M20, la macchina da scrivere del 1920 commerciata a livello internazionale

Su questa macchina scrivevo, quando avevo 16 anni, sotto la dettatura del nonno
Erano gli ordini da inviare ai Calzaturifici per le calzature da vendere in negozio.
Rigorose le due copie di carta velina con carta carbone, su cui i tasti della macchina lasciavano segni tipo incisioni.
Ricordo il suono del trillo a fine pagina e la leva lunga per il ritorno a capo.
I nastri inchiostrati divisi a metà in due colori venivano usati allo sfinimento.
Era sempre più leggibile la seconda copia. Grazie alla pressione sulla carta carbone.
Ma il risparmio era d’obbligo.
Fonte: Wikipedia

È ancora in nostro possesso con il libretto della garanzia, la data dell’acquisto ed il libretto di istruzioni.

Ha ancora il cappottino di tela ruvida a protezione dalle intemperie.
Ricordo che era pesante anche se si poteva prendere comodamente con le due maniglie applicate sulla base di legno massiccio.
Nera e lucida brillava come una Bugatti.
Aveva la stessa inconfondibile eleganza.
Se socchiudo gli occhi posso risentire il ticchettio che risuonava nella stanza quando venivano sollecitati i suoi tasti rotondi che incorniciavano le lettere.
Non esisteva il numero uno che si sostituiva con la lettera i minuscola o l maiuscola. Mentre lo zero era sostituito dalla O maiuscola.
Nel 2020 festeggeremo i suoi 100 anni portati benissimo.
E come meglio festeggiarla se non facendole scrivere dopo anni di silenzio inattivo una lunga lettera di ringraziamento per il suo servizio ineccepibile?

di Gridellino

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