La Missione Papaya doveva avere contatti con Craveri, in Svizzera

Fonte: Sentieri Partigiani Valle Pellice

Nell’agosto ’44 erano attive ben 4 missioni italiane, con 13 agenti italiani; 9 missioni britanniche con 16 agenti britannici; 13 italiani in missioni britanniche. In Piemonte, le comandava il maggiore “Temple”, missione “Flap“. Cfr. M. BERRETTINI, op. cit., p. 38. “Temple” (Neville Darewsky), classe 1914, ufficiale dell’esercito inglese, morì il 15 novembre 1944 in un incidente a Marsaglia (CN). Era stato paracadutato tra le formazioni di Mauri il 6-7 agosto 1944. Ebbe importanti incontri con il Cmrp; a lui si deve l’idea della costruzione dell’aeroporto di Vesime (AT); qui giunsero Stevens e Ballard, gli ufficiali dello Soe che lo sostituirono. Marilena Vittone, “Neve” e gli altri. Missioni inglesi e Organizzazione Franchi a Crescentino, in “l’impegno”, n. 2, dicembre 2016, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia

Con la riorganizzazione delle operazioni italiane dell’OSS nella Compagnia D, e l’assegnazione dei servizi di informazione tattica alle unità aggregate alla 5^ ed 8^ Armata, il campo tattico del SI a Siena non era più indispensabile. Le tende furono smontate e il personale fu rimandato a Brindisi dov’era, invece, estremamente necessario. Il 7 settembre [1944], Salvatore Amodio, operatore radio della missione Fig riuscì ad attraversare le linee tedesche, presentandosi a rapporto al nostro comando. Amodio, un sottufficiale della Marina Italiana, era stato sbarcato dalla prima missione sottomarina, in gennaio. Il suo gruppo si era trovato esposto a continui attacchi da parte dei Tedeschi e dei partigiani di Tito. Alla fine gli Jugoslavi avevano arrestato De Baseggio e Bucalo, i comandanti della missione, perché operavano in zona senza il permesso del Maresciallo Tito.
Dopo esser stato ascoltato, Amodio fu subito assegnato come radiotelegrafista ad uno dei settori della missione Papaya che si stava organizzando per operare lungo il confine fra Italia e Francia. Quasi contemporaneamente Giansandro Menghi della nostra missione Youngstown, approdata alla costa ligure in marzo con una delle missioni marittime che il Capitano Bonfiglio guidava da Bastia, riuscì a sottrarsi al SD che lo aveva catturato. Attraverso la Riviera raggiunse la Francia, e durante la fuga fu capace di registrare con precisione le posizioni difensive del nemico da Rapallo fino a Ventimiglia. Nascose la mappa, insieme ad altre informazioni di vitale importanza, in una casa sicura, a Nizza, e fu quindi mandato a recuperarla insieme a Bonfiglio, cosa che fecero affrontando un viaggio non poco rischioso. Le informazioni furono trasmesse al G-2 della 7^ Armata che lodò la precisione con cui la mappa era stata redatta. Ritornato a Brindisi e fatto rapporto, Menghi partì per un’altra missione […] Max Corvo, La campagna d’Italia dei servizi segreti americani. 1942-1945, Libreria Editrice Goriziana, 2006, pp. 285,286

Una banda delle “Matteotti”, la VIII della IX Brigata, formatasi nella frazione Santa Maria, offrì importante supporto militare e logistico a una missione anglo-americana, denominata “Youngstown”. Composta di quattro ufficiali italiani che operavano per conto dell’OSS della V Armata statunitense e comandata dall’alessandrino Giansandro Menghi (“Capitano John”), la missione, che aveva base nella Cascina Girino, coordinò una serie di aviolanci per fornire ai partigiani attivi in zona armi, munizioni ed esplosivo. Nella valle tra Santa Maria e Cioccaro furono anche lanciate numerose fiale di penicillina, ancora sconosciuta in Italia. Il tenente Giancarlo Ratti era incaricato di tenere i contatti con la “Matteotti”. Della banda facevano parte una quindicina di uomini e una donna, la staffetta Carmelina Demaria. Il padre di chi scrive queste note, allora diciassettenne patriota dell’VIII Banda, fornì un eccellente posto di osservazione, su un bricco in territorio di Grazzano da cui si dominavano a 360 gradi tutti i paesi vicini. Nell’ambito della “Youngstown” fu più volte a Santa Maria un giovane albese ufficiale di collegamento della II Divisione autonoma “Langhe”. Allora lo si conosceva solo per la sua attività di partigiano, ma nel dopoguerra avrebbe scritto alcune delle pagine più significative della letteratura contemporanea: si chiamava Beppe Fenoglio.
Alessandro Allemano, Vicende della resistenza nella zona di Moncalvo in Temi di storia, 8 marzo 2017

Vignale Monferrato (AL) – Fonte: Wikipedia

La puntuale analisi, qui compiuta, dei documenti, delle mappe, degli appunti e dei disegni lasciati da Giancarlo Ratti attorno al periodo 1943-1945 offre molte conferme e inediti inattesi […] Fra gli inediti: il materiale documentale qui analizzato rivela come le missioni alleate dell’OSS si collegarono direttamente con agenti del SIM o degli Uffici I dell’Esercito o dell’Aeronautica per raccogliere informazioni, controllare i movimenti nel porto di Genova e lungo tutta la costa ligure, nei tratti fra Genova e La Spezia, fra Genova e Ventimiglia […] Dopo la prima fase di intelligence ligure, Ratti si recò per un nuovo addestramento a Grottaglie e Ostuni, a Brindisi. Divenne, infine, comandante di una seconda missione militare americana Youngstown, paracaduta nel Monferrato il 4 novembre 1944 fra le colline di Altavilla Monferrato e Vignale, con un volo aereo decollato da Brindisi. Si trattava dell’operazione Melon, sempre italo-americana, disposta dall’OSS. Ratti riuscì, in una fase successiva, ad allestire contatti giornalieri con una radio a Torino e una a Milano. Sergio Favretto, Con la Resistenza. Intelligence e missioni alleate sulla costa ligure, Seb27, Torino, 2019, pp. 12-25

Nizza – Fonte: Wikipedia

Nascose [Menghi] la mappa, insieme ad altre informazioni di vitale importanza, in una casa sicura, a Nizza, e fu quindi mandato a recuperarla insieme a Bonfiglio, cosa che fecero affrontando un viaggio non poco rischioso. Le informazioni furono trasmesse al G-2 della 7^ Armata che lodò la precisione con cui la mappa era stata redatta. Ritornato a Brindisi e fatto rapporto, Menghi partì per un’altra missione, nell’area di Genova, mentre al Capitano Bonfiglio veniva affidato un importante ruolo nella missione Papaya i cui compiti includevano la creazione, alla frontiera, di un punto di raccolta dei rifornimenti.
La costruzione di un deposito di scorte stava molto a cuore allo Stato Maggiore Generale italiano. Il 12 settembre mi arrivò un promemoria del Colonnello Agrifoglio che ribadiva l’importanza dell’operazione:
Con l’avvicinarsi dell’inverno riteniamo opportuno accelerare la fornitura di sci e di scorte per le formazioni di patrioti che operano in Piemonte. Riveste particolare urgenza la richiesta di 150 paia di sci e 200 paia di scarponi da neve che si trovano presso i nostri comandi in Italia.
Come già d’accordo, la esorto a far presente a AFHQ la necessità di autorizzare l’uscita di tale materiale dai nostri magazzini, ed il trasporto dello stesso all’OSS perché venga trasferito alla zona di operazione.
Il Capo del Servizio
Pompeo Agrifoglio

Questa richiesta sarebbe rimasta inevasa per un po’ in quanto stavamo appena costituendo la missione Papaya, con rappresentanti delle varie branche dell’organizzazione che rispondevano ai nostri ordini.
L’ambito operativo della missione fu ulteriormente allargato a coprire varie situazioni che si sarebbero potute verificare nell’Italia Nord-occidentale: fra l’altro anche la liberazione finalee l’ amministra:lione prov­ visoria del triangolo industriale dell’Italia.
Un ultimo incontro decisionale si tenne a Caserta: all’ordine del giorno gli obiettivi della missione. Erano presenti all’incontro il Colonnello Glavin, il tenente Colonnello Bill Maddox, il Tenente Colonnello David Rosen, il Comandante Tenente Milton Katz, il Tenente Colonnello Weil, il Maggiore Norman Newhouse, il Maggiore Bill Suhling, il Maggiore Max Corvo. Il piano operativo ed i suoi obiettivi furono approvati ed il Colonnello Davis fu invitato ad organizzare il trasporto fino ad Annecy, in Francia. Secondo il piano, la missione avrebbe fissato una sua base temporanea a Abries o Aguilles, attendendo di potersi mettere in contatto con Renato [Riccardo Vanzetti], informato delle nostre intenzioni. Renato era l’assistente del capo della nostra missione Orange ed al tempo stesso uno dei capi partigiani più eminenti nella Val Pellice. Max Corvo, Op. cit., pp. 286, 287

Il primo attacco contro la Linea Gotica fu condotto a partire dal 10 settembre [1944] e portò alla cattura dei passi del Giogo e della Futa. Esso era stato preceduto dagli attacchi dei reparti della Resistenza operanti sull’Appennino. Non appena liberato dalla prigione di San Giorgio, il comandante Alberto Brofferio (139) divenne il coordinatore del gruppo così formatosi, incarico che mantenne fino alla liberazione di Lucca (5 settembre 1944). Poco dopo furono liberate Pistoia
(8 settembre) e Pisa (20 settembre 1944). Nella zona di Lucca, a Unghialcaldo, i tedeschi fucilarono, il 20 settembre 1944, il capitano di fregata Umberto Patris. Il 7 settembre l’operatore radio della missione Fig, Salvatore Amodio, attraversò a piedi le linee tedesche e raggiunse il comando alleato, informando che i suoi capi, De Basseggio e Bucalo, erano stati arrestati dai partigiani di Tito e dai tedeschi. Nello stesso periodo era sorta un’altra necessità legata al progredire delle operazioni: quella di fornire informazioni sulle forze tedesche che operavano a cavallo delle Alpi occidentali per coordinare l’azione dei partigiani italiani del Piemonte occidentale e quella dei “maquis” francesi. Fu quindi organizzata una complessa missione (Papaya) che si articolava in quattro gruppi:
Papaya 1 – guardiamarina David Peck; un civile, Berruti; il radiotelegrafista Duro; un soldato italiano, Longo;
Papaya 2 – maggiore US John Tozzi; tenente Milton Wolf; David Colin, sergente La Gatta; radiotelegrafista Salvatore Amodeo;
Papaya 3 – capitano US Joseph Bonfiglio; Cosenza, sergenti US Chester Maccarone e De Tiberia;
Papaya 4 – da infiltrare per il reparto del tenente Goff, che doveva entrare in Piemonte per operare con una formazione comunista, Petroni, Rossi e Dariot.
La missione doveva avere contatti con Craveri (*) , in Svizzera, e con il tenente dell’aeronautica Riccardo Vanzetti, Renato, un uomo di Boeri. Il 28 settembre la missione lasciò Siena giungendo nel pomeriggio ad Annecy. Una parte procedette per Grenoble e una parte per Guillestres. Venuto a mancare il previsto contatto, Renato Tozzi assieme al suo gruppo e a Peck e Berruti, decise di procedere verso il confine per raggiungere la Val Pellice. Il due ottobre la radio di questo gruppo, Logan, attuò il primo collegamento con il comando alleato. Un altro messaggio giunse il giorno dopo, poi più niente. Il 16 la missione Strawberry avvertì che una missione di cinque americani era stata
catturata dai tedeschi. In effetti il gruppo aveva attraversato il confine il 9 ottobre e aveva avuto uno scontro a fuoco con un reparto tedesco ed erano stati catturati; mentre venivano portati a Saluzzo la colonna fu attaccata, con esito negativo, da un gruppo di partigiani. Aveva così termine l’azione di Papaya 2. Papaya 1 e 3 operarono con successo. Giuliano Manzari, La partecipazione della Marina alla guerra di liberazione (1943-1945) in Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Periodico trimestrale – Anno XXIX – 2015, Editore Ministero della Difesa (139) Il capitano di fregata Alberto Brofferio era stato destinato al Balipedio di Viareggio, città nella quale risiedeva. Subito dopo l’armistizio si mise a disposizione del C.L.N. e contribuì a organizzare la resistenza armata, raccogliendo armi e munizioni, creando bande, distribuendo denaro e viveri. Successivamente si adoperò nell’opera di collegamento fra le varie bande della costa, della valle dell’Arno e per attuare il collegamento con le unità operanti in Piemonte e con gli Alleati. Iniziò anche la raccolta delle informazioni sugli apprestamenti difensivi che i tedeschi andavano costruendo per dar vita alla Linea Gotica. Sorvegliato strettamente, fu arrestato il 28 ottobre 1943, assieme all’ammiraglio di squadra Ettore Sportiello, che risiedeva, come lui, a Viareggio. Appena rilasciato, riprese l’attività organizzando attacchi e sabotaggi nella zona Carrara-Viareggio. Brofferio fu di nuovo arrestato il 18 gennaio 1944 ma, liberato, riuscì ad attuare, con l’aiuto del capitano di porto Riccardo Rangoni, il collegamento radio con la 5a Armata. Liborio Guccione (Missioni “ROSA”-“BALILLA” Resistenza e Alleati) attribuisce a Brofferio la distruzione, il 19 gennaio, del poligono del Balipedio, con sette morti. I
tedeschi e i fascisti ritennero che si fosse trattato di un incidente. La sua abitazione era ora strettamente sorvegliata, ma i carabinieri, cui era affidato il servizio, gli lasciarono ampia libertà. Il 5 marzo fu arrestato (assieme ad altri 70 sospettati) per la terza volta, finendo per collezionare quasi cento giorni di carcere. Con l’aiuto di compiacente personale della
questura di Lucca si fece trasferire in un ospedale, dal quale fuggì per assumere il comando delle formazioni partigiane che operavano tra il fiume Serchio e le Alpi Apuane, a sud di Gallicano, fino alla liberazione della Versilia (settembre 1944). Fra i suoi collaboratori vi erano ufficiali e sottufficiali dell’Esercito e un impiegato dell’Arsenale della Spezia, Mario Lena, fucilato per la sua attività partigiana. Il 5 aprile 1945, mentre si trasferiva in auto da Firenze a Lucca, per incontrarsi con elementi della Resistenza, il comandante Brofferio morì in un incidente automobilistico.

(*) Le azioni in appoggio della Resistenza, in fase di iniziale organizzazione, non rientravano nei piani dei servizi alleati. Invece il S.I.M. aveva interesse a che fossero appoggiate le organizzazioni “militari” nate dallo sbandamento dei reparti delle Forze Armate e che costituivano una forte opposizione alla tendenza in atto, nel nascente movimento partigiano italiano che andava assumendo connotazioni sempre più politiche di tipo comunista anti-monarchico. Il reclutamento del personale per i Servizi alleati avvenne direttamente oppure, in particolare per quanto si riferisce al personale militare, attraverso il S.I.M. o, a Napoli, attraverso una organizzazione messa in piedi, ai primi di novembre, da Raimondo Craveri, Mondo, genero di Croce, che si definiva Organizzazione Resistenza Italiana (ORI). Tale organizzazione raggiunse un accordo con l’O.S.S. in una apposita riunione che si tenne ad Algeri a fine settembre 1943. Fra i primi ad aderire vi fu il sottotenente medico di Marina Enzo Boeri, Giovanni, figlio di un ex deputato antifascista, che all’armistizio si trovava a Napoli. Giuliano Manzari, Op. cit.

Prima della partenza per la Francia furono organizzate intense sessioni di addestramento e istruzione, ed io provvidi al briefing finale a Siena. Il 28 settembre [1944] il gruppo partì in base agli ordini del Generale Lyman Lemnitzer [uno dei responsabili inviati a negoziare con i fascisti italiani durante l’Operazione Sunrise e la resa tedesca nel 1945], ed arrivò ad Annecy il pomeriggio dello stesso giorno. Craveri fu accompagnato immediatamente al confine svizzero a prendere possesso della sua nuova centrale di collegamento con il CLNAI e con l’OSS/Svizzera: la posizione doveva inoltre consentirgli una maggior vicinanza con le missioni ORI di Milano e Torino. Il gruppo Goff cercava di infiltrarsi in Piemonte per raggiungere una delle formazioni comuniste e si mise al seguito del Tenente Milton Wolf, ma quando il gruppo decise di infiltrarsi in borghese, il Tenente tirò dritto per Grenoble. Gli altri membri della missione ottennero aiuto dalle FFI per raggiungere la loro destinazione di Guillestre. Faceva molto freddo e il Capitano Bonfiglio si mise alla ricerca di abiti pesanti e razioni alimentari per i membri della missione che si trovavano in un’area assediata dalle bufere dell’inverno incipiente. Sebbene l’OSS avesse una sua stazione ad Annecy, questa non era stata avvisata dell’arrivo del gruppo, e Bonfiglio dovette quindi proseguire fino al magazzino rifornimenti di Lione. Quando vi arrivò apprese che il deposito era stato trasferito a circa 200 miglia di distanza. Quando finalmente Bonfiglio ritornò dai suoi, il Maggiore Tozzi ed i membri del gruppo Papaya 2 erano partiti con quattro guide alla volta della Val Pellice. Faccevano parte del gruppo il Guardiamarina Peck, il soldato semplice Berruti e l’operatore radio-telegrafista Sal Amodeo. Tozzi aveva fatto varie indagini in merito alle guide che Renato gli aveva inviato per scortare la missione. Casualmente, una delle staffette di Renato (Guy Giovanni) che si trovava in zona e rispondeva alla descrizione di una delle guide era in realtà venuto a consegnare un pacco e non come guida per la missione.
La decisione di Tozzi di procedere senza indugio era in un certo senso strana, in quanto Logan, la sua radiotrasmittente, era entrata in onda il 2 ottobre con il seguente messaggio:
Arrivati a Aguilles. Niente Renato. Abries rasa al suolo. Tutti i valichi per l’Italia chiusi. Informate Renato della nostra presenza. Può raggiungerci via Comando francese. Abbiamo un contatto con Sisteron? A che punto è la squadra Youngstown?
Il 3 ottobre ci giunse un secondo messaggio:
Tedeschi molto attivi qui vicino. Ci spostiamo a Guillestre. Abbiamo molto bisogno di vestiti caldi“. […] Salvatore Amodeo raccontò l’intero episodio nel suo rapporto: “[…] La frontiera era circa due chilometri alle nostre spalle quando sentimmo parlare in Tedesco. Una batteria di artiglieria tedesca era a circa 500 metri da noi. Ci nascondemmo dietro una roccia per prendere una decisione, mentre la nebbia cominciava a diradarsi velocemente. La situazione era critica: non potevamo tornare indietro, perché i Tedeschi ci avrebbero visti, ma non potevano nemmeno andare avanti. Decidemmo pertanto di restare fermi sperando che i Tedeschi non vedessero le nostre impronte nella neve. Alle 13 i Tedeschi fecero fuoco contro di noi con il fucile mitragliatore, ferendo una delle guide. La nostra sola alternativa era rispondere al fuoco, e ci mettemmo a sparare. Rimasero uccisi una delle nostre guide ed un Tedesco, e le munizioni erano agli sgoccioli. Intendevamo resistere fino all’arrivo della notte, e le guide tornarono indietro per accertarsi che i Tedeschi non cercassero di sorprenderci al fianco. Non riuscendo nel loro compito, fuggirono mentre noi continuavamo a combattere. Alle 17:30 eravamo completamente circondati dai Tedeschi che ci chiedevano la resa. Poiché non avevamo più munizioni ci arrendemmo. Il giorno successivo ci trasferirono a Saluzzo. Lungo la strada il convoglio tedesco fu attaccato da un gruppo partigiano italiano, ma purtroppo l’attacco fallì“. La missione Papaya 2 si trovava dunque in mani nemiche, accusata dal tribunale tedesco di spionaggio anche se tutti gli uomini erano regolarmente in divisa. Le missioni Papaya 1 e Papaya 3, invece, continuavano a lavorare agli ordini del Capitano Bonfiglio, portando a termine con successo la missione (ICU) loro assegnata, e contribuendo a salvare la vita di molti soldati alleati e a cacciare i Tedeschi dall’area […] Il Maggiore Joseph Bonfiglio, che aveva assunto il comando della missione Papaya quando il primo segmento della missione era stato catturato dai Tedeschi, in gennaio [1945] cominciò a rifornire i partigiani via terra.

Annecy – Fonte: Wikipedia

Con l’aiuto del Tenente Colonnello Carlos Baker, capo dell’OSS ad Annecy, furono reperiti armi e rifornimenti, e le prime formazioni partigiane della valle di Bardonecchia, composte da esperti alpinisti sciatori, attraversarono le montagne entrando in Francia per ritirare le scorte. Bonfiglio mandò anche una pattuglia di soldati francesi incontro agli uomini della missione Orange, ma questi purtroppo mancarono all’appuntamento. Al ritorno la pattuglia francese ed i nostri uomini della squadra Papaya incapparono in uno scontro a fuoco con un gruppo di ricognizione tedesco. I nostri catturarono vari prigionieri ed uccisero sei Tedeschi, senza subire alcuna perdita. Per rafforzare l’unità di Bonfiglio sulle Alpi il Colonnello Agrifoglio del SIM accettò di mettermi a disposizione due ufficiali degli Alpini esperti del territorio. In gennaio i due ufficiali furono mandati in Francia agli ordini di Bonfiglio […] All’inizio di marzo, dunque, l’OSS Italia era pronto non solo a continuare il suo lavoro di spionaggio e coordinamento operativo delle forze clandestine, ma era anche in grado di mettere a disposizione personale e conoscenze per facilitare il passaggio del potere dal nemico alle autorità provvisorie, alleate ed italiane, che avrebbero assunto il potere. Max Corvo, Op. cit., pp. 287, 288, 289, 290-325-337

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