La missione alleata “Indelible” nella II Zona operativa savonese

Fonte: Wikipedia

La seconda missione del maggiore Vivian Johnston lo portò negli ultimi mesi della guerra in Liguria, nei pressi di Savona, per sostituire un ufficiale catturato dal nemico. Qui ebbe a che fare con i partigiani locali, soprattutto quelli appartenenti alla divisione Mingo e Viganò. La missione è molto breve. Resta attiva infatti poco più che un mese.
Racconti dal nascondiglio

Inglese di madre egiziana, Vivian Robert Johnston diventa Sottotenente dell’esercito nel 1941 e viene poi arruolato dal Soe (Special Operations Executive).
Nel marzo del 1944, ormai divenuto Tenente, viene paracadutato sull’Appenino Tosco Emiliano nell’ambito della missione “Envelope”. Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio prende contatto con i partigiani della Zona libera di Montefiorino; grazie alla sua azione gli aviolanci da parte degli Alleati aumentano notevolmente.
Dopo il rastrellamento di fine luglio 1944 viene promosso Capitano e si sposta stabilmente nel reggiano (facendo base a Ligonchio) dove opera la formazione di Carlo (don Domenico Orlandini), suo referente di fiducia. A dicembre dello stesso anno, assieme al Maggiore Wilcockson, convoca gli incontri di Gova e di Civago, dove interviene nella crisi in corso tra le formazioni partigiane, sostenendo le posizioni dei democratico-cristiani; viene così stabilito il nuovo assetto del Comando partigiano.
Nel gennaio del 1945 Johnston viene trasferito a Firenze e poi in marzo in Liguria, dove, nell’ambito della missione “Indelible”, collabora con la II Brigata Garibaldi nel savonese.
Insignito della Victoria Cross, termina il suo servizio nel 1947.
Resistenza Montefiorino

Il 4 febbraio 1945 nei pressi di [Cairo] Montenotte, e precisamente alla cascina Fià Sottana di San Bartolomeo del Bosco, giunge la “Missione Alleata” diretta dal Capitano Inglese Ballard, la quale prende contatti con la 2° Brigata Garibaldi “Mario Sambolino”, che si trova nella zona, e chiede di incontrarsi con i responsabili del C.L.N. e del C.V.L. savonesi. I componenti la missione sono: Maj. Johnston M.C. – Special Forcher (Inglese) Capitano Ballard (inglese) Offisiale Americons Harol (Smoky) L. Bolich 914 – O’Sullivan Driver – Los Angeles – Calif. St. Joseph E. Redemayer – 1018 E William St. – Decaliur [Decatur, Illinois] (U.S.A.) Pilot – Radiotelegrafist Sergent Tom (Inglese) Sergente Caj Sorensen (Danese) Soldato italiano Rozzio Pedro – Massimino Villa n. 15 – Bagnasco (Cn). Il Capitano Ballard cadrà in seguito prigioniero nella zona di Sassello.
Già dalla trascrizione dei nomi e nella mancanza di riferimenti archivistici si intuisce che si tratta di un documento trovato da qualche parte (vi sono gli indirizzi di casa dei componenti americani!) e il racconto dell’incontro altro non è che una testimonianza orale. Viene riportato che un membro della missione “con tutto il sussiego di un ufficiale di Sua Maestà Britannica”, disse a chiare lettere di aver già compiuto varie missioni nel nostro Paese e di avervi trovato partigiani “buoni” e “meno buoni”, dando ad intendere di ritenere che i loro interlocutori appartenessero alla seconda categoria. E che con altrettanta schiettezza il commissario “Nello” (Augusto Bazzino) gli illustrò le loro condizioni di vita, e lo invitò, di conseguenza, a provvedere. In seguito però la profonda diffidenza iniziale si stemperò progressivamente in un clima di buona collaborazione non esente da ricorrenti mugugni e sospetti… Attraverso l’analisi dei documenti conservati nei National Archives di Kew Gardens (Londra) si è potuto appurare che quell’incontro con gli agenti dello Special Operations Executive (SOE) a S. Bartolomeo del Bosco non è avvenuto il 4 febbraio ma il 7 aprile 1945, diciotto giorni prima della Liberazione. Tra i componenti dell’incontro descritto non poteva certamente esserci il Maggiore Johnston perché il 4 febbraio si trovava a Firenze, dopo aver comandato la missione “Envelope” sull’Appennino modenese, dal giugno al dicembre 1944, e la sigla M.C., non indica le iniziali dei nomi, significa che era stato insignito della Military Cross, il 15 marzo 1945, grazie “a gallant and distinguished services in the field ”. Johnston era in attesa di essere nuovamente paracadutato in zona di operazioni. Infatti il 23 marzo venne paracadutato nella zona del Monte Antola dove incontrò il Ten. Col. McMullen, dal quale ebbe l’incarico di contattare le formazioni partigiane del Savonese, incontro che avverrà il 7 aprile. Il 4 febbraio a San Bartolomeo del Bosco non poteva esserci nemmeno il Capitano Hugh Ballard (subito dopo promosso Maggiore), che nella vita civile era un allevatore rhodesiano, e non sudafricano come spesso è stato scritto, e che si trovava a Barbei, nei pressi di Ceva. Stava predisponendo la ricezione del lancio del Maggiore Adrian Hope, del Capitano John Keany (successivamente deceduti entrambi in Piemonte) e del Maggiore Max Salvadori Dalle informazioni contenute nel rapporto del Maggiore Ballard, redatto il 18 giugno 1945 sappiamo che nella metà di gennaio il capitano Irving-Bell, superstite della missione Clarion, raggiunse a piedi il quartier generale della sua missione, denominata “Corona”, nelle Langhe, che aveva sostituito la missione “Flap”. Vi rimase fino a quando il caporale Ashurst, operatore radio, venne paracadutato appositamente per lui, dopo di che partirono col sergente tecnico Bolick, USAAF, il Ten. Rodemaker, USAAF, il S/Sjt. [Staff Sergeant] Karl, USAAF, “Bert” e “George” due ex-prigionieri di guerra, e Cay Sorensen, un danese, per la provincia di Savona per portare a termine la sua missione: entrare in contatto con le formazioni partigiane savonesi. Giunsero nella zona di Ponzone tra le province di Savona e di Alessandria, di competenza della Divisione “Viganò”. La documentazione dell’Archivio Partigiano Ernesto, conservata presso l’Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Savona e recentemente messa a disposizione degli studiosi, ci permette di verificare che il tentativo di un incontro con i resistenti savonesi era stato fatto. L’11 febbraio il Comando Brigata d’Assalto Garibaldi “Mario Sambolino” inviava al Comando Operativo Sottozona di Savona la seguente relazione: “In questi giorni abbiamo preso contatto con la missione inglese per i lanci, composta da un cap[itano] Inglese, un sergente americano, un caporale inglese e tre italiani. Costoro hanno chiesto di parlar con noi per aver un indirizzo circa la zona nostra Tenendoci alle disposizioni da Voi emanate cerchiamo di sorvegliare il loro operato e nello stesso tempo li aiutiamo in tutto e per tutto. Il capo della missione ha esposto il desiderio di parlar con qualche responsabile del C.L.N. e noi abbiamo creduto opportuno chiamare l’ispettore Marcello [Mistrangelo Vincenzo], se Voi credete necessario insieme all’ispettore Marcello portereste uno del C.L.N. al quale il capitano desiderebbe parlare urgentementeBallard non ebbe mai contatti diretti con i resistenti savonesi. E’ probabile che Badarello e De Vincenzi abbiano scambiato “Ballard” con “Bell”, perché il capitano Colin Gordon Irving-Bell e gli altri componenti della sua missione: il ten. Rodemaker, il sergente maggiore Karl, il sergente tecnico Bolick, tutti e tre dell’aviazione americana, il caporale inglese Ashurst, operatore radio, “Bert” e “George” due ex- prigionieri di guerra, e il danese Cay Sorensen, si trovavano a Pian Lago nella zona di Ponzone, di competenza della Divisione “Viganò” e un contatto con i partigiani della “Sambolino” lo avevano avuto nella prima settimana di febbraio nella zona di Montenotte. Ma, come vedremo, questo incontro non porterà gli agenti del SOE a fare la conoscenza dei membri del CLN e del Comando Operativo savonese Il 27 febbraio 1945 Irving-Bell venne catturato durante un rastrellamento che 600 marò della San Marco effettuarono, affiancati da piccoli gruppi di tedeschi, partendo da Arenzano, Varazze, Sassello in direzione di S. Pietro e Martina Olba. Secondo la testimonianza di Oscar Barillari “Ruggiero”, commissario politico della “Viganò”, Irving-Bell avrebbe voluto unirsi ad una squadra di partigiani che stavano inseguendo i S. Marco ma trovatosi isolato era stato catturato. I particolari della cattura e del colloquio avuto col Gen. Farina, sono già stati pubblicati da Baldrati … 28 Febbraio 1945 – Ieri reparti del 5° Rgt. Fanteria in azione concomitante effettuavano rastrellamento nella segnata località: Olbicella, Pian Castagna, Urbe, Martina Olba, Piampaludo, impegnava, combattimento in località Urbe. Dopo due ore circa costringeva alla fuga un forte nucleo di ribelli sistemati in zona fortificata. – Nostre perdite: 2 morti, 5 feriti. Da parte nemica 5 morti, catturato un capitano inglese, 1 partigiano francese e 1 polacco. […] “[Diario del Gen. Farina] L’operazione intrapresa dal Colonnello SORDI con i suoi Reparti ha consentito raggiungere importanti risultati. Tutta la zona di Bric del Vento – Monte Tardia – Passo Fajallo – Bric del Dente – Acquabianca – Vara – Piampaludo – Veirera – Giovo è stata passata al setaccio. Buono il bottino e cospicua cattura di prigionieri tra i quali il Capitano di Sua Maestà britannica, Erving BELL, in missione tra le bande. […] un Capitano in uniforme che, rimasto isolato per abbandono dei partigiani, non ha opposto resistenza Antonio Martino, La missione alleata “Indelible” nella II Zona operativa savonese, ILSREC

Nel suo rapporto finale redatto il 9 giugno 1945 dopo lo scioglimento della Indelible del 20 maggio, Johnston racconta:
“Wygoda operava in un territorio molto difficile circondato da strade, ma con una copertura di vegetazione eccellente durante la primavera e l’estate. I loro problemi principali erano la scarsità di cibo, perché quella parte di Liguria è eccezionalmente povera, i mezzi finanziari e la carenza di aviolanci. I primi problemi sono stati risolti importando i prodotti alimentari dalle Langhe, un procedimento lungo e difficile, che non è stato agevolato a causa della aperta ostilità che esisteva fra Enrico e Mauri. Enrico e tutta la sua divisione erano decisamente comunisti e le loro relazioni con Mauri sono state sempre molto tese. Sebbene la Div. “Bevilacqua” fosse unanimemente riconosciuta come una buona formazione combattente, non era molto popolare con la popolazione locale a causa della sua crudeltà nei confronti delle spie o delle persone sospettate di appartenere ad un diverso colore politico, le sue requisizioni arbitrarie e le sue estorsioni di denaro per finanziare la divisione. Durante le prime conversazioni con Enrico, Johnston discusse di queste accuse, ma lui si difese dicendo che la divisione doveva vivere per continuare la lotta contro il nemico, e siccome lui non otteneva alcun rifornimento da parte degli Alleati era costretto ad arrangiarsi nel miglior modo possibile. Le operazioni offensive di maggior successo contro il nemico furono l’annientamento di circa 200 Alpini a Calizzano [in realtà furono 60 gli alpini della Div. Monterosa annientati il 25 novembre 1944] e di 70 Brigate Nere a Millesimo. La Divisione è responsabile di oltre 500 morti e 1.500 feriti. Il loro armamento consisteva prima di febbraio di armi nemiche catturate, in particolare fucili tedeschi e mitragliatrici leggere. All’inizio di febbraio, attraverso il Comitato Regionale di Genova, ottennero tre buoni aviolanci che fornirono circa 50 Brens e 150 Sten. Furono nuovamente accusati di aver rubato questi aviolanci predisponendo un diverso sistema di segnali luminosi ogni notte e sperando per il meglio.
Durante la visita Johnston e i suoi uomini furono molto impressionati dal loro costante stato di allerta e vigilanza e dalle numerose posizioni di mitragliatrici, che difendevano tutti gli accessi ai loro accampamenti. Il viaggio della missione alleata sarebbe stato impossibile, se una delle loro guide non fosse stato con loro e se non avessero, tramite del Comitato di Savona, avvertito Enrico del loro arrivo. La divisione aveva anche un servizio di staffette molto efficiente che li teneva in contatto costante con la Divisione “Bonfante”, le formazioni del Cap. Bentley, le Langhe, il C.L.N. di Savona e la Brg. “Sambolino”. Gli uomini di Enrico, a differenza di altre formazioni partigiane, vissero sempre in accampamenti sui monti.”
Nell’incontro vengono pianificate le azioni in vista dell’insurrezione del 25 aprile, ma i dati che il CLN di Savona sull’attività di anti-sabotaggio non arriveranno mai. Gli eventi successivi precipitano: il 25 aprile le truppe tedesche e italiane lasciano Savona verso Acqui e Alessandria, contemporaneamente le brigate della Divisione Bevilacqua scendono e trovano la città senza alcuna resistenza degna di nota, solo qualche cecchino che dalle soffitte spara. In quelle ore Johnston e gli uomini di INDELIBLE sono ad Acqui, seguono l’evacuazione delle nemico che si arrenderà a Valenza, sul Po. Il 26 aprile incontra il gen.Farina, comandante della Div.S.Marco, e gli chiede la resa inutilmente, ha dato la sua parola all’alleato germanico e per di più non crede che il giorno prima il gen. Meinhold si è arreso a Genova con tutta la sua guarnigione.
Il rapporto sulla INDELIBLE termina con alcune considerazioni su quanto sarà il futuro della situazione.
Antonio Martino, La resistenza savonese e le missioni alleate in Trucioli Savonesi

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