Ben Reitman, il medico vagabondo

Se vi foste aggirati nei quartieri più malfamati e proletari di Chicago all’inizio del Novecento, forse avreste notato un uomo dal grosso cappello nero aggirarsi tra i vagabondi, i poveri, gli immigrati.
Non aveva il camice e neppure una bella cravatta, non guadagnava dollari sonanti e non scriveva ricette con penne dorate. Ma era lo stesso un dottore, era il “medico vagabondo”.

Ben Reitman nasce il 1° gennaio 1879 all’interno di una famiglia estremamente indigente. Ad appena dieci anni viene abbandonato dal padre e passa buona parte dell’adolescenza tra vagabondaggio e lavori saltuari. Tuttavia, dopo essere riuscito a riprendere gli studi, giunge a iscriversi nel 1900 al Collegio dei Medici e Chirurghi di Chicago, dove si laurea quattro anni dopo.

Da allora Ben offre gratuitamente le sue competenze a tutti gli indigenti che ne hanno bisogno. Nel 1908, quando ormai ha anche maturato determinate convinzioni politiche, incontra Emma Goldman, della quale si innamora profondamente.
Nel corso della loro relazione, che durerà ben dieci anni, girano gli Stati Uniti. Mentre “Emma la Rossa” arringa le folle parlando di anarchia e libertà, Ben la accompagna offrendo i suoi servizi di medico, realizzando così, in maniera concreta, quegli ideali in cui credeva.

Il loro libero amore diventa il simbolo di un modo diverso di approcciarsi ai legami di coppia. Un esempio vivente delle idee che propagandano. Una relazione che, in quegli anni di lotte e repressione, provoca tanto consensi quanto odio. Un odio che emerge violentemente a San Diego quando Ben viene picchiato, sodomizzato, ricoperto di piume e marchiato a fuoco. Ma nemmeno tanta brutalità lo fa retrocedere di un passo.

Negli anni seguenti il rapporto tra Emma e Ben naufragò, ma entrambi continuarono le rispettive lotte. Ben, tornato a Chicago, trascorse tutto il resto della vita a fare quello che pensava fosse giusto, ovvero il medico degli ultimi.

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