L’idea di Sforza di “federazione mediterranea”

Il 21 febbraio 1947 il quotidiano di Atene «Vradynì» («Η Βραδυνή»), testata di destra particolarmente legata al Partito Popolare di Tsaldàris, propone ai propri lettori «in prima pagina e con grandissimo rilievo» <823 una breve intervista rilasciata da Sforza al corrispondente a Roma di questo giornale Demetrio Callonàs, pubblicata quattro giorni dopo anche su «Le Messager d’Athènes». Si tratta di appena quattro domande, ciascuna delle quali seguita da una breve risposta del Ministro degli Esteri italiano. Molto coincisa è la risposta alla prima domanda riguardante il pensiero di Sforza circa i rapporti fra l’Italia e la Grecia nel quadro della politica estera della Repubblica Italiana: «L’Italie doit se rendre compte qu’elle ne peut vivre dans une paix féconde que si tous les États qui vivent dans la Méditerranée et par la Méditerranée acquièrent une conscience profonde de leur solidarité morale et économique».
Di qualche riga in più consiste la risposta alla domanda successiva, posta dal giornalista greco per carpire l’opinione del capo della diplomazia italiana circa la possibilità di portare in un futuro evidentemente non troppo lontano lo stato delle relazioni italo-elleniche a un livello consono a quello dettato dagli interessi comuni a entrambi i Paesi:
“Autant fut infâme et stupide l’agression fasciste contre la Grèce, autant je suis convaincu que le lien étroit entre la Grèce et l’Italie sera un des éléments de demain. L’Italie a déjà donné une preuve manifeste de sa volonté de répudier le passé fasciste, en facilitant spontanément la restitution du Dodécanèse à la Grèce. Et cela en témoignage d’amitié et de collaboration future sincère et loyale. Il me semble impossible que les relations entre nos deux peuples se bornent à la conception statique de “bon voisinage” et ne se développeront pas à l’avenir dans les formes les plus variées et les plus complètes que peut dicter la solidarité des intérêts économiques et des valeurs intellectuelles”.
Sempre di rapporti diplomatici italo-ellenici, sebbene in questo caso estesi alla Turchia e inseriti nel quadro della politica dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, tratta il terzo quesito sottoposto a Sforza, mentre il quarto, certamente più spigoloso dei tre precedenti, riporta l’intervista entro i termini delle relazioni bilaterali tra Roma e Atene, con l’obiettivo di indurre il Ministro degli Esteri italiano a esprimersi su come concretamente l’Italia avrebbe potuto – e voluto – partecipare alla ricostruzione della Grecia:
“D. Votre Excellence prévoit-elle une évolution future des rapports diplomatiques entre l’Italie, la Grèce et la Turquie dans le cadre de la politique de l’Organisation des Nations Unies?
R. Une évolution dans les rapports diplomatiques entre l’Italie, la Grèce et la Turquie concernant la mise en harmonie et la défense des intérêts politiques communs de la Méditerranée doit être d’autant plus approuvée, qu’elle se fonde sur la ligne rationelle d’une action pacifique et créatrice.
D. Comment Votre Excellence pense-t-elle que l’Italie peut participer à la reconstruction de la Grèce?
R. De notre part il y a l’ardent désir de coopérer à la reconstruction et au relèvement économique de la Grèce. L’Italie, précisement parce qu’elle est sûre de son avenir comme grande nation démocratique, a intérêt à posséder des voisins riches et heureux. Les Italiens qui travaillent seront heureux d’offrir leur contribution à l’effort pour reconstituer les divers secteurs de l’économie hellénique, de même que les hommes d’étude italiens considèreront comme un grand honneur s’ils pourront encore collaborer au développement de l’héritage spirituel et artistique pour lequel, à juste titre, la Grèce constitue une lumière universelle” <824.
Inizialmente le risposte di Sforza alle quattro domande postegli da Callonàs non erano state pensate a Palazzo Chigi così come poi sarebbero state pubblicate anzitutto sulla prima pagina del giornale «Vradynì» e poi à la Une de «Le Messager d’Athènes»; infatti, come mostra il «progetto di intervista» contenuto in un Appunto dell’Ufficio IV della Direzione Generale degli Affari Politici destinato all’Ufficio Stampa del Ministero degli Esteri italiano, esse erano state preparate citando questioni ed elementi poi omessi nel testo finale dell’intervista consegnato al giornalista greco.
Se si tengono in considerazione le omissioni alle versioni iniziali delle risposte alla seconda e alla quarta domanda di Callonàs, sembrerebbe emergere la semplice intenzione da parte della diplomazia italiana di evitare di incorrere nel rischio di urtare la sensibilità ellenica. Quest’ultima avrebbe potuto essere messa a dura prova se in Grecia si fosse letto per esempio di uno Sforza animato dalla speranza di vedere anche «da parte greca [compiere] ogni sforzo per affrettare questa “liquidazione psicologica” del passato, questa necessaria smobilitazione degli spiriti», delle quali, a suo dire, l’Italia aveva «già dato una prova concreta deliberando spontaneamente la cessione del Dodecaneso alla Grecia come pegno di amicizia e di sincera e onesta collaborazione futura» tra i due Paesi; parimenti la sensibilità ellenica avrebbe potuto essere irritata anche se i Greci avessero letto di un Ministro degli Esteri italiano esitante nel garantire appieno la partecipazione italiana alla ricostruzione della Grecia, specialmente se questi avesse tirato in ballo il fatto che l’Italia, Stato aggressore e Potenza occupante del Paese balcanico, non avrebbe potuto impegnare risorse per la ricostruzione altrui dovendole impiegare di ingenti per la propria:
“4. Come l’E. V. pensa che l’Italia possa partecipare alla ricostruzione della Grecia? [sic]
Non è facile rispondere con dati precisi a questa domanda. È noto a tutti che impende sul nostro Paese un’opera immane di ricostruzione, essendo stati immensi i danni della guerra e paurosi i problemi che la guerra stessa ci ha imposto. Da parte nostra c’è tuttavia il più fervido desiderio di collaborare alla ricostruzione della Grecia. La conclusione di accordi commerciali a largo respiro tra la Grecia e l’Italia potrebbe certamente esercitare dei benefici riflessi su vari settori dell’economia dei due Paesi, particolarmente in relazione ai compiti della ricostruzione: le trattative commerciali in corso sembrano offrire a questo riguardo il miglior auspicio”.
L’omissione dal testo finale delle risposte di Sforza di ogni riferimento anche alle «trattative commerciali in corso», ossia quelle che avrebbero portato Tsaldàris e Cosmelli a firmare il 31 marzo 1947 l’intesa commerciale provvisoria italo-ellenica, induce a ritenere che la decisione di modificare in maniera significativa il progetto iniziale d’intervista era stata presa a Palazzo Chigi non solamente – e forse non tanto – allo scopo di evitare frasi o periodi tali da recare fastidio o addirittura offesa al popolo greco, bensì – e probabilmente soprattutto – in ragione di un obiettivo ben diverso, vale a dire quello di voler chiaramente trasmettere ai Greci la centralità che il Mediterraneo, specialmente il Mediterraneo orientale e quindi con esso anche la Grecia, avrebbe avuto nella politica estera della nuova Italia repubblicana.
L’intenzione di raggiungere quest’obiettivo spiegherebbe in primo luogo le tre righe della già citata risposta data dal Ministro degli Esteri italiano alla prima domanda di Callonàs, completamente nuove e sorte dal nulla non essendo state esse affatto contemplate nel progetto iniziale d’intervista, e in secondo luogo l’assenza, per quanto possibile, da tutte e quattro le risposte di Sforza di riferimenti a questioni quali per esempio quella dei negoziati in corso ad Atene per la stesura dell’intesa commerciale provvisoria italo-ellenica.
Questioni del genere, al pari di affermazioni potenzialmente non gradite in Grecia circa le riparazioni e la “liquidazione psicologica” del recente passato, avrebbero potuto facilmente distogliere l’attenzione del lettore greco dal più importante messaggio che invece egli avrebbe dovuto recepire dall’intervista, cioè quello di una Repubblica Italiana determinata a dar corso a una politica mediterranea costruita sulla «solidarietà morale ed economica» fra «tutti i popoli che vivono sul Mediterraneo e del Mediterraneo»; concetto questo messo in chiaro fin da subito da Palazzo Chigi, tanto da essere non a caso pubblicato come risposta di Sforza alla prima domanda postagli dal corrispondente a Roma del giornale «Vradynì», e poi confermato anche alla luce di una risposta del capo della diplomazia italiana alla terza domanda di Callonàs decisamente più rassicurante di quella contenuta nel progetto d’intervista qui di seguito
integralmente riportata:
“3. Prevede l’E. V. un futuro sviluppo dei rapporti diplomatici fra l’Italia, la Grecia e la Turchia nel quadro della politica dell’Organizzazione delle Nazioni Unite? [sic]
Uno sviluppo dei rapporti diplomatici tra l’Italia, la Grecia e la Turchia in relazione all’armonizzazione e alla difesa dei comuni interessi politico-economici del Mediterraneo appare plausibile se mantenuta sulla linea logica di un’azione pacifica e costruttiva. L’Italia non vuol essere né contro l’uno né contro l’altro dei due blocchi di Potenze, ma conservando nei loro confronti una posizione di equilibrio, mira a tutelare con indipendenza e dignità i propri interessi. Così operando essa ha la convinzione di agire come strumento di mediazione e di conciliazione tra i popoli nello spirito dell’Organizzazione delle Nazioni Unite della quale conta di entrare presto a far parte” <825.
Un’intervista del Ministro degli Esteri italiano contenente una risposta incentrata, secondo il testo appena riportato, sull’asserzione di un’Italia intenta a conservare una posizione di equilibrio tra i due blocchi di Potenze ormai in via di definizione, difficilmente avrebbe sortito effetti significativi presso il governo e l’opinione pubblica di un Paese come la Grecia in preda alla guerra civile e, forse in quel momento più di ogni altro Stato, costantemente esposto alla minaccia di una dilagante affermazione in tutto il territorio ellenico delle forze rivoluzionarie di stampo comunista e filocomunista. Ciò basterebbe di per sé a spiegare l’omissione dalla versione definitiva dell’intervista a Sforza consegnata a Callonàs di questa asserzione, la quale oltretutto, qualora fosse stata pubblicata, avrebbe non poco sminuito – se non addirittura contraddetto – la portata politica dell’intervista medesima, da considerare a tutti gli effetti per toni e contenuti quale secondo atto, in appena quattro giorni, di un tentativo della diplomazia italiana di riavviare, naturalmente su presupposti ben diversi rispetto a quelli del recente passato, una politica di presenza attiva dell’Italia nel Mediterraneo orientale.
Tale tentativo, di fatto concretamente iniziato pochi giorni dopo l’arrivo di Sforza a Palazzo Chigi, aveva avuto il suo atto di nascita il precedente 17 febbraio, giorno in cui il quotidiano turco «Tasvir» aveva pubblicato un’intervista del Ministro degli Esteri italiano <826, accompagnata da un suo Messaggio di saluto rivolto alla Nazione turca. Apparentemente impostato da Sforza come un suo attestato di stima e affetto verso un popolo turco a cui egli aveva dato prova più di altri nell’Europa del Primo dopoguerra di averne saputo comprendere e apprezzare la sua volontà di non darsi per vinto di fronte alla pace a esso imposta a Sèvres dai vincitori della Grande Guerra, questo Messaggio di saluto era stato in realtà preparato dal capo della diplomazia italiana allo scopo di dichiarare chiaramente il proprio desiderio di poter presto veder sviluppate tanto le relazioni italo-turche quanto quelle tra l’Italia e gli altri Paesi del Mediterraneo in un’atmosfera di amicizia e sincerità, nella prospettiva di veder un giorno sorgere una vera e propria federazione mediterranea <827. Rivolgendosi ai Turchi in tal senso, Sforza aveva dunque pubblicamente tracciato per la politica estera italiana nel Mediterraneo orientale un ambizioso programma ad ampio raggio da sviluppare nel medio-lungo periodo, la cui non trascurabile portata sarebbe andata incontro a un inevitabile ridimensionamento se, anziché essere in linea con quanto riportato nel Messaggio alla Nazione turca, l’intervista al Ministro degli Esteri italiano pubblicata in Grecia sul giornale «Vradynì» avesse riferito, in conformità al progetto iniziale, di un’Italia intenta a conservare una posizione di equilibrio tra i due blocchi di Potenze in via di definizione; per di più la pubblicazione di una simile asserzione avrebbe potuto essere recepita ad Ankara come “un passo indietro” da parte di Roma rispetto al Messaggio di Sforza di quattro giorni prima, ricezione che avrebbe potuto anche finire col rischiare di compromettere la credibilità dello stesso Ministro degli Esteri italiano in un Paese diffidente come la Turchia, oltretutto da diversi mesi costantemente costretto a subire pressioni soprattutto geopolitiche esercitate su di esso dall’Unione Sovietica: “I Turchi sono sospettosi e fortemente animati da senso di inferiorità; gli sviluppi politici e sociali recenti non hanno attenuate tali caratteristiche, ma forse accentuate. L’impossibilità in cui si è trovata l’Italia di prendere una posizione, nei termini da lei desiderati, per quanto concerne la questione degli Stretti, il nostro atteggiamento generale di politica estera determinato dalle nostre condizioni armistiziali e dalla nostra volontà di amicizia con l’Occidente e con l’Oriente è stato qui talvolta sospettosamente giudicato come espressione del sostanziale intento italiano di sfruttare l’antitesi tra gli Occidentali e gli Orientali […]”.
Così descritta dall’Incaricato d’Affari italiano ad Ankara, Angelino Corrias, in un suo Telespresso inviato a Palazzo Chigi e datato 26 febbraio 1947, questa «malcelata seppur cortese diffidenza verso l’atteggiamento italiano» non sembra proprio poter essere considerata un retaggio di una condotta turca imputabile «[al]l’Italia irrequieta e imperialista del fascismo», ormai «scomparsa dalla scena mediterranea»; infatti, nonostante la Turchia avesse «mostrato in questi ultimi anni, nei riguardi dell’Italia democratica, delle sempre più favorevoli disposizioni» <828, le autorità di Ankara avevano comunque preferito osservare una certa prudenza nei confronti di Roma, tendendo esse ad attribuire alla politica estera italiana «una elasticità e una duttilità di pensiero e di azione» a cui sarebbe stato opportuno e necessario per un Paese come la Turchia prestare attenzione. Secondo quanto riferito sempre da Corrias al proprio dicastero, sebbene in un altro Telespresso datato 20 febbraio 1947, questo «senso di prudente e vigile attesa» da parte dei Turchi <829 si era palesato anche nei primi giorni immediatamente successivi alla pubblicazione del Messaggio di Sforza sul giornale «Tasvir»: “Il Messaggio ha avuto accoglienze molto favorevoli negli ambienti politici e intellettuali di Istanbul, nei quali sono sempre vive la deferenza e la simpatia per il Conte Sforza e sono giunte molto gradite le espressioni di stima per la Nazione turca e di apprezzamento del suo rinnovamento spirituale e politico. Ha avuto pure buone risonanze la manifestata intenzione del Conte Sforza di rafforzare i legami tra l’Italia e la Turchia, fino a costituire il primo nucleo di una federazione mediterranea. Tale concezione è qui particolarmente bene accetta nell’attuale momento in cui è più che mai assillante il problema della protezione contro eventuali spinte della massa slava. Questi sentimenti hanno avuto tuttavia – finora almeno – esplicita manifestazione solo con l’acclusa nota redazionale dello «Tasvir»: la cosa può in certo modo considerarsi normale. Questi giornali sono sistematicamente tardi nel commentare avvenimenti internazionali perché attendono, prudentemente, le reazioni e le ispirazioni degli ambienti responsabili. Di questo è conferma indiretta la precitata nota redazionale che con le sue riserve sulla realizzazione di una federazione mediterranea, a causa dei contrasti d’interesse contro i quali urterebbe, pare voglia correggere – a ogni buon fine – il suo impulsivo entusiasmo per l’idea in se stessa <830. La stampa della capitale si è finora astenuta da ogni commento, ciò che è comprensibile data la delicatezza della situazione turca e la conseguente prudenza delle stesse sfere dirigenti nell’impartire direttive” <831.
L’astensione da ogni commento da parte della stampa di Ankara, nonché turca in generale, si sarebbe protratta per circa cinque giorni a partire dalla data di pubblicazione del Messaggio di Sforza <832, dunque, non a caso, per un giorno in più rispetto al periodo di riserbo mantenuto dagli ambienti ufficiali e governativi turchi, rotto dal Segreatrio Generale del Ministero degli Affari Esteri Feridun Kemal Erkin <833 durante un pranzo a casa sua avuto proprio con Corrias il 21 febbraio, così brevemente raccontato dall’Incaricato d’Affari italiano ad Ankara nel suo già citato Telespresso del 26 febbraio: “In tono molto amichevole e cordiale, il Segretario Generale mi ha detto che le parole di amicizia e di simpatia espresse dal Conte Sforza per il popolo turco erano giunte particolarmente gradite al suo Governo. Ha sottolineato come fosse la prima volta che un membro del Governo italiano esprimesse chiaramente tali sentimenti, insistendo sull’argomento e quasi aspettando da me una risposta chiarificatrice. Gli ho risposto che i sentimenti del popolo italiano per il popolo turco erano stati sempre di simpatia e amicizia: ma che nel passato le condizioni armistiziali avevano necessariamente costretto il Governo italiano a una politica che era polarizzata principalmente nella difesa dei suoi diritti di fronte al tribunale della pace […]. Ha continuato poi riaffermando la simpatia e l’amicizia che i Turchi nutrono per la persona del Conte Sforza, di cui non dimenticano l’aiuto e la comprensione nei giorni più difficili del risorgimento della Nazione turca. L’Ambasciatore Erkin mi ha pregato infine di portare quanto precede a Sua conoscenza […]”.
Nel Telespresso di Corrias è anche riportato come in occasione di questo pranzo, tra l’altro avvenuto lo stesso giorno della pubblicazione sulla prima pagina del giornale greco «Vradynì» dell’intervista di Callonàs a Sforza, Erkin avesse manifestato «in termini calorosi» all’Incaricato d’Affari italiano non solo «il suo consenso», ma anche quello dell’Ambasciatore greco ad Ankara verso la «concezione politica dell’amicizia mediterranea» sostenuta dal capo della dipolomazia italiana nel suo Messaggio alla Nazione turca pubblicato sul giornale «Tasvir» del 17 febbraio: «Egli [Erkin] mi disse che ne aveva già parlato con l’Ambasciatore di Grecia e che i loro punti di vista coincidevano, e che pertanto avrebbero ispirato l’atteggiamento della stampa dei rispettivi Paesi in senso favorevole a quella concezione» <834.
Sia la stampa turca che quella greca sarebbero state mosse in tal senso dai rispettivi governi seppur dopo delle esitazioni iniziali, già analizzate per quanto concerne la Turchia, motivate invece in Grecia, secondo l’opinione di Guidotti, da un «equivoco fondamentale … ancora in una certa misura» sussistente nel Paese, spiegato nei termini seguenti dal Rappresentante politico italiano ad Atene in un Rapporto a Sforza datato primo marzo 1947: “Gli uomini politici, salvo pochissime eccezioni, sono convinti della necessità di intendersi con l’Italia, ma temono, affrettando i tempi, di provocare le reazioni dell’animo popolare cui attribuiscono una vivacità di risentimento verso l’Italia che è forse inesistente; e l’opinione pubblica, per parte sua, solleticata e rinfrescata nei suoi rancori dagli sporadici attacchi della stampa, non si rende ancora pienamente conto dell’evoluzione che si compie nel pensiero dei suoi capi. Gli uni e gli altri, in un certo senso, si ricattano a vicenda”.
A parere di Guidotti, essendo tale equivoco a tutti gli effetti traduzione pratica di un «dilemma morale» ellenico nei confronti dell’Italia al momento impossibile da superare «in termini sentimentali», per potervi far fronte e risolverlo con successo sarebbe stato opportuno da parte italiana «scendere su un altro piano», per l’appunto «quello della valutazione della nuova realtà mediterranea nata dalla guerra»: “È su questo [piano] che si trovano tutte le premesse necessarie a un’intima cooperazione tra l’Italia e la Grecia […]. Per il resto ogni fretta sarebbe certamente ingiustificata, ogni tentativo di forzare lo sviluppo degli avvenimenti inopportuno. L’idea della cooperazione mediterranea nella quale l’Italia dovrà avere il posto che le compete come al principale elemento locale nel nuovo ordine mondiale di Potenza che si sta creando in questo mare, è un’idea per la quale gli spiriti e i tempi sono maturi, e che noi tutti dobbiamo servire con fede e immaginazione”.
Alla luce di ciò, secondo il Rappresentante politico italiano ad Atene, più che calzante in un simile contesto si era rivelata l’intervista di Callonàs a Sforza, costituendo «i principi in essa enunciati» dal Ministro degli Affari Esteri italiano «la sicura piattaforma, la sola e vera, della nostra [italiana] politica in Grecia». Al pari del suo precedente Messaggio alla Nazione turca, anch’esso in Grecia «ascoltato con vivo interesse», le risposte di Sforza alle domande postegli dal corrispondente a Roma del giornale greco «Vradynì» avevano avuto, a detta di Guidotti, l’effetto, tra gli altri, «di funzionare come reagente chimico, separando e individuando più nettamente di quanto non fosse stato possibile [fino a quel momento] le disposizioni e le risorse dei [seguenti] due gruppi»: da un lato «il più numeroso», comprendente chi ancora incapace di «liberarsi del tutto dai pregiudizi sentimentali» nutriti nei confronti dell’Italia, pur avendo gli appartenenti a questo gruppo riconosciuto «in pieno il valore dell’iniziativa» del capo della diplomazia italiana; dall’altro lo schieramento di coloro i quali avevano fin da subito visto nell’intervista a Sforza «l’occasione attesa per passare risolutamente all’azione» al fine di accelerare l’avviato processo di riavvicinamento tra Atene e Roma.
[NOTE]
823 ASDMAE, AP 1946-1950 – Grecia, b. 7, fasc. “Rapporti Grecia-Italia”, Telegramma in arrivo 2515/50 Cifra 1 della Rappresentanza d’Italia per la Grecia in Atene al Ministero degli Affari Esteri a Roma, oggetto poco leggibile, Atene 21 febbraio 1947.
824 ASDMAE, AP 1946-1950 – Grecia, b. 7, fasc. “Rapporti Grecia-Italia”, Telesp. 261/122 della Rappresentanza d’Italia per la Grecia in Atene al Ministero degli Affari Esteri a Roma, Intervista di V. E. al giornalista Callonàs, Atene primo marzo 1947, con acclusi il numero de «Le Messager d’Athènes» del 25 febbraio 1947, recante in prima pagina l’intervista integrale di Callonàs a Sforza sotto il titolo Les rapports de l’Italie et de la Grèce. Une entrevue avec le Comte Sforza. «L’agression contre la Grèce fut un acte infâme et stupide», e un articolo di fondo a riguardo, tradotto in italiano e intitolato Un Vicino, pubblicato sul giornale conservatore «Embròs» nel numero del 26 febbraio 1947.
825 ASDMAE, AP 1946-1950 – Grecia, b. 7, fasc. “Rapporti Grecia-Italia”, Appunto privo di numero della DGAP – Uff. IV per l’Ufficio Stampa del Ministero degli Affari Esteri a Roma, Progetto di intervista, senza data, seguito da due fogli contenenti il testo della versione definitiva, seppur scritta in italiano, dell’intevista a Sforza consegnato a Callonàs.
826 L’intervista era stata richiesta a Sforza dal direttore del giornale «Tasvir» Ziyad Ebuzziya, cfr. G. MALGERI, L’Italia e il Trattato di amicizia con la Turchia (24 marzo 1950), in L’Italia e il Mediterraneo orientale, 1946-1950, a cura di M. Pizzigallo, cit., pp. 149-176, in particolare p. 149. Dalla documentazione consultabile e reperita non è altrettanto chiaro se fosse stato Callonàs a chiedere a Sforza di rilasciargli un’intervista o se invece fosse stato il Ministro degli Esteri italiano a cercare il corrispondente a Roma del «Vradynì» per farsi intervistare. Si sa che Callonàs si era mostrato interessato già nel precedente mese di dicembre a intervistare l’allora inquilino di Palazzo Chigi Pietro Nenni, il quale però non aveva acconsentito a tale richiesta, cfr. ASDMAE, AP 1946-1950 – Grecia, b. 7, fasc. “Rapporti Grecia-Italia”, Appunto privo di numero della DGAP – Uff. IV per l’Ufficio Stampa del Ministero degli Affari Esteri a Roma, Progetto di intervista, senza data, cit.
827 G. MALGERI, L’Italia e il Trattato di amicizia con la Turchia (24 marzo 1950), in L’Italia e il Mediterraneo orientale, 1946-1950, a cura di M. Pizzigallo, cit., pp. 149-151.
828 «[…] La Turchia ha mostrato in questi ultimi anni, nei riguardi dell’Italia democratica, delle sempre più favorevoli disposizioni. Scomparsa dalla scena mediterranea l’Italia irrequieta e imperialista del fascismo, la Turchia si è sentita liberata dalla preoccupazione che le inasprivano le nostre forze installate nell’Egeo e in Albania. All’ostilità è succeduta la tranquillità e anche il desiderio di trovare nell’Italia una collaborazione nella difesa del nuovo equilibrio mediterraneo che la Turchia sente minacciato … in posizioni vitali per la sua indipendenza e per la sua integrità nazionale. A questo stato d’animo si è inspirato l’atteggiamento turco nei nostri riguardi. Con cautela e attenzione la Turchia ha fatto di tutto per essere corretta verso l’Italia […]. Il Governo turco ha mostrato il desiderio di rinserrare vincoli economici sempre più stretti; ha richiesto l’ausilio di tecnici e intellettuali italiani per potenziare lo sviluppo delle sue nuove istituzioni; ha fatto importanti ordinazioni navali ai nostri cantieri. Il Ministero degli Esteri, d’altra parte, ha sempre mantenuto nei riguardi della nostra Rappresentanza diplomatica un atteggiamento premuroso, evitando di far sentire, anche nei giorni più difficili, le difficoltà di situazioni in cui sono venuti a trovarsi ovunque i diplomatici italiani. Queste disposizioni favorevoli non sono però mai state disgiunte da un senso di prudente e vigile attesa, di malcelata seppur cortese diffidenza verso l’atteggiamento italiano a cui si tende ad attribuire una elasticità e una duttilità di pensiero e di azione che ha le sue radici in storia remota e recente», cfr. ASDMAE, AP 1946-1950 – Grecia, b. 7, fasc. “Federazione mediterranea (Blocco Italia – Grecia – Turchia)”, Telesp. 384/155 dell’Ambasciata d’Italia ad Ankara al Ministero degli Affari Esteri a Roma, Rapporti italo-turchi, Ankara 26 febbraio 1947.
829 Ibidem.
830 Si tratta dell’Editoriale del «Tasvir» pubblicato il 18 febbraio 1947 sotto il titolo La Federazione degli Stati mediterranei e la Turchia, consultabile, tradotto in italiano, in ASDMAE, AP 1946-1950 – Grecia, b. 7, fasc. Federazione mediterranea (Blocco Italia – Grecia – Turchia)”. Si riporta qui di seguito il brano contenente le riserve citate da Corrias: «Prima di lasciarci trasportare da una così grande visione bisogna però ricordare che si tratta di un progetto [quello della federazione mediterranea] molto vasto, e che per la sua realizzazione e la sua soluzione, questioni molto difficili, bisogna tener conto degli interessi e delle estese terre dell’Impero britannico. Non vi è solo questo: il Mediterraneo è una zona su cui si è portata l’attenzione degli Stati Uniti d’America, interessati nella questione dei petroli dell’Arabia e legati alle questioni sollevate dalla Seconda Guerra mondiale. D’altra parte, nonostante che sia molto lontana, anche la Russia nutre un interesse, che somiglia fortemente ad avidità, per questo mare caldo. Tutti questi riflessi … mostrano che il progetto di federazione di cui al Messaggio alla Turchia del Ministro degli Esteri d’Italia, non è ancora in grado di essere attuato. La Turchia che tuttavia ha sempre desiderato lo sviluppo di vaste amicizie e d’intese fra le Nazioni, accoglierà certamente con grande comprensione i voti di Sforza. Non abbiamo mai respinto la mano amichevole che ci è stata tesa […]».
831 ASDMAE, AP 1946-1950 – Grecia, b. 7, fasc. “Federazione mediterranea (Blocco Italia – Grecia – Turchia)”, Telesp. 331/127 dell’Ambasciata d’Italia ad Ankara al Ministero degli Affari Esteri a Roma, Intervista concessa dal Conte Sforza al corrispondente del «Tasvir», Ankara 20 febbraio 1947, con acclusa copia tradotta in italiano de Il Messaggio alla Turchia del Ministro degli Affari Esteri d’Italia, Conte Sforza, pubblicato dal «Tasvir» del 17 febbraio 1947.
832 «La stampa dopo un riserbo di circa cinque giorni ha iniziato la pubblicazione di articoli sull’argomento, evidentemente ispirati dall’Autorità centrale». Tra i diversi commenti pubblicati c’è quello sul giornale «Tanin» di Istanbul di Yalcin, personaggio definito da Corrias «il maestro dei giornalisti, sostenitore non ufficioso del Governo»: «Egli sviluppa il concetto della federazione mediterranea, nel quale vede uno degli elementi atti a garantire nel quadro delle Nazioni Unite l’equilibrio europeo contro l’eventuale manomissione sovietica: “Poiché non bisogna dimenticare che un’unione, una lega che unisse in stretta solidarietà i Paesi del bacino mediterraneo non è fatta per andare a genio ai bolscevichi di Mosca”. E più avanti: “Con gli Stretti attualmente in mani nostre che chiudono la via all’invasione dei Russi, ogni organizzazione conforme a quella dell’ONU per proteggere il Mediterraneo contro qualunque aggressione sarebbe una seconda barriera a protezione e a chiusura della via dell’aggressione e dell’invasione slava. Se si pensa che il Mediterraneo presenta un’importanza vitale per l’Impero britannico e si prende in considerazione che la salvezza di questo impero dipende dalla sicurezza del Mediterraneo, si può considerare come certo il fatto che gli Inglesi accoglieranno favorevolmente una tale unione”», cfr. ASDMAE, AP 1946-1950 – Grecia, b. 7, fasc. “Federazione mediterranea (Blocco Italia – Grecia – Turchia)”, Telesp. 384/155 dell’Ambasciata d’Italia ad Ankara al Ministero degli Affari Esteri a Roma, Rapporti italo-turchi, Ankara 26 febbraio 1947, cit.
833 Personalità a dire di Corrias di non poco conto e di notevole peso politico: «Faccio presente che il Segretario Generale [Erkin] è qui veramente il regolatore della politica estera, tanto che si parla di un suo trasferimento a scadenza non lontana appunto per le invidie politiche che la sua potenza avrebbe determinato: il Ministro Hasan Saka è un buon uomo ma di scarsa capacità», cfr. ibidem.
834 Ibidem.
Marcello Rinaldi, Verso un’inevitabile amicizia. Italia e Grecia tra il 26 maggio 1944 e il 5 novembre 1948, Tesi di dottorato, Università “Sapienza” di Roma, 2018

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