E così passo dopo passo si giunse alla realizzazione del quadro BioSìArt

Giustino Caposciutti, Quadro BioSìArt- tela detessuta, acrilico, legno, metalli – cm. 33x33x6

[…] Nel dopoguerra i tempi erano difficili soprattutto per chi come me abitava nelle vicinanze di Pieve al Toppo, una piccola frazione del paese dove poco prima si era perpetrata una delle più efferate stragi naziste 29/06/1944 – La Strage – Archivio della Memoria Civitella in Val di Chiana
In casa mia non c’era l’acqua nè la luce. Tutte le elementari le feci a lume di candela.
A parte quelli scolastici, c’era solo un libro “Il conte di Montecristo” che mio padre ci leggeva la sera intorno al fuoco. Appesa in cucina c’era una riproduzione della Madonna del Conforto che io ritenevo un’opera d’arte e che quindi copiai innumerevoli volte. Nel 1955 in quarta elementare, il maestro spedì un mio disegno ad un concorso nazionale dal quale risultai fra i vincitori.
Come premio mi venne spedita un’enciclopedia in 3 volumi e per me questo rappresentò un’opportunità di informazione e conoscenza enorme. Nel 1957 ci trasferimmo alla periferia di Arezzo e le cose cambiarono ulteriormente.
A quel tempo dopo le elementari c’erano le Medie (alle quali si accedeva previo esame di ammissione), le Commerciali e l’Avviamento Professionale al quale fui iscritto perchè più adatto a chi come me avrebbe poi dovuto interrompere gli studi per andare a lavorare.
Il disegno, in quel tipo di scuola era soprattutto di tipo geometrico ma l’insegnante che era un pittore mi seguiva da vicino anche nel disegno ornato e nei dipinti che avevo cominciato a fare all’acquarello. In città ogni tanto facevano mostre al Circolo Artistico. I quadri avevano tutti una gran cornice ed il vetro ed io che volevo fare il pittore mi domandavo com’era fatto dentro e dietro un quadro e mi veniva voglia di rovesciarli, scoprirli nei loro segreti. Le cose cambiarono quando nel 1959 visitai un’esposizione di respiro nazionale, il Premio Arezzo.
Lì scoprii la pittura astratta, l’informale, che i quadri si potevano fare anche assemblando materiali diversi, che potevano essere esposti anche senza vetro e cornice… In quegli anni scoppiò in me anche la passione per l’enigmistica che praticavo non solo come solutore ma anche come autore di giochi e cruciverba e che un giornalino di Roma, Circolo Enigmistico, mi pubblicava regolarmente ripagandomi con libri. Dico questo perchè l’enigmistica insieme al gioco degli scacchi avranno poi un grande ruolo nel corso del mio sviluppo artistico. Dopo l’Avviamento le possibilità di continuare gli studi non c’erano ma il destino volle che in quell’anno, 1960, ad Arezzo sorgesse una nuova scuola, l’ITIS alla quale si poteva accedere con esame di ammissione. Anche in quella scuola il disegno era esclusivamente geometrico e di progettazione di impianti industriali in particolare chimici perchè questo era l’indirizzo che avevo scelto. Io amavo tantissimo anche questo tipo di disegno tanto che ne facevo anche per un altro paio di compagni di scuola. Parallelamente continuavo a fare piccoli paesaggi all’acquarello che appendevo poi in casa. Finite le superiori feci il servizio militare e mentre ero in caserma a Vercelli risposi ad un annuncio de La Stampa e così nel 1967 andai a fare l’educatore al Collegio Europa di Ivrea. Il direttore del Collegio vide un mio dipinto ed apprezzandolo mi acquistò tutto il materiale per dipingere, scatola di colori, pennelli, cavalletto […] 1968… Un giorno d’estate me ne stavo tutto tranquillo a dipingere dal vero un paesaggio nel più classico dei modi, con cavalletto, tavolozza, colori, pennelli, tela… in un anfratto del lago di Viverone quando sentii irrompere dietro di me una persona grande, imponente che mi fa: “Cosa stai facendo?”
“Non vedi sto dipingendo”
E lui:”Non si fa così!”
“E come si fa?”
“Vieni con me che ti faccio vedere”.
Il tono era così risoluto che non lasciava alcun spazio a dubbi o repliche.
E così ci avviammo lui nella sua grande auto ed io con la mia piccola 500 fino alla parte opposta del lago dove c’era una spiaggetta e un pò di gente a prendere il sole.
Lì lui prese la mia tela con il paesaggio appena abbozzato e spremendo direttamente il colore dai tubetti a olio in un paio di minuti, non di più, contornando le forme, dando qualche colpo qua e là trasformò completamente il quadro da restarne a bocca aperta.
Una volta finito lo lanciò nell’acqua del lago dicendo che così lo avrebbe battezzato, dopo di che lo recuperò, una persona si avvicinò e lo acquistò per 10.000 £.
Da quel giorno facemmo coppia fissa diverse volte, io iniziavo il quadro, lui lo finiva e poi lo vendeva perchè nella zona era piuttosto conosciuto ed amato per il suo fare estroso e per la sua generosità. Era un gran nuotatore e aveva salvato diverse persone che stavano per annegare.
Quando c’era da recuperare qualche corpo in fondo al lago si rivolgevano a lui.
Diceva di aver lavorato come domatore e trapezista nel circo Orfei. Con i soldi compravamo tele e colori, andavamo al ristorante e nei night.

Bonardo/Caposciutti-1968 olio su tela cm.60×50

Mi è rimasto solo un quadro fatto insieme. Ha tanti difetti ma per me rimane prezioso perchè lui oltre che amico è stato il mio primo vero insegnante. Il suo nome Teresio Bonardo di Borgo d’Ale […] 1969 …
Oltre che fare i quadri insieme a Bonardo “mi misi in proprio” utilizzando il suo stile e riscuotendo un immediato successo.
All’inizio del 1969 fui invitato a partecipare con 3 quadri ad una mostra collettiva di giovani presso il Palazzo della Regione ad Aosta. Fu la mia prima mostra.
In seguito partecipai al Premio “La pesca d’oro” a Borgo d’Ale classificandomi fra i primi e ad un concorso successivo, ottenni il terzo premio.
Nel 1970 durante l’estate mi trasferii a Miramare di Rimini e lì grazie all’ospitalità romagnola venni accolto a braccia aperte, presso il Bagno 94.
Dipingevo per terra fra un nugolo di persone, in modo veloce. Quadri 50×70 fatti in meno di 10 minuti […]

Pesci. cm. 50×60 – olio su tela – firmato in alto a sin. “8 e 20”

Mi rimane un solo quadro [questo qui sopra] Teresio Bonardo a volte mi parlava della sua permanenza a Roma e a ripensarci mi viene in mente che probabilmente, per la velocità di esecuzione, l’uso del colore puro e l’utilizzo diretto del tubetto per contornare e definire le forme, doveva aver conosciuto Schifano.

Natura morta – cm. 60×100 – olio su tela – dipinto a Venezia in piazza San Marco

Qui c’è un mio quadro del 1971 dove le affinità con Schifano sono molto evidenti. 1970…
Quel tipo di pittura veloce, espressionistica la praticai con grande foga fino al 1972 soprattutto durante l’estate sulle spiagge.
Contemporaneamente mi ero appassionato alla storia dell’arte e soprattutto a scoprire ciò che succedeva nel contemporaneo che facevo attraverso le visite alle mostre e con le riviste d’arte: Flash Art, NAC, Arte e società, Art Forum…
Fu così che cominciai a fare opere vicine all’arte povera già dal 1969 e nel 70 vicine al Nouveau réalisme […] 1970… In quegli anni ero anche iscritto all’Università ma ormai non riuscivo più ad interessarmi a niente altro che non fosse l’arte.
Così previo esame di ammissione mi iscrissi al corso di Pittura presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.
Fare arte per me significava sviluppare prima di tutto la capacità di osservazione e così, l’attenzione verso ciò che è rifiutato nell’aula di pittura si volse
verso gli stracci dove io e i miei compagni pulivamo i pennelli e che finita la loro funzione, alla fine si buttavano.
Mi ero accorto che talvolta essi presentavano colori, sfumature, forme interessanti
anche più del dipinto fatto intenzionalmente.
E così cominciai a raccoglierli montarli su un telaio e ad incorniciarli come nel caso qui sotto.

Recupero – 1971 – Tecnica mista – cm. 60×110

1971/72 – Ero al secondo anno di Accademia e incisione era obbligatoria dopo il terzo ma iniziai a frequentarne l’aula su invito del prof. Mario Calandri. Dapprima feci qualche prova all’acquaforte poi, osservando dei fogli buttati nel cestino dell’immondizia vi ravvisai delle bellissime immagini.
Erano i fogli macchiati dal dietro delle lastre messi a protezione affinchè l’inchiostro in eccesso non sporcasse i feltri del torchio. Salvai dall’immondizia alcuni di questi fogli e subito mi venne l’idea di fare delle incisioni che mettessero in comunicazione il fronte ed il dietro della lastra.

e/o – 1972 – mm.300×40

Questa fu la prima in assoluto. […] 1972… Nel 1972 feci la prima mostra personale a Biella. Vi esposi alcuni quadri, nudi e paesaggi a olio messi a confronto con gli stracci dove pulivo i pennelli.
Il glorioso collegio Europa di Ivrea chiuse ed io andai a lavorare ed abitare a Torino.
Col nuovo lavoro di chimico presso il Laboratorio d’Igiene non potevo più frequentare se non saltuariamente le lezioni di pittura al mattino ma invece potevo frequentare quelle del pomeriggio fra cui incisione. Continuai a fare le incisioni doppie ma vi introdussi l’acquaforte. Il 1973 lo passai ad approfondire le tecniche dell’incisione, prima l’acquaforte e poi l’acquatinta che mi piaceva perchè permetteva di fare qualcosa di più vicino alla pittura. Le incisioni doppie mi avevano proiettato nello spazialismo, la parte davanti era qualcosa di molto vicino a Fontana. Il dietro era “oltre Fontana”. Stavo cercando una nuova strada per affrontare lo spazio della tela e mi venne in soccorso la matematica. Feci alcuni quadri ma non li ho più […] Nel 1974 continuai a fare lavori applicando la matematica nella composizione e i risultati migliori li ottenevo con le incisioni. […] Il 1975 fu un anno denso di avvenimenti. A gennaio feci la seconda mostra personale a Ivrea presso un’associazione culturale. Lo spazio era molto grande e vi esposi un mare di lavori, 80-90. Quadri ottici ad acrilico, quadri a olio come quelli degli ultimi post, incisioni doppie, loga-ritmiche, acquatinte.

Ecco la locandina con un’incisione. Per la prima volta un critico si interessò al mio lavoro.
Mario Contini pubblicò sulla rivista Eco d’arte Moderna un breve articolo ed una foto di questo quadro.

Relazioni-1974 – cm. 70×70 – acrilico su tela

[…] 1976/77/78… L’incontro con Prem Rawat rappresentò, per me, un cambio di prospettiva radicale. Un rovesciamento dei sensi verso l’interno dove potevo attingere energia, concentrazione, chiarezza… e naturalmente il mio modo di fare l’arte cambiò. Sentivo che i discorsi intellettuali intorno all’arte mi davano un senso di disturbo, mi allontanavano dalla concentrazione di cui avevo bisogno e ci fu un primo momento in cui interruppi sia di dipingere che di frequentare ambienti e persone del mondo dell’arte. Fui cercato da un gallerista per fare una personale che accettai di fare controvoglia tant’è che alla fine della mostra non passai nemmeno a ritirare i quadri: chissà dove sono finiti? […] 1986… Appena finita la mostra Comunicare con la pittura, visto il successo, le signore dell’associazione AAH mi chiesero di farne un’altra.
Risposi che per me si poteva fare ma non più come una cosa riservata ai portatori di handicap che di tutto hanno bisogno fuorchè di esser trattati come diversi.
Una mostra integrata con gli artisti più conosciuti della città e anche di fuori.
Nacque così “Cercato e trovato” una mostra di 23 artisti che venne allestita nei grandi spazi di Palazzo a Vela.
La presentazione fu scritta da Angelo Mistrangelo critico d’arte de La Stampa e che da allora in avanti mi sosterrà in tutte le mie iniziative.
Questa la lista dei partecipanti: Nino Aimone, Mariella Audisio, Alfredo Billetto, Ernesto Bonaria, Carlo Bonaudo, Roberto Bottoni, Romano Campagnoli, Lella Carpino, Giorgio Casalis, Francesco Casorati, Riccardo Cordero, M.Teresa Cumino, Girolamo Della Malva “Il Giorgino”, Fernando Eandi, Ettore Fico, Ezio Gribaudo, Andrea Lacqua, Riccardo Licata, Domenica Macena, Andrea Nezi, Luca Romano, Giacomo Soffiantino, Paolo Valle […] 1995… Fino ad allora avevo detessuto solo tele di juta.
Un industriale tessile di Gallarate dopo aver visto un mio quadro mi contattò e così iniziò la nostra collaborazione durata 20 anni e che consisteva in uno scambio. Io gli davo un quadro e lui mi riempiva l’auto di tele di lino, cotone, scarti di lavorazione, ecc. Fu così che iniziai a fare sperimentazione con tutti i tipi di tela, dapprima con quelle a trama più rada ma poi anche con quelle a trama molto fitta […] 2000… A forza di trasporti, allestimenti… avevo capito quanto fosse importante poter maneggiare le opere facendo la minima fatica. La detessitura contribuiva ad un alleggerimento ma sulle grandi dimensioni che a me piaceva fare il problema dell’ingombro restava.
Per superarlo decisi di eliminare il telaio in legno e di appendere le tele utilizzando un’asta solo da un lato oppure con i chiodi conficcati agli angoli della tela.
In questo modo perdevo il gioco delle onde ritmiche regolari ma acquistavo la possibilità di ottenere dei movimenti della tela più naturali, meno forzati. All’inizio appendevo queste tele con la parte dipinta verso il muro in modo da ottenere i riflessi colorati ma poi passai ad appenderle al contrario e negli anni successivi passai a dipingerle da entrambi i lati […] 2010… Da oltre 3 anni ci venivano richieste installazioni BioSìArt con una certa continuità attraverso il “passa parola” in quanto la gente era abbastanza soddisfatta, tuttavia non mancavano criticità. Talvolta succedeva che dopo qualche giorno l’installazione cominciava a produrre l’effetto contrario e così dovevamo tornare e ritornare per sistemare la cosa e qualche volta addirittura a staccare tutta l’installazione lasciando i segni dello scotch sul muro. E questo non era bello per nessuno. Prima di fare l’installazione con Giovanni spiegavamo il lavoro che dovevamo fare e che era sufficiente farlo in una stanza e per risonanza l’effetto si sarebbe propagato anche alle altre stanze dell’appartamento. Al che una signora un giorno ci disse: “Allora perchè non me lo fate nello sgabuzzino invece di rovinarmi il salone!?” “Ma no, troppo piccolo”. Tornando a casa si riprese il discorso: “E se la signora avesse ragione?” “Proviamo a costruire una piccola stanza e a installare tutto lì dentro”. Così all’interno di un cubo in legno sistemammo tutta l’installazione che adesso era di pezzi di alluminio e verificammo l’efficacia. Funzionava! Si trattava solo di metterla a punto.

Giustino Caposciutti, Quadro BioSìArt- tela detessuta, acrilico, legno, metalli – cm. 33x33x6

E così passo dopo passo si giunse alla realizzazione del quadro BioSìArt di dimensioni contenute (33x33x6 cm.) ed ovviamente molto più pratico di tutti i metodi sperimentati prima ed una volta messo a punto anche più efficace. Si fece anche domanda di brevetto industriale e dopo un lungo, travagliato iter di 3 anni, ci giunse il responso: positivo! Ecco il link al brevetto: Espacenet – Bibliographic data […]

2011… Era una domenica di metà marzo ed insieme al mio amico Angelo eravamo in visita alla mostra al Castello di Rivoli di John McCracken un minimalista americano che esponeva in larga misura dei solidi geometrici in legno perfetti dal punto di vista esecutivo sia nelle forme che nei colori. Ed il mio amico come al solito non perse l’occasione per pungolarmi:”Tu fai dei solidi (i quadri BioSìArt) che hanno un’anima e nessuno che conta nel mondo dell’arte li prende in considerazione e questo artista che fa solo alto artigianato espone al Castello di Rivoli…”
In quel momento arriva una telefonata.
“Pronto, sono Anna A. dell’Associazione Percorsi. Sei disponibile a fare un evento d’Arte Partecipata a Mazara del Vallo (Trapani) in occasione della Settimana della Pace e Solidarietà che stiamo organizzando a maggio in onore di Prem Rawat?”
“Oh, yes!” rispondo voltandomi verso il mio amico: “Oh yes! Angelo. Il mondo dell’arte mi snobba ma come sai io sono “nazional popolare” e così, come l’eroe dei due mondi… sbarchiamo in Sicilia!” […]

2017… Bordighera ha sempre attratto gli artisti e c’è un’associazione, l’Accademia dei Fiori Giuseppe Balbo, molto attiva sul territorio. Fra loro Enzo Consiglio, un mio amico che vedendo un paio delle mie grandi tele senza telaio mi propose di fare una mostra all’aperto, ai Giardini Monet, appendendole agli alberi, i pini, le palme, gli ulivi… E così nacque Arte al Vento, la mostra più straordinaria della mia vita.

Le tele, una quarantina, dipinte da entrambi i lati, furono appese con un filo fra gli alberi. Quelle più grandi in alto, e vi restavano giorno e notte, quelle più piccole e delicate invece erano appese solo nell’orario della mostra. Nel rapporto con la natura, sotto l’effetto della luce e del vento le opere cambiavano ogni istante prendendo forme e colori inaspettati. Il gioco delle relazioni regalava continuamente qualcosa di nuovo […] Dopo la mostra ai Giardini Monet sia nel 2018 che nel 2019 mi venne chiesto dal Comune di Bordighera di appendere, nel mese di agosto, le tele a sventolare nel Centro storico, nelle piazzette e nei caruggi […] 2019… L’evento di Arte Partecipata, LiberiAmo l’Arte, apre e chiude “Agorà” una grande mostra collettiva nel centro storico di Bordighera dal 22 al 25 agosto. Durante i 4 giorni di Agorà le persone istigate dal Cattivo, impersonato da Giustino, hanno dapprima espresso le proprie perplessità sull’arte contemporanea con pensieri scritti su lunghe strisce di tela… […] a Bordighera hanno pensato di organizzarmi in quattro e quattrotto una mostra di incisioni “double face” fatte dal 1972 al 1996. Sono molto contento che vengano finalmente apprezzate ed è questa la prima volta che faccio una personale di sole incisioni.

Al momento della scelta delle incisioni era presente Sergio Gagliolo, l’artista più importante della zona. Era la prima volta che lo incontravo di persona ma conoscevo già il suo lavoro fin dagli anni 80 quando avevo visto una sua personale in una galleria di Torino, successivamente ad Artissima e poi qui a Bordighera in svariate occasioni. Si è mostrato molto interessato al mio lavoro ed allora, gli ho detto che sarei stato onorato se mi avesse scritto una breve presentazione.

Eccola qui… […] Nel frattempo mi sto preparando per la prossima mostra a Marciano della Chiana (Arezzo) che inaugurerà il 3 ottobre p.v. [2020] e appena sarò in loco comincerò anche ad occuparmi per l’eventuale tiratura di una o più incisioni dai F.lli Carini di San Giovanni Valdarno. Prima di fare la scelta devo controllare lo stato di conservazione delle lastre di zinco perchè in mezzo secolo hanno subito vari spostamenti e maneggi.

Giustino Caposciutti  [a questo link il sito dell’artista] su Investire Oggi

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