Circa la Missione Vital

Matteo Brunetti, Franco Bonatta e Lee Palser, aviatore americano di New York, salvato dai partigiani – Fonte: Patria Indipendente, cit. infra

Abbarbicati come ostriche alle rocce del Brenta, i partigiani della missione Vital trasmettevano dal 5 agosto 1944 con una piccola radio, al comando inglese di Bari, tutte le notizie militari, che le staffette portavano lassù assieme alle pesantissime batterie per la radio: un treno munizioni a Mezzolombardo, l’oro della Banca d’Italia a Fortezza, Himmler in gran segreto a Bolzano.
Ma chi erano quelli della missione Vital? Il radiotelegrafista Matteo Brunetti, nome di battaglia Bruno, dopo l’8 settembre 1943 è a Bari e, tramite Francesco Ferrazzi, entra in contatto con gli inglesi assieme al suo compagno di S. Giustina di Belluno Angelo Tres. Da Arco nel Trentino, Francesco ha passato infatti le linee per raggiungere a Bari gli alleati. Per i tre un rapido corso di paracadutismo con i francesi. Dopo diversi inutili tentativi, un aereo inglese farà scendere Bruno, Angelo e Francesco sulla riva sinistra del Piave vicino a Moriago. È la notte del 5 marzo 1944.
Sono previste due missioni radio. Sistemata la missione Fanny nel Bellunese, a Bruno tocca trasferire la Vital nel Trentino o a Bolzano. Il contatto è una donna, Da Pont Lenae, tramite il Comitato di Liberazione di Padova, Bezzi, ossia Senio Visentin, a Trento. L’appuntamento con Bezzi è a Trento, in una strada periferica, per il 23 luglio alle ore14,30. Il viaggio a bordo di un camioncino. Ivo, l’autista, nasconderà la pericolosa valigia con la radio nel sacco della carbonella. Tra Feltre e Trento 5 posti di blocco. L’arrivo a Trento è solo dopo le 15. Non c’è giustamente nessuno e tutto è da rifare. Affidata la pericolosa valigia ad una ignara signora in quella strada, Bruno ritorna a Belluno ed è costretto a una nuova trafila. Contatta la signorina Lena che contatta il CLN di Padova che contatta Bezzi. Sette giorni dopo in bicicletta a Trento. Qualcuno lo sistema in un appartamento vuoto. Recuperata la valigia presso l’ignara sorridente signora, a Bruno viene fissato appuntamento il 4 agosto con una staffetta. Una graziosa signorina, dirà Bruno. È Nella Lilly Mascagni. Lo accompagnerà in trenino sino a Zambana, dove li raggiungerà in bicicletta Corsi, Andrea Mascagni. Assieme in funivia a Fai e poi a piedi a Molveno.
L’appuntamento è con Marco, Enrico Pedrotti il fotografo, che a Molveno ha casa e famiglia. È l’incontro dei partigiani bolzanini. Il giorno dopo, guidati da Marco, in marcia per il massiccio del Brenta, per sistemare in un piccolo anfratto la radio e il radiotelegrafista.
Il cielo è solcato dai bombardieri americani e spara l’antiaerea, la Flack. Un quadrimotore si schianta sulla Paganella. Un candido ombrello scende poco lontano da loro. Marco decide per tutti: Hallò friendes e raccoglie un aviatore americano in preda allo schock, ma incolume. È Lee Palser di NewYork, ha 23 anni. Il massiccio del Brenta incombe sul lago di Molveno. L’anfratto è un piccolo buco che deve accogliere anche Lee e, distesa l’antenna di rame lunga 25 metri, la radiotrasmette la notizia. «Vital deve trasmettere notizie militari, non raccogliere aviatori è la risposta».
Lee Palser rimarrà con Bruno lassù e arriveranno novembre e dicembre 1944, senza poter accendere un fuoco, senza qualcosa di caldo,sempre trasmettendo. In basso a Molveno, Marco e Corsi hanno predisposto per farli sopravvivere. Celestino Donini, Silvio Meneguzzi e Giovanni Menegazzi (cognato di Marco) saranno i loro angeli custodi di Molveno. Ore di salita in montagna con il cibo e le pesantissime batterie per la radio. Orientare le staffette con le notizie militari. Saranno questi i loro compiti principali.
In Val di Non opera la formazione partigiana Fabio Filzi. Il suo comandante Avio, Luigi Emer, dispone che Delfo raggiunga la Vital e vi rimanga. Così il giovanissimo partigiano Franco Bonatta, futuro ingegnere bolzanino, passerà molti giorni sulle rocce del Brenta con Bruno e l’americano Lee Palser. La Vital continuerà a trasmettere sino al 21 dicembre 1944, quando un guasto irreparabile la renderà muta. Solo la speranza della pace e della libertà sosterrà quegli uomini. «La libertà Lee, quella indicata dalla tua statua a New York, spazzeremo via i fascisti e i nazisti e sarà la pace Lee, quella che riusciremo a costruire anche in Europa, dove tutte le nazioni ripudieranno la guerra».
Abbandonato il Brenta, Bruno riprenderà la sua azione partigiana, scendendo a Belluno in bicicletta. È il Natale del 1944. Marco e i suoi amici nasconderanno l’americano Lee Palser a Molveno fino alla Liberazione, che arriverà quel 25 aprile 1945″.
Lionello Bertoldi – presidente Comitato Provinciale A.N.P.I. Bolzano – La pace, un impegno permanente, articolo comparso sulla rivista ufficiale dell’ANPI “PATRIA INDIPENDENTE” del 21 settembre 2003, ripreso da Terre Alte come Una voce dal Brenta, 21 aprile 2008

Il ponte dei Vodi dopo uno dei bombardamenti – Fonte: il Dolomìti, cit. infra
Franco Bonatta, l’aviatore americano Lee Palser, Matteo Brunetti – Fonte: il Dolomìti, cit. infra
Al centro Lee Palser – Fonte: il Dolomìti, cit. infra
Il libro di vetta dove compaiono i cognomi Clementel e Pedrotti – Fonte: il Dolomìti, cit. infra

[…] Pierluigi Congedo, avvocato italiano e inglese e Fellow al King’s College di Londra, già Senior Lecturer di diritto internazionale in un college di Cambridge, ma amante e studioso di storia contemporanea, da sempre era rimasto incuriosito da un racconto fatto dalla madre Anita Clementel, nata a Fai della Paganella anche se vissuta poi oltre trentanni a Postal (dove la nonna, Maria Tonidandel, dirigeva l’ufficio postale e morì a Rovereto dopo i bombardamenti del giugno 1944). All’epoca undicenne quel giorno si era vista il nonno rientrare in casa di notte a Cortalta (Fai) vestito con una divisa americana e due paracaduti sotto le braccia. Congedo ha cominciato a scavare ed ha così scoperto, qualche mese fa, che quel 28 agosto qualcosa era effettivamente accaduto. “Uno stormo di 30 bombardieri alle 8 del mattino era partito dall’aeroporto militare sotto il controllo congiunto anglo-americano della 15ma e 8va armata di Eisenhower di Stornara, vicino a Foggia, in direzione ponte dei Vodi, dove l’Avisio confluisce nell’Adige – spiega l’avvocato – per bombardare quel punto ritenuto strategico (vi si trovava un ponte ferroviario di cruciale importanza che dal 15 dicembre 1943 e il 29 aprile 1945 subì qualcosa come 200 bombardamenti). Quella mattina uno degli aerei fu abbattuto dalla contraerea tedesca, la cosiddetta Flak. Io sono riuscito a documentare tutto ritrovando negli United States National Archives and Records Administration di College Park (Washignton) tutti gli atti che testimoniano quell’operazione, quello specifico volo e il “crash report” dell’abbattimento di uno degli apparecchi. Il cosiddetto “field report” di quel mattino, parla espressamente di bombardamento alle 10,30 del 28 agosto 1944 dello “Avisio Viaduct” e, nell’archivio fotografico è persino possibile recuperare il filmato e le foto dell’operazione, che interessò anche la cittadina di Zambana, posizionata proprio sotto quello che, dopo i sopralluoghi, ho capito essere stato il punto di osservazione di Raimondo Clementel, il mio bisnonno”. Insomma il ricordo della mamma di Congedo era reale. Quella mattina, infatti, nove soldati americani si paracadutarono sulla Paganella per salvarsi dall’esplosione del loro aereo. Quattro furono presi dai tedeschi e portati in Germania nei campi di concentramento come POWs (prisoners of war, prigionieri di guerra), quattro riuscirono ad incamminarsi verso la Svizzera e a consegnarsi alle autorità elvetiche e alla Croce Rossa internazionale. Uno, secondo lo stesso “crash report”, fu salvato dai partigiani operanti sul Brenta. Su quelle montagne, infatti, operava una rete di alpinisti e abitanti della zona antifascisti e antinazisti. Enrico Pedrotti (detto Marco), Matteo Brunetti (detto Bruno), Franco Bonatta (detto Delfo), Celestino Donini, erano alcuni degli eroici protagonisti della unità partigiana dell’operazione Vital. Da una grotta sopra Molveno, infatti, erano loro a trasmettere via radio notizie cruciali per gli Alleati che riguardavano tutto l’asse dell’Adige, che all’epoca era “Zona d’Operazione Alpenvorland” (dopo la proclamazione fatta il 18 settembre dall’avvocato trentino Adolfo de Bertolini, ma su decisione adottata personalmente da Adolf Hitler, volta a considerare tutto il territorio dolomitico, sia Alto Atesino che Trentino che del Friuli-Venezia Giulia, avamposto su terra italiana del Terzo Reich), applicando le stesse regole di ingaggio della Germania, non della Repubblica di Salò […] L’ipotesi è che quel giorno di 73 anni fa tutto fosse predisposto e in qualche modo coordinato proprio dalla squadra dell’operazione Vital. Raimondo Clementel probabilmente era appostato nelle vicinanze della “sua” grotta di Fai con il suo binocolo di ottone per osservare l’esito del bombardamento del prezioso ponte ferroviario. Seguito con lo sguardo l’abbattimento del B24 Liberator si sarà diretto sul luogo dell’impatto per cercare eventuali superstiti. Stessa cosa avranno fatto gli altri partigiani. Eroi di una resistenza meno celebrata ma strategica, fondamentale. Alpinisti che sin dai primi anni del ventennio rifiutarono il fascismo, rimanendo fedeli alla libertà e ai principi di democrazia. Come documentano i libri di vetta del ’29 della Paganella trovati da Congedo presso l’archivio della SAT di Trento, si possono leggere frasi come “in attesa del sol dell’avvenire” (il sole dell’internazionale socialista) oppure “abbasso Mussolini” si sprecavano.
Alpinisti che si muovevano autonomamente ma forse in collegamento tra loro. E chissà che, vista l’amicizia di Donini con Ettore Castiglioni, l’alpinista partigiano milanese nato, per caso, a Rufrè, in Val di Non ma che in Trentino veniva spesso a scalare e arrampicare, che mise in salvo attraverso l’Alpe Berio e la Svizzera centinaia di antifascisti (tra di loro anche Luigi Einaudi) ed ebrei, non ci fosse qualcosa in più di una semplice amicizia e stima reciproca a collegarli […] L’operazione Vital s’interromperà il 21 dicembre 1944 quando la radio si romperà per un guasto. Lee verrà nascosto da Pedrotti e gli altri a Molveno fino al giorno della liberazione. Pedrotti sarà, poi, arrestato dai fascisti mentre si trovava a Bolzano e verrà rinchiuso in via Resia. Sarà torturato e vessato ma non parlerà mai e nell’aprile del ’45 tornerà libero e continuerà la sua carriera di fotografo […]
Luca Pianesi, Storia di un bombardiere, degli aviatori americani salvati sulla Paganella, di due grotte e di come grandi alpinisti scelsero di essere partigiani (dimenticati), il Dolomiti, 28 agosto 2017

Fonte: Trentino, cit. infra
La grotta sopra il Lago di Molveno, qui più volte citata – Fonte: il Dolomìti, cit. supra

[…] Gli altri uomini dell’equipaggio, aiutati dalla rete dei partigiani del posto, riuscirono in parte ad arrivare anch’essi in Svizzera. Quattro, però, furono catturati dalla Wermacht e deportati in Germania fino alla fine della guerra.
Uno di loro, Leonard Palser, detto Lee, di New York ed oggi nel New Jersey, venne nascosto dal partigiano Rico Pedrotti di Trento in una grotta ai piedi del Brenta. Oggi è l’unico sopravvissuto, quasi centenario, all’epoca ventritreenne.
Nella grotta, sopra il lago di Molveno, in Brenta, era operativa una stazione radio che comunicava con il comando inglese a Bari e informava sugli obiettivi tedeschi da colpire lungo l’asta dell’Adige durante l’ultimo periodo di una Seconda guerra mondiale ormai agli sgoccioli, alla vigilia di un cambio epocale, per l’Italia, ma non solo, mentre gli alleati risalivano la penisola e da lì a poco il Ventennio fascista sarebbe entrato nei libri di storia. Come, almeno nella percezione e nella cronaca locale, la caduta del bombardiere americano sulla Paganella, grazie ai ricordi di una famiglia, alla passione per la storia di un avvocato che vive a Londra e ai racconti di mamma Anita […]
Paolo Piffer, Negli archivi Usa la storia dell’aereo abbattuto in Paganella. Il 28 agosto del ’44 fu colpito dai tedeschi. Una guida alpina nascose il comandante: il pronipote ha ritrovato i documenti, Trentino, 18 giugno 2017