Il modenese che salvò migliaia di ebrei

Angelo Donati – Fonte: Comune di Modena

Ancora poco conosciuta in Italia, la figura di Angelo Donati è conservata nella memoria di tantissimi ebrei e i suoi meriti ne hanno fatto una figura quasi leggendaria, di cui si parla anche nel romanzo “Stella errante” del Premio Nobel per la letteratura Jean-Marie Le Clézio. Diplomatico in Francia per l’Italia e la Repubblica di San Marino, Donati riuscì a far allontanare da Nizza più di 2.500 ebrei che furono trasferiti, evitando le zone occupate dai tedeschi, nella “residence force” di St. Martin Vèsubie o in Savoia […]
Angelo Donati nasce a Modena il 3 febbraio 1885 da una famiglia ebrea da tempo integrata nel contesto sociale ed economico della città. Modenese da generazioni, trascorre parte della sua vita a Parigi, dove era giunto durante la Prima Guerra Mondiale come Ufficiale di Collegamento tra l’esercito italiano e quello francese. Impegnato in attività finanziarie e imprenditoriali, a partire dagli Anni Venti ricopre in Francia importanti ruoli diplomatici e consolari per l’Italia e la Repubblica di San Marino, e dal 1933 inizia la sua attività di aiuto in favore degli ebrei nella Germania nazista. Nel 1940 si trasferisce a Nizza e diventa il principale punto di riferimento per il salvataggio di migliaia di perseguitati ebrei. Insignito della onorificenza di Grand’Ufficiale della Corona d’Italia e di quella sanmarinese di Commendatore dell’Ordine di Sant’Agata, nominato dal Governo francese Commendatore della Legion d’Onore, nel 2004 riceve dal Presidente della Repubblica italiana “in memoria” (Angelo Donati muore nel 1960) la Medaglia d’oro al Merito civile per le coraggiose e generose azioni compiute per salvare numerosissimi ebrei durante la Shoah: “Durante il secondo conflitto mondiale, nella zona della Francia, occupata dalle truppe italiane, Angelo Donati, con indomito coraggio, ottenne di salvare, con la collaborazione delle autorità civili e militari italiane, migliaia di ebrei di diverse nazionalità, proteggendo per lunghi mesi le loro vite minacciate dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Con generosità d’animo e appassionato impegno diede viva e coerente testimonianza dei valori di libertà e giustizia. Nobile e fulgido esempio di elette virtù civiche.”
Evocativo è il ritratto di Donati tratteggiato dallo scrittore Jean-Marie Le Clézio in “Stella errante” (Il Saggiatore, 2008): “Adesso Esther aveva documenti falsi. Un pomeriggio alcuni uomini erano venuti insieme a Mario nella loro cucina e avevano messo sul tavolo le carte d’identità per tutti, per Esther, per suo padre e sua madre. […] Quando gli uomini parlavano con suo padre, c’era sempre un nome che tornava, un nome che non poteva dimenticare perché aveva un bel suono, come il nome di un eroe dei libri di storia di suo padre: Angelo Donati. Angelo Donati aveva detto questo, Angelo Donati aveva fatto quello, e tutti approvavano. Angelo Donati aveva preparato a Livorno una grande imbarcazione a vela e a motore che avrebbe portato in salvo tutti quelli che stavano fuggendo. La nave avrebbe attraversato il mare portando gli ebrei a Gerusalemme, lontano dai tedeschi. Esther si assopiva e sognava la nave di Angelo Donati” […]
Redazione, Il modenese che salvò 2.500 ebrei…, Comune di Modena, 6 febbraio 2015

Fonte: Comune di Modena

[…] La storia personale e professionale di Angelo Donati è molto complessa ed interessante. In particolare è importante ricordare il suo impegno nel sud della Francia negli anni 1942-43, durante l’occupazione italiana. Angelo Donati è un cittadino italiano di religione ebraica – nato a Modena il 3 febbraio 1885 – che, dopo il primo conflitto mondiale, si stabilisce a Parigi ed inizia una brillante carriera nel mondo economico e finanziario. Lascia la capitale francese nel 1940, poco prima dell’invasione tedesca, e si reca a Nizza, dove hanno sede alcune sue attività finanziarie e dove si è riunita una numerosa comunità di ebrei provenienti da tutta Europa.Conosciuto e stimato negli ambienti militari e diplomatici, entra facilmente in contatto con le autorità italiane che occupano il sud della Francia a partire dall’11 novembre 1942 ed opera attivamente per garantire la salvezza a numerosissimi ebrei francesi, italiani e di altre nazionalità che fuggono dalle persecuzioni naziste e fasciste. A Nizza, insieme al Console generale italiano Alberto Calisse, con la collaborazione dei vertici militari, di Padre Marie-Benoit – membro della Delasem – e alla fondamentale attività del Comitato Dubouchage, assicura protezione agli Ebrei fornendo aiuti economici e documenti falsi. La zona d’occupazione italiana diventa così un’enclave di rifugio. Nel dicembre 1942 il Console Calisse, su richiesta di Donati, si oppone alla decisione presa dal Prefetto francese di inviare gli Ebrei che si trovano nel dipartimento di pertinenza delle Forze italiane nelle zone occupate dalle truppe tedesche, condannandoli così alla deportazione. Scrive Calisse: “Noi riteniamo necessario precisare che non è possibile accettare che nella sona occupata dalle truppe italiane le Autorità francesi obblighino gli ebrei stranieri, compresi gli Ebrei italiani, a trasferirsi nelle località occupate dalle truppe tedesche. Le misure verso gli Ebrei stranieri ed italiani dovranno essere prese dai nostri organismi.” Il ruolo di Donati è fondamentale ed egli non tiene conto del rischio che corre personalmente di essere perseguitato, deportato e ucciso. Le SS sono a conoscenza delle sue attività e il 26 settembre del 1943 emetteranno contro di lui un mandato di arresto. Numerosissimi sono stati gli ebrei salvati. La figura di Angelo Donati è entrata anche nella letteratura e troviamo il suo nome nel romanzo “Stella errante” del premio Nobel per la letteratura Jean-Marie Clezio e in “Charlotte” dello scrittore francese David Foenkinos. Nel luglio del 1943, la speranza di poter assicurare protezione ai suoi correligionari porta Donati a progettare, insieme a Padre Marie-Benoit, un piano per trasportare gli Ebrei presenti nella zona di Nizza in Africa del Nord, già liberata dagli Anglo-americani. I preparativi sono febbrili, Donati si reca più volte a Roma e in Vaticano per incontrare le Autorità italiane del Governo Badoglio e i rappresentanti di Inghilterra e Stati Uniti. Negli ultimi giorni di agosto, il piano sembra completato: il Governo italiano metterà a disposizione quattro navi – Duilio, Saturnia, Giulio Cesare e Vulcania – , le organizzazioni ebraiche sosterranno le spese di affitto e carburante, gli Alleati consentiranno l’attraversata del Mediterraneo. E’ veramente una corsa contro il tempo poiché l’Armistizio viene firmato all’inizio di settembre, con l’accordo – che viene poi disatteso – di renderlo noto più avanti. Il Ministero degli Interni italiano si oppone all’entrata in Italia dei profughi ebrei che si trovano nella zona d’occupazione italiana e, dopo che l’8 settembre l’Armistizio viene reso noto, nel sud della Francia arriva l’esercito tedesco che mette in atto massacri ed inaudite violenze.
Cosa accadde ai familiari di Donati rifugiatisi a San Marino?
Angelo Donati è stato Console Generale della Repubblica di San Marino in Francia dal 1925 al 1932, quando rassegna le dimissioni per disaccordi con il suo predecessore, che aveva mantenuto il ruolo di Incaricato d’Affari. Il legame tra la piccola Repubblica e Donati rimane e lui stesso scriverà, al termine della Seconda guerra mondiale, che San Marino durante le persecuzioni nazi-fasciste aveva dato ospitalità ad Ebrei in fuga. Tra questi, anche un suo nipote, Salvatore Donati, che arriva a San Marino negli ultimi mesi del 1942 insieme alla moglie Graziella Schiller, alla madre Irma Ravenna, ed ai cinque figli, Amedeo, Raffaele, Andrea, Anna e Maurizio. Nel periodo della loro permanenza a San Marino, dopo essere stati avvisati della presenza di fascisti italiani o di nazisti, più volte si sono rifugiati nelle gallerie ferroviarie, che ospitavano moltissimi sfollati provenienti dal circostante territorio italiano. Salvatore Donati collaborava con la Delasem, in particolare con Odoardo Focherini, e per questa sua attività era ricercato con accanimento. Nel settembre-ottobre del 1943, avendo saputo che la sua cattura era un obiettivo perseguito con feroce tenacia, lascia il territorio sammarinese insieme alla propria famiglia e si rifugia in Svizzera. Partono in treno, ma a Fiorenzuola d’Arda sono costretti a dividersi e ad affrontare il viaggio separatamente. Amedeo, Raffaele ed Andrea – giovanissimi – proseguono da soli ed attraverseranno la frontiera il 14 novembre, insieme ad Angelo Donati, mettendosi finalmente in salvo. Salvatore Donati ed i resto della famiglia riusciranno ad arrivare in Svizzera qualche mese dopo.[…]
Redazione, Angelo Donati, l’omaggio di Nizza. Una targa sulla mitica Promenade, Moked. Il portale dell’ebraismo italiano, 2 febbraio 2016

L’attività di Donati a Nizza assunse contorni leggendari, il suo nome divenne un faro. Agli appartenenti alla milizia francese e ai suoi detrattori Donati era noto con il nome dispregiativo di “Papa degli ebrei”.
Nei primi mesi del 1943 Donati mise a punto un ambizioso piano per trasferire migliaia di ebrei dalla Francia del Sud alla Palestina, contando sul sostegno delle autorità italiane, del Vaticano e di quelle inglesi e americane e ne parlò a Roma all’inizio di agosto in Vaticano con gli ambasciatori inglese e americano presso la Santa Sede, Osborne e Titman, grazie all’opera instancabile e riservata del padre cappuccino francese Maria Benedetto [Père Marie-Benoît], che si occupava della DELASEM (organizzazione di soccorso ebraica).
Il progetto prevedeva di far entrare in Italia il maggior numero possibile di profughi ebrei, che sarebbero poi stati trasportati in Nord-Africa con quattro navi (Duilio, Giulio Cesare, Saturnia, Vulcania) pagate dai fondi del Joint Committee ebraico. A Roma si stavano preparando i passaporti e il Governo Badoglio aveva individuato le località in cui sarebbero stati ospitati i profughi e aveva fornito assicurazioni sulla fattibilità dell’operazione, poiché dovevano trascorrere settimane prima che l’armistizio firmato il 3 settembre con gli alleati fosse reso noto, in modo che gli italiani potessero preparare la difesa dai tedeschi.
L’8 settembre invece il generale Eisenhower, senza informare il Governo italiano, comunicò la notizia dell’armistizio. Donati, che doveva tornare a Nizza per organizzare il trasferimento, rimase per fortuna bloccato a Firenze perché a Nizza la Gestapo lo stava aspettando per catturarlo, il suo appartamento fu devastato e svaligiato. Ricercato dai tedeschi anche in Italia, per tre mesi rimase nascosto, prima in Toscana e successivamente in Lombardia, poi riuscì a riparare in Svizzera il 14 ottobre del 1943 vicino a Stabio con alcuni nipoti.
Da Montreux, dove viveva, Donati si adoperò per appurare quale sorte toccasse ai correligionari deportati facendo intervenire la Croce Rossa Internazionale e incontrando a Berna il Nunzio Apostolico e diplomatici inglesi, americani e italiani.
[Donati] Adottò due bambini ebrei di otto e nove anni, Marianne e Rolf Spier, i cui genitori Carl e Hilde Spier, ebrei tedeschi, erano stati deportati dalla Francia e uccisi nei campi di concentramento nazisti. Il domestico di Donati, Francesco Moraldo, li nascose in Liguria a Creppo nel comune di Triora, suo paese di origine, dopo la fuga in Svizzera di Donati.
Durante tutto il periodo dell’occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, nella frazione di Creppo Francesco Moraldo (Creppo, 30 dicembre 1906 – 28 aprile 2001) tenne nascosti a casa sua e protesse dalla deportazione due bambini orfani ebrei tedeschi.
Moraldo era stato maggiordomo in Francia dell’avvocato ebreo Angelo Donati il quale aveva preso i bambini sotto la sua protezione nel luglio del 1942 quando i loro genitori da Nizza erano stati deportati e uccisi ad Auschwitz.
Quando Donati dovette rifugiarsi in Svizzera dopo l’8 settembre 1943, Moraldo portò i due bambini con sé al suo paese natale. L’intera popolazione della frazione, messa al corrente della situazione, collaborò attivamente alla loro salvezza, nonostante il pericolo dato dai combattimenti e dai frequenti rastrellamenti nella zona, finché con la Liberazione i bambini poterono ricongiungersi al padre adottivo in Francia.
Per questo impegno di solidarietà, l’11 febbraio 1999, l’Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito a Francesco Moraldo l’alta onorificenza dei giusti tra le nazioni. Il 28 gennaio 2006 in occasione delle celebrazioni per il Giorno della Memoria, una lapide commemorativa è stata collocata a Creppo in ricordo di questi eventi.
Bibliografia e filmografia
Luca Fenoglio, Angelo Donati e la «questione ebraica» nella Francia occupata dall’esercito italiano, Torino, Silvio Zamorani editore, 2013 (ISBN 978-88-7158-200-9)
Flaminia Lubin (regista), 50 Italiani, Film Kairòs, Italia, 2009, 95′, mandato in onda su Rai2 il 27 gennaio 2010 per la Giornata della Memoria (si parla di Angelo Donati dopo 1 ora e 8 minuti)
André Waksman (regista), film per la televisione HD-TV 1943, Le temps d’un répit, Italia/Francia, 2009, 59′
Paolo Veziano, Angelo Donati, Un ebreo modenese tra Italia e Francia, catalogo della mostra allestita in occasione del convegno di studi in onore di Angelo Donati, Modena, 27 gennaio 2004
Encyclopaedia Judaica, vol VI, pag. 166
Edmond Fleg e Raoul Elia, Introduzione alla Haggadà di Pesach, Sefer Angelo, Milano, Editrice Fondazione Sally Mayer, 1962
Elena Aga Rossi, Una nazione allo sbando. L’armistizio dell’8 settembre, Bologna, Il mulino, 2003, nuova edizione ampliata
Daniel Carpi, Between Mussolini and Hitler. The Jews and the Italian Authorities in France and Tunisia, Hannover-London, Brandeis University Press, 1994
Maria Sofia Casnedi – Fabio Della Seta, Cara Sophie, Udine, Paolo Gaspari ed., 1966
Alberto Cavaglion, Nella notte straniera. Gli ebrei di St Martin Vésubie, Cuneo, L’Arciere, 2003 quarta edizione aggiornata, trad. francese Nice, Editions Serre, 1993
Liliana Picciotto Fargion, Il libro della memoria. Gli Ebrei deportati dall’Italia (1943-1945), Milano, Mursia, 2002, nuova ed. aggiornata
Paolo Frajese, L’ultimo rifugio: gli ebrei in Francia durante l’occupazione italiana, documentario del TG1, 13 novembre 1997
Madeleine Kahn, Angelo Donati. De l’oasis italienne au lieu du crime des allemands, Paris, Editions Bénévent, 2004
Serge Klarsfeld, Vichy-Auschwitz. 1942-1944, Paris, Fayard, 2001, nuova edizione ampliata
Jean Marie G.Le Clézio, Étoile errante, Paris, Gallimard, 1992, trad. italiana di Ela Basso, Milano, Saggiatore, 2000
François Maspero, II tempo degli Italiani, Torino, Einaudi, 1998
Jean Louis Panicacci, Les Alpes Maritimes de 1939 à 1945, Nice, Editions Serre, 1989
Fulvio Diego Papouchado, Viaggio in un ghetto emiliano, Storia degli ebrei a Modena dal Medioevo al secondo dopoguerra, Modena, Edizioni Terra e Identità, 2007, pp. 239–244
Léon Poliakov – Jacques Sabille, La condizione degli ebrei sotto l’occupazione italiana, Milano, Edizioni di Comunità, 1956
Davide Rodogno, Il nuovo ordine mediterraneo. Le politiche di occupazione dell’Italia fascista in Europa (1940-1943), Torino, Bollati Boringhieri, 2003
Hélène Saulnier, Nizza occupata, in “Les Langues Néo-Latines”, LXXXIX, 1995, pp. 49–58.
Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia fascista, Torino, Einaudi, 2000
Jonathan Steinberg, Tutto o niente. L’Asse e gli ebrei nei territori occupati 1941-1943, Milano, Mursia, 1997
Olga Tarcali, Ritorno a Erfurt, racconto di una giovinezza interrotta (1935-1945), Torino, Harmattan Italia, 2004 (ISBN 88-88684-50-6)
Klaus Voigt, Il rifugio precario. Gli esuli in Italia dal 1933 al 1945, Firenze, La Nuova Italia, 1993 e 1996, due voll.
Paolo Veziano, Ombre di confine. L’emigrazione clandestina degli ebrei stranieri dalla Riviera dei Fiori verso la Costa Azzurra (1938-1940), Pinerolo, Alzavi, 2001
Susan Zuccotti, The Holocaust, the French and the Jews, New York, Basic Books, 1993

Wikizero

Ci sono personaggi che hanno fatto la storia grazie ad una peculiare capacità. Quella di muoversi senza farsi notare troppo. Sfuggire, o usare gli ingranaggi del potere, anche il più bieco, utilizzando una particolare dote: quella di confonderli e non farsi mai inquadrare troppo.
Tra questi personaggi va sicuramente segnalato l’italiano Angelo Donati, di cui è uscita da pochissimo una biografia accurata: Angelo Donati. Pilota, banchiere, mecenate e cospiratore (Mursia, pagg. 116, euro 15). A scriverla Ugo G. Pacifici Noja e Andrea Pettini, due esperti di diritto. E questo non deve stupire perché il diritto internazionale è stata una delle armi più utilizzate da Donati (1885-1960). Donati, nato a Modena da una ricca famiglia di industriali e banchieri di origine ebraica (trasferitasi in Italia nel Seicento per portare avanti il commercio di grano saraceno) studiò in uno dei licei classici della città e nell’ateneo cittadino. Studente brillante ma un po’ ondivago si vide piovere sul capo come molti altri la Prima guerra mondiale. Come molti altri ebrei italiani, in prima fila nel dimostrare la loro appartenenza alla nazione, finì al fronte. Prima capitano di fanteria, poi il passaggio all’arma aerea (che all’epoca era ancora una branca dell’esercito). Dopo ufficiale di collegamento in Francia. Francia in cui Donati decise di fermarsi a conflitto finito. Divenne amministratore, con buon livello di successo, di società di ogni tipo, sia in Italia sia in Francia. La sua abilità principale era quella di essere un uomo di relazione. Dal 1925 al 1932 fu Console generale della Repubblica di San Marino, dal 1932 al 1939 fu presidente della Camera di Commercio italiana di Parigi. Fu nel frattempo insignito della onorificenza di Grand’Ufficiale della Corona d’Italia e di quella sammarinese di Commendatore dell’Ordine di Sant’Agata, mentre il Governo francese lo nominò nel 1936 Commendatore della Legion d’Onore. Ovviamente dovette spostarsi in posizioni più defilate dopo che nel settembre 1938 entrarono in vigore le leggi razziali. Ma già prima i documenti della polizia fascista ci indicano che Donati non era quiescente al regime. Iniziano a circolare dal 1930 dispacci dalla Francia in cui si annuncia che «Ci è stato segnalato che un certo Donati Angelo sarebbe amministratore dei fondi della concentrazione antifascista». C’è chi preme per colpire Donati. Ma il banchiere è capace di costruire una rete attenta per dissimulare le sue attività. È lo stesso ministro dell’Interno, Araldo di Crollalanza, a intervenire a frenare gli zelanti inquisitori politici: «La multiforme attività patriottica del Donati, spiegata specialmente a favore delle istituzioni di beneficenza della colonia italiana di Parigi e del locale Fascio…». Insomma Donati riesce a mantenersi sul filo del rasoio, a fare troppo comodo perché lo si possa toccare. E su questo filo del rasoio giocherà il suo azzardo più grosso nel periodo 1940/43.
Nell’agosto del 1940 Donati abbandonò Parigi prima dell’ingresso delle truppe tedesche, fuggì con percorso rocambolesco a Nizza dove si rese subito operativo come direttore della Banca Franco-Italiana. Dopo l’ingresso delle truppe italiane a Nizza Donati, abbiamo già parlato del suo prestigio personale e delle relazioni negli ambienti militari e diplomatici nostrani, prese in mano le sorti degli ebrei. Ogni mattina due membri del Comitato di aiuto ai rifugiati insieme al rabbino Saltiel gli portavano documenti, richiedevano visti, lasciapassare…
Grazie alle informazioni ricercate certosinamente da Donati, il console generale d’Italia Alberto Calisse riuscì a mettersi di traverso alle disposizioni delle autorità francesi per la deportazione degli ebrei in Polonia su pressione dei tedeschi. Le proteste delle autorità tedesche giunsero a Roma e spinsero Mussolini a creare il Regio Ufficio di Polizia Razziale a Nizza, affidato all’Ispettore Guido Lospinoso. Giunto a Nizza Lospinoso venne subito intercettato da Donati, che gli espose la delicata situazione e neutralizzò il piano tedesco. Quando il Governo di Vichy poi, su pressione tedesca, ordinò al prefetto di Nizza, Marcel Rubière, di arrestare tutti gli ebrei stranieri della Costa Azzurra, il generale Averna di Gualtieri, che rappresentava il comando supremo italiano a Vichy, pose il veto. «Tali provvedimenti sono di esclusiva competenza della autorità militari di occupazione italiane» […]
Matteo Sacchi, L’inafferrabile Angelo Donati che salvò migliaia di ebrei, Il Giornale, 17 marzo 2020

Dal novembre 1942 al settembre 1943 l’Italia occupò parte della Francia sud-orientale, ove si trovavano molti ebrei: locali, immigrati da tempo, rifugiati recenti. In quei dieci mesi (comprendenti il sub periodo dei «45 giorni») la loro condizione, il loro trattamento e il loro destino furono determinati dall’intreccio e dal conflitto tra i percorsi individuali, le azioni ebraiche organizzate, le politiche italiane (decise a Roma e in loco, da autorità politiche, di polizia e militari), vichysta, tedesca (quest’ultima attiva da Marsiglia, Parigi e Berlino). Lo studio di Luca Fenoglio esamina l’operato in tale situazione dell’ebreo modenese Angelo Donati, negli anni ’30 rilevante rappresentante degli interessi economici italiani a Parigi (p. 63). L’a. motiva la sua scelta anche con la volontà di considerare la Shoah non solo come una catena di atti contro vittime costrette alla passività, ma pure come un evento che esse (almeno, alcune) cercarono di modificare con un ruolo attivo. In tale spirito egli intende analizzare le azioni di Donati e i loro effetti (p. 14). Il primo capitolo espone la storiografia sul tema, seguendone lo sviluppo cronologico. Il secondo e il terzo narrano con progressiva minuziosità le vicende di Donati dall’arrivo a Parigi nel 1916 quale militare fino all’autunno 1942, quando risiede a Nizza. Il quarto, il quinto e il sesto sono dedicati alle vicende fino al 25 luglio, con il complesso scontrarsi di ingressi e blocchi alle frontiere, misure di arresto preliminari alla deportazione e misure di internamento in loco. I capitoli successivi concernono l’ideazione, la perorazione e la mancata accettazione del trasferimento di tutti quegli ebrei nella penisola italiana o nell’Africa settentrionale liberata; l’armistizio incombente rendeva angosciosa la situazione delle vittime, ma infine fu il suo annuncio a impedire alle inconcludenti autorità coinvolte di prendere le decisioni operative. Analizzando nelle conclusioni il ruolo di Donati in tutto ciò, Fenoglio intravede in lui l’antica figura del «ricco notabile ebreo che, nell’Europa d’ ancien régime, grazie al credito e al prestigio di cui godeva a corte, patrocinava presso il principe la causa dei suoi correligionari» (p. 162). Il lavoro si basa su una molteplicità di fonti, reperite in vari paesi; la narrazione è scorrevole e appropriata; l’esame dell’operato di Donati è accurato e le sue testimonianze postbelliche giustamente discusse. Quindi il percorso storico-biografico è buono. Parallelamente però pesa l’assenza di una ricostruzione accurata (e autonoma rispetto alla vicenda di Donati) delle intenzioni, decisioni e operati degli attori istituzionali, specie delle autorità ministeriali e militari italiane (per esempio il documento alla n. 32 di p. 92 può essere rintracciato). E ciò avrebbe dovuto trattenere l’a. dallo sviluppare considerazioni interpretative di ordine generale. L’auspicio è che lui stesso voglia e sappia rimediare con un nuovo impegno.
Michele Sarfatti, Luca Fenoglio, Angelo Donati e la “questione ebraica” nella Francia occupata dall’esercito italiano, Torino, Zamorani…, Sissco

[…] Padre Benoît, nato Pierre Péteul, combattè coraggiosamente nella Prima guerra mondiale al punto di meritare la croce di guerra e cinque menzioni. Dopo il conflitto prese i voti e studiò teologia a Roma, dove divenne un grande esperto di giudaismo. Trasferitosi a Marsiglia, preparò migliaia di documenti falsi per gli ebrei in fuga; si spostò poi nella vicina Nizza dove continuò i salvataggi con l’aiuto delle autorità militari italiane e del banchiere ebreo Angelo Donati (chiamato dai suoi detrattori “il Papa degli ebrei”). Nel 1943 riparò a Roma dove chiese aiuto (ottenendolo) da Pio XII e divenne un membro della Delasem. Fu proclamato Giusto fra Le Nazioni il 26 Aprile 1966 […]
Davide Spada Pianezzola, Le ragioni dei Giusti. Azioni, tecniche e motivazioni dei “Giusti” italiani durante la Seconda Guerra Mondiale, 1941-1945, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2013-2014