Le azioni in appoggio della Resistenza non rientravano nei piani dei servizi alleati

Un esempio di dispaccio segreto dell’OSS

[…] Nell’assoluta necessità di reperire informazioni sulla consistenza, la dislocazione, i movimenti delle truppe tedesche, gli Alleati [settembre 1943] fecero ricorso ai propri servizi segreti (Special Operations Executive, SOE, britannico e Office of Strategic Services, OSS, degli Stati Uniti).
Nella difficile situazione brindisina, con mancanza di uomini, di mezzi, di spazio e con le continue interferenze alleate, il S.I.M. fu faticosamente ricostituito; al suo comando fu posto il colonnello Pompeo Agrifoglio, già appartenente al Servizio, caduto prigioniero in Africa e fatto rientrare apposta dagli Alleati dal campo di prigionia negli Stati Uniti dove si trovava.
All’interno del S.I.M. fu costituita la 1a Sezione “Calderini”, guidata dal tenente colonnello Giuseppe Massaioli, con compiti “offensivi”; da essa dipendevano: un “Gruppo bande e sabotaggio” (maggiore Antonio Lanfaloni), con compiti di collegamento e rifornimento, e un “Gruppo speciale” (maggiore
Luigi Marchesi), con compiti informativi.

Date le difficoltà che i due Servizi anglo-americani avevano incontrato in precedenza, tutti e due ritennero opportuno prendere contatto con il S.I.M. per poterne avere l’appoggio, sia in uomini sia in mezzi. Il S.I.M., a sua volta, ritenne conveniente poter disporre dell’appoggio, specie in finanziamenti e mezzi, che la cooperazione con i Servizi alleati assicurava. Comunque, ognuno dei tre servizi continuò a perseguire, principalmente, i propri obiettivi e ognuno fece, innanzitutto, i propri interessi, ciò che a volte causò gravi inconvenienti con ripercussioni anche nel campo primario delle operazioni.

Le azioni in appoggio della Resistenza, in fase di iniziale organizzazione, non rientravano nei piani dei servizi alleati.

Invece il S.I.M. aveva interesse a che fossero appoggiate le organizzazioni “militari” nate dallo sbandamento dei reparti delle Forze Armate e che costituivano una forte opposizione alla tendenza in atto, nel nascente movimento partigiano italiano che andava assumendo connotazioni sempre più politiche di tipo comunista anti-monarchico.
Il reclutamento del personale per i Servizi alleati avvenne direttamente oppure, in particolare per quanto si riferisce al personale militare, attraverso il S.I.M. o, a Napoli, attraverso una organizzazione messa in piedi, ai primi di novembre, da Raimondo Craveri, ‘Mondo’, genero di Croce, che si definiva Organizzazione Resistenza Italiana (ORI); tale organizzazione raggiunse un accordo con l’O.S.S. in una apposita riunione che si tenne ad Algeri…

Fra i primi ad aderire vi fu il sottotenente medico di Marina Enzo Boeri, ‘Giovanni’, figlio di un ex deputato antifascista, che all’armistizio si trovava a Napoli. Una volta paracadutato nel Nord Italia, Boeri divenne, dal 12 settembre 1944, il capo del servizio informativo del CVL (Corpo Volontari della Libertà).
I britannici chiesero la collaborazione della Marina italiana per quanto riguardava l’impiego di MAS, VAS e sommergibili per l’avvicinamento alle coste italiane […]
A Napoli, a Brindisi e a Monopoli continuava l’attività di reclutamento e di addestramento di personale italiano da destinare alle missioni oltre le linee. I corsi (inizialmente tenuti ad Algeri, per una parte del personale reclutato) comprendevano l’addestramento al lancio col paracadute, quello alla voga (per il personale da inviare via mare) e quello al sabotaggio; vi erano, inoltre, corsi particolari per il personale destinato a compiti speciali, per istruttori, per il perfezionamento degli agenti, anti-sabotaggio, per operatori radio telegrafisti, ecc.

Particolarmente delicato era il problema dei radiotelegrafisti. Grazie all’attività di Boeri, l’O.S.S. di Napoli riuscì a reclutare nove marinai radiotelegrafisti che facevano servizio a bordo dei sommergibili italiani inviati a Napoli per fornire elettricità al porto.
Dalle loro basi iniziali, stabilite a Napoli, a Brindisi, a Monopoli e Bari, SOE e O.S.S. cominciarono la loro azione di penetrazione nel territorio italiano occupato dai tedeschi. Il S.I.M. fornì direttamente propri uomini e si adoperò per reclutare altro personale fra quello delle Forze Armate […]

Giuliano Manzari, La partecipazione della Marina alla guerra di liberazione (1943-1945) in Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Periodico trimestrale – Anno XXIX – 2015, Editore Ministero della Difesa

[…] Il S.I.M. si ricostituì, seppur in embrione, già alla metà di settembre [1943], a Brindisi come Ufficio Informazioni e Collegamento del Reparto Operazioni del Comando Supremo, con diretta dipendenza dal Capo Reparto, disponendo solo di una decisa volontà per ricostruire qualcosa che si era sciolto, dopo tanto lavoro e tante amarezze. Fu strutturato agli inizi della nuova fase dello sforzo bellico, con un Capo Servizio e tre addetti.
A dirigere questa organizzazione fu nominato il colonnello Agrifoglio, fatto rientrare dalla prigionia in America il 25 settembre; era già pratico del Servizio, essendo stato a capo del Servizio Informazioni Militare del Comando Supremo dall’ottobre 1943, dopo essere stato addetto al S.I.E. dal 1941.
Era stato catturato l’8 maggio 1943 a Tunisi, mentre era Capo dell’intelligence italiana in quella sede. Rilasciato dal campo di prigionia americano, per via aerea fu trasferito ad Algeri e poi a Brindisi, al Comando Supremo.
Avrebbe tenuto l’incarico fino al dicembre 1945, a guerra ultimata.
Una delle prime attività dell’embrionale Ufficio fu quella di riprendere i contatti con Roma, occupata dai tedeschi: al momento di lasciare la capitale, il Comando Supremo aveva nascosto nella città una delle due radio clandestine con le quali, in fase armistiziale, aveva mantenuto i contatti con i Comandi anglo-americani. Intanto anche il S.I.A. era riuscito a dare origine ad un nucleo informativo e soprattutto a costituire un Centro radio clandestino (che sarà poi conosciuto con sigla B.L.Z.). I primi collegamenti tra Roma e Brindisi avvennero il 19 settembre.

[…] Il funzionamento del Centro ‘R’ coprì l’arco di tempo tra il 15-16 settembre 1943 e la liberazione di Roma, il 4 giugno 1944. A mano a mano il Centro riuscì a organizzarsi e ad articolarsi con un Capo Servizio, uno schedario, un Gruppo Centrale, che elaborava le notizie operative, sulla base delle quali compilava gli importanti messaggi giornalieri da trasmettere al Comando Supremo, all’Ufficio Informazioni e Collegamento; sulla base delle richieste del vertice forniva dati e precisazioni e soprattutto provvedeva a intensificare e a dirigere l’attività dei Gruppi dipendenti. […]

Al Centro ‘A’ (Aeronautica, derivato dal nucleo informazioni del S.I.A.) e al Centro ‘M’ (Marina), integrati nel Centro ‘R’, voluti per ordine del generale Armellini, affluivano quelle notizie note ai Comandi delle due Forze Armate e quelle che giungevano al Centro dal Comando delle bande
interne di Roma. Peraltro anche la Marina era riuscita a stabilire un proprio Servizio Informazioni Clandestino (S.I.C.). L’attività da svolgere era sicuramente difficile, ma fu seguita con grande interesse da parte dei Comandi alleati, che utilizzarono le informazioni raccolte, con concreti
riscontri. […]

A Roma si trovarono dunque ad operare una serie di enti informativi: vi fu una certa collaborazione tra i servizi di matrice militare, mentre sembra che non ve ne fu assolutamente tra quelli militari e i civili, organizzati nell’ambito di ricostituiti partiti politici, collegati al Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.), che aveva alle proprie dipendenze anche esso un proprio organo informativo clandestino. Bisogna poi aggiungere che anche l’Arma, tra il 20 e il 30 settembre 1943 aveva organizzato una rete informativa militare, inquadrata nel Fronte Clandestino dei Carabinieri
Reali. Stessa cosa accadde per la Guardia di Finanza.
Tra le attività iniziali furono organizzati gli interrogatori degli evasi dai territori in mano ai tedeschi, attivate le comunicazioni radiotelegrafiche con il Comando alleato e con le Unità italiane in Albania e il collegamento con la Missione Militare alleata, nonché ripristinati i servizi cifra.

[…] Occorreva monitorare con cura anche l’attività portuale e cioè controllare minuziosamente le persone che raggiungevano i porti, via mare o via terra: oltre al personale specializzato appartenente al S.I.M. che avrebbe diretto il servizio, potevano svolgere questa attività la Guardia di Finanza e la Milizia Portuale, che già nel passato si erano distinti in questo tipo di lavoro, chiaramente scegliendo elementi di sicura fede.
Era evidente che il personale del controspionaggio, già specializzato e rimasto fedele alla Monarchia, non poteva comunque assolvere tutti i compiti, sia perché non era numeroso sia perché la carenza di risorse umane sarebbe peggiorata con l’avanzata al nord delle truppe anglo-americane: era quindi assolutamente necessario che quella deficienza fosse ampiamente integrata con un elevato numero di nuovi informatori. Bisognava però utilizzare le risorse fìnanziarie con la massima parsimonia, anche perché non erano molte e dovevano comunque assicurare un notevole rendimento.
Il Capo Sezione Bonsignore notava che specie in sottocentri e nuclei aveva notato un certo sbandamento che poteva essere giustificabile nei primi giorni post armistizio, ma non tollerabile in un futuro. Naturalmente tutta questa complessa attività doveva essere svolta nella massima assoluta
collaborazione con gli organi di controspionaggio anglo-americani.

[…] Già i contatti con quelli anglo-americani non erano facili e la collaborazione avveniva, soprattutto nei primi tempi, sul filo del rasoio, in quanto gli alleati avevano bisogno assoluto della professionalità, che a volte peraltro contestavano, degli italiani nel settore informativo. […]

Non fu facile, da quanto risulta dai documenti, convincere soprattutto la Special Force a utilizzare i movimenti della Resistenza e a dare loro un aiuto concreto, in quanto gli alleati ritenevano che i movimenti clandestini non sarebbero riusciti ad operare efficacemente per far terminare il
conflitto; quell’aiuto che si materializzò poi specialmente con le missioni.
Queste si suddivisero in missioni di collegamento e operative; speciali; di istruttori per sabotaggio; rifornimenti; finanziamento; propaganda.
Per quanto riguardava le missioni di collegamento, nel maggio 1945 esse erano riuscite a coprire l’intero territorio, avendo così assicurato la possibilità a tutte le formazioni clandestine di essere in contatto con il territorio che veniva liberato progressivamente. Se molte missioni furono effettuate
con aviolanci, alcune, particolarmente favorevoli, furono fatte infiltrare via terra: da ricordare, come segnalato nella citata relazione al generale Messe che, nell’ottobre del 1943, una missione attraversò le linee tedesche dell’Adriatico; nel dicembre 1944, una, partita da territorio neutrale; nel marzo 1945, una, partita da territorio francese; nell’aprile del 1945, due missioni infiltrate attraverso le linee tedesche in ripiegamento sulla pianura padana.

L’organizzazione del Servizio Informazioni negli Stati Uniti, come risultava al S.I.M.

[…] Vi furono le missioni speciali, suddivise in organizzative; antisabotaggio; costruttive; con compiti particolari. Normalmente fu evitato l’intervento organizzativo per lasciare ampia libertà ai partigiani o ai patrioti locali di agire secondo quanto richiesto e necessario per i Comandi italiani e alleati, ma alcune volte fu necessario invece dare un aiuto concreto agli sforzi locali. Quelle missioni speciali furono: nel gennaio 1944 (nelle Marche), la denominata ‘MAN’; la ‘ORO’, in Lombardia presso il Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia (C.L.N.A.I).; la ‘RRR’ e la ‘SSS’ nell’agosto del 1944, la prima e la seconda nel Veneto, ambedue presso i locali Comandi Militari.

Maria Gabriella Pasqualini, Le carte segrete dell’intelligence italiana, 1919-1949 (Parte Terza, 8 settembre 1943 – 1° settembre 1949), 2007, Editore Ufficio Storico Ministero Difesa

Precedente Un appunto (di Wisława Szymborska) Successivo La notte lava la mente (di Mario Luzi)