L’aviere Arduino Bizzarro, martire della Resistenza

Arduino Bizzarro – Fonte: Magazine Italia

Il 16 febbraio 1945 una pattuglia di quattro uomini, della Garibaldi, denominata “squadra volante”, in servizio di perlustrazione alla stazione ferroviaria di Serralunga di Crea, sulla strada Casale-Asti, intercettò uomini e due camion della Brigata Nera di Casale. Si sparò ripetutamente. Le forze erano diseguali. Nel conflitto a fuoco cadde ferito gravemente Arduino Bizzarro. Catturato e interrogato, venne poi fucilato sul posto.
Per rievocare l’episodio, il fratello Andino Bizzarro mi riceve nella sua villetta di Casale Monferrato, alle pendici di Salita S. Anna. Ci conosciamo da decenni, per i comuni interessi alle vicende storiche e resistenziali, ma soprattutto per i ruoli pubblici svolti nel consiglio comunale e nel Comitato Unitario Antifascista.
Nella sua abitazione, tutto è curato, tutto appare armonico e discreto.
Dopo pochi attimi, aperta l’anta del mobile, posati tre fascicoli sul tavolo, si entra nel vivo di un ricordo appassionato, profondo: la figura del fratello Arduino, ferito, catturato, interrogato e fucilato a 22 anni dai fascisti di Casale, a Serralunga di Crea.
Mi porge alcune foto del fratello; cadono le prime lacrime, con emozione. Trattengo tra le dita ed osservo la foto di Arduino, a cavallo della bici per la distribuzione delle verdure:
“Vedi – chiarisce subito – mio fratello lavorava come garzone addetto ai clienti, presso il magazzino di ortofrutta dei Fratelli Sassone, nel ghetto di Casale. Era nato ad Adria (Rovigo), il 27 gennaio del 1923, da Giuseppe Bizzarro e Roma Agnese. La nostra famiglia era altresì composta dalle sorelle Caterina, Vittorina, Maria e dal fratello Vittorino.
Lasciarono il Polesine del ’27. Chiamato alla leva nell’aeronautica, Arduino, dopo alcuni passaggi ad Asti e nel Casalese, abbandonò l’esercito dopo l’armistizio dell’8 settembre.
In casa, ricordo che si parlava di come reagire, di cosa fare. Vi erano contatti con alcuni operai del setificio Maniseta, fabbrica in via Negri. Mio fratello s’inserì in un gruppo di giovani che intendevano partire per la montagna, per Arcesa, in Brusson di Val d’Ayas. Si diedero appuntamento in piazza Statuto, di fronte alla chiesa dell’Addolorata. Ricordo che mi salutò, con sorriso. Si trovarono in trenta.
Ad Arcesa, tra il 12 e il 13 dicembre 1943, i partigiani subirono un attacco. Morì il casalese Giuseppe Carrera. In occasione del funerale, celebrato a Casale, Arduino Bizzarro ed altri partigiani furono catturati dalle Brigate Nere. Patì otto mesi di carcere fra Casale, Alessandria, Aosta e le Nuove di Torino.
Il 18 gennaio 1944, il gruppo di partigiani catturati e reclusi per settimane a Casale, venne trasferito alle carceri di Alessandria: Federico Barbesino, Luigi Novarese, Leo Garavello, Giuseppe Pedrazzetti, Ettore Morano, Pietro Buscaldi, Giuliano Degiovanni, Angelo Merlini, Giovanni Morano, Luigi Coppo, Giacinto Frediano, Arduino Bizzarro, Luigi Borla e Giovanni Franco.
Mio fratello venne accusato, con gli altri, di essere l’autore di scritte murali infamanti.
Riuscì ad evadere, raggiunse i suoi amici partigiani nella Brigata Garibaldi, operante fra le colline del Monferrato.
Spesso era l’autista della ‘Squadra Volante’ della Brigata Piacibello, impegnata in rapide perlustrazioni, con Zanzottera Pietro (detto Milan), Trombin Almerino, Musco Marcello, Deambrogio Giuseppe”.
Bizzarro si emoziona, la lingua è più veloce del pensiero. La voce esita, ma poi continua a raccontare:
“Il 16 febbraio 1945, mio fratello e quattro partigiani procedevano sulla balilla in dotazione, all’altezza della stazione Serralunga di Crea. Qui, durante una sosta, vennero affrontati da una sessantina di militi della Brigata Nera di Casale.
Completamente accerchiati, mio fratello fu gravemente ferito, rimase privo di sensi a terra, per una mitragliata al ventre. Gli altri partigiani, benchè feriti, riuscirono a fuggire.
Mio fratello fu interrogato, rispose gridando ‘W l’Italia Libera’. I fascisti lo colpirono con un pugnale, più volte, alla gola e negli occhi.
Ricordo che quando a mia sorella venne permesso di vedere la salma, gli occhi erano coperti da foglie per evitare l’atroce riscontro.
Sulla salma, i fascisti posero un foglio di cartone, con una scritta fatta con il suo sangue ‘Così muoiono i banditi’”.
Il comandante Carlo Corino, in una testimonianza scritta depositata in Fondo ANPI di Casale Monferrato, ricorda come dovette correggere il volto sfigurato di Bizzarro, con cera liquida, per evitare una crudele sorpresa ai famigliari.
Con Bizzarro, a Serralunga, vi era anche il balzolese Peppino Deambrogio. Riuscì a salvare un compagno ferito, caricandolo sulle spalle fino a Ponzano, dove venne curato da un medico genovese sfollato.
Il mio narratore, emozionato, è molto esplicito:
“Mio fratello non fu il solo eroe, ma tanti giovani e generosi partigiani diedero la vita, compirono atti coraggiosi, per costruire un futuro diverso. Voglio ricordare Oreste Rossi, Italo Rossi, Franco Bruno Rossi, Giancarlo Venier, Rossi Innocenzo, Ramezzana, Barbesino, la banda Tom (li vidi sfilare sulla neve in via Roma), la banda dei Lenti”.
Il Presidente della Repubblica, con proprio decreto del settembre 1984, riconobbe all’aviere Arduino Bizzarro la medaglia d’oro al valor militare alla memoria, proprio per i fatti resistenziali compiuti.
Sergio Favretto, Resistenza e nuova coscienza civile. Fatti e protagonisti nel Monferrato casalese, Edizioni Falsopiano, Alessandria, 2009
[alcune altre opere di Sergio Favretto: Il papiro di Artemidoro: verità e trasparenza nel mercato dei beni culturali e delle opere d’arte, LineLab, Alessandria (2020); Con la Resistenza. Intelligence e missioni alleate sulla costa ligure, Seb27, Torino, 2019; Una trama sottile. Fiat: fabbrica, missioni alleate e Resistenza, Seb27, 2017; Fenoglio verso il 25 aprile, Falsopiano (2015); La Resistenza nel Valenzano. L’eccidio della Banda Lenti, Comune di Valenza (2014); Giuseppe Brusasca: radicale antifascismo e servizio alle istituzioni, Atti convegno di studi a Casale Monferrato, maggio 2006; Casale Partigiana, Libertas Club (1977)]

Fonte: Sergio Favretto, Op. cit.

Arduino Bizzarro nacque in provincia di Rovigo il 27 gennaio 1923. Nel ’27 lasciò il Polesine con la famiglia e si trasferì a Casale Monferrato, lavorando come garzone presso un commerciante. Chiamato alle armi per il servizio di leva, fu assegnato alla R. Aeronautica. Dopo l’armistizio del 1943 si aggregò subito ad una delle prime formazioni partigiane sorte nell’Alessandrino. Fu ucciso da militi della Brigata Nera quando Bizzarro, con una piccola squadra di patrioti della 79ma Brigata Garibaldi, si scontrò con un grosso distaccamento fascista a Madonnina di Crea. Colpito al ventre da una scarica di mitra, venne interrogato ormai in gravi condizioni: rifiutatosi di collaborare, lo pugnalarono sadicamente alla gola e agli occhi. Nel giugno 1989 la città di Adria (Rovigo) dedicò una via in suo nome, mentre il 4 maggio 1996 alla Reggia di Caserta l’82° Corso Allievi Sottufficiali dell’Aeronautica Militare fu intitolato all’aviere Arduino Bizzarro.
A Serralunga di Crea commemorazione di Arduino Bizzarro, il partigiano e Medaglia d’oro al Valor Militare, LRM.net, 14 febbraio 2018

Fonte: Magazine Italia

[…] La Madre disse in un’occasione pubblica quando le mostrarono una foto della tomba del figlio:
Ecco vedete? Quella in centro sono io. Si proprio quella vestita di nero con quel fazzoletto in testa da contadina che ha in bocca sempre e solo la fame. Sembro una vecchia ma in quella foto ho solo quarantacinque anni. E quello è l’aspetto migliore che potessi mai avere per il funerale di mio figlio. Mio figlio si, morto ammazzato a 22 anni, in una guerra che non era più una guerra. La guerra!Provate a chiedere alle donne come me cos’è la guerra e forse avrete risposte che non vi aspettate. La guerra è cercare disperatamente ma ostinatamente la tomba di un figlio, e magari non trovarla per poi scegliere una croce senza nome e convincersi che quella è la tomba che ora custodisce il suo corpo. Una tomba senza nome: la crudeltà della guerra eccola qua: costringere donne come me a convincersi che la vita deve continuare. E la vita, certo, continua. Ma non come prima. E come possibile, con quel peso nel cuore che molti scambiano per odio, ma che non è altro che un fardello pesante, una condanna che spinge per tutto il resto della nostra vita a raccontare a chiunque tu incontri la storia ingiusta che ha portato alla morte un figlio destinato alla vita. Chiedetelo a noi cos’è la guerra. Chiedetelo a noi cos’è la libertà. Si la libertà. Sento dire che è una parola vuota, questa libertà in nome della quale hanno combattuto i ragazzi come il mio. Certo è vuota fino a che rimane astratta.
Astratta come tutte le parole che vengono pronunciate ma non vengono vissute. Quando qualcuno afferma che quella che si combatte è una guerra giusta non fa che pronunciare una frase astratta, vuota, insensata. Si proprio senza senso. Perchè comunque non è una frase qualunque, diventa un ordine e allora si rivolge a ciascuno di noi, e allora quella frase significa ‘è giusto che tu muoia’ è giusto che tu, e tu, e tu, e tu, andiate a morire uccidendo altri ragazzi come voi”. Anche la libertà è una parola astratta fino a quando non la vivi concretamente sulla tua pelle. Essere liberi, liberi di non dover rimpiangere, liberi dai rimorsi, liberi di non dover maledire. Liberi dalla guerra, liberi dalla violenza. Sapete quale è stato il primo gesto rivoluzionario, qua in città, dopo la caduta del fascismo nel ‘43, il primo atto ribelle che fece infuriare i nazifascisti? Scritte anonime sui muri che invocano “pane e pace”. Non è astratta l’invocazione al pane, perchè chiedi semplicemente di avere quel giorno, e poi il giorno dopo, e poi ancora tutti i giorni a venire, un pezzo di pane per sopravvivere, e non è astratta l’invocazione alla pace, perchè chiedi per quel giorno e per tutti i giorni a venire soltanto di vivere e di non morire. Ecco cos’è la libertà. Liberi dalla guerra e dalla violenza. La violenza. Non potete negare che io non l’abbia conosciuta. Ma vi dirò di più. La violenza che ho conosciuto io, quella del corpo sbrandellato e abbandonato di mio figlio, è la violenza più immediata e più evidente. E se volete eccezionale. Ma la violenza è anche vivere nella miseria. Mendicare un pezzo di pane.
Umiliarsi giorno dopo giorno per sbarcare il lunario. Violenza è dire sempre signor sì, imparare a memoria – come materia scolastica obbligatoria – che c’è uno che comanda e che ha sempre ragione e che il dovere di ogni italiano è quello di essere fascista. Fascista per dovere. Capite cos’è la violenza? Violenza è finire in galera solo per aver sussurrato di non essere d’accordo. Violenza è prendere le madri se non puoi prendere i figli ribelli, caricarle su dei camion e costringerle in cella e in cella portarle allo stremo, fino ad arrivare a pregare Dio con tutto il tuo cuore che tuo figlio si arrenda, si faccia arrestare, umiliando le proprie idee, perchè arrivi a pensare che in quel modo, lui si possa salvare. Lo so, non è giusto. Ma io ho cercato di riprendermelo, quel figlio che se ne era andato per combattere coi partigiani. Fio girato per le colline qua attorno, di cascina in cascina, cercando notizie, mendicando aiuti. E infine lo abbiamo rivisto, infreddolito e infangato. Ma non c’è stato verso di riportarlo a casa. E’ stato quello il nostro ultimo incontro. E poi l’ho rivisto così… Con quel cranio fracassato nelle orbite degli occhi. Ed è da quel giorno che anche i miei occhi hanno come due orbite vuote.”
Il ricordo del giovane partigiano è ancora molto vivo nella zona e nel 2001, sul luogo del suo sacrificio, per iniziativa dell’Istituto del Nastro Azzurro, è stata posta una nuova lapide che reca inciso:
«La giovinezza ventiduenne/ medaglia d’oro al valor militare/ ARDUINO BIZZARRO/ aviere/ partigiano della 79° Brigata Garibaldi/ veniva barbaramente sacrificata/ il 16 febbraio 1945/ perché la libertà e la giustizia/ non fossero più nomi vani/ ma insopprimibile diritto di popolo – Il comune di Serralunga di Crea pose/ perché sia ricordato/ l’olocausto ed il monito»
Medaglia d’oro al valor militare Motivazione:
«Subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, si schierava a fianco dei patrioti per concorrere validamente alla lotta contro l’oppressore germanico pel l’affermazione del più importante diritto di ogni popolo: la libertà. Catturato e costretto a subire il peso della dura prigionia nelle carceri di Casale Monferrato, Alessandria, Aosta e Torino, riusciva ad evadere e con i reparti della Brigata «Garibaldi» operante nel Monferrato, partecipava a tutte le operazioni più importanti e più rischiose. Nel corso di una operazione, accerchiato da un forte ed agguerrito contingente nemico ed in difficile situazione, incitava i suoi compagni d’arme a porsi in salvo, fornendo mirabile esempio di altruismo, di ardore combattivo e di eroismo. Stroncato dal fuoco avversario e finito con pugnalate alla gola ed agli occhi, moriva al grido di “Viva L’Italia”. Madonnina in Comune di Serralunga di Crea (Alessandria), 16 febbraio 1945.»
16 febbraio 1945: I fascisti assassinano il partigiano Arduino Bizzarro, Magazine Italia, 17 febbraio 2019

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