Ufficiali e soldati del Regio Esercito nella Resistenza imperiese (1)

Dolceacqua (IM): Monumento ai Partigiani Caduti

Appena trascorso il periodo delle bande occasionali, più o meno consistenti
e organizzate, costituitesi subito l’8 settembre 1943, giorno dell’armistizio
e che, in generale, parecchie non riuscirono a superare l’inverno 1943-
1944, in coloro che avevano già certe esperienze come Nino Siccardi, detto
“Curto” (che in seguito assunse il comando della I Zona Operativa Liguria)
si fece strada l’orientamento di attingere, se fosse stato possibile, per condurre
avanti la lotta contro i nazifascisti, nel campo della ufficialità dell’ex
Regio Esercito, uomini con esperienze militari acquisite, pratici del mestiere
nei campi tattico e strategico. Come è noto, il Regio Esercito si era dissolto a
causa di irresponsabilità degli Stati Maggiori e per opera delle forze armate
germaniche. E molti di questi uomini potevano mettersi a disposizione della
Resistenza per la riorganizzazione delle bande a livello militare.
Nell’ambito di queste considerazioni Nino Siccardi pensò di interpellare
(siamo agli inizi della lotta) un bravo ufficiale di sua conoscenza, di idea antifascista
(cosa abbastanza non usuale in quel tempo). Partito in bicicletta da Imperia, si recava presso Castel Gavone, nel Finalese, dove incontrava il capitano
Renato Wuillermin, quasi cinquantenne, bravo combattente della prima
guerra mondiale. Purtroppo, le trattative non erano ancora terminate,
quando il capitano, incappato in un rastrellamento, veniva catturato e fucilato
a Savona insieme ad altri per rappresaglia il 27 dicembre 1943.
Ecco, questa è stata la prima iniziativa presa nel senso che si considerava
necessaria ma che, purtroppo, non ha dato esito positivo. Con l’afflusso in montagna di ex militari del Regio Esercito, non solo soldati ma anche ufficiali
presero la via dei monti, e nella primavera del 1944 la eccezionale situazione
favorevole offrì occasioni per inserire nelle formazioni partigiane
che, nell’Imperiese incominciavano ad avere una certa consistenza, anche
ufficiali che desideravano combattere per liberare il territorio nazionale dall’occupazione
nazifascista.
Per avere un quadro (se non completo), che si avvicinasse almeno nel modo più concreto alla realtà, abbiamo consultato a campioni l’Archivio (che
conosciamo ottimamente) dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età
Contemporanea di Imperia. Il risultato è stato quello di farci conoscere che
almeno il 40% di circa tremilaottocento combattenti provenivano dal Regio
Esercito, già sotto le armi prima dell’8 settembre 1943. E se vogliamo fare un’analisi primaria, possiamo constatare che una ventina
di ex ufficiali, durante il periodo della lotta più dura nel 1944 e nella primavera
del 1945, erano comandanti di Brigate, di Battaglioni o avevano assunto
la funzione di capi di Stato Maggiore. Si comportarono degnamente
tutti e parecchi come vediamo qui di seguito furono decorati con Medaglie
d’oro, d’argento, di bronzo e molte croci di guerra, al valor militare, per attività
partigiana, e tra questi la medaglia d’oro Salvatore Bono, ufficiale a
Ventimiglia; quindi le medaglie d’argento: Eolo Castagno, Armando Izzo,
Bruno Luppi, Angelo Magliano, Giorgio Oliviero, Nicola Serra; le medaglie
di bronzo: Ivanoe Amoretti, Vittorio Curlo, Enrico Gaiti; altri ebbero la croce
di guerra. Ricordiamo che Ivanoe Amoretti, sottotenente in Croazia, venne
catturato in rastrellamento e fucilato alle Fosse Ardeatine; Enrico Gaiti fu
catturato allo stesso modo e fucilato sul Turchino, mentre Nicola Serra fu inviato
in campo di concentramento in Germania dove vi morì. Riassumendo
tra gli ufficiali che combatterono nella Resistenza Imperiese, uno ebbe la
medaglia d’oro, sei la medaglia d’argento e tre la medaglia di bronzo; tre sono
i caduti.
In modo particolare metteremo in evidenza quanto prima il Luppi Bruno
che consideriamo un vero eroe. Alcuni ufficiali superiori non esitarono a mettersi a capo di Brigate SAP, quali il tenente colonnello Ricciotti Garibaldi, il maggiore di complemento
Giuseppe Viani, il capitano Ercole Pario, o il capitano Silvio Tomasi, ex ufficiale
dell’89° Reggimento Fanteria, catturato nel maggio del 1944, dapprima
deportato nel campo di concentramento di Fossoli, e poi in quello di
Mauthausen in Germania dove morì.
Detto questo pensiamo sia utile evidenziare alcuni particolari dei sopraccitati
ufficiali e di altri. Dunque, è da far notare che: Armando Izzo, classe 1916, già del 90° Reggimento
Fanteria e combattente sul fronte occidentale, fu coraggioso comandante
della V Brigata “L. Nuvoloni”, rimase gravemente ferito nei pressi di
Castelvittorio nella metà di ottobre 1944 durante l’esteso rastrellamento effettuato
dai Tedeschi tra Pigna e Viozene, durato una decina di giorni. Giorgio
Olivero, classe 1920, sottotenente di artiglieria, combattente, ricercato
dalle SS, fu vice comandante della Brigata “Silvano Belgrano” e comandante
della VI Divisione di assalto Garibaldi “Silvio Bonfante” dal 19 dicembre
1944, Divisione che operò a levante della strada statale 28 e nell’Albenganese.
Giuseppe Viani, classe 1896, combatté nella prima guerra mondiale e fu insignito di due medaglie d’argento al valor militare, fu capo di bande partigiane
a Imperia per incarico avuto dal CLN provinciale il primo maggio
1944, ebbe anche l’incarico di capo Sezione Operazioni staccata da quella di
Genova, per la provincia di Imperia, e fu ufficiale di collegamento. Attilio
Mela, classe 1921, prestò servizio nel campo di aviazione di Le Luc nella
Francia Meridionale, bravo partigiano, ha scritto due voluminosi libri sulla
Resistenza Imperiese intitolati: “Qualcosa sulla Resistenza” e “Aspettando
Aprile”, ed infine “Imperia sotto le bombe”. Stefano Carabalona, classe
1918, fu sul fronte albanese e, nella Resistenza, ufficiale alle operazioni della
V Brigata, successivamente passò in Francia (agosto 1944) presso gli Alleati
(A.P.D., 772 V.S. Army). Gianfranco Giribaldi, classe 1924, già in zona
di guerra (batterie costiere), ebbe l’incarico di ufficiale alle operazioni della
IV Brigata “Elsio Guarrini”. Giovanni Nicosia, classe 1919, combattente sul
fronte greco – albanese, nella Resistenza comandò un Distaccamento della
IV Brigata “Elsio Guarrini”, fu con Che Guevara nella guerriglia in Bolivia,
scrisse un importante libro intitolato “L’uomo tagliato dall’uomo”. Umberto Bonomini, classe 1922, fu ufficiale carrista sul fronte calabro e nella Resistenza
Imperiese comandò la IV Brigata già menzionata. Vittorio Curlo,
classe 1917, già in zona di guerra in un Battaglione Chimico, comandò squadre
mortai nel Regio Esercito e nella Resistenza Imperiese. Luigi Massabò,
classe, 1916, combattente in Africa Settentrionale e sul fronte greco-albanese,
ebbe la croce di guerra al valore sul campo e fu vicecomandante della VI
Divisione d’assalto Garibaldi “Silvio Bonfante”. Lodovico Millo, classe
1921, allievo ufficiale già nei combattimenti di Roma, fu a disposizione del
CLN di Sanremo. Francesco Parodi, classe 1920, sottotenente, già in territorio
di guerra, fu nel Comando della Divisione “F. Cascione”. Mario Alborno,
classe 1922, già in zona di guerra, fu vicecommissario della IV Brigata. Ferdinando
Peitavino, classe 1918, già alla scuola della R. A. di Firenze, fece
parte del Comando della V Brigata come diarista. Eolo Castagno, classe
1921, sottotenente degli alpini, fu in zona di guerra e quindi nel Comando
della IV Brigata. Giovanni Fossati, classe 1920, sottotenente, già nel meridione,
comandò la II Brigata “Nino Berio” della Divisione “S. Bonfante”.
Angelo Magliano, classe 1919, già militare, fu fondatore della rivista clandestina
“Costumi”, fu grande amico di Felice Cascione e dopo la Liberazione
diresse sei riviste a livello nazionale, durante la Resistenza fu nell’organizzazione
“Franchi” con Valiani. Infine ricordiamo Salvatore Marchesi, dottore
in chimica e ammogliato, già combattente nella prima guerra
mondiale, fu alla direzione degli sbarchi clandestini nella zona di Bordighera
durante la Resistenza, fratello di Concetto Marchesi, il professore grande
umanista e latinista, rettore dell’Università di Padova, il quale invitò i giovani
studenti, durante l’apertura dell’anno di studio 1943 – 1944, a salire in montagna per combattere per la libertà.

Anche non pochi soldati o marinai, già del R.E. o del C.R.E.M., meritarono
decorazioni per attività partigiana. Sarà iniziativa monotona elencarli, ma
per dare maggiore incisività e veridicità a questo contesto e renderlo più
scientifico abbiamo ritenuto opportuno riportare i loro nomi.
Furono insigniti di medaglia d’oro, al valor militare, alla memoria, per attività
partigiana:
Silvio Bonfante, già in marina.
Marco Dino Rosi, già nella G.A.F. sul fronte occidentale.
Furono insigniti di medaglia d’argento per attività partigiana:
Alessio Giovanni, già nella controaerea a Napoli; Giacomo Ardissone, paracadutista
nella “Folgore”, già sul fronte siculo; Giovanni Barberis, già militare
in Reggimento Alpini; Libero Briganti, classe 1914, militare in zona di
guerra, fu commissario della II Divisione d’assalto Garibaldi “F. Cascione”,
CADUTO in combattimento. Agostino Bramé, già militare in zona di guerra;
Giuseppe Garibaldi, già nell’A.R.M.I.R., autiere; Gino Gerini, già nel primo
Reggimento Genio, in zona di guerra; Firmino Ghirardi, autiere, già combattente
sul fronte greco; Giuseppe Gismondi, già marinaio nei mezzi speciali a
Tolone; Andrea Grossi Bianchi, già militare nel 10° Autieri in zona di guerra,
CADUTO; Vittorio Guglielmo, classe 1916, fu nelle Brigate Internazionali
in Spagna e combatté sul fronte greco, divenne comandante della II Divisione
d’assalto Garibaldi “F. Cascione”. Iezzone Altorino, caporale nella
controaerea, CADUTO; Maurizio Massabò, già bersagliere in zona di guerra;
Dante Novaro, già in marina, MORTO a Mauthausen; Domenico Novaro,
già militare in zona di guerra, CADUTO. Augusto Pastorelli, già artigliere in
zona di guerra, CADUTO; Premolino Rebaudo, già nel 41° R.F. in zona di
guerra, CADUTO; Calcedonio Riccobono, già nel 7° R.F. in zona di guerra,
CADUTO. Domenico Simi, militare nel 29° Artiglieria, fu comandante del
III Battaglione della V Brigata. Renzo Urbotti, già marinaio fuochista, CADUTO.
Furono insigniti di medaglia di bronzo al valore per attività partigiana:
Vittorio Aliprandi, già in marina, CADUTO (suicidatosi per non cadere
vivo in mano al nemico); Mario Bini, già militare in Croazia, CADUTO; Alfredo
Blengino, già sergente di Fanteria in zona di guerra, CADUTO; Nello
Bruno, già militare in zona di guerra, CADUTO (suicidatosi per non cadere
vivo in mano al nemico); Luigi Fiorilli, già militare in zona di guerra; Candido
Queirolo, già nel Genio Militare in zona di guerra, CADUTO; Angioletto
Sasso, già militare in zona di guerra, CADUTO (fucilato sul Turchino);
Adriano Siffredi, già carrista in zona di guerra.
Furono insigniti della Croce di Guerra al valor militare per attività partigiana:Ettore Ardigò, già nel 149° Artiglieria in zona di guerra, CADUTO; Arturo
Cassamagno, già militare in zona di guerra; Matteo Cavallero, già nel 90° Fanteria, CADUTO; Pietro Motosso, già allievo cannoniere in Marina.
Dunque, riassumendo, militari decorati per attività partigiana, ci risultano:
Due insigniti di medaglia d’oro.
Diciassette insigniti di medaglia d’argento.
Otto insigniti di medaglia di bronzo (questo dato, che non abbiamo avuto
la possibilità di controllare, è molto parziale)
Quattro insigniti di croce di guerra (questo dato, parziale come sopra).
Ossia: trentuno partigiani decorati, di cui diciotto alla memoria (due suicidatisi
per non cadere vivi in mano al nemico).
Soldati semplici, decorati, caduti, o non, durante la Resistenza si fecero
onore, per cui salirono nei gradi più alti degli organici e che qui ricordiamo:Fernando Bergonzo, classe 1924, fu nel Comando della IV Brigata già
menzionata (da più di vent’anni è presidente dell’ANPI provinciale); Agostino
Bramé, classe 1909, fu commissario della V Brigata già menzionata; Giuseppe
Garibaldi, classe 1921, fu comandante della IV Brigata “D. Arnera”
(Divisione “S. Bonfante”); Mario Gennari, classe 1922, fu comandante della
III Brigata “E. Bacigalupo”; Gino Gerini, classe 1920, fu vice commissario
della II Divisione d’assalto Garibaldi “F. Cascione”; Lorenzo Musso, classe
1913, già nelle Brigate Internazionali in Spagna, fu commissario del Comando
I Zona Operativa Liguria; Giobatta Pastorelli, classe 1920, fu commissario
di Battaglione (IV Brigata); Rinaldo Risso, classe 1909, sposato con due
figli, già nei Balcani, fu vice commissario della II Divisione “F. Cascione”;
Giacomo Sibilla, classe 1916, fu comandante della IV Brigata (colui che nella
Banda di Felice Cascione portò dalla Russia l’aria di Katuscia, che Cascione
stesso completò con le parole di “Fischia il vento”; Federico Sibilla,
classe 1913, già combattente in Africa Orientale come carrista, fu commissario
della I Brigata “S. Belgrano”. Per Vittorio Guglielmo, Libero Briganti e
Domenico Simi, vedasi sopra.
Specificatamente ricordiamo alcuni ufficiali medici che furono sanitari
nelle formazioni partigiane della I Zona Operativa Liguria:
Giacomo Gibelli, classe 1908, sottotenente medico, fu sanitario nella V
Brigata; Giovanni Pigati, colonnello medico, a disposizione del CLN di Sanremo,
raccoglitore di armi subito dopo l’8 settembre 1943; Eugenio Martini,
responsabile della sanità per la I Zona Operativa Liguria, col nome di battaglia
“Serpente”; Romualdo Castellano, ufficiale medico in Russia, ebbe una
parte importante nella Resistenza Imperiese, curando i partigiani che in qualche
modo venivano ricoverati negli ospedali; Enrico Lai, classe 1918, già
nell’Organizzazione Otto, sanitario della IV Brigata; Guido La Medica, classe
1912, già sottotenente medico nel 3° Reggimento Artiglieria, sanitario al
Comando della Divisione “F. Cascione”; ricordiamo pure Alfonso Vallini, farmacista, che si adoperò parecchio per salvare la vita a partigiani feriti o
malati, che non potevano essere ricoverati in ospedali ove avrebbero corso
gravi pericoli.
Un notevole contributo alla Resistenza Imperiese è stato dato dai carabinieri.
Hanno raggiunto le formazioni partigiane oltre una sessantina di militari.
Una ventina di essi, che erano di stanza a Realdo (frazione del Comune
di Triora), il 18 giugno 1944 si aggregarono ai partigiani della IX Brigata
Garibaldi. Anche un presidio di stanza a Pigna, passò ai partigiani il 27 agosto
successivo. Altri lasciarono i loro presidi dove i Tedeschi li sorvegliavano
e raggiunsero la montagna. Sulla scorta dei documenti conservati nell’Archivio
dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea, risultano
sessantasei i carabinieri riconosciuti partigiani: un totale da costituire, se
uniti in una sola formazione, un consistente Distaccamento partigiano. Nel
giugno 1944, il cittadino Pesce, a capo della libera Repubblica partigiana di
Triora, in accordo con il Comando della IX Brigata, costituì il Distaccamento
di polizia affidando il Comando al maresciallo Salvatore Scarpa il quale
precettò i seguenti appuntati: Fili Domenico, Miraglio Carlo, Mazzili Valentino,
Grespan Ernesto, Arnaldo Emanuele, e i carabinieri Sorrentino Alessio,
Destradis Michele, Alberti Giusto e Dentoni Erminio.
Fra i carabinieri che hanno contribuito alla lotta per la liberazione ricordiamo:
Andreolo Antonio, vice brigadiere, rimasto gravemente ferito a Cima
Marta l’11 agosto 1944; Agnese Camillo rimasto invalido; Balestra Giuseppe
CADUTO il 5 marzo 1945; Bartoli Umberto brigadiere, CADUTO il 20
settembre 1944 nel bosco di Rezzo; Gagliolo Egidio rimasto gravemente ferito
in uno scontro con i nazifascisti a Casanova Lerrone; Mancini Marino rimasto
ferito in combattimento il 19 giugno 1944; Pirrol Aurelio catturato dal
nemico e fucilato a Rastrello (CN) il 29 novembre 1944; Risso Ilario catturato
nel Dianese e fucilato il 10 gennaio 1945; Taffaroni Giovanni rimasto ferito
in combattimento a Triora il 3 aprile 1944;
In particolare ricordiamo Giuseppe Cortellucci, già nella banda di Felice
Cascione, catturato il 27 gennaio dal nemico nel disperato tentativo di salvare
il suo comandante, riuscito a fuggire e ricongiuntosi ai partigiani della IV
Brigata, per non cadere vivo in mano al nemico, durante un momento drammatico
di un rastrellamento, si uccide il 29 dicembre 1944 nella zona di Pantasina;
fu proposto per la medaglia d’argento al valor militare.

Infine ricordiamo che dalla Provincia di Imperia i Tedeschi deportarono
circa ottocento persone (documentate), di cui quattrocentosessantasette ex
militari, compresi quattordici carabinieri.
I sessantasei fascicoli di ogni singolo carabiniere sono conservati nella Sezione
II dell’Archivio dell’Istituto Storico della Resistenza Imperiese
Per quanto riguarda i meridionali, degli ottantaquattro uomini inquadrati nella Divisione “F. Cascione”, cinquantuno provenivano dall’ex Regio Esercito;
una ventina caddero in combattimento tra cui: Agliata Gerolamo, Bardelloni
Licurgo, Calabretti Mariano, Caputi Giuseppe, Di Blato Mario, Dionisi
Giovanni, D’Onghia Francesco, Gambone Pietro, Giordano Biagio, La Rosa
Bruno, Raho Vincenzo, De Santis Antonino, Ferlisi Luciano, Italiano Emanuele,
Nisco Pasquale, Perrone Angelo, Pira Giuseppe e Saffiotti Carmine.
Cinquantotto meridionali militarono nella Divisione “S. Bonfante”, di cui
quarantadue provenienti dall’ex Regio Esercito; una dozzina di essi caddero
in combattimento tra cui: Lancella Antonio, Marcello Giuseppe, Paloni Silvio,
Amato Antonino, Gugliotta Giovanni, Riccobono Celestino, Miscioscia
Mario, Vita Renato, Moracca Giuseppe.
Una dozzina di partigiani sardi combatterono nella “F. Cascione” e nella
“S. Bonfante”, sette provenivano dal Regio Esercito, due ebbero la carica di
comandante di Distaccamento: Diego Puddu e Antonio Zoroddu.
In particolare, da un elenco manoscritto risulta che i partigiani prettamente
calabresi, già appartenenti al Regio Esercito, furono una dozzina, tra cui
Sante Cozzi e Francesco Pescatore che caddero in combattimento; Vincenzo
Molinari fu commissario di Battaglione nella V Brigata. Secondo una ricerca compiuta dalla studentessa Francesca Bono durante
la compilazione della sua tesi di laurea nel 1993, si riscontra che le forze
dell’ordine (carabinieri, guardia di finanza e polizia) aderirono alla Resistenza
Imperiese in maggior numero nel 1944, e specificatamente: quindici unità
in maggio, trenta in giugno, quattordici in luglio, ventuno in agosto e undici
in settembre.
Anche lo scrivente è stato soldato nel Regio Esercito, in territorio di guerra,
rimanendo gravemente ferito e, infine, per dodici mesi ha partecipato alla
Resistenza.
Prima di trarre le conclusioni scaturite dalle ricerche che abbiamo compiuto
per stendere questa relazione, si fa presente che il materiale documentale
di cui ci siamo serviti è conservato negli archivi dell’Istituto Storico della
Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Sezione II, serie delle
cartelle T, e delle cartelle R3 e R4.

Da una analisi dei dati riportati evince il concetto strategico più volte manifestato
nel gennaio – febbraio 1944 dall’allora ispettore delle Zone Operative
I e II, Carlo Farini (Simon), il quale insisteva che le formazioni partigiane
dovevano costituirsi con un ordinamento militare quale poteva avere un
esercito nazionale. Gli organizzatori di tali formazioni fecero buon uso di tali
consigli, utilizzando le esperienze messe a disposizione dagli ufficiali e dai
soldati che avevano per mesi o per anni partecipato ad operazioni di guerra,
col risultato di creare “formazioni” esperte e combattive che diedero veramente
risultati positivi e che, quasi sempre, conclusero molte azioni, condotte
contro il nemico, in modo risolutivo. E ciò è stato il bene più importante
per la Resistenza Imperiese. Dunque, possiamo dire che tra una parte molto
importante dell’ex Regio Esercito e della Resistenza non c’è stata soluzione
di continuità, ed è per questo motivo se la Resistenza non è stata, ad un certo
momento, considerata un Corpo a sé, ma un Corpo della Nazione: Il Corpo
Volontari della Libertà, la cui bandiera, insignita di medaglia d’oro al valor
militare per attività partigiana, è conservata a Roma, al Vittoriano, insieme
alle bandiere di tanti altri gloriosi Corpi dell’Esercito Italiano…

Prof. Francesco Biga in Atti del Convegno storico LE FORZE ARMATE NELLA RESISTENZA di venerdì 14 maggio 2004, organizzato a Savona, Sala Consiliare della Provincia, dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona (a cura di Mario Lorenzo Paggi e Fiorentina Lertora)

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