Sotto la forca

“Io ero ridotto ad uno stato di inebetimento completo. Non riuscivo più a pensare a nulla, nemmeno alla mia famiglia. Fucik invece non faceva altro che cantare o raccontare qualcosa. Si comportava come se dinanzi avesse ancora una lunga vita da vivere.”
Così veniva descritto Julius Fucik dal suo ultimo compagno di cella: come un uomo che a pochi giorni dalla sua impiccagione, avvenuta l’8 settembre del 1943, non dimostrava il minimo turbamento. E la stessa tempra emerge chiaramente dalle preziose pagine del suo diario di prigionia, scritto dalla primavera del 1942, quando fu arrestato dalla Gestapo nel corso di un incontro clandestino. Una solidità mentale straordinaria se si pensa che Fucik venne sistematicamente torturato e più volte ridotto in fin di vita.
Ma nulla sembrava poter piegare il suo spirito.
Julius credeva fermamente nella sconfitta dei nazisti e negli ideali che aveva professato con coerenza per tutta la vita. Figlio di un operaio di Smikhov, era riuscito grazie agli sforzi familiari e al suo impegno personale a studiare filosofia all’università di Praga. Mentre si manteneva con i lavori più umili, dal muratore al fattorino passando per il terrazziere, Julius si avvicinò al marxismo. Le sue umili origini, la condizione di sfruttamento dei lavoratori cecoslovacchi e lo studio lo portarono ad abbracciare le idee socialiste e poi ad iscriversi al Partito comunista. Era ancora molto giovane quando fu incarcerato per le sue idee e per gli articoli durissimi scritti contro i gruppi privilegiati cecoslovacchi, che dopo la galera gli costarono anche l’esilio. Passati alcuni anni in URSS, tornò nel suo Paese negli anni in cui la Germania nazista ne stava per intraprendere l’annessione. Fucik cercò in ogni modo possibile, attraverso la stampa, di denunciare la pericolosità del nazismo. Quando i tedeschi, nel marzo del 1939, entrarono a Praga, Julius scelse subito la via della clandestinità. Per 3 anni organizzò una rete straordinaria di comunicazione, con volantini e opuscoli regolari, unica per quantità e qualità in tutta la Resistenza europea. Cercava anche di proseguire i suoi studi con l’obiettivo di realizzare un saggio approfondito sulla letteratura ceca sottovalutata dal mondo accademico: un lavoro che non riuscirà mai a terminare a causa del suo arresto.
Pochi giorni prima della sua morte un bombardamento colpì il carcere di Pankrac. I detenuti furono fatti uscire e Julius ne approfittò per rincuorare gli animi dei compagni. Prima di tornare in cella disse “se dobbiamo morire, moriamo con la convinzione che vinceremo.”

Il diario di Julius Fucik, pubblicato con il titolo “Sotto la forca”, è disponibile nella nostra libreria online.

Cannibali e Re

Precedente La Banda Collotti a Trieste negli ultimi anni della seconda guerra mondiale Successivo Sul comandante partigiano di Menconico, contadino, ex carabiniere