Sull’intervento dell’Italia fascista nella guerra civile spagnola

Manifesto di propaganda repubblicano contro l’intervento italiano in Spagna – Fonte: Wikipedia

Il 6 dicembre 1936 Mussolini e Hitler concordarono a Roma le modalità per l’estensione del comune sostegno alla rivolta militare in Spagna; come immediata conseguenza dei colloqui si istituì presso il ministero degli Esteri già due giorni dopo l’Ufficio Spagna. <1
Ciano ne affidò la direzione a Luca Pietromarchi.
La guerra civile spagnola, combattuta tra il luglio 1936 e l’aprile 1939 da soldati e volontari provenienti da diversi paesi, diventò ben presto il simbolo del contrasto e dell’antagonismo tra gli ideali repubblicano-parlamentari delle “vecchie” democrazie e la politica di potenza fascista perseguita dai nuovi sistemi “totalitari” europei.
A proposito dell’intervento da parte della Germania e dell’Italia, Gabriele Ranzato parla di una “convergenza” delle dittature fasciste nel contesto della guerra civile spagnola, <2 mentre Enzo Collotti ha sottolineato che la tesi molto diffusa, secondo cui l’Italia sarebbe stata indotta dalla Germania a sostenere Franco, va nettamente respinta sulla base di un articolato esame degli eventi e dei loro sviluppi. <3
L’azione dell’Italia non fu affatto così “neutrale” e disinteressata, come è stato detto qualche volta. Nella misura in cui il regime fascista s’identificò con il carattere di crociata, attribuita alla “guerra contro il bolscevismo”, si aprì all’Italia la via ad alleanze vantaggiose su diversi livelli. <4
La guerra civile spagnola offrì una buona occasione soprattutto nella prospettiva di consolidare l’Asse Berlino-Roma. Essa costituì la prima impresa politico-militare che poteva essere considerata come iniziativa comune e banco di prova per il futuro. Ciò non significa però che mancassero momenti di concorrenza, conflitti di interessi e tensioni politicomilitari tra gli alleati, come si può rilevare facilmente dalle relative fonti. <5
Per quanto riguarda la percezione della guerra civile spagnola in Italia, i diari e le agende di Pietromarchi sono di duplice interesse perché in essi si rispecchiano sia l’atteggiamento del regime fascista nei confronti della Spagna
sia le opinioni personali del diarista e il suo giudizio su determinati eventi e sviluppi storici. Diversamente dalle memorie della guerra civile spagnola, scritte successivamente da alcuni funzionari italiani, come ad esempio quelle
di Roberto Cantalupo, l’ex ambasciatore italiano in Spagna, <6 le annotazioni di Pietromarchi costituiscono una fonte straordinaria nella sua autenticità, che finora è stata completamente ignorata dalla ricerca storica sul tema.
Lo stesso John F. Coverdale, che con il suo ampio studio sull’intervento italiano nella guerra civile spagnola, pubblicato a metà degli anni Settanta, svolse un lavoro pionieristico, aveva sì inserito nelle sue indagini anche le carte dell’Ufficio Spagna e addirittura intervistato Pietromarchi, allora settantacinquenne, a Roma, <7 ma non aveva fatto alcun accenno ai diari e alle agende. Presumibilmente il diplomatico non rivelò allora l’esistenza di questi suoi scritti, perché era intenzionato a ricorrere direttamente ad alcune parti delle sue annotazioni per le memorie che avrebbe iniziato a scrivere tra il 1976 e il 1977. Ma anche dopo la consegna dei diari all’archivio della Fondazione Einaudi, essi non vennero presi in considerazione come fonte relativa all’intervento italiano nella guerra civile spagnola. Sia l’eccellente lavoro di Gabriele Ranzato sulla guerra civile spagnola e le sue cause, <8 sia la monografia, pubblicata nel 2005 dallo storico militare Giorgio Rochat sulle guerre italiane dal 1935 al 1943, <9 si riferiscono solo marginalmente all’Ufficio Spagna diretto da Pietromarchi e non utilizzano le sue osservazioni relative alla guerra civile spagnola. Eppure tutta la potenzialità dei diari per l’analisi dell’intervento italiano a sostegno di Franco si rivela già nella summenzionata pubblicazione di alcune pagine dei diari di Pietromarchi scelte da Paolo Soddu, che contengono una lunga e istruttiva annotazione sulla battaglia di Guadalajara del marzo 1937. <10
[NOTE]
1. Cfr. ASMAE, US 5, Relazione Finale, “Costituzione ed organizzazione dell’Ufficio Spagna”.
2. Cfr. R a n z a t o, Eclissi, p. 41.
3. Cfr. C o l l o t t i, Fascismo e politica, p. 286. Sui rapporti politici già esistenti tra l’Italia e la Spagna in quell’epoca, e sulla loro evoluzione cfr. anche S a z C a m p o s, Fascismo, pp. 133s.
4. Cfr. ibid., p. 292. La base ideologica dell’intervento presenta qui delle analogie con la Campagna di Russia durante la Seconda guerra mondiale, che secondo Thomas Schlemmer fu propagata sia dalla dirigenza fascista sia da settori della Chiesa cattolica come “crociata contro il bolscevismo o come guerra santa contro i ‘senzadio’”; cfr. S c h l e m m e r, Italiener, p. 40.
5. Cfr. soprattutto i rapporti italiani dalla Spagna al Ministero di Guerra e al Ministero degli Affari Esteri sulle relazioni italo-spagnole, conservati nell’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito (AUSSME), F 18, R.2, fasc. 17 e 19.
6. C a n t a l u p o, Spagna.
7. C o v e r d a l e, Intervention, pp. 165, 167s.
8. R a n z a t o, Eclissi.
9. R o c h a t, Guerre.
10. Cfr. S o d d u, Pietromarchi.
(a cura di) Ruth Nattermann, I diari e le agende di Luca Pietromarchi (1938-1940). Politica estera del fascismo e vita quotidiana di un diplomatico romano del ’900, dhi Ricerche dell’Istituto Storico Germanico di Roma Band 5 (2009), Istituto Storico Germanico di Roma & Viella S.r.l., 2009

Carri leggeri italiani avanzano con un carro lanciafiamme L3-35Lf al comando verso Guadalajara – Fonte: Wikipedia
Scorcio di truppe dell’Italia fascista in Spagna in un’altra fase – Fonte: Wikipedia

Gli artefici dell’intervento bellico furono esclusivamente il duce e il suo Ministro degli Esteri, Galeazzo Ciano. Proprio quest’ultimo, il 28 agosto 1937, in relazione all’appoggio italiano alle forze nazionaliste, scrisse nel segreto del suo diario: «Questa impresa di Spagna trova la costante opposizione della Marina, che fa resistenza passiva. L’Aeronautica, benissimo. L’Esercito con regolarità. La Milizia con slancio. Ma in fondo il duce ed io soli ne siamo i responsabili: anzi, coloro che ne hanno il merito. Un giorno si riconoscerà che è grande» <14. Oggi possiamo considerare totalmente sbagliata la predizione fatta da Ciano in termini di “merito”. La scelta iniziale di assumere tale impegno militare derivò, probabilmente, da una serie di errate considerazioni. Il conflitto si pensò di breve durata e, dal punto di vista militare, poteva essere un’occasione da sfruttare come luogo per l’addestramento degli uomini nonché come un momento interessante per la sperimentazione di tecniche e materiali. Si pensò, come scrisse Dino Grandi nel suo diario <15, che una vittoria repubblicana avrebbe aperto il dominio francese nel Mediterraneo che, invece, nell’ottica del mare nostrum, costituiva uno dei principali obbiettivi di Mussolini <16. Probabilmente si pensò alla possibilità di convertire la Spagna di Franco in un futuro alleato considerata l’avversione di Mussolini per le repubbliche <17, ma anche ad un veloce accrescimento del peso internazionale dell’Italia.
Si può considerare che la partecipazione militare internazionale, per la sua fattibilità, per la sua efficacia e per la sua organizzazione complessiva, avrebbe dovuto richiedere una più ampia riflessione coinvolgendo un maggior numero di autorità politiche e militari. Appare il caso sottolineare – come già detto – che, dal punto di vista militare, le scorte di materiale bellico erano già basse visto il quasi concomitante impegno militare italiano nella guerra d’Etiopia <18; inoltre, visto il panorama internazionale, non si poteva dimenticare la possibilità di un nuovo conflitto di più vaste dimensioni.
[NOTE]
14 CIANO, Galeazzo, Diario 1937-1943, Milano, Rizzoli Editore, 1980, giorno 28 agosto 1937, p. 29.
15 Riportato nell‟introduzione di DE FELICE, Renzo, al testo di COVERDALE, John F., I fascisti italiani nella guerra di Spagna, op. cit., p. XVII
16 Iº Convegno Nazionale per gli Studi di Politica Estera, Gli interessi dell’Italia nel mediterraneo orientale, (Milano, 15-17 ottobre 1936) relatore PACE, Biagio: «[…] la presenza di interessi italiani (nel Mediterraneo ndr) dura ininterrotta da quando una unità civile è apparsa nel nostro mare». Per quanto il Convegno sia afferente al Mediterraneo orientale, più volte il relatore parla di Mediterraneo in termini generali, coinvolgendo anche collocazioni che sono ad occidente nel definire gli interessi territoriali, economici, marittimi, ecc., del regime fascista. Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Disponibile al sito
URL: < http://cronologia.leonardo.it/storia/a1936xk.jpg > [consultato il 03.05.2007].
17 Proprio nell’occasione della vittoria del Fronte Popolare in Spagna Mussolini disse che «fare una repubblica oggi è come usare la lampada a petrolio al tempo della luce elettrica». Riportato in MONTANELLI, Indro, CERVI, Mario, Storia d’Italia vol. XLII. La guerra di Spagna e il patto di Monaco, op. cit., p. 9.
Edoardo Grassia, «Barcellona, 17 e 18 marzo 1938», Diacronie. Studi di Storia Contemporanea: Spagna Anno Zero: la guerra come soluzione, 29/07/2011,
URL:< http://www.studistorici.com/2011/07/29/grassia2_numero_7/>

Fiat C.R.32 del XVI Gruppo Autonomo “Cucaracha” scortano un Savoia-Marchetti S.M.81 in una missione di bombardamento in Spagna – Fonte: Wikipedia

Nell’aprile del 1932 e nell’autunno del 1933 esponenti della destra conservatrice spagnola si recarono a Roma a chiedere sovvenzioni per i loro progetti insurrezionali contro la Repubblica. Di nuovo, il 31 marzo 1934, una delegazione, costituita dal generale Emilio Barrera, dell’Unione militare spagnola, dal rappresentante del Partito Carlista, Antonio Lizarza, e da Antonio Goicoechea, ex ministro dell’Interno durante il regno di Alfonso XIII ed esponente di Rinnovamento spagnolo, il partito monarchico alfonsino, si recò da Mussolini per ottenere aiuti, e il duce promise armi e denaro. <110 In cambio dell’aiuto italiano alla destra spagnola per la conquista del potere, veniva chiesta la stipulazione di un patto segreto che mirava a garantire il mantenimento dello status quo nel Mediterraneo, allo scopo di neutralizzare un eventuale legame della Spagna con la Francia e i relativi diritti sulle isole Baleari.
Nell’estate del 1936, Roma si trovava però ancora invischiata negli strascichi della guerra d’Etiopia: la sanguinosa repressione nel paese africano e le ristrettezze economiche all’interno; non prestò pertanto sufficiente attenzione alle notizie di una possibile insurrezione nella Penisola Iberica. Anche la pressante richiesta di Franco, a pronunciamento avvenuto, dell’invio di aerei da trasporto per transitare le truppe dal Marocco al continente non ottenne immediata risposta.
Solo al diffondersi della voce che il presidente del governo francese, Léon Blum, intendesse aiutare la Spagna, con la spedizione di armi e aerei – una promessa accompagnata da titubanze e ripensamenti da parte degli esponenti del suo ministero (e forse il duce ne era al corrente) – e in presenza della neutralità manifestata dalla Gran Bretagna, Mussolini si risolse a dare una risposta affermativa. <111 Ciononostante, agli inizi di agosto, in sintonia con gli altri paesi europei, il governo aderì formalmente alla proposta di non intervento avanzata dalla Francia, che bloccò l’invio di aiuti alla Repubblica – per l’ostilità incontrata da Blum nel suo stesso governo e «per l’azione di freno messa in atto dall’Inghilterra». <112 Se la Francia provvide tuttavia a dare sostegno in forma non ufficiale e sporadicamente nel tempo, <113 il duce, alla fine di luglio, spedì mezzi militari, sostenuto probabilmente dall’idea che la Gran Bretagna fosse favorevole agli insorti. <114 Egli inoltre riteneva che l’URSS non avesse alcuna intenzione di aiutare la Spagna. Solo dopo i primi mesi di guerra passò a un intervento più diretto: sotto l’etichetta di “volontari”, fece trasportare nella Penisola Iberica formazioni regolari dell’esercito, organizzate nel febbraio del 1937 nel CTV, Corpo Truppe Volontarie, agli ordini del generale Mario Roatta. <115
Nella versione riservata al Paese, il coinvolgimento italiano era una diretta conseguenza della preoccupante presenza comunista nella vicina Spagna. Nei primi giorni del pronunciamento, la stampa italiana diede ai propri lettori un’informazione quasi asettica, che riproduceva soprattutto notizie provenienti dalle agenzie straniere e, solo nel mese di agosto, i giornali nazionali si allinearono alla versione ufficiale del regime. Per esempio, un mensile illustrato e popolare come “La Rivista delle famiglie”, edito da Sonzogno, denunciava la gravissima situazione della Spagna «devastata dalla guerra civile, specialmente per l’intervento ormai aperto della Russia nel conflitto: intervento minaccioso e pericoloso», che aveva provocato, «per reazione, uno schieramento anticomunista delle nazioni dell’ordine, col riconoscimento del governo nazionale spagnolo del generale Franco da parte dell’Italia e della Germania e con un’intesa della Germania col Giappone». <116
Per gli inviati delle maggiori testate, la guerra spagnola era la lotta aperta delle forze della tradizione cristiana e dell’ordine contro il bolscevismo, era la difesa sacra della “civiltà” contro il dilagare del pericolo “rosso”. Solo a qualche voce isolata era concesso esprimere parole di condanna del pronunciamento dei generali e di mesto disappunto per l’insipienza della guerra. Tra queste, emergeva quella di Rinaldo Rigola, socialista riformista, primo segretario della Confederazione Generale del Lavoro e fondatore con Filippo Turati e Claudio Treves del Partito socialista unitario, un uomo che Mussolini tollerava poiché riteneva che la sua attività politica, connessa soprattutto allo studio, non avesse effettivi legami con le esperienze e la vita concreta dei lavoratori. Così, nell’agosto del 1936, nella rivista “I problemi del lavoro”, l’organo dell’Associazione Nazionale di Studi e Problemi del Lavoro, da lui fondata, l’ex-dirigente sindacale poté scrivere: «Nessun patriota, nessun uomo semplicemente umano può approvare la condotta dei generali che non hanno esitato a mobilitare persino la legione straniera e scatenare mediante il suo concorso la guerra contro i fratelli». <117
E ancora, nell’agosto del 1938, quando ormai la fine della Repubblica era imminente, attaccava «questa guerra di nazioni, questa guerra che consiste nel rovesciare migliaia tonnellate di esplosivo sulle città fortificate e su quelle indifese, senza distinzione di bersaglio, senza riguardo né per le opere d’arte né per nulla, appunto perché deve essere rapida e breve, ciò che si può ottenere terrorizzando l’avversario, non può più fare distinzione tra civili e militari, né tra giovani e vecchi, né tra donne e bambini». <118
Presso i distretti militari e nelle sedi del fascio era stato avviato il reclutamento di uomini. La fanteria era formata da appartenenti alla milizia fascista e da “volontari” di varia provenienza. Le domande di arruolamento coinvolsero soprattutto i lavoratori agricoli dell’Italia centro-meridionale, spinti dal bisogno, ma non mancarono anche numerosi pregiudicati. All’ inizio del 1937 in Spagna c’erano più di 50000 soldati provenienti dall’Italia, che permisero la formazione di quattro divisioni. <119
Il 18 novembre 1936, Roma e Berlino accordarono alla Giunta di Difesa nazionale, costituitasi a Burgos il 24 luglio, il riconoscimento di unico e legittimo governo spagnolo. Venne inoltre concluso un patto tra l’Italia e la Spagna di Franco, in base al quale il governo fascista si impegnava ad aiutare il generale nella lotta contro il comunismo e per «l’indipendenza e l’integrità dello Stato». <120 I due governi avrebbero inoltre preso accordi su azioni di comune interesse, soprattutto nel Mediterraneo occidentale, e Franco si sarebbe impegnato a favorire l’Italia con la fornitura di materie prime. L’operazione fu condotta da Ciano in modo piuttosto superficiale, cosicché gli impegni della Spagna nazionalista si rivelarono vaghi, e tali da non costituire un valido compenso allo sforzo militare che l’Italia stava compiendo.
Franco invece si limitò a contraccambiare gli aiuti delle due nazioni con manifestazioni di riconoscenza e adulazione. Vittorio Emanuele, Benito Mussolini e Hitler furono insigniti per primi della più alta onorificenza del nuovo ordine statale: il Grande ordine imperiale del giogo delle frecce, il simbolo falangista desunto dal fascismo e dal nazismo (il fascio e la svastica). Sulle orme del nazismo fu dato spazio all’antisemitismo: “I Protocolli dei savi anziani di Sion” (il falso documento prodotto in epoca zarista e attribuito a una cospirazione ebraica tendente a impadronirsi del dominio del mondo) furono ristampati in edizione economica in numerose copie. <121
Il dittatore spagnolo non intendeva però divenire un vassallo di Mussolini e di Hitler; si propose perciò, afferma Candeloro, «di esaurire un po’ per volta le forze repubblicane e di fiaccare l’entusiasmo popolare che le sosteneva allo scopo di poter dominare in modo più completo e sicuro la Spagna intera dopo la vittoria. Per questi motivi evitò di attribuire una funzione decisiva al corpo di spedizione italiano, pur continuando ad adoperarlo per tutta la durata della guerra». <122
[NOTE]
110 Cfr. P. Preston, op. cit., p. 53-54. Per quanto riguarda le forze conservatrici, va rilevato che il cattolico José Maria Gil Robles aveva impostato la politica e la propaganda della Ceda, la Confederación Española de Derachas Autonomas, da lui fondata, sull’esempio della Germania nazista, mentre il partito del Rinnovamento spagnolo, e i Carlisti, fautori della tecnocrazia governativa si erano tenuti in stretto contatto con i fascisti italiani. La Falange di José Antonio de Rivera, figlio dell’ex dittatore, che destava preoccupazione per le sue posizioni estremiste, era stata finanziata da Roma soprattutto con lo scopo di evitare un’influenza nazista. Ma in Spagna la Falange fu però ben presto neutralizzata: José Antonio fu fucilato e la maggior parte dei suoi esponenti cadde nei primi giorni della rivolta. Gli eredi del movimento furono arrestati il 20 aprile del 1937 e condannati per attentato alla sicurezza dello Stato.
111 Lucio Ceva rileva nella sua pubblicazione che, secondo lo studioso danese Morten Heiberg, basatosi sull’analisi di nuovi documenti dei Servizi Segreti Italiani (SIM), «l’attaché militare italiano a Tangeri, maggiore Giuseppe Luccardi, già il 6 giugno 1936 era stato in grado di anticipare notizie precise sul golpe “in preparazione”. Il 21 luglio aveva fatto pervenire a Roma dichiarazioni di Franco sulla sua intenzione di instaurare un governo “tipo fascista” per evitare che la Spagna si convertisse in uno “Stato sovietico”. Erano seguite subito assicurazioni, sempre di Franco, che garantivano un rapido successo purché i modesti aiuti richiesti fossero giunti subito. La decisione di Mussolini non sarebbe stata una “risposta” all’impegno francese ma si sarebbe anzi concretata in un momento in cui egli era al corrente della tendenza prevalsa a Parigi di non inviare armi alla Repubblica.» (L. Ceva, op. cit., p. 269)
112 R. De Felice, op, cit., p. 368. Ventitrè paesi accettarono la proposta francese. Fu costituito rapidamente un Comitato per il non intervento che a sua volta si suddivise in sottocomitati, commissioni di studio, ecc. L’Italia entrò a far parte del Comitato con Germania, Inghilterra e Francia.
113 La Francia inviò 35 navi cariche di armi e munizioni nell’arco di tempo che va dall’agosto al novembre 1936; in sei mesi vennero inoltre spediti 180 aerei e 300 giungeranno nel 1938 (Cfr. La guerra di Spagna, presentata da Bernard Michal, Ginevra, Edizioni di Cremille, 1971, p. 163-164). Sulle richieste di Franco e sulle valutazioni del duce, cfr. P. Rapalino, La Regia marina in Spagna, 1936-1939, Milano, Mursia, 2007, p. 89-91.
114 I conservatori inglesi – scrive Candeloro – si preoccupavano soprattutto «di garantire i grossi interessi, che importanti gruppi capitalistici inglesi avevano in Spagna e temevano (o dicevano di temere) che questa divenisse un paese socialista e cadesse sotto l’influenza sovietica; inoltre non volevano impegnarsi in una politica che poteva portare ad una rottura con la Germania e l’Italia». (G. Candeloro, Storia dell’Italia moderna, vol. 9, Il Fascismo e le sue guerre, Milano, Feltrinelli, 1981, p. 406).
115 L’Italia fornì 6000 fra piloti e tecnici, 763 aerei «per due terzi nuovissimi cacciabombardieri Savoia-Marchetti e Fiat C 132». (M. Serra, Una guerra civile degli intellettuali?, in “Nuova storia contemporanea”, n. 6, nov.-dic. 2007, p. 126). Tenuto conto dell’impiego della marina e dei sommergibili, delle forze dell’ordine e dei servizi ausiliari, Maurizio Serra calcola «che la partecipazione militare italiana si collochi intorno alle 75-80000 unità, ossia più degli effettivi regolari dell’esercito di Franco all’inizio del conflitto». (Ibidem, p. 127). Vanno ancora aggiunti 150 carri armati e 800 pezzi di artiglieria pesante (cfr. P. Brendon, Gli anni Trenta. Il decennio che sconvolse il mondo, Roma, Carocci, 2005, p. 355).
116 Da un mese all’altro, “La Rivista delle famiglie”, Milano, Sonzogno, n. 12, dicembre, 1936.
117 R. R., Gli avvenimenti di Spagna, “I problemi del lavoro”, 1 agosto 1936.
118 r.r., L’umanizzazione della guerra, “I problemi del lavoro”, 1 agosto 1938.
119 Secondo lo studio di Pierre Broué e Émile Témime, nel mese di marzo 1937, nel periodo in cui gli italiani erano più numerosi, in Spagna non dovevano esserci meno di 70000 militari (cfr. P. Broué, É. Témime, op. cit., p. 376). Massimo Salvadori precisa che furono inviati circa 50000 uomini, quasi 800 aeri, 200 camion, circa 8000 automezzi, oltre 90 unità della marina (M. Salvadori, Storia dell’età contemporanea dalla restaurazione ad oggi,. Torino, Loescher, 1990, v. 2, p. 827). Ernesto Ragionieri afferma che secondo la relazione segreta dell’Ufficio Spagna furono inviati 78846 effettivi tra esercito, milizia e aviazione (Cfr. E. Ragionieri, op. cit., p. 2265). Il “Nuovo Avanti” nella sua prima pagina dichiarava: Il 13 marzo v’erano in Spagna 50000 soldati italiani (cfr. “Il Nuovo Avanti”, 5 giugno 1937).
120 G. Candeloro, op. cit., p. 410.
121 Cfr. P. Preston, op. cit., p. 171.
122 G. Candeloro, op. cit., p. 413.
Mirella Mingardo, Il Partito Comunista Italiano e la guerra civile spagnola tra processi staliniani e disagio popolare. La stampa clandestina (1936-1939), Giornalismo e Storia

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