Sulla missione Otto

Lapide commemorativa dell’Organizzazione Otto, sita in Genova, piazza Sturla 15.r – Foto: EDC

Quando il gozzo “I due fratelli” di 7 metri salpa dal porticciolo di Voltri è mezzanotte, fra il 1° e il 2 novembre 1943. Comincia una traversata molto difficile e pericolosa. Su quella barca, infatti, c’è una missione della Resistenza che vuole portare in salvo un alto ufficiale britannico e aprire i primi contatti operativi fra gli alleati e i movimenti partigiani. Una tappa chiave per dare collegamenti e sostegni concreti alla lotta clandestina contro i nazifascisti e i suoi protagonisti sono tanti. A prepararla c’è l’organizzazione genovese Otto – fondata da Ottorino Balduzzi, primario di neuropsichiatria dell’ospedale San Martino – che per tutto l’inverno 1943-44 sarà il punto di riferimento per i collegamenti con gli alleati delle strutture della Resistenza nel Nord Ovest.
C’è l’intesa con il CLN attraverso figure chiave come i partigiani Pittaluga (Paolo Emilio Taviani) e Trossi (Lino Patri), c’è il sostegno dell’Ansaldo, dei suoi operai e anche dei dirigenti. Come Paolo Reti, l’ingegnere che procura alla Resistenza il motore per il gozzo o Ernesto Manuelli che protegge e favorisce la missione. Ci sono gli uomini a bordo: il comandante Dài, ossia Davide Cardinale, capitano di vascello della Regia Marina, il motorista Paolo Risso e come marinaio uno dei fratelli Conforti, Umberto. L’altro fratello, Giuseppe, e tre operai dell’Ansaldo che hanno partecipato all’operazione, da terra aiutano la partenza. L’equipaggio scorta il colonnello delle forze armate britanniche Gordon Thomas Brown, fuggito da un campo di prigionia tedesco e poi nascosto e protetto dalla Resistenza nella zona di Cabanne, a Rezzoaglio con altri ufficiali e soldati del Regno Unito. Gore porta agli alleati anche un messaggio del CLN.
La destinazione della barca partigiana è la Corsica, dai primi di ottobre in mano agli alleati che a Bastia hanno stabilito una base avanzata della Special Force britannica e dell’O.S.S. (Office of Strategic Service) statunitense, i servizi di intelligence per le offensive antinaziste e le operazioni di infiltrazione di agenti in Italia. Per liberare la Corsica sono stati decisivi anche gli 80.000 militari italiani sull’isola che dopo l’8 settembre combattendo insieme ai partigiani corsi e ai soldati coloniali francesi hanno sconfitto i reparti corazzati tedeschi. Il gozzo partito da Voltri è stato allestito clandestinamente nel cantiere navale Ansaldo sul Cerusa “uno dei sette stabilimenti – ricorda Massimo Bisca, presidente dell’Anpi a Genova e ‘ansaldino’ storico – che aveva Ansaldo da Voltri a Sestri, da Sampierdarena a Campi e Fegino con 36.000 dipendenti totali e fra loro migliaia di donne durante la guerra. Durante la Resistenza fu sempre fortissimo il legame fra il mondo del lavoro e i partigiani, fra lotte sociali e lotta armata contro il nazifascismo”. Il gozzo ha un motore entrobordo studiato e adattato appositamente per quella barca, la vela è tinta di nero, per meglio sfuggire agli avvistamenti delle batterie costiere tedesche e per orientarsi l’equipaggio ha anche una bussola, recuperata dai rottami di uno Spitfire. La navigazione però diventa una piccola Odissea, ripercorsa anche da Paolo Emilio Taviani (Medaglia d’Oro al Valor Militare) nel suo volume Pittaluga racconta – Romanzo di fatti veri (1943-1945). Per allontanarsi dalla costa in silenzio il gozzo procede solo con la vela che ben presto però si strappa. L’equipaggio non si perde d’animo, cerca di ricucirla con una cima e ci riesce, ma nell’operazione la vela si è ridotta e bisogna integrarla con la pesante coperta del motore. La mattina del 2 novembre è proprio il motore a tradire. Non si avvia, il gozzo deve procedere solo con la spinta del vento per due giorni. Paolo Risso, il motorista, comincia a pensare che l’ansia di far riuscire la missione abbiano forse spinto troppi a mettere mano a quel sofisticato motore entrobordo. Però non si dà per vinto. Prepara delle cartucce con garze imbevute di miscela infiammabile e quando le applica al motore finalmente si sente il rombo dell’accensione.
Non è finita però: quando la barca è ormai in vista di Capo Corso le raffiche del vento la trascinano verso ovest con il rischio di finire a Capraia, in mano ai tedeschi. Con fatica l’equipaggio riesce a invertire la rotta, raggiunge e doppia Capo Corso e il gozzo comincia a bordeggiare la costa occidentale della Corsica. Il mare è calmo, il tempo è buono. Fin troppo, perché quando il vento cessa e la vela non serve si ferma di nuovo “quel dannato motore” scrive Taviani. Paolo Risso ancora una volta lo rianima con la forza della disperazione: riduce la sua camicia a strisce e le imbeve di nafta ottenendo nuove cartucce che riavviano il motore per la spinta finale della traversata. Sono le 17 del 5 novembre quando la spedizione partigiana entra nel porto di Isola Rossa. Dalla partenza di Voltri sono passate 89 ore. Radio Londra può trasmettere il messaggio concordato “Gore l’inverno comincia” per segnalare che la barca con il colonnello britannico è arrivata. Dalla Corsica il capitano Cardinale e Mario Risso vengono poi mandati ad Algeri dove lo Special Force inglese ha la sede centrale per l’addestramento alle operazioni belliche e di sabotaggio. Vi restano qualche settimana, poi tornano in Liguria il 3 dicembre, a bordo di un Mas, motoscafo armato silurante della marina italiana, comandato dal capitano Cosulich. La missione guidata da un ufficiale britannico delle Operazioni Speciali (SOE), il maggiore Andrew Croft, esploratore artico negli anni ’30, fa sbarcare Cardinale e Risso a Riva Trigoso. Con loro c’è anche il radiotelegrafista Silvio De Fiore che pochi giorni dopo potrà aprire il primo collegamento fra la Resistenza dell’Alta Italia e gli alleati con un apparecchio paracadutato dagli Inglesi.
Lo sbarco in Corsica del gozzo della Otto partito da Voltri con il colonnello Gore apre la strada per alimentare la Resistenza anche con i lanci di materiale bellico e rifornimenti per i partigiani in Liguria e nel basso Piemonte. Un ponte aereo fondamentale nella lotta al nazifascismo che restò saldo anche se nella primavera del 1944 le operazioni della Otto vennero soffocate dai tedeschi con una serie di arresti, compreso il 31 marzo quello del fondatore Ottorino Balduzzi con altri patrioti. Il professore partigiano, Medaglia d’Argento al Valor Militare, sopravvisse fortunatamente alla deportazione, mentre un altro membro della Otto, il “padre” del motore di quel gozzo a vela nera, l’ingegner Paolo Reti, non riuscì a vedere l’Italia libera. Preso di mira dai fascisti dopo l’operazione della barca partigiana, il dirigente Ansaldo si trasferì con la famiglia a Trieste dove da segretario del CLN tenne i contatti con il CLN Alta Italia. I suoi viaggi a Milano insospettirono però i nazifascisti che lo arrestarono nel febbraio 1945 e ai primi di aprile lo fucilarono alla Risiera di San Sabba. Lo ricordano anche le motivazioni con cui è stato insignito alla Memoria della Medaglia d’Oro al Valor Militare. Pieni di giorni

Credo utile segnalare che nel campo di Fossoli fu internato anche il prof. Ottorino Balduzzi, dirigente di quella organizzazione clandestina «Otto» che nacque in Genova nell’autunno del 1943 e che prese il nome, appunto, dalle lettere iniziali del suo Comandante.
L’organizzazione «Otto», com’è risaputo, era formata da valorosi antifascisti, civili e militari, e svolse un molo importantissimo nell’ambito della lotta resistenziale. Tra l’altro i suoi componenti presero contatto in Corsica (coraggiosamente ed abilmente raggiunta su un’imbarcazione partita dal litorale di Voltri) con i Comandi ed i servizi segreti anglo­americani (16). Furono così stabiliti contatti tra gli Alleati, il CLNAI e le forze della nostra Resistenza, favorendo l’insediamento di commandos e di esperti in sabotaggi nell’Italia ancora occupata dai Tedeschi; fu perfezionata l’opera di soccorso dei prigionieri fuggiaschi inglesi ed americani, create stazioni radio trasmittenti, preparato il terreno per i lanci alle formazioni partigiane della montagna. L’organizzazione «Otto» diventò tanto importante che fu proposto ai suoi dirigenti di estenderne l’attività praticamente a quasi tutta l’Italia settentrionale ed alla Toscana. Sfortunatamente sgominata a seguito di arresti a catena, la «Otto» non fu più ricostituita. Ma i suoi aderenti scampati agli arresti ed alla morte continuarono la lotta portando la loro esperienza in altre organizzazioni resistenziali. Il prof. Balduzzi, arrestato il 31 marzo 1944, internato nel campo di Fossoli, proveniente dalla Casa dello Studente e dalle carceri di Marassi in Genova, fu successivamente inviato nel campo di concentramento di Mauthausen (17). Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) – Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992

(16) La prima traversata da Voltri alla Corsica fu effettuata il 1° novembre 1943 (cfr. G. Gimelli, Cronache militari della Resistenza in Liguria, op. cit., vol. 1°, pag. 102).
(17) Cfr. A. Miroglio, Venti Mesi contro venti anni. 2^ Ediz., Istituto Storico della Resistenza in Liguria, Genova, 1968, pag. 279.
Notizie dettagliate sull’Organizzazione Otto nei citati volumi di Gimelli e Miroglio (fonti originali e fondamentali per i dati sull’organizzazione) sono state tratte da uno studio elaborato dal prof. Arturo Dellepiane (estratto della rivista Genova n. 5 del maggio 1964) e da una relazione di Giuseppe Conforti, depositata presso l’lstituto Storico della Resistenza in Liguria.

[..] una parte degli uomini che erano stati raccolti da Pavone, furono rilevati da Craveri per l’ORI (Organizzazione per la Resistenza Italiana), che egli reclutò per l’OSS (Office of Strategic Services) dopo essere stato avvicinato a Capri nel settembre dal generale Donovan. Lo aiutava nell’impresa uno scienziato napoletano, il dottor Enzo Boeri, le cui simpatie politiche (come quelle di Craveri) oscillavano fra il PDA e il PLI. Coordinata dall’OSS, l’ORI operava spesso in più stretti rapporti con i CLN e i partiti politici che non le SF (Special Force) britanniche. Fin dal settembre l’ORI collaborò alla spedizione della prima missione alleata (Law) nel Nord. Trasportata da un sottomarino e diretta a Lavagna in Liguria, essa era guidata da un nipote di Matteotti, Guglielmo (Minot) Steiner, e comprendeva Fausto Bazzi e Guido De Ferrari. Alla missione si aggiunsero poi Piero Caleffi del PDA di Genova e altri, tra cui il radiotelegrafista Giuseppe Cirillo che più tardi proseguì la sua attività presso la direzione milanese della Resistenza. Nell’ottobre l’ORI di Craveri stabilì un contatto radio con il servizio informazioni clandestino della Otto, appena organizzato a Genova da Ottorino Balduzzi, sostenitore a quell’epoca del PDA. [..] Parri fu in grado di servirsi frequentemente dei servizi della Otto e di comunicare grazie a essa con gli Alleati. Sia l’ORI che le SF si servirono in seguito regolarmente del servizio informazioni della Franchi che le succedette, istituito da Edgardo Sogno e da altri autonomi. ANPI Brindisi

Nel frattempo, nei confronti del nascente movimento partigiano italiano vengono a concentrarsi anche le attenzioni del comando militare alleato, i cui servizi ricevono, a partire dalla seconda metà di ottobre, notizie su raggruppamenti di partigiani a Cuneo e in altre zone del nord Italia. Dapprima scettici, in quanto non credono in una efficace resistenza italiana contro i nazifascisti, i servizi inglese e americano iniziano, a partire dalla fine di ottobre, a sovvenzionare il movimento reclutando agenti da inviare dietro le linee nemiche e contribuendo a creare organizzazioni come la ORI, Organizzazione per la Resistenza Italiana, di Raimondo Craveri, la «Otto» di Ottorino Balduzzi con sede a Genova e la «Franchi» di Edgardo Sogno nel basso Piemonte. I servizi inoltre infiltrano dietro le linee nemiche importanti esponenti dell’antifascismo, tra cui Leo Valiani.
Giampaolo De Luca, Partigiani delle Langhe. Culture di banda e rapporti tra formazioni nella VI zona operativa piemontese, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Pisa, Facoltà Lettere e Filosofia, Corso di laurea magistrale in Storia e civiltà, Anno Accademico 2012-2013

I Servizi alleati presero quindi contatto con organizzazioni partigiane già impiantate che agivano più che altro a fini informativi. Fu questo il caso dell’Organizzazione Otto del professore Ottorino Balduzzi, costituita a Genova. Grazie alla presenza in essa di uomini di mare (il capitano Davide Cardinale, il sottotenente di vascello Giovanni Pompei), Balduzzi decise di mettersi in contatto con gli Alleati che erano non lontani, in Corsica, portandosi dietro, come prova di buona volontà, alcuni ex prigionieri, fra cui faceva spicco (non fosse altro per i quasi due metri di altezza) il colonnello sir Thomas G. Gore, amico personale del maresciallo Montgomery. Così, il 1° novembre 1943 a bordo del barcone I due fratelli, tre uomini di equipaggio e alcuni ex prigionieri lasciarono la spiaggia di Voltri e, dopo quattro giorni di una traversata non facile, raggiunsero l’Ile Rousse, ove sbarcarono alle 17:30 del 5 novembre. I piani inglesi non prevedevano alcun tipo di collaborazione con i partigiani (la Special Force in Corsica era ancora costituita dal solo capitano Vincent e da un sergente), ma Gore si recò ad Algeri e riuscì a convincere gli inglesi sull’utilità di una tale collaborazione. Il 29 novembre, in base alle richieste di Gore, fu effettuato un primo lancio di generi di conforto e di denaro nella zona di Cabanne d’Aveto. Inoltre, fra il 2 e il 5 dicembre furono inviati anche uomini addestrati delle missioni speciali. Il 3 dicembre il MAS 541 (sottotenente di vascello Guido Cosulich) sbarcò sulla spiaggia di Moneglia uno dei partecipanti alla spedizione in Corsica (Paolo Risso, Gino) e il secondo capo radiotelegrafista della Marina, Silvio De Fiori, Silvio, con un apparato radio con cui fu attuato uno dei primi collegamenti radio fra la Resistenza e gli Alleati. Il 5 dicembre sbarcarono, poco lontano, i due membri della missione JET, il guardiamarina Mario Cottini, Mario Campanelli, e il secondo capo radiotelegrafista Bruno Romano Pagani, con un’altra radio. Contemporaneamente fu lanciata in Piemonte la missione LOAM, costituita da personale del S.I.M. (capitano d’artiglieria Federico Sircana, tenente di cavalleria Edgardo Sogno del Vallino, operatore radio il sottocapo radiotelegrafista Luigi Bovati, Bianchi) che, però, perse la radio. Sogno, successivamente, si mise in contatto con la Otto e, di propria iniziativa, diede inizio a un’attività informativa autonoma e in parte politicizzata, costituendo la famosa organizzazione Franchi. Con la Otto collaborò anche un’altra missione S.I.M., quella del capitano Alberto Li Gobbi, Esposito. Con l’apporto delle radio e dei radio-operatori inviati dagli Alleati, con la disponibilità di operatori propri, in genere personale che aveva imparato il mestiere in Marina e poi era stato impiegato sulle navi mercantili (quali Giuseppe Cirillo, Ettore, e Agostino Cesareo, Aurelio), l’organizzazione Otto ricevette, il 6 gennaio 1944, un avio lancio di materiale bellico, nella zona di Val d’Aveto (Brignole) e, poco dopo, fece rifornire le bande che operavano nella zona di Mondovì. Inoltre organizzò il punto di sbarco e imbarco alla foce del Polcevera, nel Cantiere ILVA di Voltri. Qui, la notte fra il 1° e il 2 febbraio 1944, sbarcò da due PT americane, una delle quali ebbe un’avaria, la missione LLL/2 Charterhouse (Tail Lamp 2), del sottotenente Italo Cavallino, Siro, comprendente il sottotenente istruttore di sabotaggio Nino Bellegrandi, Annibale, e il radiotelegrafista di Marina Secondo Balestri, Biagio, con una radio ricetrasmittente italiana in valigia. Cavallino e Balestri furono inviati nella zona di Mondovì, in Val di Pesio, presso la formazione del capitano degli alpini Piero Cosa; Bellegrandi rimase come istruttore a Genova. Il 19 febbraio, probabilmente sbarcata dal MAS 546, giunse una seconda missione, collegata all’O.S.S., del tenente Gianni Menghi con un operatore radio in grado di collegarsi con l’O.S.S., con scopi prevalentemente politici (vale a dire fornire notizie su i movimenti partigiani) che non furono ben capiti da Balduzzi. Il 17 febbraio fu ripetuta l’operazione Corsica; questa volta cinque uomini di equipaggio condussero, in quattro giorni, nell’isola, otto ex prigionieri e due aviatori americani, da poco abbattuti sul Piemonte e recuperati dai partigiani di Mondovì. Una serie di gravi imprudenze, il sospetto del C.L.N. regionale che la Otto stesse perseguendo fini militari e politici particolaristici, l’organizzazione attiva ed efficiente dello SD genovese, portarono alla rapida fine della Otto. Non è ben chiaro, nonostante le molte inchieste, chi fu la causa della cattura in serie dei membri dell’organizzazione: certo è che Siro fu catturato il 13 marzo nell’albergo Tre Limoni di Mondovì; la mattina del 29 marzo egli si incontrò, per caso, a Genova, con Cottini, che venne a sua volta arrestato il giorno dopo. Il 30 fu la volta di Balduzzi. Fu catturato anche Edgardo Sogno, che fu portato in un commissariato di polizia, nel quale trovò anche Li Gobbi, fatto prigioniero dopo un conflitto a fuoco nel quale era rimasto ferito mortalmente il fratello Aldo. Sogno, sfruttando uno spazzolino da denti, riuscì a spostare l’inferriata del gabinetto del commissariato e scappò; Li Gobbi fu internato. Tutti e due furono decorati di Medaglia d’Oro al Valore Militare. Pompei, che svolgeva il compito di ufficiale di collegamento con la Val Pesio, riuscì a sfuggire alla cattura, mentre suo padre, il colonnello Osvaldo, promotore del movimento clandestino nella Val di Vara, fu assassinato da un reparto partigiano, il 25 marzo, perché preso per una spia. Caddero nella rete anche gli operatori radio, le radio, i cifrari, i piani per i lanci; cadde in conseguenza, tutta l’organizzazione messa in piedi dagli Alleati, tramite Genova, compreso il collegamento radio instaurato con Firenze. Furono catturate le radio JET e GBT della Special Force, le radio della Franchi e la Como di Sandro Beltramini, collegata con l’O.S.S.; furono catturati anche gli operatori De Fiori, Pagani, Cirillo e Cesareo. De Fiori fu costretto dai tedeschi a trasmettere al Sud, ma riuscì a lanciare il segnale concordato che avvertiva la base che l’operatore era caduto in mano nemica; rimase a lungo in mano tedesca, continuando a trasmettere notizie false che come tali furono ricevute dagli Alleati, che mantennero attivo il collegamento per salvare la vita all’operatore radio. Non servì; De Fiori fu ucciso, con un colpo alla nuca, il 15 dicembre 1944, a Villa Ceriana, Sori. Pagani, Cirillo e Cesareo riuscirono a evadere; gli ultimi due raggiunsero l’organizzazione di Boeri, di cui Cirillo divenne il principale operatore radio. Balduzzi fu portato nel carcere di Marassi e, successivamente, fu internato nel Lager di Fossoli e, poi, a Mathausen, da cui uscì per lavorare, come medico, in un ospedale militare specializzato di Linz. Nino Bellegrandi fu successivamente catturato e fucilato dalle SS, il 23 marzo 1945 a Cravasco (Genova). Il 17 marzo fu comunque impiegato ancora il punto di sbarco di Voltri ove, con i MAS 507 (sottotenente di vascello Luigi Mereu) e 517, giunsero 3 agenti del S.I.S. e 7 agenti della N° 1SF. Altre missioni organizzate dagli Alleati finirono per svolgere un compito “proprio” diverso da quello per il quale erano state mandate […] Altre missioni organizzate dagli Alleati finirono per svolgere un compito “proprio” diverso da quello per il quale erano state mandate. È questo, come visto, il caso della missione Loam, di cui fece parte Sogno, che aveva compiti squisitamente informativi. Gli avvenimenti di fine marzo (caduta dell’organizzazione Otto, arresto del Comitato Militare piemontese) spinsero Sogno a organizzare su scala più vasta l’attività informativa e l’organizzazione degli avio rifornimenti, utilizzando una trentina di campi già prestabiliti e attuando un collegamento stabile con la Special Force, utilizzando sia le radio
clandestine, sia un servizio corrieri via Svizzera. Nacque così l’Organizzazione Franchi, che sostituì la Otto e andò aumentando sempre più di importanza.
L’11 marzo fu paracaduta in zona Riva del Ger, nei pressi di Biella, la missione Brynston (capitano d’artiglieria Pietro Roggero, Gabrio, sottotenente pilota Teresio Grange, Catone, sottocapo radiotelegrafista Giuseppe Tarantino, Rodolfo). Grange prese contatto con il generale Trabucchi, con il maggiore Enrico Martini, il famoso maggiore Mauri, nelle Langhe, con gli autonomi della
Val d’Aosta e della Val Chisone. Si mise in contatto con la Franchi, di cui divenne il capo delle trasmissioni.
Con l’organizzazione continuò a operare anche il radiotelegrafista Bovati.
Sogno, a fine aprile, entrò in contatto con il capo dei servizi inglesi a Berna, John McCaffery, che lo incoraggiò ad attuare un’organizzazione più complessa.
La Franchi ebbe più le caratteristiche di una rete informativa che di una formazione partigiana, ma ebbe comunque le sue perdite. Sogno entrò nella direzione della Resistenza come rappresentante del Partito Liberale.
All’indomani del 25 aprile 1945 l’organizzazione poteva contare su una cinquantina di membri e su 200 “collaboratori”, di cui alcuni nelle organizzazioni fasciste. Rodolfo fu arrestato, ai primi di novembre 1944, durante un rastrellamento a Villanova (Cuneo) e se ne persero le tracce. La radio fu
salvata e continuò a operare agli ordini di Catone con un marconista locale.
Grange, ricevuto l’ordine di recarsi in Svizzera, fu arrestato a Milano dalle SS il 2 gennaio 1945 e fu trasferito nel campo di concentramento di Bolzano, essendo liberato il 30 aprile 1945. Giuliano Manzari, La partecipazione della Marina alla guerra di liberazione (1943-1945) in Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Periodico trimestrale – Anno XXIX – 2015, Editore Ministero della Difesa

In Valle Pesio i primi gruppi confluirono rapidamente nella banda comandata da Piero Cosa che, sul piano militare, si impegnò in frequenti azioni di sabotaggio, soprattutto lungo le vie di comunicazione tra Piemonte e Liguria che rendevano la valle di forte interesse strategico. Tedeschi e fascisti risposero a queste azioni con ripetuti rastrellamenti e sanguinose rappresaglie che, tra gli effetti, ebbero però anche quello di accrescere i giovani che salirono in montagna e si affiancarono alla banda. Già alla fine del febbraio 1944 agiva in tutta la provincia una efficiente rete di informazioni, denominata “servizio X”. Chiusa Pesio Museo della Resistenza

Il primo contatto della OTTO con le formazioni piemontesi avvenne nel mese di novembre [1943], durante la fase organizzativa della banda della Val Pesio. Il capitano di complemento Piero Cosa incontrò a S. Bartolomeo di Chiusa Pesio Carlo Balestro, genovese, ex sergente degli alpini, che gli propose di mettersi in contatto con Balduzzi a Genova, per ottenere aiuti e collaborazione per la lotta ai nazi-fascisti. Nei primi di dicembre Cosa si recò a Genova e incontrò Balduzzi nel salone dell’Hotel Columbia presso la stazione Principe. I due concordarono di inserire nelle rispettive organizzazioni ufficiali di collegamento per la determinazione delle coordinate geografiche nelle zone disposte per gli aviolanci. In seguito la OTTO avrebbe comunicato il testo del messaggio “positivo” e “negativo” da ascoltarsi attraverso Radio Londra e le modalità per le segnalazioni da terra agli aerei. Costanzo Repetto fu nominato ufficiale di collegamento della OTTO, il tenente Luigi Meineri per la banda di Val Pesio, che in seguito fu ucciso durante questa attività. Il primo lancio avvenne nella notte tra il 20 e il 21 gennaio al Pian del Creus in Val Pesio […] Al posto di sbarco di Voltri arrivava nel febbraio del ’44 [il 1° febbraio] una prima missione capitanata da un certo Siro [Cavallino Italo, tenente del genio guastatori] con un istruttore di sabotaggio portante il nome di Annibale [Bellegrandi Nino, sottotenente di artiglieria] (che fu poi fucilato dalle S.S. [a Cravasco]) e dal R.T. Biagio [Balestri Secondo, sottocapo r.t.]. Siro e il R.T. furono avviati nella zona di Mondovì e messi a disposizione della organizzazioni partigiane del Basso Piemonte alle dipendenze dell’ufficiale di collegamento responsabile di zona Repetto; l’Annibale tenuto a disposizione ed utilizzato in vari settori (anche a Genova città) come istruttore di sabotaggio. La missione era denominata LLL2-CHARTERHOUSE (1), proveniva da Bastia con un MAS italiano e operò, fino all’arresto di “Siro” avvenuto il 13 marzo 1944, comunicando alla base informazioni per i lanci di rifornimenti alle formazioni operanti in Val Pesio, Val Ellero, Val Corsaglia e Val Casotto. “Biagio” fu arrestato il 22 aprile, fu costretto con le minacce e le torture a trasmettere alla base false notizie date dai tedeschi, ma riuscì a cambiare alcuni gruppi cifrati ed a far capire, in questo modo, di essere in mano delle SS. Antonio Martino, L’attività di intelligence dell’Organizzazione OTTO nella relazione del prof. Balduzzi, pubblicato su Quaderni savonesi. Studi e ricerche sulla Resistenza e l’età contemporanea dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea della Provincia di Savona, n. 24, Savona, 2011

(1) In arrivo – CHARTERHOUSE (LLL 2) Senza numero Anche i patrioti di Valle Casotto dispersi da forze tedesche superiori per numero et armamento alt Anche questa Valle Pesio bloccata da cinque giorni et attende attacco da un’ora all’altra alt Metà uomini disarmati mandate subito munizioni et armi pesanti automatiche et mortai alt Messaggio positivo di questa valle est “la pera est cotta” alt molti viveri a secco venite subito alt.  Ricevuto il 18 marzo 1944. / In arrivo – LLL 2 N. 26 – Da comando valle Pesio alt Avevamo chiesto che Biagio rimanesse con noi per evitare che con l’eventuale ritorno di Siro fosse trasferito in altro luogo alt Il posto più sicuro per lui et radio est qui in alta montagna inaccessibile ed ben protetto dalle nostre forze ormai ben armate et munizionate in seguito vostri preziosi lanci alt Sarebbe grave imprudenza viaggio di Biagio at Genova così pure sarebbe assai pericoloso in questo momento eseguire trasmissioni da altro luogo alt. Vi facciamo presente che pur essendo in alta montagna et per mezzo del nostro servizio informazioni potrà ancora rendervi prezioso servizio alt Dateci conferma se autorizzate sua permanenza qui alt Comando Valle Pesio alt. Ricevuto il 29 marzo 1944. NOTA del Capo-sezione: Consigliamo aderire – Preghiamo sempre che banda garantisca incolumità stazione non impegnando combattimento. / In partenza (LLL 2) (50977/C) – Messaggio numero  alt per capitano Cosa alt. Eroico comportamento banda est apprezzato da questo comando che nel fermo contegno dimostrato vede le possibilità per lo sviluppo di azioni future alt Abbiamo fiducia che bande Valli contigue momentaneamente disperse potranno ricostituirsi presto per assolvere compiti che preciseremo alt At lei et ai patrioti della Val Pesio ancora impegnati nella lotta giunga vivo plauso et cordiale fraterno saluto alt. Comando Supremo.  Trasmesso il 31 marzo 1944. / In arrivo – LLL 2 N. 28 – Da Comando Valle Pesio alt. Siamo ancora bloccati ma il nemico non osa attaccarci alt Continuiamo la preparazione difensiva alt Abbiamo avuto due scontri di pattuglie quattordici feriti al nemico alt Patrioti… un ferito alt Ricevuto lancio ringraziamo sentitamente abbiamo recuperato trentasette casse di viveri alt Vi preghiamo mandarci gallette scatolette carne duecento gavette inglesi cento zaini da montagna due mortai munizioni per mitragliatrice Bren razzi rossi et verdi cinque radio Wirelesse n. trentotto MK due et venti pile ricambio alt Banda Valle Grana chiede lancio urgente alt messaggi positivo “La terra est gelida” alt Negativo “La stufa fa fumo” alt Biagio. Ricevuto il 31 marzo 1944. NOTA del Capo-sezione: Bravo questo ragazzo [“Biagio”, Secondo Balestri] / In arrivo – LLL 2 N. ? – Ricevuto nobile messaggio del maresciallo d’Italia Messe alt Patrioti italiani rispondono commossi che continueranno loro dovere alt Difficoltà spronano resistere alt Santità causa fede. segue. Ricevuto il 7 aprile 1944. (Nota a matita: Scheda – anche messaggi partiti). / In arrivo – LLL 2 N. 30 – (continuazione) – fino vittoria alt insistere illuminare italiani smarriti alt Intensificate aiuto materiale montagna alt Uniamoci tutti nel sacro ideale simbolo dell’Italia alt Capitano Pietro Cosa Val Pesio alt. Ricevuto il 7 aprile 1944.
copie di messaggi cifrati della missione in parola in Claudia Nasini, Una guerra di spie. Intelligence anglo-americana, Resistenza e badogliani nella sesta Zona operativa ligure partigiana (1943-1945), Tangram Edizioni Scientifiche, Trento, 2012

[…] “Siro” svolse attività organizzativa di squadre di sabotatori ma venne arrestato il 13 marzo [1944] a Mondovì, all’Albergo “Tre limoni”, da agenti della Gestapo e fu tradotto a Genova. Probabilmente fu terrorizzato con minacce di morte e indotto a collaborare. Mario Cottini il 29 marzo [1944] incontrò casualmente “Siro” nel bar Preti, a Genova, e non sapeva che è già in mano dei tedeschi, che lo facevano accompagnare da un loro agente che sembrava un italiano e si faceva chiamare Gino. Cottini ritenne che si trattasse di un altro membro della Resistenza e parlò apertamente con “Siro“, dandogli appuntamento all’indomani in via San Luca 5. Troverà ad attenderlo le SS e viene catturato. Al comando delle SS sarà proprio Gino (un interprete altoatesino) a condurre il suo interrogatorio. Cottini viene in seguito usato come esca per catturare Cesareo, un altro membro della OTTO, incontrato per le vie di Genova. Pompei Giovanni il 31 marzo per poco non venne catturato, come altri componenti della rete. I tedeschi mandarono avanti come esca verso casa sua la giovane amica di Cottini, ma vedendola intuì che si trattasse di una trappola e fuggì calandosi da una finestra dalla parte posteriore della sua casa. Due giorni dopo Balduzzi venne arrestato, ebbe una violenta discussione con “Siro“, lo coprì di insulti, lo accusava di aver causato la fine della OTTO. “Siro” si difendeva sostenendo di essere stato catturato da appena un giorno, quando in realtà era nelle mani dei tedeschi da almeno due settimane. Un compagno di prigionia disse in seguito che “Siro” aveva avuto una crisi depressiva […] Paolo Risso dopo la cattura di Balduzzi venne incaricato dal SOE a prendere il comando della Missione LOCUST con il compito di liberarlo. Col r.t. Chierchi “Francesco” di Agordo e con Emanuele Strassera “Manuel” sbarcò da un mezzo silurante inglese in Liguria e proseguì fino a che la GNR li fermò ad un posto di blocco. Solo Chierchi venne fermato come sospetto renitente. Risso e Stressera riuscirono a farla franca e a dare inizio alla missione LOCUST, trasmettendo informazioni agli alleati […] Antonio Martino, Op. cit.

[ Giorgio <Giorgio I, poi Cis> Alpron a dicembre 1943 fu presente ad Alto (CN), in quanto attivo nei collegamenti con Mauri e con il servizio Lanci dell’Organizzazione “Otto“. Passò, poi, a militare nelle formazioni garibaldine della I^ Zona, nelle quali diventò in seguito capo di Stato maggiore della  I^ Brigata “Silvano Belgrano” della VI^ Divisione “Silvio Bonfante“. Di recente Giorgio Caudano ha rintracciato presso l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia due relazioni scritte a suo tempo da Giorgio Alpron, una in particolare molto dettagliata sulla Missione Otto: in quest’ultima emergono in particolare tracce inedite sulla fine dell’organizzazione Otto: “[…] gli Alleati questi pretesero da ‘Amilcare’ informazioni militari e ferroviarie ma gli inibirono di interessarsi ai collegamenti Partigiani con nostro mezzo, benché li avessimo fatti avvertire della nuova situazione, dell’arresto di ‘Biagio’ e del tradimento di Pagani, Di Fiori e Cottini […] mentre Silvia Roggero lasciò Genova con me solo in Agosto [del 1944] quando l’assoluta inutilità di ogni mio tentativo di ulteriori collegamenti con gli Alleati, ormai compiuti da solo perché anche Lodigiani era stato arrestato, mi convinsero a lasciare il lavoro clandestino per riprendere il mio posto fra i Partigiani della 1^ zona operativa in Liguria […] ]

Il 29 settembre [1944] partiva pure Secondo Balestri (Biagio), unico salvatosi di una missione alleata denominata Charterhouse LLL 2, destinata alla Riviera Ligure di ponente ed al basso Cuneese che, partita il 15 gennaio 1944 da Brindisi, sbarcata sulla costa con mezzi navali, composta dai militari Italo Cavallino (Siro), Nino Bellegrandi (Annibale) dal suddetto, dopo varie peripezie venne annientata. Biagio arrestato il 22 aprile 1944 a Pieve di Teco con un altro dalle SS tedesche per delazione di un certo Santacroce, e torturato, fu costretto a trasmettere alla sua base messaggi preparati da un ufficiale tedesco di nome Reiter. Poi il 31 luglio riuscì a fuggire e a rifugiarsi presso il comando della V^ Brigata [“Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione “Felice Cascione“] a Pigna, dove rimase fino al 29 di settembre)… Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III., ed. Amministrazione Provinciale di Imperia, 1977

Riuscì [“Biagio”, Secondo Balestri] a fuggire il 31 luglio e a riprendere contatto con i partigiani garibaldini operanti a nord di Imperia. Verso la metà di settembre [1944], attraversò il confine con la Francia insieme al capitano Michael Lees, comandante della missione FLAP2-BARSTON, e da Avignone, in aereo tornò a Bari il 15 settembre 1944. A Balestri è stata conferita la Medaglia d’argento al valor militare. 
Antonio Martino, Op. cit.

Da almeno un mesetto la nostra squadra, vale a dire quella di Nino Micheletti, prestava servizio al posto di blocco avanzato operante sulla strada provinciale a valle di Frabosa Sottana. Verso il 24/25 settembre 1944, Micheletti venne convocato dai Dirigenti Divisionali (Cosa e Giocosa), per urgenti, indifferibili motivi […] Il Comando divisionale, forse rassicurato dalla notizia che la squadra di Micheletti si era procurato tutto l’armamento rastrellando periodicamente l’area monregalese e quella tendasca, non esitò ad affidare a Micheletti e compagni il gravoso incarico di scortare i due messaggeri, Bessone e Astengo, oltralpe, per consentir loro di accedere all’aeroporto di Nizza, da pochi giorni liberata dagli alleati anglo-americani, e di lì raggiungere la meta prefissata […] Nel frattempo, prima della partenza, dietro insistenza degli stessi interessati, al nostro gruppetto vennero aggiunti una decina di militari alleati desiderosi di rientrare nei rispettivi organismi e due civili, un giornalista canadese (Morton) e l’italiano radiotelegrafista (Biagio), che se non sbaglio, potrebbe chiamarsi Secondo Balestri, emiliano di origine. Elenco, non tutti, i nomi che ancora ricordo: Capitano Lees, rigido Ufficiale effettivo inglese che coordinava il comportamenti dei suoi sottoposti, Capitano di complemento sud africano Long, disegnatore, esperto nel campo della fotografia […] Partimmo da Rastello, piccolo borgo della Valle Ellero, il giorno 27 settembre 1944. A motivo delle precarie condizioni di salute del prof. Bessone, fummo accompagnati dal giovane medico monregalese Serafino Travaglio sino alla Frazione Piaggia di Briga Marittima, ove pernottammo. […] dopo un secondo faticoso giorno di marcia, arrivammo, sfiniti, a Pigna, ubertoso Comune medioevale dell’alta Valle Nervia. […] Ci mise in contatto con due Comandanti garibaldini che non finivano di ringraziarci per la generosa accoglienza e l’aiuto prestato alle formazioni garibaldine, in rotta a seguito dei consueti impietosi rastrellamenti […] Convenimmo di dividere in piccolo gruppetti gli uomini da espatriare. Così si sarebbe reso meno visibile e pericoloso il movimento di uomini nella vicinanza della frontiera. Un gruppetto si sarebbe avventurato sui sentieri montani ben conosciuti dai partigiani locali. L’altro, invece, via mare, su di un barcone condotto da due muscolosi rematori figli di partigiani. […] Tenendo presente l’urgenza degli adempimenti affidati ai due emissari, decidemmo, sempre d’intesa con i nostri inaspettati generosi amici, di includere nel primo gruppo il prof. Bessone, l’Avv. Astengo, il Capitano inglese Lees ed il radiotelegrafista Biagio [Secondo Balestri]. Costoro, il 2 ottobre [1944] si avviarono verso i sentieri montani, accompagnati da due esperti locali e, come si seppe poi, raggiunsero dopo molte fortunose peripezie il luogo stabilito. La spedizione del secondo “quartetto” (cap. Long, giornalista Morton, militare scozzese Mac Clelland, sergente Larouche) si rivelò molto più complicata e rischiosa […] Dopo l’attenuarsi degli attacchi nazisti, ma ancora prima di conoscerne con assoluta certezza la fine, i Comandanti locali (Curto e Vittò) ci consigliarono fraternamente, per non mettere in gioco la nostra esistenza, di abbandonare la Valle e ritornare nella nostra Divisione monregalese. Nel ringraziarci per la collaborazione prestata, espressero gratitudine e riconoscenza al Capitano Piero Cosa ed alla Valle Corsaglia per il grande aiuto concesso alle loro Formazioni in un momento tragico e disperato. Decidemmo di rientrare. Insieme a noi c’erano 4/5 superstiti alleati che avevano rifiutato di tentare il passaggio della frontiera italo-francese.
Luigi Mondino nel Supplemento al numero 1 dell’aprile 2010 de “L’ELMETTO”, Cuneo

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