Le gerarchie del MSI entrarono spesso in polemica con Evola

L’ideologia culturale dell’ala di destra del MSI riteneva necessario non dimenticare l’anima rivoluzionaria del fascismo. Il punto di riferimento per lo sviluppo di questa ideologia fu Julius Evola, la figura intellettuale più importante della destra radicale contemporanea. <21 Un’analisi non superficiale dell’opera di questo autore rende però difficile collocarlo in un’area di pensiero ben delineata e definirlo semplicemente come un teorico del fascismo. Il fascismo, infatti, è una particolare modalità di espressione della destra che secondo lo stesso Evola si inserisce in un contesto più ampio:
“Il significato positivo fondamentale del Fascismo (…) è quello di una reazione, originata dalle forze combattentistiche e nazionali, nei confronti della crisi dello Stato e dell’autorità che caratterizzava la situazione post-bellica. Di fronte al crollo dei valori del primo dopoguerra, il combattentismo (…) muta di vettore e si orienta verso la Destra, verso l’ideale gerarchico e della ‘nazione militare’ “. <22
Il pensiero e la produzione scritta di Evola non vennero prese in considerazione all’interno della dirigenza del MSI, che si andava inserendo all’interno delle dinamiche del mondo democratico, ma tra i movimenti giovanili della destra radicale catturati ed animati dalla medesima intransigenza elitista che anima l’autore. Mantenendo un rapporto quasi sempre ambiguo con le gerarchie del partito. Il pensiero di Evola non va quindi collocato semplicemente tra i teorici del fascismo e ancora meno del nazionalsocialismo: egli è un teorico della Nuova Destra, di quella minoranza di cui accennavo che si situava nell’ala più a destra del MSI, quella che non aveva rinunciato completamente alla rivoluzione e a operare nell’ombra. Evola si colloca all’interno del pensiero antidemocratico <23 e non condivideva il passato storico a cui il MSI faceva riferimento e in cui fondava le sue origini: la Carta di Verona e il carattere socializzatore della RSI. L’unico aspetto che la corrente principale del partito trasse da Evola fu lo “spirito combattentistico e legionario” ereditato dall’esperienza di Salò.
I testi di Evola iniziarono a diffondersi tra i giovani che orbitavano nell’estrema destra nel corso degli anni Cinquanta. Il primo testo a cui fecero riferimento i giovani radicali di destra del MSI fu “Rivolta contro il mondo moderno”, pubblicato nel 1934. Il tema principale che viene trattato è la “Tradizione”, oggetto di studio di Evola fin dalla giovinezza. Essa viene collegata ai concetti di “arianità”, filosofia della decadenza e razzismo <24, fino ad individuare nello sviluppo della civiltà un succedersi di fasi che traggono origine da una civiltà organica, differenziata e gerarchica, di origine nordica ed iperborea. <25 Per il filosofo si trattava di un mondo elitario, in cui il potere spirituale e temporale erano indivisibili, legati profondamente. Evola individua due fasi della storia umana in cui le strutture del mondo tradizionale vengono affermandosi: l’Impero Romano e il Medioevo ghibellino. L’Impero Romano rappresentava il trionfo della società guerriera contro l’etica pagana su cui si basava, in virtù dell’antica struttura tradizionalistico-gerarchica della società romana, il principio divino dell’autorità. La stessa venerazione veniva riservata al Sacro romano impero dove trovava posto l’imperatore da intendersi come rappresentante supremo della regalità sacrale.
A partire da questa concettualizzazione di un’età dell’oro, la storia era considerata da Evola come un ciclo, un processo di decadenza che portava l’umanità verso il basso, anche se come abbiamo accennato non tutta la storia era riconducibile alla decadenza. L’uomo poteva guardare e fare memoria di alcuni momenti del passato e trarre ispirazione e spinta per il futuro. Nel secolo di Evola, una stessa funzione venne assunta dall’Italia fascista, dalla Germania nazionalsocialista e dal Giappone imperiale. <26 Un sistema gerarchico, elitario era necessario per il mantenimento dell’ordine. Un sovrano sacralizzato aveva il compito di indicare il giusto cammino, solo uno giusto per tutto il popolo. La massa secondo Evola era incapace di autodeterminarsi, ma doveva necessariamente essere guidata, soggiogata da una élite.
“Ciò che la democrazia chiama pomposamente popolo, il soggetto storico cui attribuisce la corona della sovranità (…), è in realtà la plebe di tutti i tempi, che è sempre stata e sempre avrebbe dovuto restare al di fuori del recinto della storia. La democrazia è responsabile di aver portato la plebe sulla scena e di non essere più in grado di farla uscire con le belle maniere. E la plebe ha rovinato tutto con la sua volgarità, con il suo istinto per le cose basse, per i piaceri inferiori. E qualche volta ha anche la sfrontatezza, quando i suoi bisogni, anzi le sue “brame”, non sono soddisfatte, di ribellarsi (…). Una volta ottenuto il proprio trionfo, la plebe pretende di essere popolo, e invece è soltanto “massa”: è la massa grigia, inerte, scialba, mediocre, rozza, di tutti i teorici della “crisi” da Ortega a Spengler. La massa massifica, cioè de-spiritualizza, tutto ciò che tocca con le sue mani sudice. Nel suo aspetto più fortemente negativo la democrazia viene via via identificata con la società di massa: la morale democratica è la morale di massa, la politica democratica è la politica di massa. Al contrario del Terzo stato, la massa vuole essere tutto, e in realtà non è nulla”. <27
Il disprezzo di Evola nei confronti del popolo è dovuto al fatto che non è in grado di autodeterminarsi, è solo massa, ha bisogno da una guida, di spiriti eletti capaci di ripristinare gli autentici valori della “Tradizione”, dando vita ad uno stato gerarchico, guerriero, eroico e ideale. <28 Evola si rivolge ai pochi eletti nel testo “Gli uomini e le rovine” pubblicato nel 1953, con l’intenzione di promuovere la formazione di un raggruppamento della vera destra. <29 Controrivoluzione, affermazione del carattere trascendente della politica e dello Stato nei confronti della società e dell’economia, natura organica del vero Stato, necessità di una concezione antiborghese, eroica, guerriera della vita sono gli elementi cardine che reggono l’impalcatura di questo testo. In particolare, nelle presenti condizioni si evidenzia la necessità di trovare uomini capaci di stare in piedi in mezzo alle rovine e di costituire un’élite, un “ordine” a ranghi serrati, in grado di arginare lo sfacelo. (30 Il disegno del filosofo di destra si declinava in un progetto che collocava al centro il MSI, al suo interno una piccola parte che non aveva rifiutato il passato che ostinatamente rinnegava la democrazia e in questo modo dava ancora speranza. I giovani aderenti all’ala destra missina ed Evola si influenzavano a vicenda e trovavano conforto reciproco per un cambiamento del futuro. Non bastava il partito, ma una corrente specifica al suo interno. Il partito sarebbe servito come forza transitoria durante il periodo della democrazia, mentre l’élite avrebbe avuto il compito di organizzare forze capaci d’intervenire d’urgenza. (31
“Dunque, da un lato la formazione di una élite della Destra, dall’altra, come controparte, questi quadri potenziali per l’azione: e il partito, semplicemente, a fini tattici e contingenti”. (32
L’ultimo testo che influenzò il pensiero della destra radicale e i movimenti extraparlamentari fu “Cavalcare la tigre”, pubblicato nel 1961. Evola spiega l’inutile sforzo da parte degli uomini che rimangono aggrappati al passato, nel mondo politico e sociale non c’è più niente per cui lottare a cui rimanere aggrappati, nulla per cui sia necessario un impegno profondo o una totale devozione. (33 Il testo si rivolgeva, all’interno dell’universo neofascista. a tutti coloro che non potevano distaccarsi dal mondo attuale, in linea con la contrapposizione evoliana del “mondo della tradizione al mondo moderno”. (34 Il filosofo di destra crea una nuova immagine dell’uomo tra le rovine della modernità: apparire come dei guerrieri non era più sufficiente per divenire veri militanti di destra poiché la rivolta contro il sistema politico non poteva fermarsi all’esteriorità, il lavoro si spostava, anche secondo Evola, nell’elaborazione spirituale interiore. (35 Il comportamento da seguire si esprime nella negazione assoluta e nel distacco da tutto il mondo esterno. Evola lo descrive con queste parole:
“L’uomo veramente distaccato non è né l’outsider professionale, né l’”obiettore di coscienza”, né l’anarchico. (…) egli potrà manifestare le qualità del soldato che per agire e realizzare un compito non chiede preventivamente una giustificazione trascendente e un’assicurazione quasi teologica della bontà della causa. Potremmo parlare, in questi casi, di un impegno volontario che concerne la “persona”, non l’essere, per cui anche associandosi si resti isolati”. <36
Viene descritto un tipo umano in grado di dare un bilancio oggettivo della realtà che lo circonda, un uomo di princìpi, distaccato da ciò che era diventata la politica, egli si rifaceva a un principio ritrovato nell’antichità: l’apolitia.
“Apolitia è la distanza interiore irrevocabile da questa società e dai suoi “valori”; è il non accettare di essere legati ad essa per un qualche vincolo spirituale o morale. Ciò restando fermo, con un diverso spirito potranno anche essere esercitate le attività che in altri presuppongono invece tali vincoli”. <37
Secondo Evola non bisognava restare intrappolati nella trappola della modernità, ma scegliere di seguire il corso della dissoluzione e decadenza; solo mantenendo questo distacco si poteva rimanere vigili e pronti ad intervenire, cavalcare la tigre al momento più opportuno.
Prendeva forma a partire da queste considerazioni la figura del soldato politico tra i giovani missini. <38 L’influenza che Evola aveva auto nei confronti dei giovani militanti del partito era iniziata dai primi anni Cinquanta con la pubblicazione della Carta della gioventù nel 1951 che descriveva le qualità, le norme e i valori alle quali i neofascisti dovevano fare riferimento. I principali punti del documento, la “Tradizione”, lo “Stato” e la “Nazione”, mettevano in evidenza l’importanza dello spiritualismo da contrapporre al materialismo marxista, dovevano essere eroi e rivoluzionari capaci di conquistare un posto nella società attraverso le sole proprie forze. <39 Il modello di uomo che Evola descriveva, integro e capace di essere distaccato dal passato, era accolto a gran voce da quei militanti che non avevano partecipato attivamente all’esperienza di Salò perché ancora troppo giovani. Proprio costoro potevano essere la guida rivoluzionaria contro il debole sistema repubblicano-liberale-democratico.
I tentativi che il filosofo della Tradizione fece con le sue opere per plasmare i giovani missini, non furono accolti come previsto dal partito ufficiale. Durante la segreteria Michelini il MSI sprofondo in una situazione stagnate che lo costrinse ad allearsi alla DC con un ruolo subordinato. Con il miracolo economico, si affermava quella società dei consumi di massa che Evola condannava come materialista e capitalista nelle sue opere. Solamente una piccola parte del partito che continuava ad operare tra la legalità e la clandestinità restava attaccata agli insegnamenti evoliani. La figura dell’intellettuale di destra nel dopoguerra viene incarnata da Evola che alimentò e seppe creare un universo di miti ed eroi, tentativo di riempire un vuoto da che poteva essere arginato solo da una nuova scoperta della mitologia.
“L’unica cosa che permette la saldezza dell’avvenire è quel retaggio dei nostri padri che abbiamo nel sangue: idee senza parole”. La macchina mitologica corrispondente all’ideologia di destra appare allora come una macchina linguistica che funziona stendendo una fitta trama di luoghi comuni, stereotipi, frasi fatte, formule che paiono chiare ma che non richiedono di essere capite, che anzi sembrano chiare perché non devono essere capite: riducendo le parole a puro tramite di ciò che sarebbe già in noi prima di tutte le parole”. <40
Evola nei suoi tesi poneva l’attenzione anche sul concetto di “ordine” che contrapponeva al partito. L’”ordine” era l’unione dell’élite accomunati dalla fedeltà a una superiore autorità. Per spiegare questa ammirazione Evola dedica diverse pagine per raccontare l’esperienza delle SS. Vengono esaltati gli aspetti principali del nazismo, il recupero degli antichi modelli prussiani, lo spirito, la disciplina, il senso della fedeltà e dell’onore. <41 Le gerarchie del MSI entrarono spesso in polemica con Evola, con la sua idea di lotta contro le democrazie parlamentari. Non si parlava più di fascismo, ma di un momento successivo che si fondava su quella tradizione che mitizzava il passato e per immaginare un futuro. Siamo di fronte a quello che viene definito post-fascismo, il cui compito era quello di guidare il cambiamento, contro tutto e contro tutti. I giovani missini e i movimenti extraparlamentari, interni o esterni al MSI, si ponevano come l’unica opposizione e alternativa alla minaccia del comunismo e del PC. Così lo scenario che si presentava per il partito della fiamma alla fine degli anni Sessanta vede come protagonista il fronte della destra giovanile legata al pensiero di Evola e disillusa dalla linea legalitaria perseguita dalla dirigenza del partito.
[NOTE]
21 Ferraresi, “Da Evola a Freda. Le dottrine della Destra radicale fino al 1977”, p. 19
22 Ibidem, cit.
23 Ivi, p. 20
24 Francesco Cassata, A destra del fascismo: profilo politico di Julius Evola, Torino, Bollati Boringhieri, 2003, p. 76
25 Ignazi, Il polo escluso, cit., p. 42
26 Cfr., Franco Ferraresi, Threats to democracy, pp. 45-46
27 Norberto Bobbio, L’ideologia del fascismo, Roma, Il Seme, 1982, pp. 8-9
28 Ignazi, Il polo escluso, cit., p. 42
29 F. Ferraresi, “Da Evola a Freda. Le dottrine della Destra radicale fino al 1977”, cit., p. 27
30 Ibidem
31 Ferraresi, “Da Evola a Freda. Le dottrine della Destra radicale fino al 1977”, pp. 27-28
32 Ivi, cit. p. 28
33 Ivi, p. 29
34 Anna Jellamo, “J. Evola il pensatore della tradizione”, in: Franco Ferraresi, La destra radicale, Milano, Feltrinelli, 1984, cit. p. 215
35 Ivi, p. 237
36 Julius Evola, Cavalcare la tigre, orientamenti esistenziali per un’epoca della dissoluzione, Roma, Edizioni mediterranee, 1995, p. 152
37 Ivi, cit. p. 152
38 Ferraresi, “Da Evola a Freda. Le dottrine della Destra radicale fino al 1977”, p. 66
39 Cfr., Adalberto Baldoni, La destra in Italia, Roma, Pantheon, 1999 pp. 445-446
40 Furio Jesi, Cultura di destra, (a cura di) Andrea Cavalletti, Roma, edizione digitale Nottetempo, 2011, cit. p. 10
41 Ferraresi, “Da Evola a Freda. Le dottrine della Destra radicale fino al 1977”, cit. p. 25
Anna Rossi, Il filo nero. Cultura e pratiche della destra radicale tra atlantismo e anticapitalismo dagli anni Settanta agli anni Novanta, Tesi di Laurea, Università Ca’ Foscari Venezia, Anno Accademico 2019-2020