Velio Spano, animatore di Radio Milano

Infine, il progetto di intervenire tra le truppe italiane destinate in Etiopia si concretizzò nella missione di Velio Spano in Egitto, incaricato dal comitato antifascista eletto al congresso di Bruxelles: Spano arriva in Egitto nel novembre 1935, prende contatti con settori antitaliani della borghesia egiziana e con alcuni connazionali sensibili alla propaganda antifascista. 55
Anche se la missione era stata preparata accuratamente nei mesi precedenti, Spano ne lamenta la disorganizzazione in una lettera al Comitato internazionale del 14 gennaio 1936 56 e, tuttavia, nei limiti delle forze che si sono potute impiegare, la missione non è priva di qualche successo.
Spano riporta del clamore suscitato a Porto Said della propaganda antifascista e contro la guerra. 57
In una serie di articoli apparsi su “Stato operaio” nel 1938, Paolo Tedeschi (pseudonimo di Spano) sottolinea la polarizzazione tra le truppe italiane in transito per i porti egiziani, divise tra entusiasti alla guerra e riluttanti e sensibili alla propaganda antimilitarista 58 e descrive l’impatto che la distribuzione di volantini ha sui soldati imbarcati sui piroscafi in transito per il Canale di Suez. 59
Che l’azione di Spano avesse avuto un certo successo è testimoniato anche dalla preoccupazione suscitata nell’ambasciata italiana al Cairo. 60
L’ingresso delle truppe italiane in Addis Abeba, nel maggio del 1936, cambia la prospettiva propagandistica del Pci che, pur riconoscendo che l’occupazione della capitale etiope non avrebbe posto fine alle operazioni militari, deve
tuttavia fare i conti con la realtà di un regime che, proprio in occasione della proclamazione dell’impero, ottiene il massimo consenso popolare. 61
55 A. Mattone, Velio Spano: vita di un rivoluzionario di professione, Della Torre, Cagliari, 1978, p. 24.
56 In Apc 513 – 1 – 1393, p. 1.
57 Ibidem, p. 3.
58 Gli articoli, dal titolo Esercito e milizia nella guerra d’Etiopia, sono apparsi nei numeri 1, 2, 4 e 7 del 1938.
59 Idem, n. 2, p. 27.
60 Telespresso del Consolato di Porto Said n. 2341/312, in Archivio storico Ministero affari esteri, Busta “Ambasciata del Cairo”, A63, 294/2.
61 v. S. Colarizi, L’opinione degli italiani sotto il regime. 1929–1943, cit.; a p. 206–207 riporta alcuni esempi di note fiduciarie che testimoniano la demoralizzazione dell’antifascismo di fronte alla conquista di Addis Abeba.

Gino Candreva, Nazionalismo e comunismo di fronte alla Guerra d’Etiopia, in História: Debates e Tendências, vol. 13, núm. 1, enero-junio, 2013, pp. 150-166, Universidade de Passo Fundo, Passo Fundo, Brasil

Archivio di Radio Sardegna

Nel 1936 arriva a Radio Barcellona un altro giovane sardo. Si chiama Velio Spano, trentun anni, nato a Teulada, dirigente di primo piano del Partito comunista, giornalista di grande valore, condannato a cinque anni di carcere dal tribunale speciale fascista. Spano organizza una redazione, con trasmissioni fatte di rapide traduzioni del notiziario spagnolo e informazioni provenienti dal fronte. Per confondere l’intercettazione fascista l’emittente va in onda con il nome di Radio Milano.
«Velio parlava con gli italiani catturati dagli antifranchisti – racconta la moglie Nadia – li intervistava e le loro voci arrivavano alle famiglie. Ma soprattutto dava notizie della guerra».
Di Radio Barcellona Velio Spano è fondatore, animatore, persino speaker.
Tutti lo conoscono con il nome di Pablo.
Rimane fino al 1938, quando il partito gli chiede di trasferirsi a Tunisi per coordinare l’azione degli esuli antifascisti.
«Di quella esperienza ebbe sempre un ricordo molto bello», spiega ancora la moglie, «perché fu una sorta di “scuola di massa”», come ricorderà Elio Vittorini nel suo “Politecnico”.
«Quanto si poteva afferrare, tenendo l’udito di dentro a una cuffia di un apparecchio a galena, verso le prime voci non fasciste che finalmente giunsero a noi: Madrid, Barcellona. Ricordate l’inverno del 1936-1937? Ogni operaio che non fosse un ubriacone, e ogni intellettuale che avesse le scarpe rotte, trascorreva la sera curvo sulla radio a galena».
Il regime fascista subì il colpo e mise in piedi Radio Verdad, con il compito di contrastare Radio Barcellona sulle stesse lunghezze d’onda e alle stesse ore con trasmissioni che agli ascoltatori dovevano sembrare emesse dalla penisola iberica e che invece venivano irradiate dall’Italia. Era la “guerra delle onde”.
Più fantasiosa e meno cruenta di quella fatta con bombe e fucili ma non meno efficace. Il fascismo, ostile a ogni libera manifestazione di pensiero, aveva capito da subito che le radio straniere potevano incrinare quell’immagine di ordine sociale, consenso assoluto e compostezza politica che il Duce voleva propagandare agli italiani. Le parole dovevano essere solo d’ordine. Nel 1930 cessò per legge l’attività dei radioamatori: bisognava evitare che si ripetesse la “beffa di Nizza”, quando nel 1926 un giovane avvocato, Sandro Pertini, con un piccolo apparecchio aveva inviato i suoi messaggi antifascisti verso la costa ligure.
Vito Biolchini, Le radio probite, in Radio Brada. 8 settembre 1943: dalla Sardegna la prima voce dell’Italia Libera (a cura di Romano Cannas; prefazione di Jader Jacobelli, pp. 18.19, © 2004 Rai Radiotelevisione Italiana

L’intervento in difesa della Repubblica spagnola ha offerto all’antifascismo italiano l’opportunità di lanciare un’offensiva radiofonica contro l’Italia fascista, la Germania nazista; in questo modo tornarono a far sentire la propria voce sulla scena italiana, incrinando il monopolio fascista dell’informazione e della propaganda. L’ascolto delle trasmissioni antifasciste assume dimensioni e caratteri tali da provocare una mobilitazione da parte dell’apparato e degli stessi vertici del regime. Infatti, le autorità di Pubblica Sicurezza adottarono numerosi provvedimenti di polizia e venne allestita una difesa radiofonica […] Negli anni del conflitto spagnolo si pongono le basi di quanto sarebbe avvenuto durante la Seconda guerra mondiale con l’ascolto di massa per l’Italia di Radio Londra. Il fenomeno dell’ascolto clandestino accompagna l’intera parabola discendente del fascismo, rappresentando uno degli aspetti del progressivo distacco della popolazione dal regime che arriverà al culmine durante la guerra mondiale[…] Il problema è quello di dare un assetto ed una forma efficace alle trasmissioni. Un ruolo di primo piano viene svolto da Velio Spano (Paolo Tedeschi). Egli ha alle spalle una lunga esperienza di agitatore e di propagandista sia in Italia che nell’emigrazione. Le direttive del Centro estero [del Partito Comunista d’Italia] giungono direttamente da Mario Montagnana. I dirigenti del centro ricevono una serie di indicazioni riguardanti l’attività radiofonica da parte di Togliatti. L’utilizzazione della radio, non solo in Spagna, ma anche in Francia ed in Italia, è uno dei temi al centro dei colloqui dell’emissario del PcdI, Aladino Bilbotti, a Mosca, con il segretario dell’Internazionale comunista. Togliatti lamenta la debolezza dell’azione di propaganda del partito, indicando la radio come possibile strumento per sistemare la situazione […] L’attività radiofonica doveva tener conto del distacco esistente tra il mondo dell’emigrazione politica e la relatà della società italiana. Solo così può assicurarsi seguito anche da parte degli altri antifascisti del paese. Raccomandazioni simili vengono date alle emissioni di Radio Tolosa da destinare agli italiani in Francia. Secondo Togliatti, infine, bisognava intervenire anche sui soldati italiani che combattevano in Spagna [dalla parte dei franchisti]. Le emissioni di Radio Milano hanno delle caratteristche diverse rispetto a quelle delle altre emissioni in lingua italiana. Radio Milano si presenta come una radio clandestina, ufficialmente estranea alla Repubblica spagnola, che parla direttamente in nome del Partito comunista d’Italia. Queesta iniziativa serve a far credere che l’emittente si trovi in territorio italiano. Con questo stratagemma i comunisti cercano di accreditare l’esistenza nel Paese di una forte organizzazione clandestina. Si rivelerà uno strumento prezioso nelle mani dei comunisti […] Le emissioni di Radio Milano vengono affidate a Velio Spano, affiancato a sua volta da Gino Morellato: lavoreranno in contatto con Luigi Longo, il quale è il principale esponente del Pcdi in Spagna. Parallelamente all’attività di radio Milano prosegue l’azione di propganda condotta dai comunisti attraverso le stazioni ufficiali della Spagna repubblicana.
rielaborazione tratta da Stefano De Tomasso, Voci dalla Spagna. La radio antifascista e l’Italia (1936-1939), Rubbettino Editore, 2016

Archivio di Radio Sardegna

Velio Spano (Teulada, 15 gennaio 1905 – Roma, 7 ottobre 1964) è stato un politico e antifascista italiano, membro dell’Assemblea costituente e senatore per le prime quattro legislature. Nacque a Teulada il 15 gennaio 1905 da Attilio e Antonietta Contini. Nel 1910 la famiglia si trasferì a Guspini, importante centro minerario, dove il movimento socialista era presente, forte e ben organizzato. A Guspini il giovane Spano ebbe modo di conoscere le lotte della classe operaia e dei minatori, rimanendone segnato. Nel centro minerario compì anche i primi studi, proseguiti poi a Cagliari, nel Liceo Dettori, dove conseguì la maturità classica. Nel 1923 si iscrisse alla FGCI, partecipando alle lotte popolari che si svolsero a Cagliari in seguito alla Marcia su Roma. Nel dicembre del 1923 la famiglia si trasferì a Rodi, mentre Velio si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma. Nel 1924 entrò a far parte dei gruppi dirigenti della FGCI del Lazio. A Roma conobbe anche Antonio Gramsci, col quale si intrattenne spesso in lunghe discussioni sulla “questione sarda”. Su quei colloqui con Gramsci Velio Spano scriverà più tardi:«A quelle conversazioni devo senza dubbio, almeno in parte, di essere diventato un comunista». Nella primavera del 1925 dirige a Roma, con Altiero Spinelli, il Gruppo Comunista Universitario. Nel 1926 il Partito lo invia a Torino per guidare il locale Gruppo Comunista Universitario. Nel 1927, abbandonati gli studi, entra a far parte dell’apparato illegale della FGCI col nome di battaglia di “Mariano”. A Torino viene arrestato, condannato a 2 mesi di carcere e proposto per l’assegnazione al confino. Contemporaneamente, mentre si trova in carcere, è deferito al Tribunale Speciale di Roma per il reato di ricostituzione del Partito Comunista d’Italia e condannato a 6 anni di reclusione, che sconterà tra il 1928 e il 1932. Sull’esperienza del carcere, arricchito nella preparazione politica e nel carattere, scriverà nel 1930 alla famiglia: “Non ho perduto un centimetro della mia statura”. Viene scarcerato nel dicembre del 1932 per effetto dell’amnistia del decennale. In seguito ad un nuovo ordine di cattura, nel gennaio del 1933 decide di espatriare in Francia. A Parigi Velio entrò a far parte dell’apparato illegale del Partito Comunista Italiano all’estero, assumendo compiti di direzione e di collegamento con i lavoratori emigrati. Nell’ottobre del 1934 curò insieme a Romain Rolland la diffusione di un appello, cui aderirono numerosi intellettuali francesi, che chiedeva la liberazione di Gramsci e l’invio di una delegazione d’inchiesta per verificare le condizioni dei detenuti politici nelle carceri italiane.Nel novembre del 1935 si trova in Egitto per svolgere, per conto del PCI, azione di propaganda tra le truppe italiane che muovono verso Suez. Nel corso degli anni 1935-1937 svolse numerose missioni clandestine in Italia, come inviato del centro estero del Partito, con l’obiettivo di mantenere viva una certa attività antifascista organizzata. Nel 1937 è in Spagna e partecipa alla guerra civile come membro dello Stato maggiore del comandante Juan Modesto. In Spagna avrà compiti di organizzazione dei servizi radio, che permetteranno di parlare direttamente col popolo italiano. “Radio Milano”, diretta da Velio Spano, era una tra le frequenze più ascoltate in Italia, come testimoniano anche i numerosi arresti effettuati sotto questo capo d’imputazione. Verso la fine del 1937 fece rientro a Parigi, dove assunse l’incarico, insieme a Mario Montagnana, di direzione de L’Unità; svolgendo, per tutta la durata dell’anno 1938, anche un’intensa attività politica a favore del Fronte Popolare e organizzando una scuola di Partito in Lorena. Nell’ottobre del 1938 venne inviato dal PCI a Tunisi col compito di rafforzare l’attività antifascista, orientare la numerosa comunità italiana tunisina e rinsaldare i legami di amicizia col governo democratico francese. Spano iniziò a Tunisi una intensa attività di propaganda, stabilendo numerosi contatti con giovani antifascisti italiani, come Maurizio Valenzi, i fratelli Loris, Ruggero, Diana e Nadia Gallico, Michele Rossi, Marco Vais, Ferruccio e Silvano Bensasson e altri iscritti al Partito Comunista Tunisino. Il lavoro di mobilitazione e propaganda sviluppato da Spano permise di costituire un quotidiano, chiamato Il Giornale, da contrapporre al fascista Unione. Intorno al 1939 il quotidiano venne sequestrato e definitivamente soppresso.La situazione degenerò rapidamente allo scoppio della guerra, quando il PCT entrò nella clandestinità. Nel maggio del 1939, intanto, Velio sposa Nadia Gallico. Velio avrebbe preferito fare rientro in Italia, come già avevano fatto diversi esponenti del Partito, ma la Direzione del PCI gli chiese di restare in Tunisia. Nel 1940 venne arrestato e rinchiuso, insieme ad altri comunisti italiani, nel campo di concentramento di Sbeitla, dove rimase fino alla caduta di Parigi (giugno 1940). Nel 1941 Velio riorganizzò il Partito Comunista Tunisino divenendone di fatto il principale dirigente. Negli anni della guerra, inoltre, stabilì preziosi contatti con i gollisti e i socialisti francesi e con il partito arabo del Neo-Destour di Bourghiba per una lotta comune contro il governo collaborazionista di Vichy. Nel novembre del 1941, in seguito alla denuncia di un delatore, la maggior parte del gruppo dirigente del Partito Comunista Tunisino venne arrestata. nel processo che seguì Velio Spano, sfuggito alla cattura, fu condannato a morte in contumacia. La condanna venne replicata nel giugno dello stesso anno con l’accusa di “riorganizzazione di partito disciolto e propaganda delle parole d’ordine della Terza Internazionale”. Nonostante la caccia spietata della polizia fascista continuò ad operare nella clandestinità e nel dicembre del 1942 tenne una conferenza dei quadri dirigenti del PCI. In quello stesso anno, quando la Tunisia fu invasa dalle truppe italiane, Spano svolse un intenso lavoro politico tra i soldati, organizzando fra loro nuclei comunisti e distribuendo giornali di propaganda antifascista. Liberata la Tunisia nel maggio del 1943, Spanò poté uscire dalla clandestinità e fare rientro, il 16 ottobre dello stesso anno, in Italia. Rientrato a Napoli Spano, insieme a Eugenio Reale, Marcello Marroni e Clemente Maglietta, diresse il PCI nell’Italia liberata. In questo periodo lavorò per rafforzare l’organizzazione del Partito Comunista Italiano e per radicarne l’atteggiamento unitario e nazionale tra la base e i militanti sparsi in tutto il Meridione. Dal dicembre del 1943 assunse la direzione dell’edizione meridionale de L’Unità. Nel gennaio del 1944 prese parte al Congresso di Bari del Comitato di Liberazione Nazionale dove, insieme a Reale, allineandosi alle posizioni di socialisti e azionisti rifiutò la partecipazione del PCI al governo, ponendo come pregiudiziale l’immediata abdicazione del re. Nell’aprile del 1944 partecipò al congresso regionale del PCI siciliano ed intervenne in maniera determinante sull’atteggiamento da assumere nei confronti del separatismo anche in Calabria e poi, nel giugno, in Sardegna, dove si poneva il problema di correggere le posizioni autonomiste del partito. Nel luglio del 1944 entrò a far parte della direzione provvisoria del PCI “operativa” per l’Italia liberata ed in quel mese passò a dirigere, sino al giugno del 1946, l’edizione romana de L’Unità. Nel maggio del 1945 rappresentò la direzione nazionale al 2º Congresso regionale sardo del PCI, sostenendo la necessità di saldare la lotta per l’autonomia a quella per le riforme sociali. Membro della direzione provvisoria nazionale costituita, l’8 agosto 1945, dai due gruppi dirigenti di Roma e Milano, fu membro anche della Consulta Nazionale per la Costituente e sottosegretario all’agricoltura nel Governo De Gasperi II (luglio 1946-gennaio 1947). Al 5º congresso del PCI (dicembre 1945) venne eletto nel Comitato Centrale e nella direzione, dove rimase fino al 9º congresso. […] Morì a Roma il 7 ottobre 1964. Padri e Madri della Libertà

Nadia Gallico

[Nadia Gallico Spano: Tunisi 1916 – Roma 2006] Nasce in una famiglia borghese di emigrati in Tunisia. Il padre Renato, avvocato, collaborava con la stampa locale antifascista; i fratelli Loris, Ruggero e Diana erano tutti iscritti al Partito Comunista. La militanza in questo partito valse al fratello Ruggero la persecuzione e al marito di Nadia, Velio Spano, anche lui comunista e dirigente del partito arrivato a Tunisi per sostenere il movimento antifascista italiano, due condanne a morte in contumacia. Prima a Tunisi – città multietnica e variegata per l’apporto di italiani e francesi, ebrei e musulmani, comunisti e gollisti, suore e liberi pensatori – poi in Italia, Nadia si impegnò attivamente nella Resistenza al nazifascismo tanto che, sotto il regime collaborazionista di Petain, durante l’occupazione tedesca della Francia, fu condannata per la sua attività politica. Come il marito anche lei sfuggì alla cattura e, raggiunta fortunosamente l’Italia, divenne protagonista e testimone del processo di rifondazione dello Stato e della nascita della Repubblica. Infatti, fu tra le donne elette all’Assemblea Costituente, parlamentare comunista dal 1948 al 1958, tra le fondatrici dell’Unione Donne Italiane (UDI), presieduta fino al 1958, e del settimanale «Noi Donne» che ha diretto fino al 1945; è stata inoltre attiva nella presidenza dell’ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti).
Renata Natili Micheli, enciclopedia delle donne

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