Pavia, aprile 1945

Aprile 1945. Sul Ticino a Pavia. L’unica via che portava dall’ex Lombardo-Veneto al Regno Sabaudo (e viceversa) dopo che gli Armstrong Whitley (bimotori inglesi) avevano bombardato i tre ponti che univano la città all’Oltrepò pavese, ex sabaudo, nel settembre del 1944.

Alfredo Schiavi : L’Handley Page Halifax, inglese, 6 mitragliatrici ed un carico di bombe per circa 6 tonnellate. 7 uomini a bordo.

A Pavia la difesa antiaerea era composta da 4 mitragliatrici Saint-Etienne francesi della prima guerra mondiale. Una era piazzata accanto alla cupola in vetro del palazzo Arnaboldi in Strada Nuova. Il tiro raggiungeva circa i 1700 metri mentre gli aerei che bombardavano erano sui 2500 e 3000 metri.

Percorsi questa passerella con la bici a mano il 28 aprile del 1945 per tornare a casa in città. Avevo 19 anni compiuti da poco e tornavo da Alessandria dove avevo consegnato le armi in dotazione. Mi diedero la bici per tornarmene a Pavia. Una delle tante cose era di scoprire se la casa in cui abitava mio padre in vicolo Gerolamo Bossi era ancora in piedi… Da 15 mesi non sapevo niente di lui e di Pavia… Un’altra cosa era se il mio Istituto degli Artigianelli in cui ho vissuto quasi 7 anni c’era ancora… anche lui. La terza era di vedere una delle tre tipografie pavesi ancora in piedi… per poter tornare al lavoro… Ho attraversato la passerella piangendo nel rivedere il “mio” Ponte Vecchio ridotto in questa maniera.

La mia guerra guerreggiata da gappista era finita. Ne cominciava un’altra che era quella di scovare un lavoro da tipografo in una città che mi diede i natali. Lo trovai 6 giorni dopo in via Paolo Sarpi in Milano… e per 6 mesi su carri bestiame puzzolenti e senza sedie (cavalli 8, uomini 40) da Pavia a Milano, e viceversa, tutti i giorni (domeniche comprese). Non c’era ancora la Nutella col pane bianco da spalmarci sopra… al mattino alle 6… ma era pane con grano e crusca con l’aggiunta di qualche grammo di marmo grattugiato per farlo pesare di più…

di Alfredo Schiavi

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