non è pazzo.

Nel 1948 arriva la sentenza del processo: Hamsun ha aderito al partito filo-nazista norvegese e viene condannato a pagare una multa di 325.000 corone.

Perché un uomo che ha sempre celebrato le persone che stanno ai margini, e ha detestato le convenzioni borghesi, ha invece amato un uomo e un’ideologia che ha ridotto a massa (e a carne da macello) proprio le persone? Detestava gli Stati Uniti (ci aveva vissuto due anni, facendo anche il tranviere), per quello che rappresentavano. Vale a dire un progresso che faceva a pezzi natura, tradizioni, passato. E che alla fine, riduceva ogni essere umano a una rotella del meccanismo. Detestava l’Unione Sovietica e il comunismo. La sua passione per la cultura germanica lo ha condotto a guardare con simpatia e speranza proprio all’ideologia nazista.

Tra gli ammiratori di questo scrittore: Hemingway e Isaac B. Singer, entrambi Nobel della letteratura. Ma la domanda rimane senza risposta: perché, Knut? Cosa cercavi, e cosa pensavi di avere trovato in quella ideologia?

Sigrid Undset – Fonte: Wikipedia

A proposito di Sigrid Undset

Sigrid Undset ha circa vent’anni quando spedisce il suo primo libro a una casa editrice norvegese (ma è nata in Danimarca nel 1882). Le consigliano di lasciar perdere. Non lo farà mai.

I suoi genitori tornano a Oslo quando lei ha due anni. Il padre è un celebre antropologo. Alla sua morte però lei ha solo 11 anni; di lì a qualche anno dovrà sospendere gli studi (niente università), perché la famiglia precipita nella povertà. Troverà lavoro come segretaria presso un’azienda di Oslo (la AEG, se ricordo bene). Però continua a scrivere e arrivano i primi successi. In particolare, nel 1907 viene pubblicato il romanzo “Marta Oulie”, che rappresenta uno scandalo. L’incipit infatti è: “Oggi ho tradito mio marito”, e nella società luterana norvegese ha l’effetto di una deflagrazione. Qualche anno dopo, Sigrid farà pure di peggio.

Grazie al successo e a una borsa di studio viaggia, e arriva anche in Italia. A Roma (c’è una targa che ricorda il suo soggiorno nella Capitale), incontra un pittore (Anders Castus Svarstad: ha un matrimonio fallito alle spalle), si innamora e hanno 3 figli (una bambina però soffrirà di disagio mentale). Continua a scrivere e ad avere successo.

“Jenny” è un altro romanzo di successo e scandalo, perché racconta di una pittrice che si innamora di un uomo, rimane incinta; il bambino nasce ma è malato, muore e lei si uccide. Per il movimento femminista si tratta di un romanzo “reazionario”.

Sigrid Undset da giovane – Fonte: Wikipedia

Ma non è ancora qui il peggio.

Il matrimonio finisce nel 1924 con il divorzio (si era sposata nel 1912 presso il consolato norvegese in Olanda). In quest’anno Sigrid annuncia la sua conversione alla Chiesa cattolica: ecco lo scandalo più grande.

Viene attaccata da tutti, ma lei non si perde d’animo, anzi: rilancia. Quando poi scopre che la prima moglie ha lasciato i figli (due o tre, non ricordo), in un orfanotrofio, decide di adottarli. Uno di essi ha una malattia mentale.

Nel 1928 vince il Nobel per il suo romanzo più famoso, ambientato nel medioevo norvegese: “Kristin, figlia di Lavrans”. Parte dei soldi vanno alle famiglie con figli malati, e agli ebrei. Lei ha già iniziato ad attaccare il nazismo da qualche anno. Nel 1933 in Germania i suoi libri sono dati alle fiamme.

Quando la Norvegia viene invasa dai nazisti, Sigrid fugge nella neutrale Svezia, poi attraversando l’Unione Sovietica arriva sulle coste del Pacifico. Passa in Giappone, e da qui si imbarcherà su un piroscafo diretto verso gli Stati Uniti, da dove continuerà la sua lotta per la Norvegia libera. Uno dei suoi figli, arruolato nell’esercito norvegese, morirà a poca distanza da casa, a Lillehammer, mentre combatte contro le truppe naziste.

La Gestapo occupa casa sua che diventa così il quartier generale delle attività naziste in Norvegia (ma altrove ho letto che casa sua viene trasformata in un bordello). Rientrerà solo dopo la guerra, nel 1945, facendo un breve soggiorno a Kirkwall, capitale delle isole Orcadi.

Domanda quasi ovvia, ma dalla risposta complicata: perché lei compie questa scelta, e Knut Hamsun fa l’opposta? In realtà è una domanda troppo semplice, perché rischia di fornire comunque una risposta ovvia.
Perché, Knut?

Knut Hamsun non chiese mai scusa. Non si pentì mai di quello che aveva fatto. Si difese da sé al processo, rivendicò sino all’ultimo la responsabilità delle proprie azioni, senza sfuggire mai, né cercando di rifugiarsi nell’età avanzata, nella salute precaria.

Secondo alcuni critici la colpa fu soprattutto della moglie, più giovane di lui e fervente nazista. Ma anche questo non è che un tentativo di spostare l’attenzione dallo scrittore, a chi gli stava vicino. Non aveva bisogno del riconoscimento nazista: era un grande scrittore, una leggenda vivente. Poteva fuggire (ma lui dichiara con orgoglio di non averlo fatto. Non è scappato come la Casa reale norvegese). Sognava di dare alla sua Norvegia un grande futuro all’interno del Reich millenario.

Sognava di fermare quella schiacciasassi che era la rivoluzione industriale, che avrebbe lavorato per rendere l’essere umano stupido e slegato dalla tradizione, dal proprio passato. Una cosa in mezzo ad altre cose insomma, senza memoria di sé, né capacità di riconoscere la bellezza di un bosco, di un tramonto (Dire: “Che bello” a un tramonto, a un bosco, a un piatto, a un quadro NON è riconoscerne la bellezza. È conformismo). E non si è accorto di garantire simpatia a un movimento ideologico che trasformava in macerie e cenere tutto quello che si discosta dalle direttive del partito nazista.

Sigrid Undset fa una scelta ben differente, e la fa sin dall’inizio, perché comprende che il nazismo non sarà che rovina per la Norvegia, e l’Europa. Due visioni del mondo, due persone che consapevolmente scelgono da che parte stare. Forse anche Sigrid si rende conto che la vittoria inevitabile degli Stati Uniti non sarà affatto l’inizio di una nuova era di “latte & miele”? Non lo so. Forse. Ma non è un buon motivo per appoggiare l’ideologia nazista […]
Il cuore di tutto questo articolo? Non c’è o, se c’è, è molto nascosto. È in quella zona del cuore dell’essere umano su cui nessuno può riuscire a gettare uno sguardo per capire. Si potrebbe affermare che basta far finta di nulla, e non badare al lato “umano” di Knut Hamsun e dedicarsi solo alla sua arte; come se lui, o qualunque altro, durante la scrittura di un romanzo, oppure di un racconto, potesse diventare differente, o spegnere certi elementi della propria personalità, della propria visione del mondo. Come se nella sua penna non ci fosse Knut Hamsun tutto intero, ma solo due terzi di Hamsun.

Knut Hamsun nel 1929 – Fonte: Wikipedia

Non è possibile. È solo un modo per sentirsi superiori: “Io caro scrittore leggo le tue opere anche se eri così meschino”.
Hamsun resta comunque superiore a tanti di noi; a tutti noi. Non perché si assunse le sue responsabilità sino in fondo.

Knut Hamsun nel 1939 – Fonte: Wikipedia

Ma perché dimostrò quanto l’essere umano sia indecifrabile. Talmente tanto da non trovare una spiegazione “logica” per i suoi comportamenti, quando un po’ ovunque si tenta, spesso, di scovare appunto una spiegazione che ci rassicuri.
L’unica spiegazione è: Knut Hamsun, essere umano. Quindi, un abisso.

Marco Freccero su raccontastorie

[ Nato in provincia di Savona nel 1966, Marco Freccero continua a viverci. Ha svolto diversi mestieri (garzone, operaio, aiuto magazziniere, magazziniere, addetto alla vendita), prima di mollare tutto e diventare Web editor per siti di commercio elettronico. È stato per anni parte del gruppo di autori che ha guidato il sito Web dedicato alla piattaforma Apple: “IlMac.net”. Dal 2010 ha rispolverato la sua passione: la scrittura. In quell’anno ha pubblicato l’ebook “Insieme nel buio” (tre racconti neri liguri), iniziando così ufficialmente la sua carriera di autore indipendente. Nel 2012 c’è stata la sua unica incursione nel campo delle case editrici. Infatti per 40K pubblica l’ebook: “Starter kit per blogger”. Il romanzo “L’ultimo dei Bezuchov” è il suo nono libro. Nel 2014 ha pubblicato la raccolta di racconti (ambientati soprattutto nella città di Savona) dal titolo “Non hai mai capito niente”, prima parte del progetto ben più ampio e ambizioso della “Trilogia delle Erbacce”. Progetto che ha visto nel 2015 l’apparizione del libro “Cardiologia”, seguito nel 2016 dal capitolo finale intitolato “La Follia del Mondo”. Nel 2017, assieme alla scrittrice Morena Fanti, ha pubblicato il romanzo a 4 mani “L’ultimo giro di valzer”. Da questa esperienza è scaturito il libro “La scrittura a 4 mani”, dedicato a questo “particolare” modo di raccontare le storie. Sempre nel 2017 ha pubblicato l’ebook “La scrittura è difficile – Manuale controcorrente” (aggiornato nel 2018) dedicato a chi desidera avvicinarsi al mondo della scrittura ]

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