Le peripezie di un patriota azionista, la Missione Law, i partigiani, gli alleati

documento rinvenuto a cura di Giuseppe “Mac” Fiorucci in preparazione del suo Gruppo Sbarchi Vallecrosia [Partigiani del mare]

Già vicino agli ambienti di Giustizia e Libertà durante gli studi universitari, Eros Lanfranco nei primi anni Quaranta entrò in contatto con elementi del neonato Partito d’azione e dopo il 25 luglio 1943 venne chiamato a rappresentare il partito nel Comitato dei partiti antifascisti di Genova. Dopo l’8 settembre fu tra i fondatori del CLN Liguria, e a partire dal mese di ottobre entrò a far parte anche del suo Comitato militare. Contemporaneamente Lanfranco fornì un contributo prezioso nell’organizzazione delle prime bande di Giustizia e Libertà nella regione e svolse un ruolo importante nell’ambito di quella missione Law – sbarcata a fine settembre presso Cavi di Lavagna e composta da Guglielmo Steiner, Fausto Bazzi e Guido De Ferrari – che rappresenta il primo contatto operativo tra partigiani e alleati. Padri e Madri della Libertà

Tanta tempestiva alacrità avrebbe prodotto a breve la prima (in assoluto) operazione congiunta di intelligence tra le forze alleate e il movimento partigiano dell’Italia del nord: quella missione Law che avrebbe consentito a due ardimentosi, Guglielmo Steiner (Mino) e Fausto Bazzi, entrambi addestrati frettolosamente ad Algeri dal Soe britannico (Special operations executive) e dall’Oss americano (Office of strategic services, precursore dell’odierna Cia), di sbarcare dal sommergibile britannico Hms Sykle sulla spiaggia di Cavi di Lavagna ai primi di ottobre del ’43 muniti d’un apparecchio ricetrasmittente consegnato infine, dopo rocambolesche avventure, al referente ligure della missione, il genovese Piero Caleffi, a sua volta a stretto contatto sia con l’organizzazione Otto di Ottorino Balduzzi sia con gli esponenti milanesi della cospirazione di matrice azionista e giellista facente capo a Ferruccio Parri. Vittorio Civitella, Zolesio e l’opera di intelligence di Fellner e Unger di Löwenberg, in STORIA E MEMORIA, I.L.S.R.E.C., anno XXV, N. 2/2016

Raggiungiamo Bari, poi Napoli, da poco liberata e con altri venti antifascisti, alla testa dei quali era Raimondo Craveri e l’appoggio di Benedetto Croce, costituiamo l’O.R.I. (Organizzazione della Resistenza Italiana) che a sua volta viene accolta dall’O.S.S. (Servizio Segreto Americano) e dopo un accelerato corso di formazione divento agente del servizio strategico americano e ufficiale di collegamento tra l’esercito alleato e le formazioni partigiane del nord. Durante i venti mesi della Resistenza svolgo quattro missioni in territorio nemico.
Ennio Tassinari su Patria Indipendente, 23 luglio 2006, p. 30

I primi suggerimenti di costituire legioni volontarie combattenti con bandiera italiana accanto agli alleati erano stati dati al generale americano William Donovan, capo dell’O.S.S. (Office of Strategie Service), da Raimondo Craveri e Pasquale Schiano al campo di Pesto e, subito dopo, da Benedetto Croce il 22 settembre [1943] a Capri. A una domanda di Donovan sullo stato d’animo degli italiani Croce rispose che essi erano ansiosi di poter contribuire alla liberazione della propria terra combattendo accanto alle armate alleate […] In realtà il generale Pavone era già entrato per suo conto in rapporto con gli americani, sbarcati vicinissimo alla sua residenza. E, poiché le deficienze personali di Pavone andranno annoverate fra le cause concomitanti della cattiva riuscita del tentativo (abbiamo visto che lo suggerisce anche Croce), sarà bene dir subito brevemente come egli fosse uomo valoroso e onesto, ma alquanto all’antica sia per formazione morale che per impostazione tecnica […] Era entrato negli ultimi tempi in contatto con il partito d’azione, e si era fatta la fama di essere uno dei pochi generali antifascisti e repubblicani; ma la sua preparazione politica era rimasta alquanto approssimativa. Il 15 settembre Raimondo Craveri aveva scritto a Pavone, a nome di Italia Libera che il suo contributo sarebbe stato prezioso per la lotta contro i tedeschi, e che questa era pure l’opinione di Croce. Pavone aveva avuto inoltre in quei giorni colloqui con il generale americano Lange, col tenente colonnello Kenneth Mann e con altri ufficiali alleati. Non gli giunse dunque inaspettato l’invito ad assumere il comando dei volontari. Il 23 settembre si ebbe cosi un colloquio al campo di Pesto fra il generale Donovan, il generale Pavone, il colonnello Huntington (capo dell’O.S.S. per l’Italia), il maggiore Munthe (figlio di Axel, ufficiale dell’esercito inglese, servizi di informazione), il capitano Sylvester (cioè Massimo Salvadori, anch’egli ufficiale dei servizi di informazione britannici) e Craveri. Donovan apparve a Pavone, cui mostrò il promemoria preparato per Clark, uomo di «autorità e sicurezza», di «spirito pratico e fattivo»: a lui Pavone parlò con molta franchezza e dignità […] L’iniziativa di Croce ebbe infatti rapidi sviluppi. Il giorno dopo il ricordato colloquio di Capri il generale Donovan inviava al comandante della quinta armata, Clark, un promemoria intorno alla organizzazione degli Italian Operational Groups for Employment with Allied Forces […] “Nulla era cambiato fra i militari”: questo giudizio contenuto nell’ultima lettera di Giaime Pintor, accorso in un primo momento, come tanti altri, a Brindisi piena di ufficiali in massima parte chiaramente fascisti, sintetizza bene l’impressione radicatasi nell’animo di coloro che consideravano primo dovere organizzare la lotta armata contro i tedeschi e i fascisti. Doveva quindi sgorgare del tutto naturale l’idea di dar vita a corpi di volontari indipendenti dalla vecchia organizzazione militare […] la qualità umana di molti dei volontari affluiti era eccellente. Basterà ricordare la presenza fra di loro di Giaime Pintor che insoddisfatto della lentezza con cui procedeva la preparazione dei reparti combattenti, si dedicò nell’attesa, con Francesco Flora e Aldo Garosci, ad organizzare a latere un ufficio stampa che si trasformò poi in un attivo Centro Italiano di Propaganda. Dei volontari presentatisi si salvarono dal naufragio due nuclei principali. Uno fu quello adunato attorno a Pintor e che organizzò il passaggio delle linee in cui Giaime doveva trovare le mine tedesche e la morte, come la morte trovò poi alle Fosse Ardeatine un altro di quel gruppo, Paolo Petrucci. L’altro diede luogo, ad iniziativa di Craveri, alla Organizzazione per la Resistenza Italiana (O.R.I.). Fu questo un servizio segreto cui diedero il loro apporto uomini di tutti i partiti antifascisti e che ebbe poi notevole importanza nell’organizzazione dei contatti con le forze partigiane dell’Italia settentrionale. E che i comandi alleati, anzi proprio Donovan, appoggiassero tale formazione subito dopo il fallimento Pavone, è una ulteriore conferma che anche per i Gruppi Combattenti Italia gli americani avevano pensato più a qualcosa di quel tipo che ad un esercito schierato in campo.[..] una parte degli uomini che erano stati raccolti da Pavone, furono rilevati da Craveri per l’ORI (Organizzazione per la Resistenza Italiana), che egli reclutò per l’OSS ( Office of Strategic Services) dopo essere stato avvicinato a Capri nel settembre dal generale Donovan. Lo aiutava nell’impresa uno scienziato napoletano, il dottor Enzo Boeri, le cui simpatie politiche (come quelle di Craveri) oscillavano fra il PDA e il PLI. Coordinata dall’OSS, l’ORI operava spesso in più stretti rapporti con i CLN e i partiti politici che non le SF (Special Force) britanniche. Fin dal settembre l’ORI collaborò alla spedizione della prima missione alleata (Law) nel Nord. Trasportata da un sottomarino e diretta a Lavagna in Liguria, essa era guidata da un nipote di Matteotti, Guglielmo (Minot) Steiner, e comprendeva Fausto Bazzi e Guido De Ferrari. Alla missione si aggiunsero poi Piero Caleffi del PDA di Genova e altri, tra cui il radiotelegrafista Giuseppe Cirillo che più tardi proseguì la sua attività presso la direzione milanese della Resistenza. Nell’ottobre l’ORI di Craveri stabilì un contatto radio con il servizio informazioni clandestino della Otto, appena organizzato a Genova da Ottorino Balduzzi, sostenitore a quell’epoca del PDA. [..] Parri fu in grado di servirsi frequentemente dei servizi della Otto e di comunicare grazie a essa con gli Alleati. Sia l’ORI che le SF si servirono in seguito regolarmente del servizio informazioni della Franchi che le succedette, istituito da Edgardo Sogno e da altri autonomi. Donato Peccerillo, I partigiani mancati del Sud, ANPI Brindisi

Inediti documenti, provenienti dai National Archives di Londra 1 che riguardano l’arruolamento di agenti italiani per il Soe (Special Operations Executive) danno nuova luce alle fonti orali, raccolte in questi anni, rivelando una realtà variegata e complessa, in cui il coraggio e la diplomazia cementarono la lotta al nazifascismo, ma lasciarono emergere alcune ambiguità.
Intorno alla “Franchi” si formò un intreccio di collegamenti che ebbe come esito l’invio di esperti sabotatori paracadutati e promosse lanci di sten parabellum, divise, radio sia per le bande partigiane di pianura sia per quelle delle colline 2.
Nel primo periodo, dall’aprile all’agosto del 1944, si predisposero campi per i lanci che avrebbero dovuto essere effettuati secondo la tecnica dell’aviorifornimento, si organizzarono squadre per atti di sabotaggio e per operazioni speciali, si strinsero legami con le formazioni autonome locali, il Comando militare regionale piemontese (Cmrp) e la Svizzera.
Sogno, di propria iniziativa, con un ristretto gruppo di resistenti, procurò sedi protette e mise a disposizione veicoli, rifornimenti e documenti per sfuggire al controllo nemico.
«Certamente l’Of fu una rete, diramata, quasi come l’odierna internet, allo scopo di liberare l’Italia dal nazifascismo», mi spiegò il professor Filippo Barbano 3 nell’agosto 2004.
Anche il Soe inviò propri agenti in Piemonte con strumentazioni per le trasmissioni clandestine e per i sabotaggi; lo stesso fecero il Servizio informazioni militari (Sim) e l’American Office of Strategic Service (Oss).
1 The National Archives di Kew Gardens, Londra (d’ora in poi TNA). La documentazione del Soe, in lingua inglese, riguarda Luigi Pozzi, alias “Neve”, in ref. HS 9/1206/7 – C515781. L’agente, nato a Milano nel 1912, morì a Segrate nel 1990. Dall’analisi del fascicolo emergono una complicata trama dei collaboratori della Resistenza e pure una difficile lettura del periodo; le carte sorvolano sui fatti di sangue avvenuti nell’area di Crescentino, in quanto non
influenti sulla strategia generale degli Alleati. L’Esecutivo Operazioni speciali era un’organizzazione segreta inglese, nata nel 1940; in Italia operò dall’8 settembre 1943 con sabotaggi e incursioni dietro le linee tedesche. La rete di agenti sparsi in Europa era stata incaricata di sfruttare il ruolo dei gruppi di resistenza, presenti in ogni paese occupato, per favorire e coadiuvare le operazioni militari decise dall’Alto Comando interalleato. In Italia è nota con
il nome di Number 1 Special Force e seguì le varie formazioni partigiane. Il Sim, citato in seguito nell’articolo, fu l’intelligence militare italiana dal 1925 al 1945, mentre l’Oss fu il servizio segreto statunitense operativo dal 1942 alla fine della guerra.
2 Sogno definì l’Organizzazione Franchi «un’organizzazione militare autonoma, in collegamento diretto con gli Alleati e col comando italiano del Sud […]. Possono far parte appartenenti a qualsiasi partito antifascista o anche militari non iscritti a partiti purché sentano il dovere di battersi contro i tedeschi e la Repubblica Sociale, ma occorre in ogni caso che se questa volontà di battersi esista e si basi su un motivo morale o politico essendo la nostra una guerra di volontari». EDGARDO SOGNO, La Franchi, storia di un’organizzazione partigiana, Bologna, Il Mulino, p. 102. Ribadì, che la “Franchi” era una sua concezione e non del servizio britannico, anzi, collegando fra loro le varie unità operative, si staccò dai principi di sicurezza delle missioni alleate. Le attività svolte (a partire da aprile ’44) furono: addestrare gruppi di sabotatori, accogliere le richieste provenienti dalle formazioni e organizzare campi per ricevere i lanci.
3 Filippo Barbano (Vignale Monferrato, Al, 1922 – Torino, 2011), pioniere degli studi sociologici in Italia, insegnò per oltre un quarantennio all’Università di Torino, contribuendo alla fondazione della Facoltà di Scienze politiche. Di formazione cattolica, vicino agli ideali di “Giustizia e Libertà”, fu sottotenente di cavalleria; negli anni della guerra, ancora studente, era sfollato a Crescentino. Si unì ai partigiani autonomi della divisione “Monferrato” dal 17
luglio al 30 dicembre ’44; arrestato e poi rilasciato, entrò dal marzo 1945 nella XI divisione autonoma “Patria” e collaborò con la Special Force. Intervista: agosto 2004.

Marilena Vittone, “Neve” e gli altri. Missioni inglesi e Organizzazione Franchi a Crescentino, “l’impegno”, n. 2, dicembre 2016, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia

Guglielmo Steiner – Fonte: Pietre d’inciampo

Guglielmo “Mino” Steiner nasce a Milano il 10 maggio 1909 da Emerico Steiner e Fosca Titta, primogenito di quattro fratelli. La madre, Fosca, è sorella del baritono Titta Ruffo e della moglie di Giacomo Matteotti: i legami familiari sono molto stretti. Al funerale di Giacomo Matteotti a Fratta Polesine il 21 agosto 1924, Mino, con il padre e gli zii, ne porta a spalle la bara. Laureato in giurisprudenza, inizia l’attività lavorativa nello studio dell’avvocato antifascista Lelio Basso. Nel giugno 1939 è arrestato e tradotto a San Vittore per una settimana dalla polizia politica fascista in occasione di un ennesimo fermo di Lelio Basso. Nell’ottobre 1942 è richiamato alle armi ed è a Palermo il 5 luglio 1943, sbarco degli alleati in Sicilia. In contatto con i servizi segreti anglo-americani gli viene affidato il comando della prima missione segreta inviata oltre la linea del fronte in Nord-Italia: la missione “Law” e il 3 ottobre 1943 sbarca da un sommergibile inglese davanti alla spiaggia di Lavagna (GE). A Milano, progetta con Mario Paggi un giornale di cultura politica aperto a tutte le idee antifasciste: “Lo Stato Moderno”. […]
Pietre d’inciampo

Fonte: Pietre d’inciampo

Mino Steiner nasce a Milano nel 1909. Inizia l’attività lavorativa nello studio dell’avvocato antifascista Lelio Basso. Militare a Palermo, con l’arrivo degli Alleati nella città siciliana viene contattato dai servizi segreti anglo-americani per il comando della prima missione segreta inviata oltre la linea del fronte in Nord-Italia. Negli ultimi mesi del ’43, a Milano, progetta con Paggi, Basso, Galimberti, Baldacci e altri un giornale di cultura politica aperto a tutte le idee antifasciste: “Lo Stato Moderno”. Arrestato dalla polizia politica il 16 marzo 1944, viene rinchiuso a S. Vittore, reparto SS; dopo sei settimane è trasferito a Fossoli e da qui il 21 giugno 1944 a Mauthausen. Muore nel sottocampo di Ebensee (Cement) il 28 febbraio 1945. ILSREC

Tra la base italiana e la centrale di Londra sorse ben presto una diatriba sul controllo delle operazioni nella penisola. Il maggiore Roseberry, capo della sezione italiana nella capitale britannica e collegamento tra Massigham e Berna, rivendicava il primato allo SOE londinese, Gubbins ed il comandante di Massigham, Dodds-Parker, invece controbattevano la Special Force doveva stare alle dipendenze del XV Gruppo d’Armate. In verità una chiarificazione non si ebbe, anche se a causa della distanza geografica e della preminenza delle valutazioni militari nel teatro italiano, «l’influenza di Baker Street sulle operazioni in Italia era remota ed il suo coinvolgimento confinato agli aspetti logistici», in P. WILKINSON – J. BRIGTH ASTELY, Gubbins and SOE, London, 1997, p. 152. Mireno Berrettini, Le Missioni dello Special Operations Executive e la Resistenza Italiana, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Pistoia, QF, 2007, n° 3

A Brindisi Badoglio cercò di convincere gli inglesi che la resistenza nell’Italia occupata dai tedeschi era organizzata in gran parte da personale del disciolto esercito regolare con il quale i monarchici affermavano di essere in contatto grazie a un canale radio segreto del SIM. Badoglio e il re con l’arma del SIM intendevano impedire la formazione di un movimento armato antifascista nell’Italia occupata dai tedeschi, per mantenere solo quello che richiedevano gli inglesi, cioè “piccoli gruppi di agenti adibiti unicamente ad operazioni di sabotaggio e di ricerca di informazioni militari”: in pratica la Special force creata dall’Intelligence service […] Ed il maggiore Malcolm Munthe del SOE, che era in contatto con esponenti del Partito d’Azione, non poté continuare la collaborazione con essi perché il il SIM badogliano impediva contatti con esponenti della resistenza che non fossero monarchici, e questo aprì le porte dell’OSS nei confronti dei resistenti italiani. Il governo statunitense, avendo come progetto politico per l’Italia una democrazia simile a quella USA, non aveva (almeno all’inizio) preclusioni nei confronti dei partiti di sinistra (erano così considerati sia il Partito comunista sia il Partito d’Azione) e quindi l’OSS diede vita all’ORI (Organizzazione Resistenza Italiana) che prese contatto con il CLN di Parri e Solari. Il dirigente era Raimondo Craveri Mondo (genero del filosofo Benedetto Croce), che incaricò il tenente medico di Marina Enzo Boeri Giovanni di creare una struttura informativa a Milano (missione Apricot Salem). Ad un certo punto nell’OSS si creò una situazione paradossale: la sezione da cui dipendeva l’ORI stava lavorando per armare e sviluppare un ampio movimento di resistenza nel Nord al fine di gettare le basi della democrazia in Italia, mentre l’X-2 (il controspionaggio) era occupato a salvare e riorganizzare forze clandestine fasciste con le quali contrastare la minaccia di una presa di potere dei comunisti nell’Italia liberata. Da luglio 1944 il comando del Corpo Volontari della Libertà (CVL) fu composto da Parri, Longo e, su insistenza dei servizi britannici, dal generale Cadorna come consigliere militare, per tenere sotto controllo la Resistenza di sinistra inserendo persone gradite ai servizi britannici (monarchici e liberali) nella dirigenza. Sogno sostenne che per la nomina di Cadorna fu basilare il suo intervento […] Claudia Cernigoi, Alla ricerca di Nemo. Una spy- story non solo italiana su La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo, supplemento al n. 303, Trieste, 2013

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