Con sempre al fianco un radiotelegrafista vengo sbarcato da un sottomarino alle foci del Po

La firma dell’armistizio a Cassibile, 3 settembre 1943

La dichiarazione di guerra alla Francia (1940) mi apre la mente offuscata dalla retorica fascista, ed ha inizio la mia attività antifascista clandestina anche nell’ambiente militare. Scoperto, insieme ad altri, vengo incarcerato a Ferrara poche settimane prima della caduta del fascismo (25 luglio 1943). Scarcerato con la qualifica di comunista riprendo la lotta politica per la cessazione della guerra. Dopo l’otto settembre, l’indecisione tra i partiti di iniziare la lotta armata per la sconfitta definitiva e la cacciata dell’invasore tedesco, mi fa decidere, insieme ad altri sei amici di partire in bicicletta per raggiungere le truppe alleate e unirci a loro per riscattare la nostra Patria dal fango fascista. Raggiungiamo Bari, poi Napoli, da poco liberata e con altri venti antifascisti, alla testa dei quali era Raimondo Craveri e l’appoggio di Benedetto Croce, costituiamo l’ORI (Organizzazione della Resistenza Italiana) che a sua volta viene accolta dall’O.S.S. (Servizio Segreto Americano) e dopo un accelerato corso di formazione divento agente del servizio strategico americano e ufficiale di collegamento tra l’esercito alleato e le formazioni partigiane del nord. Durante i venti mesi della Resistenza svolgo quattro missioni in territorio nemico. Con sempre al fianco un radiotelegrafista vengo sbarcato da un sottomarino alle foci del Po. In seguito sono paracadutato in Toscana. La terza volta attraverso la linea tedesca sull’appennino bolognese e la quarta volta vengo paracadutato al Lago del Mortirolo dove finisco la guerra il primo maggio 1945. Ennio Tassinari su Patria Indipendente,  23 luglio 2006

[…] fu costituita una Sezione OSS-SIM presso il Governo Badoglio con a capo il Maggiore Bourgoin, un americano di origine francese che odiava gli italiani. Il SIM (Servizio Informazioni Militari) era sempre lo stesso del Governo fascista e i suoi agenti erano stati scelti certamente da fascisti. Per la precisione vi erano stati arruolati anche alcuni antifascisti. Proviamo quindi ad immaginare le conseguenze anche drammatiche di questo miscuglio. Bene fece Craveri che tenne severamente lontano i suoi uomini dell’ORI da queste pericolose trappole […] la fine di due miei compagni dell’ORI, Antonio Chiarioni e Giuseppe Alietti, accompagnati al fronte nei pressi di Prato dal tenente Icardi della squadra “Prichlypear” (fico d’India), per penetrare nelle linee nemiche (Linea Gotica) la sera del 3 settembre 1944 […] Io stesso rientrato attraverso la Gotica dalla mia prima missione appresi la sera del 3 settembre dal Capitano Clementi questa pazzia e la mattina del 4 mi precipitai a Prato raggiungendo in centro, in pieno combattimento, il capo dei partigiani preoccupato per il mancato rientro della guida fornita ai miei due compagni. Da allora sono dispersi. Conoscevo perfettamente l’impossibilità di penetrare quella linea al punto che, pochi giorni dopo, mi fu proposto di ritornare in missione attraversando a piedi il fronte perché gli aerei in dotazione erano impegnati, e parecchi persi, al ghetto di Varsavia. Mi rifiutai e, pochi giorni dopo, predisposero l’aereo per paracadutarmi con il mio R.T. alle Alpi Tre Potenze. Ho voluto precisare questo episodio, narrato nel libro [Max Corvo, La campagna d’Italia dei servizi segreti americani 1942-1945, Libreria Editrice Goriziana, 2006] come uno dei tanti casi di faciloneria nel disporre della vita dei volontari, che è specchio del caos generato dai vari dirigenti dell’OSS Italia. Corvo racconta delle missioni a Roma per collaborare alla Liberazione, formate dai vari Servizi in lotta fra loro, e di cui ancora non si conoscono le esatte drammatiche conseguenze. Peter Tompkins nel suo libro (Una spia a Roma) contesta parecchie cose a Corvo. Si legge abbastanza nei dettagli delle due missioni che egli aveva inviato, la Mangosteen e la Chrysler, formate da americani e guidate da Tullio Lussi (Landi) dell’ORI, per metterli in contatto con Enzo Boeri dell’ORI che dirigeva a Milano il collegamento tra il Comando Generale del CVL e gli alleati, per ottenere il contatto diretto tra OSS americano e CVL. Purtroppo a coordinare le due missioni fu messo il Maggiore Bill Holohan che appena giunto dichiarò guerra ai partigiani garibaldini impedendo qualsiasi rifornimento diretto a loro e pretendendo anche di disarmarli. A nulla valse anche l’intervento di Parri per dissuaderlo e di conseguenza [l’aereo] fu trovato in fondo al lago d’Orte, mentre le due missioni continuarono l’attività. Una attenta lettura del testo fa capire la discriminazione subita dai partigiani Garibaldini, rispetto alle altre formazioni partigiane, che è motivo delle loro giuste lamentele per il fatto di rimanere senza armi e munizioni, divenendo perciò facile la fine della guerra, come Max Corvo racconta, gli alleati allentarono questa discriminazione. Si legge anche della funzione che ebbe il Vaticano durante la guerra: fu rifugio di ebrei, antifascisti ed ex prigionieri di guerra alleati. Quando la città cadde in mano agli alleati, furono tedeschi e fascisti a trovare rifugio in Vaticano, compreso il Generale Carbone, capo del SIM e incaricato della difesa di Roma, portato poi davanti alla Corte Marziale e, da ultimo, assolto da ogni colpa. Ennio Tassinari su Patria Indipendente,  18 febbraio 2007

Il successo dei partigiani fu in gran parte merito delle armi e dei rifornimenti paracadutati dal SOE (British Special Operations Executive) e dall’OSS e dell’efficacia della rete di spionaggio messa in atto dagli uomini della Resistenza in contatto costante via radio col quartier generale della 15a Armata.  L’intercettazione dei segnali tedeschi e la decodifica fatta dall’ULTRA a Bletchley Park in Inghilterra furono molto importanti nell’assicurare la vittoria finale, e tuttavia si è sempre dato poco riconoscimento alla gran mole di informazioni dettagliate raccolte e rapidamente trasmesse dagli informatori partigiani in Italia. Strategicamente l’ULTRA è stata probabilmente risolutiva, ma tatticamente le sue informazioni arrivavano molto più lentamente là dove ce n’era bisogno rispetto alle segnalazioni degli agenti segreti.
Durante le battaglie cruciali di Anzio a gennaio e febbraio 1944, ad esempio, le segnalazioni ufficiali dell’ULTRA che informavano sui piani di Hitler e sugli attacchi del feldmaresciallo Albert Kesselring sarebbero arrivate al quartier generale degli Alleati a Caserta addirittura tre giorni dopo che gli attacchi si erano verificati. Invece  informazioni molto precise, raccolte dai partigiani proprio nel quartier generale stesso di Kesselring, furono inviate via radio anche cinque volte al giorno dalla radio OSS segreta di Roma e ricevute contemporaneamente a Caserta e presso le teste di ponte in tempo per respingere quegli attacchi. 
Dopo la liberazione di Roma, quando Kesselring si ritirò sulle linee di difesa in montagna lungo l’Appennino da Carrara, sul Tirreno, a Rimini, sull’Adriatico – barriera nota come Linea Gotica – le attività di spionaggio divennero una priorità per il Generale Sir Harold Alexander che si preparava a lanciare un attacco a quelle linee di difesa. Il Generale Mark Clark, la cui 5a Armata avrebbe avuto il compito di sfondare nelle roccaforti di Kesselring, spinse i partigiani operanti più a nord ad incrementare le loro attività. Per organizzare queste operazioni, l’OSS fece infiltrare agenti partigiani italiani dietro le linee tedesche. Li portavano coi sottomarini e li facevano sbarcare alla foce del Po sull’Adriatico.  Un agente, il ventenne Mino Farneti, installò una radio segreta ai piedi degli Appennini a sud di Ravenna, la sua città natale. Da lì organizzava lanci di armi alle postazioni in montagna di gruppi crescenti di partigiani, consentendo loro di attaccare i tedeschi da dietro le loro linee ed anche a Ravenna e in altre città della bassa. Centro di documentazione sulla guerra di Liberazione Casola Val Senio

Fonte: ANPI Voghera

Tra le diverse statistiche delle missioni alleate compiute in appoggio alla Resistenza italiana, quelle di fonte statunitense (History of Special Operations) indicano un totale di 4.280 voli compiuti, di cui 2.652 riusciti (1.261 ad opera della USA Air Force e 1.391 ad opera della RAF).
Rifornimenti consegnati (in tonnellate lorde) 5.907, di cui 4.008 USAF e 1.899 RAF, mentre i membri delle missioni lanciati sono 538 in totale, di cui 246 dall’USAF e 292 ad opera della RAF.
Dai dati indicati sono escluse le missioni compiute con mezzi navali o attraversamento del fronte.
Da ricordare che la missione più forte – per numero di componenti, quantità e qualità dei rifornimenti, continuità di collegamenti con i comandi alleati e italiani – è quella lanciata dal N. 1 Special Force britannico in Piemonte, nel Cuneese, presso le formazioni autonome del maggiore Enrico Martini Mauri. Guidata dal maggiore Neville Darewski (1), potrà avvalersi anche di un campo di aviazione nelle Langhe.
Tra le formazioni partigiane dell’arco alpino, la divisione Garibaldi “Nannetti” operante nel Bellunese e Trevigiano, è quella che riceve la più nutrita fornitura di armi dagli aviolanci alleati, sempre dalla N. 1 Special Force britannica. Il maggiore inglese Harold William Tilman (2) (esponente conservatore inglese) paracadutato nella zona in agosto, sopravvive al feroce rastrellamento autunnale combattendo con i partigiani, rendendosi conto che sono infondate le preclusioni ed i timori nei confronti dei garibaldini.
Il suo ruolo sarà fondamentale per rifornire di armamento adeguato i reparti della “Nannetti”.
Nelle conclusioni dei due rapporti “top secret” (resi noti solo anni dopo) stesi per il Comando di Londra dal colonnello K. H. Hewitt nei mesi di giugno e luglio 1945 e tesi a riassumere le operazioni in Alta Italia dalla N. 1 Special Force britannica, si legge: “il contributo dei partigiani alla vittoria alleata in Italia fu assai notevole e sorpassò di gran lunga le più ottimistiche previsioni (…). Ciò fu dovuto non solo alla forza delle cose, ma al realismo, all’intelligenza politica del CLNAI (Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia) e del CVL (Corpo Volontari della Libertà): soprattutto nel salvaguardare dinnanzi agli alleati, la loro unità, pure nelle dispute che la prepararono e nella dialettica non sempre limpida che la sostanziarono, una volta raggiunta”. ANPI Voghera
nota (1) Il maggiore Neville Lawrence Temple Darewski (conosciuto come “Maggiore Temple”) tra l’Ottobre e il Novembre 1944 insieme agli uomini della seconda divisione autonoma “Langhe”, i fazzoletti azzurri badogliani al comando di Piero Balbo (“Poli”), idearono e realizzarono il campo d’aviazione di Vesime (nome in codice Excelsior) situato sulla sponda destra del fiume Bormida a Millesimo, grazie anche all’aiuto dei contadini e degli abitanti della zona.
Darewski oltre alla missione italiana “FLAT” partecipò anche, in terra slovena, alla missione “LIVINGSTONE II”. All’ufficiale britannico del SOE (Special Operations Executive), che morirà in un banale incidente a Marsiglia nel Novembre “44 (schiacciato contro un muro dalla fiancata di un camion), verrà conferita la “DSO” (Distinguished Service Order), decorazione militare del Regno Unito e del Commonwealth assegnata agli ufficiali delle forze armate distintisi durante il servizio in tempo di guerra. [[…] l’arrivo del maggiore Temple rappresentava qualcosa di più: era arrivato tra noi un ambasciatore e un addetto militare del governo inglese e degli Alleati, era il riconoscimento ufficiale e tangibile della legittimità della nostra lotta; con lui diventavamo cobelligeranti. L.B. Testori, La missione Temple nelle Langhe, in AA.VV., N. 1 Special Force nella Resistenza italiana, Volume I, Bologna, 1990, p. 159 – Nell’agosto ’44 erano attive ben 4 missioni italiane, con 13 agenti italiani; 9 missioni britanniche con 16 agenti britannici; 13 italiani in missioni britanniche. In Piemonte, le comandava il maggiore “Temple”, missione “Flap“. “Temple” (Neville Darewsky), classe 1914, ufficiale dell’esercito inglese, morì il 15 novembre 1944 in un incidente a Marsaglia (CN). Era stato paracadutato tra le formazioni di Mauri il 6-7 agosto 1944. Ebbe importanti incontri con il Cmrp; a lui si deve l’idea della costruzione dell’aeroporto di Vesime (AT); qui giunsero Stevens e Ballard, gli ufficiali dello Soe che lo sostituirono. Marilena Vittone, “Neve” e gli altri. Missioni inglesi e Organizzazione Franchi a Crescentino, in “l’impegno”, n. 2, dicembre 2016, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia
]
Harold William Tilman nota (2). Il maggiore Harold William Tilman (“Bill”) in forza all’unità Force 133 svolse, tra il 1943 ed il 1944, il ruolo di ufficiale di collegamento dietro alle linee nemiche in Albania, Jugoslavia e nel Veneto, precisamente nella zona del Bellunese, con la missione Com-Simia (Soe-Sim ), detta anche missione “BERIWIND”, vivendo con i partigiani della “Nannetti” e con i garibaldini della Brigata Garibaldina Antonio Gramsci (Feltre).
Dopo la guerra si dedicò alle sue passioni quali l’alpinismo e l’esplorazione geografico-naturalistica. Le “Memorie” del periodo passato con i partigiani italiani sono stati descritti da Tilman in due suoi libri: «Missione Beriwind in Cansiglio» e «Uomini e montagne dall’Himalaya alla guerra partigiana sulle Alpi». Per il suo valore fu insignito della “DSO” (Distinguished Service Order) ed inoltre si meritò la cittadinanza onoraria di Belluno.

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