L’Olimpiade Popolare che nella Spagna del 1936 dovette essere cancellata

Correva l’anno 1936. In agosto si sarebbero dovuti tenere i Giochi olimpici in Germania. La propaganda nazista li avrebbe ampiamente sfruttati per celebrare il regime e la superiorità agonistica degli atleti ariani.

Sorse così un vasto movimento, fuori e dentro lo sport, che invitava a disertare Berlino per dare un forte segnale di dissenso nei confronti del regime di Hitler.

In questo clima, nella Repubblica spagnola, dove da febbraio al governo c’era il Fronte Popolare, nacque l’idea di organizzare un’olimpiade alternativa: l’Olimpiade Popolare.

Non si trattava soltanto di sostenere il boicottaggio dei giochi di Berlino e di lanciare una vasta campagna antifascista anche nel mondo sportivo.

Ma soprattutto l’Olimpiade Popolare doveva diffondere una nuova idea dello sport. Un’idea di agonismo priva di competizione esasperata, di richiami ai valori nazionali, di contrapposizioni feroci tra atleti di diversi paesi. Si voleva rappresentare il mondo dello sport come luogo di fratellanza e incontro, come spazio della condivisione ideale, come arena di rivendicazione di diritti sociali e politici, contro il professionismo e le sue pericolose derive.

Prova ne erano i manifesti che spiccavano in tutta Barcellona nel luglio del 1936, in cui tre olimpionici di diversa etnia tenevano la stessa bandiera per celebrare il nuovo spirito olimpico.

Almeno seimila atleti, provenienti da 23 paesi, si iscriveranno all’Olimpiade Popolare. Tutti animati dalla stessa volontà di cambiamento sociale e di lotta al fascismo.

Tre giorni prima della data d’esordio dell’Olimpiade Popolare, il 19 luglio, secondo alcuni proprio per impedire l’inizio di quelli che erano stati soprannominati i “giochi antifascisti”, vi sarà il tentativo di colpo di stato di Francisco Franco. È l’inizio della Guerra Civile Spagnola.

L’Olimpiade Popolare deve essere cancellata, ma non si possono cancellare gli ideali che hanno portato migliaia di atleti a Barcellona. E infatti moltissimi scelgono di restare e dopo aver combattuto il fascismo nello sport decidono di farlo nei campi di battaglia di tutta la Spagna. È il caso, ad esempio, di Clara Thalmann-Ensner, nuotatrice svizzera ed anarchica, che aderì alla Colonna Durruti, oppure di Emmanuel Mincq, calciatore di origini ebraiche che si arruolò nel Battaglione Thälmann e poi nella brigata Dabrowski, o ancora degli italiani che entrano in massa nel Battallon de la Muèrte.

La Repubblica cadrà il 1 aprile del 1939, molti atleti moriranno per difenderla. I sopravvissuti entreranno nei movimenti di resistenza nazionali e continueranno a combattere il fascismo in tutta Europa. Ricorderanno per tutta la vita quel nuovo spirito olimpico che si poteva respirare in ogni angolo di Barcellona in quel luglio del 1936.

Cannibali e Re

Cronache Ribelli

Precedente Ho fatto un camposanto! Successivo Antonio Gramsci a Savona. Seconda parte. Il biennio rosso e l'occupazione delle fabbriche