Le foglie stanno per cadere

“Le foglie stanno per cadere”. In una casa di Milano, la notte del 9 gennaio 1944, almeno una persona sapeva perfettamente che cosa significasse lo strano messaggio, uno dei tanti in codice irradiati da Radio Londra. Quella persona si chiamava Jerzi Sas Kulczycki. Trentanovenne capitano di fregata della Regia marina militare, romano di nascita, ma discendente da una nobile famiglia polacca di origini russe, Kulczycki era stato sorpreso dall’armistizio dell’8 settembre 1943 a Trieste, imbarcato sulla corazzata Cavour. Quel messaggio significava per lui una cosa precisa: lo Stato Maggiore degli Alleati in Italia aveva riconosciuto il VAI, movimento dei Volontari Armati Italiani che si era formato nei mesi precedenti in tutto il Nord dell’Italia ancora sotto l’occupazione tedesca. Costituito per lo più da ex ufficiali e militari sbandati delle disciolte forze armate italiane decisi a battersi contro le truppe occupanti e i loro alleati della Repubblica di Salò, il VAI con quel riconoscimento otteneva la garanzia che gli Alleati non avrebbero mai fatto mancare il loro aiuto in armi, rifornimenti e informazioni. Si trattava anche di una vittoria personale per Kulczycki, che a organizzare il VAI aveva lavorato fin dall’ottobre 1943, prima nell’entroterra veneto e poi spostandosi per tutto il nord del paese, sempre sotto false identità: Sassi, De Cunis, Saponaro, Ferrari, Ferrarin… Era stato un alto ufficiale di fiducia del Re e di Badoglio, il colonnello Cordero di Montezemolo, ad affidare segretamente a Kulczycki, subito dopo l’armistizio, l’incarico di dar vita a una forma di resistenza armata a tedeschi e fascisti. Negli ambienti vicini alla Corte si temeva infatti che i movimenti resistenziali potessero essere monopolizzati dai partiti antifascisti, per lo più ostili alla Corona. Da qui l’investitura del valoroso ufficiale decorato sul campo con Medaglia di bronzo al valor militare, fedele alla monarchia e Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. Florio Magnanini in Uomini nomi memoria

In ottobre [1943] si tenne a Bavaria, nel Trivignano, un convegno, cui presero parte politici di tutte le tendenze, volontari civili, ufficiali; la discussione si sviluppò attorno al tema della costituzione di un vero e proprio esercito clandestino, con gerarchia riconosciuta e rispettata, e l’idea comunista (appoggiata anche da altri) della istituzione di piccole cellule armate, dipendenti dai partiti politici, ciò che avrebbe escluso dalla lotta i così detti “apolitici”, che intendevano combattere non per un partito, ma per la libertà e la democrazia. Il Convegno nominò Comandante generale delle Forze Armate della Patria (FADP) il comandante Kulczycki. Ad esse aderirono numerosi ufficiali, specie degli alpini e di cavalleria. Dopo la nomina, Kulczycki sviluppò un progetto di organizzazione e di regolamento e prese contatto con numerosi ufficiali, fra cui il tenente di vascello Arrivabene Valenti Gonzaga. Il 20 novembre Kulczycki si trasferì a Venezia. Il suo progetto incontrò molte opposizioni e si giunse a un accordo sulla base del quale Kulczycki fu inserito nel Comitato di Liberazione Nazionale, come consulente militare. La sua opera fu però bruscamente interrotta per l’arresto, il 22 dicembre 1943, a Venezia, di alcuni suoi collaboratori e il sequestro di molto materiale relativo alle FADP. Trasferitosi a Milano, Kulczycki diede vita ai Volontari Armati Italiani (VAI), un corpo concepito e voluto come un unico blocco di tutte le forze patriottiche con caratteristiche esclusivamente militari e apolitiche; il Comando Supremo, con messaggio trasmesso dalla Stazione Radio di Bari, lo nominò capo di stato maggiore della nuova organizzazione. Nella sua azione di allargamento dell’organizzazione, Jerzy (Giorgio) SAS Kulczycki, prese contatto con il tenente di cavalleria Aldo Gamba, tenente K., appartenente alla rete informativa nota come Reseau Rex, per cercare di fare entrare nel VAI le Fiamme Verdi, le formazioni armate degli alpini organizzate e comandate dal generale degli alpini Luigi Masini, Fiori, già molto noto negli ambienti partigiani. Masini, di tendenze repubblicane, si dichiarò contrario all’iniziativa. Poiché però il VAI poteva essere una buona fonte di informazioni, Gamba si mise in contatto con Kulczycki. Il VAI ebbe diramazioni in tutta l’Italia settentrionale. Che il VAI abbia avuto una sua notevole importanza, in seguito del tutto ignorata dalla storiografia della Resistenza, è detto dallo stesso Ferruccio Parri, Maurizio, uno dei capi del C.L.N.A.I., vice-comandante del C.V.L., che, nel suo libro Scritti, a pagina 563 dice: “… Aspetti particolarmente preoccupanti derivano per noi dai tentativi insistenti condotti da parte della monarchia, nel Nord, di seminare zizzania, di dividere, di prendere il controllo delle nostre organizzazioni. Si cercò di formare anche un esercito monarchico antagonista del nostro; fu il VAI dei volontari monarchici, che finì un po’ perché riuscimmo a neutralizzare il tentativo, un po’ perché i tedeschi arrestarono e ammazzarono il bravo comandante Kulcsyski che era alla loro testa. Ma il pericolo fu serio.” In tale frase due sono i punti che meriterebbero un ulteriore approfondimento: riuscimmo a neutralizzare (come?), e il pericolo fu serio. Il VAI, il cui regolamento fu approvato a Genova, all’inizio del 1944 previde anche l’inserimento di personale civile, e sembra raggiungesse la consistenza non trascurabile di 5000 uomini, che svolsero un ampio servizio informativo a favore delle Armate alleate e operarono con attività di guerriglia e di sabotaggio. Due altri motivi rinforzano la convinzione che si trattasse di un’organizzazione seria e importante: l’interessamento personale del sotto segretario di stato per la Marina della Repubblica Sociale, comandante Ferrini, che ritenne opportuno segnalare ai tedeschi l’attività del comandante Kulczycki, e la grossa taglia (inizialmente mezzo milione e, successivamente, un milione di lire) che fu messa sulla testa dello stesso comandante. Giuliano Manzari, La partecipazione della Marina alla guerra di liberazione (1943-1945) in Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Periodico trimestrale – Anno XXIX – 2015, Editore Ministero della Difesa

Una comunicazione dell’11 novembre 1943 aveva anche reso ufficiale l’investitura. Ma la trasmissione di Radio Bari che diffuse la notizia trovò orecchie interessate anche al di là del fronte, nell’Italia occupata. Per i servizi segreti tedeschi l’alto ufficiale spedito al Nord dal Regno del Sud con l’obiettivo di organizzare una forma di resistenza armata appoggiata dagli Alleati diventò ben presto un’ossessione. Misero una taglia sulla sua testa ed escogitarono ogni trucco per catturarlo. Uno di questi trucchi fu l’invenzione del generale Della Rovere. [..] quell’ufficiale di grande coraggio e audacia, animato da solidi sentimenti antifascisti, ma anche fedele al Re e convinto che un’organizzazione partigiana dovesse mantenersi estranea alla politica, essendo suo esclusivo obiettivo la cacciata dei tedeschi dal suolo italiano. Era questo, del resto, il quadro assegnato all’azione del VAI dal Comando supremo di Bari e dall’OSS, il servizio segreto alleato, con il quale Kulczycki era in contatto attraverso un agente con base a Venezia. Ed è sempre per questa visione degli scopi della guerra partigiana che, al contrario, il VAI venne considerato dal CLN uno strumento della monarchia per “seminare zizzania” fra le file della resistenza. Florio Magnanini, Op. cit.

Con l’alta Valtellina ci sono stati contatti e iniziative che hanno avvicinato le varie formazioni; l’osmosi è stata tale che saranno ricamati nella zona di Grosio fazzoletti verdi con la dicitura «Fiamme Verdi Valtellinesi» (da non confondersi con l’omonimo raggruppamento alpino dell’esercito della Rsi), ma ancor di più nella zona dell’Aprica e del Mortirolo vedranno le varie bande sovrapporsi. Apparentemente fuori da ogni legame geografico con l’alta Valtellina e l’alta val Camonica, la bergamasca Fonteno, sulla sponda occidentale del lago d’Iseo, diventa invece sede di un collegamento radio con le forze alleate fondamentale e non solo per le Fiamme Verdi; la presenza della missione del Soe inglese Anticer non può essere rinchiusa in un recinto preciso. La trasmittente, esisteva e funzionava dal maggio 1944 per opera di Giovanni Carnesecchi, Ugo, ventinovenne arruolato nelle forze inglesi del Soe. È un indispensabile collegamento fra i gruppi delle Fiamme Verdi e dei partigiani operanti fra la Valcamonica, l’Ovest bresciano e le valli limitrofe, sia della provincia bresciana che orobica, con il Comando alleato […] Il tentativo di dare una struttura compiuta, su tutto il territorio dell’Italia occupata, che rappresenti la forza armata del Governo del Sud è il compito che si era assunto il gruppo dei Volontari Armati d’Italia con a capo il Kulczycki. I militari che sono rientrati dalla Svizzera potevano rappresentare l’ossatura di una formazione militare che si sviluppava partendo da un territorio in cui c’era una rete di appoggio. La media Valtellina appariva come un territorio ideale, difficili ma non impossibili i contatti con la Svizzera, una rete locale con cui è possibile intendersi senza troppi problemi, la possibilità dei collegamenti con la valle Camonica dove il generale Masini ha sviluppato il gruppo delle Fiamme Verdi, il collegamento naturale con le bande dell’alta valle. Una traccia che corrobora questa ipotesi è un documento che si trova in mano al Ponti, lo Statuto del Vai (145). Anche le interviste a Placido Pozzi, Alonzo, e Antonio Sala della Cuma Scipione (146) confermano lo sviluppo della rete del Vai. Sala della Cuma è assistente dell’Azienda Elettrica Municipale di Milano presso il cantiere della centrale di Lovero – paese lungo la strada tra Tirano e Sondalo-, dove i lavori iniziarono nel 1942, in piena guerra, e poterono essere conclusi solo a guerra finita nel marzo del 1948. É lui che tesse la rete che lo lega tramite il direttore dei lavori alla stessa Aem e poi alla Edison dove, oltre a Parri e in subordine Corti, lavora il fratello di Kulczycki (147). Sono gruppi che si sviluppano in alta valle: nel bormiese il gruppo Alonzo, a Grosio e Grosotto il Visconti-Venosta. Nei dintorni di Sondrio il Comitato che si era formato si è andato gradualmente sbandando, nella primavera resite ancora il gruppo di Torti sopra Spriana, all’inizio della Valmalenco, è su questo gruppo e sui suoi contatti che Croce pensa di sviluppare la rete? Sembra di sì.
145 La presenza dello Statuto del Vai nell’archivio privato di Angelo Ponti è citata in M. FINI, F. GIANNANTONI, La Resistenza più lunga, cit., p. 51. Il testo dello statuto è in P. PAOLETTI, Jerzy Sas Kulczycki Colonnello Sassi”. Il primo organizzatore militare della resistenza in Veneto (settembre-dicembre 1943), Edizioni Menin, Schio, 2004, p. 92; idem, Volontari Armati Italiani (V.A.I.) in Liguria (1943-1945), cit., p. 27.
146 Intervista a Placido Pozzi e a Antonio Sala Della Cuna, Issrec, Fondo: Anpi di Sondrio, Fascicolo: “Relazioni e interviste Bassa valle”; Testimonianze, Busta 2, Fasc. 18 carte sd [1945 – 1970];
147 relazione sulla costituzione e l’attività del gruppo Visconti Venosta, Issrec, fondo ANPI, b. 2, fsc. 12 brigata Mortirolo”. Jerzy non ha fratelli ma sorelle, potrebbe trattarsi di qualcun altro famigliare

Massimo Fumagalli e Gabriele Fontana, Formazioni Patriottiche e Milizie di fabbrica in Alta Valtellina. 1943-1945, Associazione Culturale Banlieu

Aldo Gamba era una figura per molti versi atipica nel panorama della Resistenza bresciana. In contatto con Louis De Pace, che aveva costituito in Francia una organizzazione di spionaggio il Reseau Rex, nella prima metà del gennaio 1944 costituì una sottorete del Rex nelle province di Torino, Milano, Padova, Brescia, Verona, Mantova e Como. Il suo impegno fu di raccogliere e recapitare le informazioni all’addetto militare italiano, il quale poi provvedeva a passarle agli inglesi e ai francesi. Durante la sua attività partigiana Gamba fu arrestato due volte. La prima il 17 aprile del 1944 a Milano. Portato a San Vittore, si offrì come addetto alle pulizie, perché poteva disporre di maggiore libertà, e il 22 maggio riuscì a fuggire. Il secondo arresto risale al 12 dicembre 1944 sempre a Milano. Portato nel carcere di San Vittore, vi restò fino alla mattina del 24 aprile. Corriere della Sera, Brescia, 25 aprile 2018

Nel marzo 1944 a Genova si intensificarono gli arresti dei collaboratori di Kulczycki, ma egli continuò nella sua opera mettendo a punto il piano di sabotaggio della città e dei suoi impianti ferroviari, piano che doveva essere attuato dalle sue formazioni agli inizi di giugno. Nell’organizzazione si infiltrò una spia, un certo Secchi che, per soldi, fece arrestare dalle SS, a Genova, il 31 marzo, altri collaboratori vicini a Kulczycki. Caddero in mano tedesca, per loro imprudenza o per delazione, anche tutti i capi del VAI milanese. Lo stesso tenente Gamba fu arrestato a Milano, il 17 aprile, da una squadra della polizia italiana alle dirette dipendenze delle SS. Messo nel raggio tedesco del carcere milanese, Gamba riuscì a fuggire, il 22 maggio 1944, riprendendo la propria attività informativa. Alcuni dei dipendenti di Gamba furono a loro volta arrestati, fra questi il sottocapo di Marina Antonio Di Pietro che, con il cugino Armando e l’altro sottufficiale di Marina, Renato Mancini, furono fucilati a Fossoli nel luglio del 1944. Kulczycki fu catturato a Genova, il 15 aprile 1944, e subito trasferito nel carcere di San Vittore a Milano, da dove riuscì ancora a continuare la sua opera di fervente patriota. Fu successivamente trasferito nel famigerato campo di concentramento di Fossoli, ove resistette a tutte le torture e fu fucilato il 14 luglio 1944. Fu decorato di Medaglia d’Oro al Valore Militare alla memoria [Ufficiale superiore di eccezionali virtù militari e morali, già distintosi in operazioni di guerra e pervaso da profondo amor patrio, faceva fronte, all’armistizio, ai nemici della Patria iniziando, senza indugio, l’organizzazione dei primi gruppi militari di resistenza nella regione veneta. Riconosciuto successivamente Capo di Stato Maggiore del Movimento dei volontari armati italiani, dava vita nelle regioni settentrionali a notevole attività militare e di sabotaggio contro l’oppressore e i suoi accoliti. Sottoposto a grossa taglia, indifferente ai rischi incombenti, svolgeva durante sette mesi opera fattiva di animatore e di capo. Attivamente ricercato, veniva arrestato solo in seguito a delazione. Superbo esempio ai presenti per serenità e grandezza d’animo di fronte al plotone d’esecuzione, donava alla Patria un’esistenza tutta dedicata alla sua grandezza ed al proprio dovere di soldato e di marinaio. Fossoli, luglio 1944]. Giuliano Manzari, Op. cit.

In senso orario nel diagramma sono rappresentate, nei riquadri verdi, le organizzazioni e i gruppi in relazione agli obbiettivi che volevano raggiungere: Il VAI, Volontari Armati Italiani: organizzazione favorita dal governo Badoglio e composta da ufficiali del regio esercito, la cui anima fu il capitano di fregata Jerzy Sas Kulczycki. Reseaux Rex rete informativa con a capo il tenente di cavalleria bresciano Aldo Gamba, era costituita da militari, con l’intento di raccogliere informazioni sui movimenti dei reparti tedeschi, e, attraverso la Svizzera farle giungere ai servizi Segreti Inglesi, Francesi e Italiani. Le Fiamme Verdi, formazione Partigiana di ispirazione cattolica, che operava nelle valli delle prealpi Orobie, in prevalenza nella valle Camonica; non avendo finalità politiche al suo interno c’era una straordinaria varietà di posizioni. Le attività delle Fiamme verdi, erano per quanto possibile, pubblicate sul foglio clandestino “il Ribelle” comunicate da una rete di informatori, che si appoggiava alle tante parrocchie della zona. FUCI la federazione degli universitari e dei laureati cattolici aveva come scopo di formare le nuove classi dirigenti in vista dell’ormai prossima caduta del fascismo; mentre la Carità dell’Arcivescovo, emanazione della Fuci (con altro nome esiste ancora oggi) dava aiuto alla popolazione milanese, stremata dalla guerra e dalla fame, tramite medici e avvocati in modo gratuito. OSCAR Organizzazione Soccorso Cattolico Antifascisti Ricercati che rese possibile l’espatrio di centinaia di persone di qualunque religione ricercate dalle numerose polizie politiche: creata da quattro insegnanti del Collegio san Carlo, Andrea Ghetti, Aurelio Giussani, Enrico Bigatti e Natale Motta, utilizzando dapprima i giovani scout delle Aquile Randagie e a cui si aggiunsero studenti universitari, laureati cattolici, e altri di differenti provenienze.
Queste strutture perseguivano gli obbiettivi indicati nei riquadri rossi, a volte collaborando fra loro, come è mostrato dalle frecce.
La suddivisione esposta non esaurisce tutta la resistenza dei cattolici milanesi; dal 1943 al 1945 hanno operato altri gruppi ma non si ha notizia che i loro appartenenti siano transitati dal campo di Fossoli.
Con il trasporto del 9 giugno arrivano a Fossoli i primi antifascisti di cui parlerò.
Il capitano di fregata Jerzy Sas Kulczycki, classe 1905 di origini polacche, nato a Roma, incaricato dal Governo Badoglio di costituire un esercito clandestino che si chiamerà Volontari Armati Italiani, senza identificazione partitica, da contrapporre alle formazioni partigiane che iniziavano a nascere.
Ai primi di gennaio del 44 si trova a Milano, per incontrarsi con alcuni rappresentanti del CLN, fra cui Ferruccio Parri e Carlo Bianchi. Ma il proposito di riunire tutte le forze militari stentò a nascere per la difficoltà di adeguare la loro complessa organizzazione all’attività clandestina di cui i militari non avevano alcuna esperienza.
Il tenente colonnello di cavalleria Luigi Ferrighi, classe 1889, arrivò al VAI attraverso il generale Luigi Masini delle Fiamme Verdi. Nonostante avesse partecipato a diverse campagne militari non aveva fatto una grande carriera perché non era “convenientemente fascistizzato”. In aggiunta, la sorella Silvia, insegnante al Liceo Parini, teneva riunioni serali ai suoi allievi ed ex allievi introducendoli ai concetti di libertà, di giustizia e di democrazia […] Carla Bianchi Iacono, Gli antifascisti cattolici a Fossoli, ANPC

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